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E ora andiamo subito al voto

Scritto da admin il 7 febbraio 2009 | (176 letture)
Il commissario regionale del Partito democratico sostiene che i due consiglieri dimissionari si sono collocati automaticamente fuori dal partito. Nel paese tutti sono d’accordo su un punto: l’economia di San Gavino deve essere rilanciata.
Vedi le fotoRidare una stabilità politica per riconquistare quel ruolo di centralità che San Gavino Monreale aveva fino a qualche decennio fa e rilanciare la piccola e media impresa. Sono questi solo alcuni dei commenti della piazza all’indomani delle dimissioni di 9 consiglieri comunali che hanno così mandato a casa il sindaco Stefano Musanti e la sua Giunta di centrosinistra. 
Per molti è stato un fulmine a ciel sereno, per altri il naturale epilogo di una crisi in atto già da tempo. «Sono molto deluso – commenta Gianfranco Serra, un giovane di 27 anni – è mancata la collaborazione all’interno del Comune. Negli ultimi 15 anni ho visto il paese sempre più in degrado: la fonderia è stata ridimensionata, non c’è lavoro per i giovani e si è riusciti anche a far crollare il carnevale». Tanta delusione anche nelle parole di Franco Serrenti, pensionato: «Quello che è successo è la mancata sintesi tra gli ex Ds e la ex Margherita con i consiglieri di quest’ultimo partito che sono passati subito all’opposizione. Le speranze degli elettori sono state tradite: la ferrovia è stata spostata, ma resterà inattivo lo scalo merci. Per il nuovo ospedale c’è il progetto ma mi chiedo se arriverà o se continuerà ad essere portato via con il decentramento dei servizi». Per molti cittadini è arrivato il momento di dire basta alle divisioni politiche e lavorare nell’interesse del paese: «È una situazione di emergenza, – sostiene Antonio Contu, commerciante – servirebbero 17 persone che hanno voglia di lavorare per il paese ponendo fine al degrado al quale sta andando incontro». 

Intanto ieri mattina si è diffusa la voce che la presentazione delle dimissioni da parte dei 9 consiglieri non fosse valida in quanto al momento della consegna non tutti erano presenti. Ma a scanso di equivoci intorno alle 13 i 9 dimissionari si sono presentati al protocollo del Comune ed hanno fatto protocollare di nuovo la stessa richiesta. 
E i consiglieri? In maggioranza c’è molta amarezza: «Dispiace - dice l’assessore uscente alla Cultura Marco Pisunon aver portato a termine il lavoro iniziato 3 anni e mezzo fa. Odi, sete di potere e interessi personali hanno prevalso sulla politica e sul buon senso. Da cittadino mi auguro che i tempi per le prossime elezioni siano brevi». Tra la minoranza, i due dissidenti del Pd Bruno Deidda e Rosalba Tola respingono le accuse del commissario Achille Passoni che li colloca fuori dal partito: «Non è vero che ci siamo accordati con il centrodestra. Nella minoranza 5 consiglieri sono di centrosinistra. Il problema è la gestione del Pd a San Gavino: il partito è stato danneggiato – sostiene Rosalba Tola – dagli ex Ds. Noi siamo regolarmente iscritti al partito e abbiamo il diritto di essere convocati ed ascoltati. Il paese ha tantissimi problemi: il Pai irrisolto, le strade in condizioni pietose». Assai critico anche il consigliere di minoranza Francesco Orrù: «Quello che è successo è l’epilogo di una situazione precaria che andava avanti da tanto tempo. Il sindaco non aveva più una maggioranza politica e c’era una palese assenza della Giunta, anche fisicamente. Di raro venivano rintracciati: c’era uno scollamento con i cittadini». 

La notizia si è sparsa anche tra gli emigrati: «Mi auguro – dice Corrado Delunas, che si trova in Liguria – che alle elezioni si presentino persone che vogliono bene al paese senza guardare Sanluri e Villacidro. San Gavino ha mille risorse a partire dallo zafferano Dop. Il paese, considerato il fallimento della grande industria, dovrebbe investire maggiormente nell’agricoltura e nelle cooperative di artigiani. San Gavino ha un teatro che potrebbe essere sfruttato molto di più per gli spettacoli mentre la domenica si potrebbero aprire i negozi per attirare i turisti di passaggio e magari chiudere durante la settimana, magari il lunedì sera. C’è però una grande lacuna: manca il verde e gli alberi».
Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Sabato 07 febbraio 2009

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