I produttori, diffidenti, non aderiscono al bando. Motivo: troppi adempimenti richiesti per poter esibire il certificato europeo di qualità.
Cento produttori, il numero più alto in Italia. Ma per la maggioranza la coltura dello zafferano è un passatempo. Il bando richiede l’apertura di una partita Iva e un laboratorio per il confezionamento. Solo un’azienda di Turri ha ottenuto la certificazione.

Zafferano

Zafferano

C’è il marchio di qualità della Dop per lo zafferano di Sardegna di San Gavino Monreale, Turri e Villanovafranca, ma il rischio è che la certificazione che ne garantisce la qualità, la Denominazione d’origine protetta rimanga tale solo sulla carta. Il motivo? La maggior parte dei 100 produttori di zafferano di San Gavino non intende aderire al sistema dei controlli per la Dop il cui bando dell’assessorato regionale all’agricoltura scade il 5 settembre. C’è molto scetticismo tra chi coltiva da anni la preziosa spezie per le procedure burocratiche da seguire: potrà fregiarsi del marchio Dop solo chi riesce a confezionarlo in laboratorio secondo una procedura controllata.

Se ne è parlato di recente in un incontro tra produttori e tecnici del Laore organizzato dal consorzio di tutela dello zafferano di Sardegna Dop. «C’è una burocrazia esagerata – rimarca Franco Sanna, uno dei tanti produttori – tutta questa carta crea dei problemi agli operatori». Ma su questo punto la Regione e l’Unione Europea non accettano mezze misure come ricorda Maurizio Pellegrini del Laore: «I controlli richiesti dal ministero dell’agricoltura sono la fotografia istantanea di un film che dura 365 giorni». Ma le resistenze non sono poche tra i produttori, molti dei quali coltivano lo zafferano per hobby e non sono disposti ad aprirsi una partita Iva o a mettere mano al portafogli per rispondere a tutte le certificazioni necessarie.

Ad oggi il prodotto Dop non può essere imbustato nel paese che, con gli oltre 20 ettari coltivati e 200 chili di prodotto, rappresenta la capitale italiana dello zafferano. Una certificazione che invece è stata ottenuta da un’azienda di Turri. Di qui l’appello all’unità lanciato da Gavino Inconis del consorzio di tutela dello zafferano di Sardegna: «Ci troviamo in una situazione anomala – spiega – se il consorzio riesce a raggiungere una sua funzionalità può essere di aiuto, ma dei produttori del consorzio nessuno ha finito il confezionamento. Il problema è che non si può certificare il prodotto e tenerlo chiuso in casa. Tuttavia con la mancanza di questi laboratori il ciclo non si chiude, forse c’è un socio produttore di Villanovafranca disposto a confezionare». Inoltre il consorzio non è riconosciuto dal ministero per l’esiguità dei numeri perché dovrebbe avere i due terzi del prodotto certificato: «Inoltre - aggiunge Inconis – non possiamo accedere ai finanziamenti pubblici. Mi auguro che chi si iscrive al sistema dei controlli riconosca l’importanza del consorzio di tutela: se non si crea un’organizzazione di produttori da soli non si va da nessuna parte».

La Dop è una risorsa da valorizzare anche per la Pro Loco che per anni ha organizzato la mostra dello zafferano: «Permette – spiega il presidente Marco Ennas – di certificare la qualità del prodotto tanto richiesta dai consumatori che viene privilegiata rispetto alla quantità. Di sicuro va affrontato l’aspetto commerciale. Ci sono i costi per la Dop, ma questa può essere un successo non solo per San Gavino ma anche per tutto il territorio sardo. Non aderire alla Dop significherebbe non essere coscienti dei pregi che può produrre».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Domenica 30 agosto 2009


Articoli correlati: