08
febbraio 2012
mercoledì
ISCRIVITI AGLI RSS

San Gavino Monreale . Net

Il sito di tutti i Sangavinesi

Array ( [SERVER_SOFTWARE] => Apache/2.2 [REQUEST_URI] => /2009/06/page/2/ [PATH] => /usr/local/bin:/usr/bin:/bin [REDIRECT_STATUS] => 200 [UNIQUE_ID] => TzLZNj6VjV8AAH26VfwAAADR [HTTP_X_CC_ID] => ccc02-01 [HTTP_HOST] => www.sangavinomonreale.net [HTTP_USER_AGENT] => CCBot/1.0 (+http://www.commoncrawl.org/bot.html) [HTTP_ACCEPT] => text/html,application/xhtml+xml,text/xml;q=0.9,text/plain;q=0.8,image/png,*/*;q=0.5 [HTTP_ACCEPT_LANGUAGE] => en-us,en;q=0.5 [HTTP_ACCEPT_ENCODING] => gzip [HTTP_ACCEPT_CHARSET] => ISO-8859-1,utf-8;q=0.7,*;q=0.7 [HTTP_CONNECTION] => close [HTTP_CACHE_CONTROL] => no-cache [HTTP_PRAGMA] => no-cache [HTTP_COOKIE] => wordpress_test_cookie=WP+Cookie+check; phpbb3_4n5hm_k=; phpbb3_4n5hm_u=1; phpbb3_4n5hm_sid=66c07cad64befa688a6344b7deba5c34; wpmp_switcher=desktop [SERVER_SIGNATURE] => [SERVER_NAME] => www.sangavinomonreale.net [SERVER_ADDR] => 62.149.140.105 [SERVER_PORT] => 80 [REMOTE_ADDR] => 38.107.179.217 [DOCUMENT_ROOT] => /web/htdocs/www.sangavinomonreale.net/home/ [SERVER_ADMIN] => postmaster@sangavinomonreale.net [SCRIPT_FILENAME] => /web/htdocs/www.sangavinomonreale.net/home/index.php [REMOTE_PORT] => 46824 [REDIRECT_URL] => /2009/06/page/2/ [GATEWAY_INTERFACE] => CGI/1.1 [SERVER_PROTOCOL] => HTTP/1.1 [REQUEST_METHOD] => GET [QUERY_STRING] => [SCRIPT_NAME] => /index.php [PHPRC] => [PHP_SELF] => /index.php [REQUEST_TIME] => 1328732470 )

Risultati per giugno, 2009

[Ricette Sangavinesi] Pabassini o “Pabassinus”

Scritto da admin il 22 giugno 2009

I pabassini hanno come ingredienti principali l’uvetta passa, le noci o in alternativa le mandorle .
Di colore scuro, con la gassatura superficiale possono presentarsi morbidi o secchi.
Accompagnano Moscato e Malvasia in tutta la Marmilla è rinomata la Malvasia di Ussaramanna .

Potete approfondire l’argomento “vini e liquori del Medio Campidano” andando nella sezione dedicata al turista, accedendo alle aree specifiche dedicate a questi prodotti

Pabassino

Pabassino

(Ingredienti per 2 ½ Kg di dolci)
(Tempo di preparazione 1 ora)

Ingredienti:

  • 1 Kg di farina;
  • 300 gr di uva passa
  • 300 gr mandorle tostate tagliate verticalmente
  • 300 gr di zucchero
  • 5 uova
  • 150 gr strutto
  • 2 cucchiaini di semi di anice
  • 2 bustine di lievito
  • 2 bustine di vanillina

Ingredienti per la glassa:

  • 230 gr. zucchero a velo
  • 1 chiara d’uovo
  • 1 cucchiaio di succo di limone

La glassa non deve venire trasparente!

Preparazione:

Impastare i vari ingredienti fare una sfoglia col mattarello (la sfoglia deve essere un po’ grossa).
Ricordarsi di mettere l’uva passa a bagno con dell’acqua calda per circa 10 minuti per ammorbidirla prima di inserirla nell’impasto.
Prima di metterli in forno si inseriscono negli appositi stampini in acciaio.
Il forno deve essere preriscaldato a 150°.
Tolti dal forno di mette la glassa.
Andranno poi reinseriti per pochi minuti nel forno a 50° per fare asciugare la glassa.

Popularity: 1% [?]

Australiano in berritta per il Sì

Scritto da admin il 21 giugno 2009

Matrimonio in costume voluto da una ragazza emigrata a Londra

Si sono conosciuti e vivono da anni a Londra, ma per il matrimonio hanno scelto il ritorno alle origini e alle tradizioni. È la storia d’amore di Silvia Garau, 30 anni, partita alla volta della capitale britannica subito dopo il diploma e di Ross Culverhouse, australiano della grande città di Perth. Si sono sposati a San Gavino vestendo il costume sardo e a suon di launeddas nella parrocchia di Santa Lucia con una messa solenne celebrata dal parroco don Giorgio Lisci.
«Lavoro da tanti anni – spiega Silvia Garau- a Londra. Sono una stilista e un’arredatrice di interni. Nel nostro matrimonio abbiamo voluto mettere degli elementi della tradizione sarda. Così nel corso del ricevimento si sono esibiti i tenores di Monte Gonare di Sarule, il maestro di launeddas Bruno Loi e il gruppo folcloristico di Sinnai». Si è subito innamorato della Sardegna Ross Culverhouse, che ha indossato la «berritta» sarda: «Il legame tra le famiglie da voi è molto forte – spiega il giovane 28enne – amo la cucina ed in particolare i malloreddus alla campidanese e la birra sarda. Mi colpiscono molto anche le architetture antiche e le case costruite in mattoni crudi».
Per l’elettricista australiano, accompagnato da una trentina tra amici e parenti, la nostra terra potrebbe essere ancora più valorizzata: «Mancano precise indicazioni stradali e comunicazioni pubblicitarie di alcuni territori caratteristici».
Adesso dopo il matrimonio i novelli sposi partiranno tra poco per il viaggio di nozze per un’esperienza di grande solidarietà: «Andremo in Sud America in Perù per fare volontariato. È sempre stato un nostro grande desiderio – spiega Silvia – rimarremo dai 4 ai 6 mesi». Una scelta non comune di grande altruismo in mezzo alle popolazioni che vivono in uno stato di forte malessere economico e sociale.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Domenica 21 giugno 2009

Popularity: 1% [?]

Confermati i dirigenti del Comune

Scritto da admin il 20 giugno 2009

Il nuovo sindaco di San Gavino Gianni Cruccu ha confermato i responsabili di servizio del Comune fino all’emanazione di un nuovo decreto. Davide Uras è il responsabile del personale, Bruno Mancosu dei servizi sociali, teatro, cultura, biblioteca e musei. Stefania Ziantoni degli affari economici mentre Massimiliano Orrù si occuperà della vigilanza. Il responsabile dei servizi demografici, commercio e agricoltura è Roberto Onnis mentre Claudio Casu dirige il servizio tecnico. In caso di assenza dei responsabili ci saranno i sostituti Stefania Zinatoni per il personale, Roberto Onnis per i servizi sociali, Davide Uras per gli affari economici, Claudio Casu per la vigilanza, Bruno Mancosu per i servizi demografici e Massimiliano Orrù per il servizio tecnico.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Sabato 20 giugno 2009

Popularity: 1% [?]

Continua il nostro viaggio alla scoperta degli scrittori sangavinesi.
Oggi vi presentiamo un saggio di Sergio Orrù, che esplora le campagne e il paesaggio rurale del nostro paese.

San Gavino Monreale. Forme del paesaggio rurale tra passato e presente Autore Orrù Sergio
Casa Editrice UNI Service 2008.

