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Terra Bruciata

Scritto da admin il 21 ottobre 2009

Documentario inchiesta sugli incendi che hanno sconvolto la Sardegna nel Luglio 2009

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Tirocini Formativi e di Orientamento

Tirocini Formativi e di Orientamento

L’Assessorato Provinciale alle Politiche e Servizi per il Lavoro informa che a seguito delle molteplici richieste pervenute dalle aziende del territorio e non, che hanno manifestato l’interesse ad ospitare, in qualità di tirocinanti, giovani disoccupati di questa Provincia, sono riaperti i termini del Bando Pubblico per l’attivazione di Tirocini Formativi e di Orientamento ai sensi della L. n. 196/97 e del D. M. n. 142/98.
Si tratta di una iniziativa, riferisce l’Assessore Velio Ortu, realizzata nell’ambito dei fondi provinciali previsti per gli interventi di Politica Attiva, finalizzata a creare opportunità di sviluppo e di accrescimento per i giovani inoccupati e disoccupati, residenti nel territorio provinciale, che potranno cogliere l’occasione per svolgere un Tirocinio Formativo e di Orientamento presso datori di lavoro privati.

L’iniziativa, già sperimentata con successo dalla Provincia, vuole dare una risposta a tutte le richieste pervenute dalle aziende, e saranno circa 120 i Tirocini con borsa attivati entro l’anno in favore dei giovani del territorio.
Il Bando si rivolge direttamente ai potenziali datori di lavoro interessati, che potranno manifestare l’interesse ad ospitare tirocinanti, di età compresa tra i 16 e i 35 anni, in possesso di Laurea, Diploma di Istruzione secondaria superiore o di un Diploma di qualifica professionale, per un periodo di 6 (sei) mesi.
La Provincia del Medio Campidano, in qualità di Soggetto Promotore, si farà carico delle assicurazioni di legge e di un contributo mensile pari a € 300,00 per ogni tirocinio attivato, che le imprese erogheranno direttamente ai tirocinanti sottoforma di borsa di frequenza, integrandola con un contributo aziendale (minimo € 100,00 mensili) e il rimborso delle spese di viaggio qualora il tirocinante risieda in un Comune diverso da quello della sede dell’Impresa ospitante.

Per informazioni:
Lorena Cordeddu – 0709356223 – lcordeddu@provincia.mediocampidano.it

M. Pasqualina Pira 0709356224 - mpira@provincia.mediocampidano.it

Si allegano:
1. All. A : Avviso pubblico;
2. All. B : Bando pubblico;
3. All. C : Disponibilità ad ospitare Tirocinanti;
4. All. D : Autocertificazione Tirocinante.

Consulta la documentazione relativa al Bando per l’attivazione di 22 Tirocini Formativi e di Orientamento

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Palloni e maglie nel primo museo del calcio sardo

Scritto da admin il 20 ottobre 2009

Le maglie e le foto della mitica Italpiombo, i palloni in cuoio degli anni ’30, ’40 e ’50, le scarpe di una volta con i tacchetti a bulloni, centinaia di gadget e ancora immagini e maglie del Cagliari, della Torres, dell’Olbia e della Monreale. Sono questi solo alcuni cimeli conservati con cura da Corrado Delunas, (un cagliaritano emigrato in Liguria proprietario di una edicola-libreria e autore di alcuni libri sul Cagliari, sulla Torres e sul calcio locale) che andranno a formare il primo museo del calcio sardo. Nascerà a San Gavino con l’amministrazione comunale che ha incontrato di recente l’appassionato di calcio, accogliendo la proposta di dar vita ad un museo che non ha precedenti in Sardegna.

Ne è entusiasta l’assessore allo sport Giovanni Mostallino: «Siamo onorati ed accogliamo in pieno la proposta di Corrado Delunas. Verificheremo quanta prima gli spazi in cui potrà essere collocato il museo con tutti i cimeli». Sulla stessa linea il sindaco Gianni Cruccu: «Solo grandi squadre come Inter, Juventus o Milan – sottolinea – hanno un museo del calcio. È la prima volta che succede per le squadre sarde e questa donazione ci fa onore».
Corrado Delunas ha deciso di regalare tutti i suoi cimeli al Comune di San Gavino Monreale in ricordo della memoria del padre Nuccio che nella mitica Italpiombo militò per diversi anni prima come calciatore nel ruolo di attaccante e poi come allenatore, sostituendo Cenzo Soro. «Questo museo del calcio sardo - dice il proprietario di una edicola-libreria – dovrà essere dedicato a mio padre Nuccio che venne assunto in fonderia come impiegato e chiamato a vestire la maglia della formazione che allora militava in serie D».

