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febbraio 2012
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Risultati per ottobre 30th, 2009

Samhain: Halloween in Sardegna

Scritto da Camilla il 30 ottobre 2009

Oggi si chiama Halloween, importazione anglosassone prima e americana poi (denominazione acquisita dopo la cristianizzazione di praticamente tutte le feste pagane). Il nome Halloween viene dalla locuzione All hollows’ eve, in cui arcaicamente hollow significava “santo”, per cui può essere tradotto con la vigilia di tutti i santi. Ma Halloween, ha un altro nome, molto più appropriato: Samhain (si pronuncia sow-in), che indica una festa pagana presente con diversi nomi in varie culture, ma nata tra le popolazioni celtiche. La domanda sorge spontanea, cosa ha a che vedere con la Sardegna? La risposta è semplice: tutto!

Ossa di morto

Ossa di morto

Di sicuro è un argomento ancora in discussione presso gli storici e gli studiosi in generale, ma le tante somiglianze tra sardi e celti sono troppe per essere ignorate. Non mi sembra sia appropriato scendere nello specifico, ad ogni modo celti e sardi è molto probabile che discendano da uno stesso ceppo comune, pensiamo ad esempio ai calendari molto simili, le feste che cadono gli stessi giorni, i complessi megalitici e gli strumenti musicali. Al di là delle dispute storiche, è chiaro che Samhain è fortemente radicata nel nostro territorio. Ma facciamo un salto indietro, per spiegare meglio, nella cultura pagana, e celtica in particolare, l’anno era suddiviso in due parti: quella luminosa, governata dalla Dea Madre in cui la natura era rigogliosa; e quella oscura, governata dal Dio Cornuto (forse Cernunnos) in cui tutto si assopiva in attesa del ritorno della Dea. Il 31 Ottobre era il giorno di passaggio dalla parte luminosa alla parte oscura. La Dea iniziava il suo riposo e il Dio prendeva le redini del ciclo naturale, inoltre in questa notte la sottile linea che separa il mondo dei vivi da quello dei morti si auto-sospende, di modo che i vivi possano rendere omaggio ai cari estinti. Come la maggior parte delle feste pagane, anche Samhain era legata al raccolto e ai campi ( in un complesso religioso basato sulla circolarità e i riti di nascita e morte, la rinascita era prevista solo per la Dea, il Dio moriva sempre per fare posto alla Madre, identificata con la natura ed il controllo del caos), infatti le offerte ai morti erano necessarie per assicurarsi un buon raccolto nei mesi successivi. In Sardegna era sicuramente molto radicato il culto della Grande Madre (raffigurata ricorrentemente nell’arte nuragica e pre-nuragica) e le nostre antiche feste erano legate ad ella. In concomitanza con la fine di Ottobre (ricordiamoci che è la ricorrenza di una sorta di capodanno) era, e in alcune zone è tuttora, molto diffusa una festa che cambia nome e usi a seconda della zona a cui si fa riferimento. Può essere “is animeddas”, “su mortu, mortu” o “is sonadas”. Sono feste molto simili tra loro, ma anche molto intricate e con varianti derivanti dai mores paesani. Il “modus operandi” è però lo stesso: i bambini girovagano per il paese e bussano alle porte chiedendo delle offerte per le loro anime ( o animette). Le formule di richiesta sono varie, per esempio: “su mortu mortu”, “seus benius po is animeddas” o “is panixeddas po is animeddas”. In cambio ricevevano frutta secca e dolci fatti in casa. Un’altra usanza diffusa pressoché in tutta la regione era quella della cena frugale, da consumarsi il 31 notte, momento conviviale e di unione per tutta la famiglia, con una particolarità: in tavola restavano i cibi e le bevande (sopratutto avanzi) per i morti. Infatti era credenza comune che i morti tornassero nel mondo dei vivi per fare visita e per consumare un pasto di buon auspicio.

