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febbraio 2012
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Risultati per ottobre, 2009

Cagna uccisa con una fucilata in testa

Scritto da admin il 31 ottobre 2009

NdR: il fatto non è accaduto a San Gavino, ma abbiamo diverse testimonianze che fatti analoghi succedano di continuo anche nel nostro paese, con animali spesso avvelenati da persone intolleranti e senza cuore. Inoltre, leggendo l’articolo fino in fondo ci accorgeremo che le tristi usanze sangavinesi sono giunte sino a Serramanna…

Un’esecuzione nei confronti di un esemplare di pastore maremmano. I quattro cuccioli rimasti senza mamma sono morti di stenti.
La denuncia dei volontari dell’associazione “Il Randagino”: «Chi uccide in quel modo è pericoloso anche per gli uomini».

Volontaria dell'associazione

Volontaria dell'associazione

L’hanno uccisa con una fucilata in testa e, pochi giorni dopo, sono morti anche i cuccioli che stava allattando. A Serramanna è questo il destino che è toccato ad una cagna ed ai suoi figli. L’animale, una femmina di pastore maremmano, era di proprietà di un allevatore, ma da qualche tempo ad occuparsi di lei erano gli animalisti dell’associazione “Il Randagino”. «Quella povera cagna è stata uccisa in modo atroce da gente senza un briciolo di umanità che non ha esitato a spararle in testa». È Marcella Ortu, una delle volontarie dell’associazione, ad alzare il velo su quella che è solo l’ultima di una lunga serie di barbarie, resa più grave dalla fine per stenti dei quattro cuccioli troppo piccoli per sopravvivere, ai danni di cani verificatesi a Serramanna.

IN PERIFERIA Teatro della triste vicenda è la periferia di Serramanna, nei pressi del complesso delle case popolari dell’ex Iacp. Dove Marcella Ortu e gli altri attivisti del Randagino prestavano le cure ai cani abbandonati che trovano nei volontari l’antidoto, fatto d’affetto e materiale, contro le ferite dell’abbandono. Crocchette, pasta o altro: alla “tavola” da qualche tempo prendeva anche la povera cagna uccisa a fucilate.

L’ESECUZIONE «Eravamo d’accordo con il padrone, un allevatore, per occuparci anche di lei tanto che avevamo programmato di vaccinarla e sterilizzarla», raccontano quelli del Randagino che, una mattina, trovano la cagna uccisa. I dettagli dell’esecuzione sono da film dell’orrore. «Le hanno letteralmente spappolato il cervello: chi fa una cosa del genere è un pericolo e non solo per gli animali», commenta Rosanna Spano, la presidente del Randagino. La donna, che qualche settimana fa aveva denunciato «la brutta consuetudine di certi cacciatori di abbandonare i loro cani una volta vecchi e incapaci di scovare la selvaggina», anche stavolta non usa giri di parole: «Chi ha fatto questo magari voleva fare uno sgarro al padrone, ma è stata solo vigliaccheria».

I PRECEDENTI Cani impallinati, gatti uccisi a frecciate o con polpette avvelenate: sono solo alcuni episodi della lunga collana di crudeltà verso gli animali denunciati a Serramanna dai volontari del Randagino che raccontano anche un’altra, recentissima, perla: «L’abbandono quasi in diretta di una cagnetta in pieno centro». «Incredibile», racconta Rosanna Spano, «una donna di San Gavino voleva consegnarci un cane che diceva di avere trovato: l’animale era chiaramente suo, voleva disfarsene e infatti dopo il nostro no lo ha abbandonato in una piazza».

Fonte: Unione Sarda di Sabato 31 ottobre 2009

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Samhain: Halloween in Sardegna

Scritto da Camilla il 30 ottobre 2009

Oggi si chiama Halloween, importazione anglosassone prima e americana poi (denominazione acquisita dopo la cristianizzazione di praticamente tutte le feste pagane). Il nome Halloween viene dalla locuzione All hollows’ eve, in cui arcaicamente hollow significava “santo”, per cui può essere tradotto con la vigilia di tutti i santi. Ma Halloween, ha un altro nome, molto più appropriato: Samhain (si pronuncia sow-in), che indica una festa pagana presente con diversi nomi in varie culture, ma nata tra le popolazioni celtiche. La domanda sorge spontanea, cosa ha a che vedere con la Sardegna? La risposta è semplice: tutto!