Il figlio Corrado non si è mai dimenticato di questo paese del Medio Campidano dove il padre trascorse felicemente numerosi anni della sua vita: «Questo museo dovrà essere aperto a tutti – sottolinea Corrado Delunas – con l’amministrazione comunale che si impegni a custodire e a curare tutto ciò che ho collezionato. Questa esposizione dovrà essere sempre aperta a nuove donazioni in modo che possa arricchirsi».
Corrado Delunas, iscritto al club dei collezionisti di Italia, ha conservato tutto con cura: «Sono pronto a mandare tutto il materiale per allestire il museo del calcio. Sono convinto che San Gavino potrà curarlo bene».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Martedì 20 ottobre 2009

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Ruspe in azione, giù due pezzi di storia

Scritto da admin il 19 ottobre 2009

Demoliti la casa del mutilato e un capannone della fonderia. Chiesta la convocazione urgente del Consiglio comunale: è polemica. Maggioranza e opposizione ai ferri corti sulle ultime demolizioni. Il sindaco replica alle accuse: «Interventi necessari».

La casa del mutilato

La casa del mutilato

Dopo il documento del Pdl che accusa l’attuale amministrazione di cancellare la memoria storica del paese, si accende ancora la polemica questa volta intorno alla demolizione del capannone della fonderia. I consiglieri di minoranza Stefano Musanti, Nicola Garau, Angela Canargiu, Giorgio Olla e Fernando Usai hanno richiesto una convocazione urgente del consiglio comunale e vogliono che all’ordine del giorno venga messa la «Salvaguardia del patrimonio archeologico-industriale degli immobili dell’ex impianto della fonderia di San Gavino Monreale».

TESTIMONIANZE Una polemica nata all’indomani della demolizione dello scheletro del capannone della fonderia in cui venivano lavorati i metalli della miniera di Montevecchio. Per la minoranza si trattava di una importante testimonianza storica mentre per la maggioranza la demolizione era inevitabile dal momento che la struttura era pericolante.
Per il sindaco uscente Stefano Musanti San Gavino perde un importante pezzo di storia: «Il ministero dell’ambiente – rimarca – ha approvato il recupero dei fabbricati della fonderia mentre la Syndial, che si occupa della bonifica dell’area, ne chiedeva la demolizione senza che noi li autorizzassimo. Oggi, tutto è stato demolito privando San Gavino Monreale e la Sardegna di questa unica testimonianza. Mentre in tutto il mondo si valorizza a San Gavino da quattro mesi si demolisce, anche gli immobili vincolati dal Codice Urbani. Tutto questo è una follia».

REPLICA Insomma accuse pesanti all’indirizzo della nuova amministrazione contro cui avevano già puntato il dito anche gli esponenti del Pdl. Per questi ultimi la maggioranza dimentica le proprie radici, demolendo la vecchia «Casa del mutilato». Ma la replica non si fa attendere: «Il discorso della fonderia è basato – sottolinea il sindaco Gianni Cruccu – sulla decisione del ministero dell’ambiente, i manufatti che c’erano erano cosi inquinati che era impossibile recuperarli. Inoltre l’edificio dell’associazione invalidi non l’abbiamo fatto abbattere: si è sfaldato quando è stato messo in sicurezza dalla ditta incaricata, ma non è caduto per intero.L’edificio era molto degradato. Abbiamo chiamato la sovrintendenza per verificare se questo edificio degli anni ’60 può essere considerato storico».

