Il futuro? Attorno all’ex ferrovia
Il Comune studia un piano per valorizzare gli edifici in disuso. Già avviato il confronto con i dirigenti della Rete ferroviaria italiana.
Dopo lo spostamento della stazione, avvenuto nel 2007, anche i commercianti della zona denunciano un crollo degli affari.
«Abbiamo già avuto – rimarca il primo cittadino – un primo contatto con i referenti regionali della Rete ferroviaria italiana (Rfi) e siamo in attesa di avere notizie dalla sede nazionale di Roma per poter acquisire le aree dismesse dalla ferrovia». Il sindaco e la giunta comunale vogliono velocizzare i tempi in modo da impedire che i locali della vecchia stazione restino in balia dei vandali, così come accade da due anni a questa parte. Infatti vetri in frantumi, porte sfondate, computer distrutti, carte buttate dappertutto sono oggi il biglietto da visita che si presenta a chi passa nella vecchia stazione ormai in uno stato penoso di abbandono.
Di qui alcuni progetti per restituire al paese queste aree: «Vogliamo creare dall’ex passaggio a livello di Santa Severa fino a quello della strada di Pabillonis – evidenzia il sindaco Gianni Cruccu – un grande parco verde con le piste ciclabili e in cui siano dislocati campi di pallacanestro, calcetto e pallavolo in modo che la gente possa andarci per trascorrere il tempo libero e passeggiare. Inoltre vogliamo spostare dal parcheggio di fronte all’ospedale il mercatino comunale che troverebbe spazio nell’area che va da via Roma fino a via Mazzini». Insomma un modo per restituire alla comunità quest’area dove i treni hanno fischiato senza interruzione per 136 anni: dal 3 ottobre 1871 fino al settembre del 2007.
«Oltre al mercatino settimanale – aggiunge Gianni Cruccu – in quelle aree possono trovare spazio mostre, esposizioni di artigiani. I tempi non saranno brevi, ma non vogliamo che il degrado continui. Abbiamo già chiesto la disponibilità dei locali in disuso. A Rfi vogliamo chiedere la cessione di alcune aree e proporre un accordo in modo che una parte delle aree sia trasformata da zona servizi G a zona edificabile C, quella che oggi rimane ancora una barriera può unire di nuovo il paese: vogliamo riportare la gente perché con la nuova ferrovia il traffico si è spostato». Un’esigenza sentita soprattutto dalle vicine attività commerciali che hanno risentito della chiusura della vecchia stazione.
Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Venerdì 16 ottobre 2009
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