Ossa di morto

Ossa di morto

Di sicuro è un argomento ancora in discussione presso gli storici e gli studiosi in generale, ma le tante somiglianze tra sardi e celti sono troppe per essere ignorate. Non mi sembra sia appropriato scendere nello specifico, ad ogni modo celti e sardi è molto probabile che discendano da uno stesso ceppo comune, pensiamo ad esempio ai calendari molto simili, le feste che cadono gli stessi giorni, i complessi megalitici e gli strumenti musicali. Al di là delle dispute storiche, è chiaro che Samhain è fortemente radicata nel nostro territorio. Ma facciamo un salto indietro, per spiegare meglio, nella cultura pagana, e celtica in particolare, l’anno era suddiviso in due parti: quella luminosa, governata dalla Dea Madre in cui la natura era rigogliosa; e quella oscura, governata dal Dio Cornuto (forse Cernunnos) in cui tutto si assopiva in attesa del ritorno della Dea. Il 31 Ottobre era il giorno di passaggio dalla parte luminosa alla parte oscura. La Dea iniziava il suo riposo e il Dio prendeva le redini del ciclo naturale, inoltre in questa notte la sottile linea che separa il mondo dei vivi da quello dei morti si auto-sospende, di modo che i vivi possano rendere omaggio ai cari estinti. Come la maggior parte delle feste pagane, anche Samhain era legata al raccolto e ai campi ( in un complesso religioso basato sulla circolarità e i riti di nascita e morte, la rinascita era prevista solo per la Dea, il Dio moriva sempre per fare posto alla Madre, identificata con la natura ed il controllo del caos), infatti le offerte ai morti erano necessarie per assicurarsi un buon raccolto nei mesi successivi. In Sardegna era sicuramente molto radicato il culto della Grande Madre (raffigurata ricorrentemente nell’arte nuragica e pre-nuragica) e le nostre antiche feste erano legate ad ella. In concomitanza con la fine di Ottobre (ricordiamoci che è la ricorrenza di una sorta di capodanno) era, e in alcune zone è tuttora, molto diffusa una festa che cambia nome e usi a seconda della zona a cui si fa riferimento. Può essere “is animeddas”, “su mortu, mortu” o “is sonadas”. Sono feste molto simili tra loro, ma anche molto intricate e con varianti derivanti dai mores paesani. Il “modus operandi” è però lo stesso: i bambini girovagano per il paese e bussano alle porte chiedendo delle offerte per le loro anime ( o animette). Le formule di richiesta sono varie, per esempio: “su mortu mortu”, “seus benius po is animeddas” o “is panixeddas po is animeddas”. In cambio ricevevano frutta secca e dolci fatti in casa. Un’altra usanza diffusa pressoché in tutta la regione era quella della cena frugale, da consumarsi il 31 notte, momento conviviale e di unione per tutta la famiglia, con una particolarità: in tavola restavano i cibi e le bevande (sopratutto avanzi) per i morti. Infatti era credenza comune che i morti tornassero nel mondo dei vivi per fare visita e per consumare un pasto di buon auspicio.

A proposito di ricorrenze dei cari defunti…dal libro: “La Marmilla attraverso le sue storie e le sue leggende” di Albertina Piras e Antonio Sanna

Ossa di morto

Ossa di morto

“…la cena per le anime che silenziosamente in quella notte tornavano sulla terra per visitare le loro case… Il pasto consisteva generalmente in un piatto di maccheroni fatti a mano, col pollice, senza l’uso di strumenti di legno, rame o ferro. Accompagnato da un bel bicchiere colmo di vino, era il pasto per i defunti. Non si usavano posate sul tavolo, che potevano essere sconosciute a seconda del tempo in cui le anime avevano vissuto sulla terra. Non si metteva nemmeno il coltello, che pur vantando lontana esistenza, poteva essere un pericolo, poiché le anime innervosite avrebbero potuto farne cattivo uso.”

