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febbraio 2012
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Risultati per ottobre, 2008

La Fonderia di San Gavino

Scritto da admin il 22 ottobre 2008

Le date degli avvenimenti importanti legati alla nascita della Fonderia fanno un po’ la Storia di una scelta sulla metallurgia in Sardegna. Con essa cambia radicalmente, anche se ormai troppo tardi, la concezione stessa dello sviluppo dell’attività estrattiva. La scheda che abbiamo preparato con i dati determinanti del libro dell’ing. Giovanni Rolandi, propone il “riassunto storico” delle fasi di preparazione e di costruzione della fonderia sino al giorno dell’inizio della sua attività.

Carro ponte

Carro ponte

Colata piombo mercantile

Colata piombo mercantile

Reparto raffinazione

Reparto raffinazione

17 Aprile 1930: l’ing. Francesco Sartori, amministratore delegato della Monteponi e l’ing. Domenico Giordano amministratore delegato della Montevecchio, si accordarono sulla necessità di dar vita ad una società, che sarà poi chiamata “Società Italiana del Piombo”, con un capitale sottoscritto per il 70/100 dalla Montevecchio e il restante 30/100 dalla Monteponi, il cui scopo sociale fosse la costruzione prima e la gestione poi di una fonderia del piombo.

25 Aprile 1930: venne effettuato il sopralluogo nell’area sulla quale costruire la Fonderia. Venne scelta San Gavino perché dotata di una stazione ferroviaria importante facilmente raggiungibile dalla ferrovia privata della Montevecchio e con la quale trasportare i risultati delle lavorazioni sino al porto di Cagliari.

Venne scelta, peraltro, una zona paludosa da bonificare per non sottrarre terreni fertili all’agricoltura della zona.

05 Maggio 1930: iniziano i lavori di perforazione dei pozzi artesiani che avrebbero dovuto approvvigionare la Fonderia per il ciclo produttivo.

E’ in questo periodo che venne assunto il primo operaio per la fonderia: il suo nome era Arturo TUVERI, di Guspini, che però sino al momento della costituzione della Società Italiana del Piombo, risultava in forza alle Miniere di Montevecchio.

Ingresso

Ingresso

Reparto raffinazione del piombo

Reparto raffinazione del piombo

Ciminiere

Ciminiere

1930/31: vennero perforati in questo periodo ben 5 pozzi artesiani ad una profondità che andava dai 70 ai 100 metri.

29 Maggio 1930: il progetto preliminare della fonderia è ormai pronto per essere sottoposto all’attenzione dei vertici delle Società.

17 Giugno 1930: in questo giorno viene costituita a Roma la Società Italiana del Piombo per la durata di 50 anni con un capitale di 1 milione di lire. Il capitale sociale viene sottoscritto dalla Montevecchio per il 70/100 e dalla Monteponi per il restante 30/100.

Presidente della nuova Società diviene Giovanni Antonio Castoldi nipote di Giovanni Antonio Sanna mentre all’ing. Domenico Giordano, cugino del Castoldi, viene dato l’incarico di amministratore delegato. Nel Consiglio di amministrazione entrano l’ing. Francesco Sartori, il Presidente della Monteponi il conte Eugenio Rebandengo e l’ing. Arvedo Righi Direttore generale delle miniere di Montevecchio.

2 Luglio 1930: la progettazione della fonderia viene ripresa nella sua sede naturale: la sede della nuova Società ubicata a Roma in via Piacenza 6.5 Dicembre 1930: il progetto definitivo viene presentato in una riunione del Consiglio di Amministrazione con il motto, precisa l’ing. Rolandi, “sempre amore accende” e viene approvato.

13 Marzo 1931: iniziano i lavori di costruzione della fonderia con gli scavi delle fondazioni dei fabbricati.

17 Marzo 1931: iniziano gli scavi delle fondazioni del primo camino.

17 Ottobre 1931: dopo 7 mesi il 1° camino viene terminato e all’altezza dei suoi 108 m viene issato il tricolore. Il 2° camino nascerà solo nel marzo del 1938 ed avrà un’altezza di 110 m.

1932: il 1932 è l’anno di maggior impulso ed anche di interminabili difficoltà per fonderia derivate da una situazione economico-finanziaria della Montevecchio che sommersa dai debiti non poteva far fronte alle necessità.

24 Aprile 1932: la fonderia, ormai costruita, non può essere attivata per le difficoltà della Montevecchio nel conferimento della galena.

10 Giugno 1932: il primo piombo viene colato alle 16,40, dice l’ing. Rolandi, dal forno n.2.

18 Giugno 1932: il forno viene nuovamente spento. Ancora le difficoltà e i problemi economici della Montevecchio impongono la fermata.