LIBERTY Sulla stessa linea il vicesindaco Bruno Deidda: «Il caseggiato dell’associazione degli invalidi di guerra è caduto a causa di una trascuratezza decennale. Ai componenti del Popolo della Libertà chiedo chi ha smantellato il mercato stile liberty e che fine ha fatto il Monte granatico? Sono stati i loro antenati del Pdl a cancellare quella importante memoria storica».
Inoltre il sindaco Cruccu evidenzia che la precedente amministrazione aveva intimato ai proprietari di mettere in sicurezza la «casa del mutilato» e si impegnava ad intervenire entro 5 giorni se così non fosse stato: «Non abbiamo visto – rimarca il primo cittadino – nessun intervento di messa in sicurezza».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Lunedì 19 ottobre 2009

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«L’ospedale è un malato cronico»

Scritto da admin il 18 ottobre 2009

Accuse dell’opposizione in Provincia: pochi medici, troppi impiegati

Ospedale

Ospedale

L’ospedale di San Gavino è un malato cronico e difficilmente potrà guarire perché in questi ultimi anni, invece di chiamare al suo capezzale medici e infermieri, ha preferito assumere personale amministrativo.
L’accusa è rimbalzata a Villacidro fra i banchi del Consiglio provinciale: all’ordine del giorno c’era l’approvazione di un documento che impegnasse la Regione a mantenere le promesse fatte sulla nascita del nuovo presidio ospedaliero, ma l’opposizione e il gruppo trasversale di Federazione Campidano hanno spostato il dibattito sui mali di quello vecchio. In particolare su un organico che comprenderebbe pochi infermieri e medici e troppi impiegati.

«Condivido il documento», ha detto il consigliere Filippo Tuveri, «ma condanno la decisione di tenere il Consiglio provinciale a San Gavino. Mi ha dato l’impressione di avere trascinato l’assessore regionale Antonello Liori (intervenuto in aula lo scorso 5 ottobre) nella tana del lupo, fra chi si presenta per occupare un posticino in qualche commissione e chi ama mettersi in mostra in totale disprezzo della salute dei cittadini».
Opinione simile a quella di Franco Atzori del Pdl: «Nell’attesa del nuovo ospedale, concentriamoci su quello che c’è. O meglio, che non c’è. Abbiamo bisogno di servizi e medici che dicano basta al pendolarismo del dolore. Urge un incontro col commissario Giuseppe Ottaviani».

Per il vicepresidente Giorgio Zucca «la gravità sta nel fatto di aver assunto persino il responsabile sanitario prima ancora della nascita del nuovo ospedale. La verità è scritta negli atti della Asl: promozioni e nomine di questo e di quell’altro». Il consigliere Gino Deias, di Federazione Campidano, è andato anche oltre attaccando la decisione di affidare a un esterno il compito di coordinare il personale: «È vergognoso che arrivi qualcuno da Cagliari per contare gli infermieri che ci sono a San Gavino. Forse noi non sappiamo contare?»

Fonte: Santina Ravì, Unione Sarda di Domenica 18 ottobre 2009

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Cultura, i ragazzi danno la sveglia

Scritto da admin il 17 ottobre 2009

Un gruppo di giovani si candida a gestire spazi comunali. Esordio con un concerto dell’associazione « Kenemèri» (Senza padroni)
Associazione senza scopo di lucro e bandiere politiche. L’appello all’amministrazione comunale. Il progetto della «Città dei giovani».

Creare una nuova associazione culturale per avere più spazi e far sentire la propria voce. È questa l’iniziativa di un gruppo di giovani sangavinesi nata con l’obiettivo di favorire l’incontro socio-culturale tra le persone, promuovere uno scambio di idee continuo, mantenere viva la voglia di fare per il paese e organizzare eventi eterogenei. Insomma le nuove generazioni vogliono essere protagoniste e non più semplici spettatori degli eventi culturali e degli spettacoli organizzati da altri. «Con tutto ciò – spiega Camilla Fois, una delle fondatrici dell’associazione – vorremmo dare nuova veste alla vita culturale di San Gavino, con il diretto coinvolgimento dei giovani in un sistema collaborativo, volto al miglioramento del nostro ambiente sociale».

Il nome scelto è in lingua sarda «Kenemèri» (“Senza padroni”) è indicativo del clima in cui nasce questa nuova associazione. La voglia di fare è tanta e già stasera alle 22.30 questo gruppo di giovani ha organizzato un concerto di due gruppi musicali «The Made in Indonesia e Nous Autres» che suoneranno in un locale che dà sulla piazza Cesare Battisti.
«Non sarà presente alcuno spettro politico, – rimarca il gruppo dei fondatori – ma solo tanta forza di volontà in funzione di un risveglio generale della cittadina; essendo un progetto aperto e votato al rispetto e alla collaborazione tra individui, sarà rivolto a chiunque vorrà assistere e partecipare alle iniziative. La nostra associazione non avrà scopi di lucro ma sarà indirizzata all’acquisizione e allo sviluppo di spazi sociali destinati a tutti».