Ancora oggi si usa preparare dei dolci tipici : le ossa di morto (is ossus de mottus), buonissimi biscotti alle mandorle con la forma di ossa.
Insomma, le tradizioni non ci mancano! E allora riscopriamole assieme e quest’anno portiamo i bambini a fare su mortu mortu e non l’americano dolcetto o scherzetto!
Buon Samhain a tutti!!

Camilla Fois

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Borsa di studio? Ripassi tra due anni

Scritto da admin il 30 ottobre 2009

Proteste per i clamorosi ritardi nel pagamento dei rimborsi. C’è stato un errore nell’assegnazione dei fondi da parte della Regione.
Alcuni studenti attendono i rimborsi per l’anno scolastico 2007-2008. I fondi dirottati nelle casse del comune di San Giovanni Suergiu.

Dove sono finiti i soldi delle borse di studio e i rimborsi per i libri dell’anno scolastico 2007-2008? Se lo chiedono molti studenti e famiglie sangavinesi che aspettano ancora questo contributo. In tanti si sono recati al Comune a più riprese a chiedere chiarimenti sullo stato dei pagamenti, ma ad oggi questi soldi non sono stati ancora rimborsati con il conseguente disagio.
«Di solito nei paesi del circondario – rimarca Simone Angei, uno dei tanti studenti che aspetta il contributo – questi soldi vengono restituiti alle famiglie pochi mesi dopo la spesa, ovvero verso gennaio-febbraio, mentre a San Gavino si aspettano ancora i soldi del 2007 con disperazione delle famiglie che attendono i rimborsi per poter affrontare le spese. Più volte con diversi studenti siamo andati in Comune, dove ci hanno assicurato che il pagamento sarebbe stato fatto entro certe date, mai rispettate: è dall’elezione del nuovo sindaco che mi reco in Comune ogni settimana per capire cosa si sta facendo».

Gli studenti e le loro famiglie sono ancora in attesa del contributo. «Dei soldi – aggiunge Simone Angei – non c’è nemmeno l’ombra e non si riesce a capire che fine abbiano fatto, visto che, adempiute le pratiche burocratiche, i soldi dovrebbero già essere nelle casse comunali in quanto la Regione ha erogato anni fa questi finanziamenti a tutti i suoi Comuni, compreso il nostro». Simone Angei come altri studenti si è recato a più riprese in Comune finché ad agosto si è scoperto che i soldi per il Comune di San Gavino Monreale sono finiti nelle casse del più piccolo centro di San Giovanni Suergiu, come rimarca il sindaco Gianni Cruccu: «La Regione ha versato per errore i soldi di San Gavino a quest’altro Comune che aveva già speso i soldi e che poi ha dovuto fare una variazione di bilancio Siamo rimasti vittime di questo disguido, ma abbiamo subito sollecitato e il Comune di San Giovanni Suergiu ha restituito i soldi che però sono ancora in mano alle banche. Il nostro servizio alla Pubblica istruzione aveva già preparato tutto per la liquidazione».

Insomma le famiglie sangavinesi pagano ingiustamente per un errore della burocrazia dal momento che qualcuno alla Regione ha forse confuso gli importi spettanti ai due paesi che presentano le prime lettere iniziali in Comune. «Sta di fatto – commentano alcuni studenti – che non abbiamo ancora visto questi soldi, per questo viene da chiedersi: sono stati usati in altri modi nonostante fossero vincolati?».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Venerdì 30 ottobre 2009

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Is Animeddas e Su Mortu Mortu. Halloween in sardo.

Scritto da admin il 29 ottobre 2009

La Sardegna ha conservato una festa che per tanti versi ricorda quella americana. E’ la festa de Is Animeddas o de Su Mortu Mortu.

Halloween è certamente la festa dei morti più famosa al mondo che ha conquistato milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta di una ricorrenza tipica della cultura dei popoli del Nord Europa che ha prima invaso l’America Settentrionale per diffondersi di nuovo in Europa e negli altri continenti, assumendo spesso il carattere di un “carnevale” notturno slegato completamente dai riti religiosi.