12 Luglio 1932: vincendo tutte le difficoltà la Fonderia avvia la sua attività.

Tratto da www.sardegnaminiere.it

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Breve storia di San Gavino – Epoca Giudicale

Scritto da admin il 8 ottobre 2008

Questo breve articolo, che non ha certo la pretesa di condensare in una sola pagina tutta le vicissitudini del nostro paese, si prefigge il solo scopo di fornire una “spolveratina” di storia, un piccolo passo verso la lettura di libri ben più forniti di nozioni storiche.

San Gavino era in origine solo un’agglomerato di case povere, stanziato accanto ad un vasto acquitrino. Ad oriente, poco distante, si trovava il piccolo villaggio di Nurazzeddu abitato da pastori e agricoltori. Nella parte opposta stava la chiesetta di San Gavino, annessa ad un monastero di monache benedettine, separata da una palude, chiamata Sa Piscina de Santu Engiu, dalla chiesa di S. Lucia (l’attuale convento) sede di monaci greci dell’ordine di San Basilio.

Le poche anime del villaggio videro un’ importante flusso migratorio attorno all’anno Mille, probabilmente a causa dell’ invasione degli arabi guidati da Mugahîd-al-Amiri. Le popolazioni di Ruinas Mannas e Ruineddas, temendo i saccheggi e la ferocia degli arabi, andarono ad ingrossare Nurazzeddu stanziandosi presso la chiesa di San Gavino; proprio da quest’ ultima pare venne preso il nome del nuovo villaggio in crescita.

In seguito San Gavino (chiamato anche San Gavini) entrò a far parte del Giudicato di Arborea, sotto la curatoria di Bonorzuli (o Bonorcili). Insieme al nostro paese c’ erano ovviamente altri villaggi dai nomi, almeno per noi sangavinesi moderni, strani o sconosciuti: Funtana de Urgo, Abbas, Sardera, Abbas de Ghonos, Pavillonis (o Pavillone), Ghonos de Montanna, Simula, Genesi, Gosphini, Taverna, Duraza, Serdis, Gargii, Mogoro, Terralba de Monte,Ghonos de Codina, Ghonos de Tremassas, Sersela, Abbes de Ghonnos, Cancella, Gulsue, Icca, Sey, S. Iuste, Abbate de Tamis, Baratuli, Austis, Aqua de Gonos, Architano. Nell’ elenco sono riportati solo i villaggi più grandi e importanti o almeno quelli citati nei registri della Diocesi di Terralba alla voce “Pagamento Decime”.

In quegli anni il territorio di San Gavino si presentava tagliato in due macro-zone: la divisione sancita dal corso del Flumini Mannu che separava, al confine con l’ agro di Gonnos, il territorio populare o communariu e con quello di Sardara, il territorio appartenente al rennu. Il primo era destinato ai servi  e agli abitanti liberi ed era sede di pascoli, coltivazioni (cereali, grano, orzo) o caccia. Il secondo comprendeva vaste aree boscose e probabilmente anche il castello di Monreale.

Il centro del paese era attraversata dalla principale strada carovaniera che da Cagliari andava a Nord. Essa era chiamata, nel tratto Sud, Bia de Casteddu, e all’ opposto Bia de Oristanis. 

Grazie alla sua posizione, l’ incrocio con la più importante arteria commerciale, la disposizione di grandi terreni per coltivare e pascolare, San Gavino divenne uno dei centri più importanti della curatoria.

Già dai primi anni del 1200 i Pisani si erano stabiliti in alcuni nodi commerciali dell’ isola, specialmente nella Marmilla e nell’ Arborea. Essi vi rimasero per quasi un secolo facendo crescere, con il loro pressante fiscalismo e prepotenza, un progressivo odio nelle popolazioni locali. Attorno al 1323 si scatenò quindi una furiosa rivolta che portò i Pisani, vistosi trucidati in gran numero, a lasciare l’ isola. 

Subito dopo la cacciata dei Pisani si ebbe una crescita del sistema produttivo che portò San Gavino ad assumere la nomina di bidda manna nonostante la terribile ondata di peste del 300 e la guerra nazionale contro gli Aragonesi. Oltre ai vasti terreni per la produzione cerealicola si affiancarono le coltivazioni di zafferano e di melone che proiettarono San Gavino dalla dimensione economica insulare quella continentale.

Prima della definitiva caduta del giudicato è altresì possibile dire che San Gavino divenne in breve la villa più grande dopo Oristano, e la più importante tra il circondario.

 

Fonti:

- Sa Bidda De Santu ‘Engiu di A. Casti, Celt Editrice.

- Appunti Storici su San Gavino Monreale di M.G. Loddo, G.B. Mallica, M.G. Mallica, G. Spiga, pubblicazione a cura della cooperativa “Curatoria di Bonorzuli”.

A breve seguiranno “San Gavino – Epoca Post Giudicale“ e “Il Territorio Sangavinese in epoca nuragica e romana

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