ISBN 8861782582 / 88-617-8258-2
EAN 9788861782587

Questo lavoro, descrive, tra presente e passato, la particolare ed antica organizzazione dello spazio agrario che caratterizza una parte del territorio di San Gavino Monreale, posizionato al centro della più estesa pianura della Sardegna: il Campidano. Mentre altrove le siepi arbustive, frutto dell’antica pratica delle chiusure, sono state estirpate, a San Gavino Monreale sono incredibilmente sopravvissute. Avvalendosi di attente osservazioni sul campo, delle testimonianze degli anziani, della toponomastica e di varie fonti documentali ed archivistiche, l’autore tenta di dimostrare la valenza storica, culturale, etnografica e paesaggistica delle siepi di lentisco e dei relativi chiusi (cungiaus) che ancora oggi arricchiscono le campagne del fondovalle campidanese. Un patrimonio che le passate generazioni hanno pazientemente costruito nel tempo e che hanno saputo consegnare a quelle attuali: queste ultime sapranno fare altrettanto?

Popularity: 1% [?]

Sa Battalla de Seddori

Scritto da admin il 18 giugno 2009

Data inizio: sabato 27 giugno 2009
Data fine: domenica 5 luglio 2009

La posizione strategica della fortezza di Sanluri

La posizione strategica della fortezza di Sanluri

Si svolge ogni due anni la rievocazione de Sa Battalla de Seddori (La Battaglia di Sanluri) del 30 Giugno 1409, ossia lo scontro tra l’esercito sardo di Guglielmo di Narbona e quello aragonese di Martino il Giovane che portò alla conquista del Giudicato d’Arborea da parte degli invasori stranieri.
Le rappresentazioni, che coinvolgono gran parte della cittadinanza sanlurese, hanno luogo nei pressi delle mura del castello giudicale di Eleonora d’Arborea e in aperta campagna, in una località chiamata S’Occidroxiu (cioè la carneficina).
La prima manifestazione si svolse nel 1997 con l’intento di far conoscere e ricordare a sanluresi e turisti un capitolo della nostra storia che ebbe rilevanza per le sorti di tutta la Sardegna. L’evento mobilita una grande macchina organizzativa diretta dalla Pro Loco con il coinvolgimento dei gruppi in costume medioevale e degli arcieri.
L’ultima edizione del 2008 si è contraddistinta per il ricco calendario di appuntamenti, convegni e mostre che hanno coinvolto sia Sanluri sia i comuni del circondario, richiamando i curiosi ma anche parecchi studiosi che da anni si dedicano alle ricerche storiche sull’argomento.
L’evento più atteso della rievocazione è sempre quello dell’assalto al castello e al borgo fortificato; moltissimi attori, comparse, una regia professionale e una ferrea preparazione per una rappresentazione teatrale che si svolge a cielo aperto e accoglie gli spettatori sulle gradinate allestite per l’occasione presso il Montegranatico.

Quest’anno si celebrano i seicento anni e il programma de Sa Battalla si preannuncia ancora più ricco di eventi. I festeggiamenti dureranno otto giorni, si inizia sabato 27 giugno con l’apertura della mostra all’ex Montegranatico a Sanluri con gli abiti, armature e armi medievali perfettamente riprodotti dalle associazioni storiche al termine di lunghi studi e ricerche. Contemporaneamente sempre sabato e domenica ci saranno manifestazioni e iniziative a Las Plassas e Sardara, anche questi Comuni avrebbero avuto un ruolo durante Sa Battalla. Martedì 30, giorno del seicentesimo anniversario dello scontro cruento, sarà la volta del Consiglio comunale solenne rievocativo alle 18,30, dello speciale annullo filatelico e dello spettacolo medievale con giochi, esibizioni e antichi mestieri. Giovedì 2 luglio sarà la volta delle esibizioni a cavallo che stanno divenendo una piacevole tradizione. Si svolgeranno le giostre equestri al campo di San Martino curate dalle associazioni ippiche. Venerdì 3 luglio altra giornata piena col Convegno su Sa Battalla, il Concerto d’Archi e la rappresentazione teatrale dello scontro curata da Gianluca Medas. Sabato la mattinata sarà dedicata al torneo nazionale di tiro con l’arco medievale, nel pomeriggio la presentazione del libro sulla ricostruzione storica della battaglia. Il clou domenica 5 luglio. Alla rievocazione, prevista alle 18 a Su Bruncu, con i figuranti che simuleranno lo scontro tra gli eserciti sardo e aragonese parteciperanno circa 700 persone tra cavalieri (in groppa a 100 cavalli), figuranti, armigeri, tamburini. Saranno in rappresentanza di 35 associazioni a partire da quelle storiche di Sanluri e del circondario, della banda e cori cittadini passando per gli Anziani d’oro e la Filodrammatica che, in collaborazione con gli attori di Teatro insieme, si presteranno alle parti recitate.