I giovani di «Kenemèri» hanno già dimostrato capacità progettuale e fantasia partecipando alla realizzazione della «Città dei giovani» che nascerà in una parte dei locali dell’ex scuola di via Convento. «Questo progetto a cui teniamo particolarmente – sottolinea Camilla Foische è nato dalle nostre menti, su richiesta e con l’aiuto del precedente assessorato alle politiche giovanili. Questo progetto è sopravvissuto al cambio di amministrazione e speriamo vivamente che rimanga intatto sino alla fine, coinvolgendoci direttamente in un autogestione totale degli spazi e dei tempi, al fine di mantenere inalterato lo spirito con cui l’iniziativa ha preso piede. La nostra speranza è che il progetto, data la sua importanza per la comunità, accolga consensi e appoggi da parte della cittadinanza e dell’amministrazione».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Sabato 17 ottobre 2009

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Il futuro? Attorno all’ex ferrovia

Scritto da admin il 16 ottobre 2009

Il Comune studia un piano per valorizzare gli edifici in disuso. Già avviato il confronto con i dirigenti della Rete ferroviaria italiana.
Dopo lo spostamento della stazione, avvenuto nel 2007, anche i commercianti della zona denunciano un crollo degli affari.

La vecchia stazione

La vecchia stazione

Valorizzare e riadattare le aree della vecchia ferrovia e gli edifici ora in disuso che ospitavano la stazione. È questo l’obiettivo che si pone l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gianni Cruccu ad oltre due anni dallo spostamento della ferrovia che fa sembrare dimenticata questa parte del paese dove transitavano non meno di 1400 passeggeri al giorno.
«Abbiamo già avuto – rimarca il primo cittadino – un primo contatto con i referenti regionali della Rete ferroviaria italiana (Rfi) e siamo in attesa di avere notizie dalla sede nazionale di Roma per poter acquisire le aree dismesse dalla ferrovia». Il sindaco e la giunta comunale vogliono velocizzare i tempi in modo da impedire che i locali della vecchia stazione restino in balia dei vandali, così come accade da due anni a questa parte. Infatti vetri in frantumi, porte sfondate, computer distrutti, carte buttate dappertutto sono oggi il biglietto da visita che si presenta a chi passa nella vecchia stazione ormai in uno stato penoso di abbandono.

Di qui alcuni progetti per restituire al paese queste aree: «Vogliamo creare dall’ex passaggio a livello di Santa Severa fino a quello della strada di Pabillonis – evidenzia il sindaco Gianni Cruccu – un grande parco verde con le piste ciclabili e in cui siano dislocati campi di pallacanestro, calcetto e pallavolo in modo che la gente possa andarci per trascorrere il tempo libero e passeggiare. Inoltre vogliamo spostare dal parcheggio di fronte all’ospedale il mercatino comunale che troverebbe spazio nell’area che va da via Roma fino a via Mazzini». Insomma un modo per restituire alla comunità quest’area dove i treni hanno fischiato senza interruzione per 136 anni: dal 3 ottobre 1871 fino al settembre del 2007.

«Oltre al mercatino settimanale – aggiunge Gianni Cruccu – in quelle aree possono trovare spazio mostre, esposizioni di artigiani. I tempi non saranno brevi, ma non vogliamo che il degrado continui. Abbiamo già chiesto la disponibilità dei locali in disuso. A Rfi vogliamo chiedere la cessione di alcune aree e proporre un accordo in modo che una parte delle aree sia trasformata da zona servizi G a zona edificabile C, quella che oggi rimane ancora una barriera può unire di nuovo il paese: vogliamo riportare la gente perché con la nuova ferrovia il traffico si è spostato». Un’esigenza sentita soprattutto dalle vicine attività commerciali che hanno risentito della chiusura della vecchia stazione.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Venerdì 16 ottobre 2009

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