Jack-o'-lantern

Jack-o'-lantern

Ma Halloween non è certamente l’unica manifestazione dell’antico culto delle anime dei morti. In Sardegna infatti esiste e si è conservata una tradizione che ha molti aspetti in comune con quella americana e anglossassone.
Si tratta della ricorrenza che in Lingua Sarda viene indicata con diversi nomi: is Animeddas e is Panixeddas nel sud dell’isola, Su ‘ene ‘e sas ànimas o su Mortu Mortu nel nuorese, su Prugadòriu in Ogliastra, etc…
Il nome cambia a seconda della zona ma la sostanza, pur mutando in alcuni particolari, rimane la stessa. Abbiamo a che fare infatti con un evento che viene festeggiato tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre.

Proprio come accade nella più famosa ricorrenza americana, anche nei villaggi della Sardegna sono i bambini che vestiti da fantasmi vanno a chiedere, di porta in porta, qualche dono per le “piccole anime”.
Le formule utilizzate in Lingua Sarda per chiedere e dire “dolcetto o scherzetto?” sono: “seus benius po is animeddas, mi das fait po praxeri is animeddas”, “seu su mortu mortu, carki cosa po sas ànimas”, “peti cocone”, e altre ancora a seconda del paese e della variante linguistica utilizzata.

Mentre oggi i fantasmi e le piccole anime ritornano a casa con cioccolatini, lecca-lecca e merendine, una volta era più comune che alle richieste dei piccoli gli adulti preparassero e regalassero i dolci tipici del periodo: pabassinas, ossus de mortu, pani de sapa, etc… A questi venivano aggiunti poi altri doni come le melagrane, le castagne e la frutta secca.
Un altro elemento simile tra la festa sarda e quella anglossassone era, soprattutto nel passato, il lavoro certosino sulle zucche che venivano trasformate in facce spiritate ed utilizzate per fare scherzi e far spaventare i più piccoli.

Fonte: Monya Bonaccorsi, facebook

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Tra breve inizieranno i lavori per la costruzione degli spogliatoi. Investimento di 331 mila euro, opere pronte nel 2010. Alle Magistrali le lavagne multimediali.

Lavori in corso

Lavori in corso

Il liceo pedagogico e linguistico Lussu si rifà il look con quattro nuove aule e una nuova palestra. Dice l’assessore provinciale all’Edilizia scolastica, Gigi Piano: «La palestra sarà consegnata il primo dicembre 2009 e contiamo di metterla a disposizione degli studenti prima delle vacanze di Natale. Al momento non ci sono gli spogliatoi, ma sono previsti in un progetto successivo e i lavori inizieranno subito dopo, senza che ci siano interferenze per la possibilità di utilizzo della palestra».
Così le oltre 500 studentesse del Lussu non saranno più costrette a perdere tempo per poter fare educazione fisica nel palazzetto comunale dello sport che dista non meno di 15 minuti a piedi: «Chiuso il cantiere della palestra – aggiunge l’assessore – costata 900 mila euro si partirà con i lavori per gli spogliatoi, i bagni e le docce che saranno completati per il prossimo anno scolastico: la spesa è di 331 mila euro. Per noi è motivo di grande soddisfazione».

Ma non finisce qui. A breve alcune classi delle ex Magistrali non saranno più costrette a fare lezione in una sede staccata grazie ai lavori che prevedono la consegna di quattro nuove aule all’ultimo piano costate 550 mila euro: «I lavori finiranno entro dicembre – aggiunge l’assessore provinciale – e le ragazze al rientro avranno le nuove aule che saranno autosufficienti dal punto di vista energetico. Sono previste soluzioni innovative con un sistema di recupero delle acque piovane per l’alimentazione dei servizi igienici e l’irrigazione del giardino. L’impianto di riscaldamento sarà realizzato con pannelli radianti a pavimento, alimentati con pannelli solari. È prevista, inoltre, per la nuova ala dell’edificio, la realizzazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica». In questo modo con una sede unica si metterà la parola fine al pendolarismo tra edifici scolastici che crea disagi a docenti e studenti.