La nostra rievocazione

Con la rievocazione della Battaglia di Sanluri del 1409 la nostra comunità intende ricordare non soltanto un fatto d’arme, che tanta importanza ebbe per la storia della Sardegna nei secoli seguenti, ma onorare tutti i sardi caduti nelle nostre campagne in difesa di un sempre attuale ideale di libertà e di indipendenza. A distanza di 600 anni la storia toglie alle azioni degli uomini esasperate connotazioni di disfatta o di vittoria per privilegiarne invece le passioni e le idee che di tali azioni costituivano fondamento e premessa ideale.
E proprio da questo patrimonio ideale noi oggi dobbiamo e vogliamo partire per costruire il nostro futuro che deve essere un futuro di convivenza civile e di tolleranza, che valga a superare le divisioni tra i popoli e le contrapposizioni tra le nazioni.

Una pagina da scrivere
Se per alcuni spettatori questa manifestazione rappresenta un episodio che con la sua rievocazione ammette di appartenere al passato, per noi, che da 12 anni lavoriamo per allestirla, rappresenta, di volta in volta, una pagina di Storia da scrivere. E’ negli scopi della nostra associazione promuovere azioni capaci di sviluppare le nostre risorse, qualsiasi esse siano. Da questo punto di vista Sa Battatta è, innanzitutto, un campo dove abbiamo potuto proiettare le risorse e le energie de nostro territorio facendone uno spazio di espressione e di aggregazione. E’ per noi profondo motivo di orgoglio sapere che l’impegno costante, la passione e l’entusiasmo nella ricerca della nostra identità, sia diventato in questi anni patrimonio di tanti contribuendo così a trasformare una sconfitta in speranza.
La Pro Loco di Sanluri

La Battaglia di Sanluri

Nel disegno in basso vediamo lesercito catalano-aragonese, guidato da Martino il giovane, (in blu) che dopo aver risalito il Flumini Mannu, si accampava in attesa di sferrare lattacco contro la fortezza di Sanluri, dove lo aspettava Guglielmo III di Narbona

Nel disegno vediamo l'esercito catalano-aragonese, guidato da Martino il giovane, (in blu) che dopo aver risalito il Flumini Mannu, si accampava in attesa di sferrare l'attacco contro la fortezza di Sanluri, dove lo aspettava Guglielmo III di Narbona

Martino il Giovane, re di Sicilia e unico erede della Corona di Aragona, uscì dalla tenda mentre iniziava a sorgere il sole: al suo seguito 3000 cavalieri e 8000 soldati della fanteria siciliana, catalana, valenciana e di Mallorca si stavano svegliando, spegnevano i fuochi, affilavano le armi. Era la domenica del 30 Giugno del 1409, nel margine della pianura sarda a 50 km al nord di Cagliari.
Aveva già ascoltato la messa e si preparava mentalmente per la battaglia. Aveva 33 anni e il sangue gli ribolliva nelle vene per il desiderio di coprirsi di gloria. In realtà, il padre, da Barcellona, gli aveva consigliato di essere prudente, per cercare di indebolire il nemico con azioni sporadiche, ma lui non volle ascoltarlo. Si sarebbe giocato tutto in un solo affronto, come si era solito fare nel Medioevo. Voleva recuperare il Regno di Sardegna, che apparteneva alla Corona di Aragona da 85 anni, che gli avrebbe permesso di percorrere la rotta delle isole per raggiungere velocemente i ricchi mercati del vicino Oriente. Era riuscito a rubarlo dopo una lunga e sanguinosa guerra il limitrofo Regno Giudicale di Arborea che, dalla valle del Tirso con capitale Oristano, si espandeva per render sarda tutta la Sardegna. E quasi c’era riuscito. Gli mancavano solamente le città di Cagliari e Alghero.
Martino il Giovane chiamò a sé il suo capitano generale, Pedro Torrelles, un esperto guerriero catalano che gli aveva imposto il padre Martino il Vecchio. Non sappiamo cosa si dissero, ma la decisione, di li a poco, sarebbe stata presa.