A proposito di ricorrenze dei cari defunti…dal libro: “La Marmilla attraverso le sue storie e le sue leggende” di Albertina Piras e Antonio Sanna

Ossa di morto

Ossa di morto

“…la cena per le anime che silenziosamente in quella notte tornavano sulla terra per visitare le loro case… Il pasto consisteva generalmente in un piatto di maccheroni fatti a mano, col pollice, senza l’uso di strumenti di legno, rame o ferro. Accompagnato da un bel bicchiere colmo di vino, era il pasto per i defunti. Non si usavano posate sul tavolo, che potevano essere sconosciute a seconda del tempo in cui le anime avevano vissuto sulla terra. Non si metteva nemmeno il coltello, che pur vantando lontana esistenza, poteva essere un pericolo, poiché le anime innervosite avrebbero potuto farne cattivo uso.”

Ancora oggi si usa preparare dei dolci tipici : le ossa di morto (is ossus de mottus), buonissimi biscotti alle mandorle con la forma di ossa.
Insomma, le tradizioni non ci mancano! E allora riscopriamole assieme e quest’anno portiamo i bambini a fare su mortu mortu e non l’americano dolcetto o scherzetto!
Buon Samhain a tutti!!

Camilla Fois

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Borsa di studio? Ripassi tra due anni

Scritto da admin il 30 ottobre 2009

Proteste per i clamorosi ritardi nel pagamento dei rimborsi. C’è stato un errore nell’assegnazione dei fondi da parte della Regione.
Alcuni studenti attendono i rimborsi per l’anno scolastico 2007-2008. I fondi dirottati nelle casse del comune di San Giovanni Suergiu.

Dove sono finiti i soldi delle borse di studio e i rimborsi per i libri dell’anno scolastico 2007-2008? Se lo chiedono molti studenti e famiglie sangavinesi che aspettano ancora questo contributo. In tanti si sono recati al Comune a più riprese a chiedere chiarimenti sullo stato dei pagamenti, ma ad oggi questi soldi non sono stati ancora rimborsati con il conseguente disagio.
«Di solito nei paesi del circondario – rimarca Simone Angei, uno dei tanti studenti che aspetta il contributo – questi soldi vengono restituiti alle famiglie pochi mesi dopo la spesa, ovvero verso gennaio-febbraio, mentre a San Gavino si aspettano ancora i soldi del 2007 con disperazione delle famiglie che attendono i rimborsi per poter affrontare le spese. Più volte con diversi studenti siamo andati in Comune, dove ci hanno assicurato che il pagamento sarebbe stato fatto entro certe date, mai rispettate: è dall’elezione del nuovo sindaco che mi reco in Comune ogni settimana per capire cosa si sta facendo».

Gli studenti e le loro famiglie sono ancora in attesa del contributo. «Dei soldi – aggiunge Simone Angei – non c’è nemmeno l’ombra e non si riesce a capire che fine abbiano fatto, visto che, adempiute le pratiche burocratiche, i soldi dovrebbero già essere nelle casse comunali in quanto la Regione ha erogato anni fa questi finanziamenti a tutti i suoi Comuni, compreso il nostro». Simone Angei come altri studenti si è recato a più riprese in Comune finché ad agosto si è scoperto che i soldi per il Comune di San Gavino Monreale sono finiti nelle casse del più piccolo centro di San Giovanni Suergiu, come rimarca il sindaco Gianni Cruccu: «La Regione ha versato per errore i soldi di San Gavino a quest’altro Comune che aveva già speso i soldi e che poi ha dovuto fare una variazione di bilancio Siamo rimasti vittime di questo disguido, ma abbiamo subito sollecitato e il Comune di San Giovanni Suergiu ha restituito i soldi che però sono ancora in mano alle banche. Il nostro servizio alla Pubblica istruzione aveva già preparato tutto per la liquidazione».

Insomma le famiglie sangavinesi pagano ingiustamente per un errore della burocrazia dal momento che qualcuno alla Regione ha forse confuso gli importi spettanti ai due paesi che presentano le prime lettere iniziali in Comune. «Sta di fatto – commentano alcuni studenti – che non abbiamo ancora visto questi soldi, per questo viene da chiedersi: sono stati usati in altri modi nonostante fossero vincolati?».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Venerdì 30 ottobre 2009

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