Intanto nella sede centrale di via Paganini non mancano le innovazioni: in dieci aule sono state posizionate le lavagne multimediali che permettono agli studenti di poter guardare anche un dvd in aula o di scrivere «alla lavagna» e di salvare la lezione su un file che può anche essere inviato agli alunni assenti. «La nostra – dice il nuovo dirigente scolastico Claudio Manigas – è una scuola accogliente che raccoglie non solo i portatori di handicap, ma sta anche attenta al disagio sociale e psicologico. I ragazzi sono ben integrati e ben accetti dal personale dell’istituto. La scuola è in grande evoluzione: entro dicembre avremo 5 laboratori e una struttura adeguata».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Giovedì 29 ottobre 2009

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La denuncia del sindaco: troppe croci sulla SS 197

Scritto da admin il 28 ottobre 2009

Dopo l’ultimo incidente mortale, mobilitazione a tutto campo degli amministratori. Oltre all’incrocio della morte, la statale 197 presenta anche altre insidie. Il bivio per Gonnosfanadiga è sistemato in curva e chi arriva da San Gavino è costretto a fermarsi sulla statale senza nessuna corsia preferenziale.

Incidenti sulla SS 197

Incidenti sulla SS 197

Gli incidenti sulla strada statale 197, che attraversa diversi Comuni del Medio Campidano, sono diventati ormai all’ordine del giorno. Ecco perché l’amministrazione comunale di San Gavino guidata dal sindaco Gianni Cruccu chiede interventi urgenti per ridurre il rischio incidenti su questa statale soprattutto nei punti più pericolosi. «Farò una denuncia cautelativa alla procura della Repubblica», dice il primo cittadino. «Chi di competenza deve mettere in sicurezza questa strada. Non è più possibile tergiversare: bisogna fare in modo che chi viaggia su questa via di comunicazione che va da Nurallao a Guspini si senta più sicuro».

L’IMPEGNO Insomma è arrivato il momento di chiedere impegni concreti perché ogni singola vita umana non ha prezzo e negli ultimi giorni si sono verificati due terribili incidenti in uno dei quali ha perso la vita un giovane di Gonnosfanadiga mentre nell’ultimo si è ribaltato un autocarro. «L’incrocio tra la provinciale per Villacidro e la statale 197, posizionato in curva, è uno dei punti più pericolosi. Chiediamo la costruzione di una rotatoria che ridurrà il rischio incidenti oppure l’installazione di un autovelox in entrambi i sensi di marcia come quello presente sulla 131 all’altezza di Monastir».

LA MOBILITAZIONE Per il sindaco di San Gavino non c’è più tempo da perdere ed è arrivato il momento di mobilitarsi: «Faremo una manifestazione coinvolgendo tutti i sindaci del territorio per le condizioni in cui versa questa strada. Avevamo denunciato questa situazione anche sette anni fa in un incontro a Sanluri, in cui si era parlato di migliorare la viabilità non solo della 131 ma anche delle vie di comunicazione trasversali come la 197, che viene percorsa da chi deve andare a Cagliari o viceversa arrivare nel nostro territorio».

L’INCONTRO Proprio sette anni fa i consigli comunali dei centri attraversati dalle statali 196 e 197 vennero convocati nell’incrocio della morte come ricorda Fedele Melas, allora sindaco e oggi assessore al bilancio e alle politiche del lavoro: «Da allora sono passati sette anni di parole perse e di incontri tra Anas e Provincia con un rimpallo di responsabilità tra lettere e controlettere, ma la gente continua a morire. Eppure è stata fatta la rotatoria nella zona del consorzio industriale di Villacidro».

LE INSIDIE Oltre all’incrocio della «morte», la statale 197 presenta anche altre insidie. L’incrocio per Gonnosfanadiga è sistemato in curva e chi arriva da San Gavino è costretto a fermarsi sulla statale senza nessuna corsia preferenziale. Pericoloso è anche l’incrocio tra la statale e la strada per Pabillonis e Gonnos. Un altro pericolo è dato dalla carreggiata molto stretta nel tratto da San Gavino a Guspini che rende rischiosi i sorpassi.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Mercoledì 28 ottobre 2009

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