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Il ritratto di Eleonora D’Arborea deturpato dai cavi elettrici

Scritto da admin il 22 settembre 2009 | (976 letture)

Uno sfregio inaudito. L’unica immagine della giudicessa Eleonora d’Arborea risalente al quattordicesimo secolo è circondata da cavi elettrici, canalette, una lampada e un faretto che ne deturpano l’aspetto originario. Succede alla figura della regina sarda conservata da oltre seicento anni in uno dei peducci dell’abside della chiesa di San Gavino Martire consacrata nel 1347. Il tutto, molto probabilmente, è stato fatto per illuminare al meglio il volto di questa importante figura della storia sarda con il risultato però di circondarne il volto con una cornice di cavi davvero antiestetica.

Prima

Prima

Dopo

Dopo

E la collocazione di questi fari non è sfuggita a chi è entrato in questa chiesa considerata da tutti gli storici la cappella degli Arborea, vale a dire una sorta di pantheon celebrativo della famiglia giudicale che si trova a breve distanza dalla loro residenza estiva, il castello di Monreale. C’è da chiedersi chi possa avere autorizzato questi lavori, ma intanto rimane lo sfregio come denunciano tanti cittadini e come ricorda il professor Marco Pisu, esperto di storia sarda ed ex assessore alla cultura dal 2005 al febbraio 2009: «È un’azione inspiegabile. Nonostante le segnalazioni, le proteste e la richiesta fatta tempo fa – denuncia – di un ripristino dell’area circostante l’effigie, i responsabili ecclesiastici e la sovrintendenza perseverano nella loro opera, incuranti o ignari dell’importanza culturale e identitaria che questa chiesa rappresenta per la nostra comunità e per la Sardegna. È curioso rilevare come, fra convento e sovrintendenza, siano proprio le donne, più o meno consapevolmente, ad accanirsi sull’immagine di una grande donna».

L’auspicio è che le canalette e il faro di illuminazione possano essere rimossi, restituendo alla giudicessa d’Arborea che ha sempre combattuto contro gli invasori stranieri e che ora si trova vittima di questo grave sfregio.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Martedì 22 settembre 2009

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