Su Bruncu de sa Battalla e S’occidroxiu
D’altra parte, si incontrarono in Sardegna. Sbarcarono a Cagliari il 6 Ottobre dell’anno prima, e non potevano aspettarsi di più. La truppa doveva essere rifornita e pagata e per questo il re aveva speso tutto il denaro assegnato alle corti confederali e aveva impiegato persino i gioielli personali.
Furono necessari 4 giorni per avvicinarsi alla Costa fino allavista del nemico. Passarono per Assemini, Decimo, Villasor, Serramanna e Samassi, costeggiando il fiume Mannu che permise ad uomini ed animali di abbeverarsi, senza sapere che così si sarebbero esposti alla puntura della zanzara anofele, portatrice della malaria. Quando si separarono, Martino e Torreles. per dirigersi ognuno al suo luogo di combattimento. il caldo sole dell’incalzante estate sorgeva davanti a loro dalle basse colline gremite di nemici. Le spie riferirono che si trattava di circa 3000 cavalieri e 17000 soldati della fanteria sarda, francese e genovese, guidati dal Visconte di Narbona, Guglielmo, incoronato Re di Arborea, unico in grado di poter cingere legittimamente la corona giudicale, non era né un buon politico, né un buon condottiero.

Stavolta, stupidamente, aveva accettato lo scontro aperto, confidando in un esercito più numeroso e nella posizione più favorevole, sulla collina, di spalle al sole e il castello con il borgo fortificato di Sanluri alla sua destra che controllava la via Turresa, per un eventuale ritirata strategica. Non aveva fatto caso alla diversità della lingua: sarda, italiana e francese, ai difficili ordini dei comandanti, e che gli indigeni erano incontrollabili combattendo sulla linea. Per restare uniti, per il valore, furono messi al fronte senza alcun criterio e persero la battaglia. Nella storia dell’isola non avevano mai vinto: e così fu questa volta.
Si chiamavano urlando “Arborea” “Arborea”! Da ‘Su Bruncu’ de Sa Batalla, sventolando bandiere bianche con l’albero verde senza radici, e si misero di fronte a un luogo ancora oggi chiamato “S’occidroxiu” con la compatta compagnia dei Almogavers, uno speciale corpo di guerrieri abituati ad affrontare a piedi persino furiose cariche di cavalleria.

Nellanimazione vediamo il posizionamento delle due armate il 30 giugno 1409.

Nell'animazione vediamo il posizionamento delle due armate il 30 giugno 1409.


Dopo la Battaglia

Gli Iberici resisterono al colpo e contrattaccarono al centro. Sventolavano bandiere catalane, con i quattro “pali” rossi in un campo color oro, e bandiere del Regno di Sardegna, bianche con la testa tagliata di un moro ripetuto nelle quattro stanze della croce rossa di San Giorgio. E urlavano “Aragona”, “Aragona” ! , “San Giorgio” “San Giorgio” !.Divisero l’esercito arborense in 2 parti e lo circondarono alla destra, massacrandolo al lato del fiume Mannu e alla sinistra, racchiudendolo dentro Sanluri dandogli motivo d’attacco. Perseguitarono il resto, che fuggì con Guglielmo I, nel vicino castello di Monreale, ma non riuscirono a raggiungerlo.
Dopo ciò, vittoriosi si ritirano a Cagliari per riorganizzarsi. Nell’euforia della vittoria, nel Palazzo Reale della capitale,
Martino il Giovane si divertì con una prigioniera, “la bella di Sanluri” della quale non si conosce il nome, indebolito
dalle fatiche dell’amore a tal punto da non poter opporre resistenza alla febbre malarica della terciana maligna che lo colpì subito dopo. Morì dopo soli 10 giorni, il 25 Luglio, nonostante fosse assistito da 4 medici. Fu seppellito con tutti gli onori nel transetto della sinistra della cattedrale di Cagliari, come si può vedere ancora oggi.
Con lui, ultimo figlio della nobile stirpe dei conti di Barcellona, terminò la “catalanità” dei re della corona e, di conseguenza, la forza vitale della grande federazione iberica. Che passò ai Castellani Trastàmara con il Compromesso di Caspe del 1412. Quello che ci sorprende è la sorte del Regno di Sardegna, ignorato dalla storiografia tradizionale. Nel 1420 finì di conquistare tutta l’isola: nel 1720 si separò dalla Corona di Aragona, trasformandola in Corona di Spagna, e si unì in una federazione con il principato del Piemonte. Nel 1847 i due stati si unirono e formarono un unico Regno della Sardegna che l’anno successivo iniziò il Risorgimento.Il 17 Marzo del 1861, dopo aver annesso tutti gli stati della penisola italiana, cambiò il nome in Regno d’Italia, oggi Repubblica Italiana.

I Luoghi della Storia

Sanluri
Sanluri è un comune di 8.800 abitanti capoluogo della nuova Provincia del Medio Campidano che, grazie alla sua posizione strategica al centro del campidano, ha da sempre occupato un posto di primo piano nelle vicende del territorio. Il castello giudicale “Eleonora d’Arborea” ne è la più importante testimonianza. È un edificio a pianta quadrangolare tipicamente militare che con la cortina muraria dell’antico borgo (ormai leggibile solo nei percorsi viari) costituiva un vero e proprio baluardo al confine meridionale del giudicato degli Arborea. Da un documento del 1355 risulta realizzato in soli 27 giorni a cura di Berengario Roig. Nel XV Secolo passò dalle mani degli aragonesi alla famiglia De Sena, poi ai D’Enriquez e infine agli Aymerich di Laconi che lo tennero fino al 1836. Nel XX Secolo la famiglia Villa Santa ne curò la ristrutturazione per adibirlo all’uso abitativo e oggi museale. Il Castello ospita una collezione di reperti di epoca risorgimentale, una notevole collezione di ceroplastiche ed è l’unico ancora visitabile nell’isola.

Las Plassas
Anche Las Plassas, attraverso le sue mude, con le quali la popolazione dei villaggi formava il grosso dell’esercito arborense, dette un notevole contributo alle sorti del giudicato. Come Sanluri conserva monumenti e ricordo del Medioevo sardo. Le vestigia dell’antico castello di Marmilla – nel colle che, con la tipica conformazione mammellare, ha dato il nome alla curadorìa giudicale e alla subregione geografica – ci tramandano l’eco del ruolo strategico rivestito dalla frontiera meridionale arborense contro i catalani; ci ricordano di come l’Arborea vigilasse sui suoi confini, di come controllasse le sue terre periferiche e i prodotti della fertile Marmilla. A Las Plassas, a breve, verrà inaugurato un Polo Museale e Didattico multimediale nel quale il visitatore, con l’ausilio delle più moderne tecnologie, potrà immergersi nella vita quotidiana, nei sapori, nei riti, nelle atmosfere del Medioevo arborense e potrà essere guidato a riscoprire la vita nel Castello di Marmilla, che svolse un ruolo di primo piano prima, durante e dopo la battaglia di Sanluri.

Fonti
http://www.sabattalla.it
http://www.provincia.mediocampidano.it

Popularity: 1% [?]

Appello per gattino scomparso

Scritto da admin il 17 giugno 2009

Riportiamo e diffondiamo, con preghiera di inoltro, un appello di una nostra amica.

Gattino due/tre mesi circa, scomparso stamattina nel quartiere de su cungiau de is obiasa, a San Gavino. Ha pelo lungo, e la particolarità di avere il contorno degli occhi di diverso colore. E’ molto affettuoso. Vi prego davvero di collaborare nel caso lo troviate, grazie di cuore…

Il gattino scomparso

Il gattino scomparso

Popularity: 1% [?]

Facce da... San Gavino Monreale . Net