Fonderia, polemica in Consiglio sulla demolizione del capannone
S’infiamma la polemica in Consiglio comunale tra maggioranza e opposizione sulla recente demolizione del capannone della fonderia. Per la minoranza le colpe sono degli attuali amministratori mentre per la Giunta guidata dal sindaco Cruccu le responsabilità sono della precedente amministrazione.
Tanti gli interventi in un’assemblea aperta ai cittadini. «Si tratta», afferma il sindaco uscente Stefano Musanti, «di un compendio di grande rilevanza. Il sito della fonderia è un bene identitario. In questi anni abbiamo lavorato affinché si scongiurasse un atto del genere, anche se la Syndial, che si occupa della bonifica dell’area, ne aveva chiesto la demolizione già nel 2008. Ora quest’area rimarrà sempre chiusa al pubblico e bisogna evitare che la Syndial faccia un’altra discarica».
Immediata e dettagliata la replica dell’assessore all’Ambiente Paolo Onnis: «L’amministrazione comunale in carica non ha potuto far nulla per modificare lo stato delle cose. È strano che coloro che avrebbero potuto farlo, propongono solo questo Consiglio comunale. Siamo arrivati quando di fatto era già stata decisa le demolizione del capannone. Non mi sembra che la precedente amministrazione abbia avuto un ruolo importante. Musanti ha fatto un elenco di intenzioni di cui non abbiamo avuto riscontro».
Poi la parola è passata al pubblico, «La nostra comunità», rimarca il direttore della biblioteca, Marco Spano, «ha il diritto di conservare quelle memorie che hanno portato San Gavino alla ribalta a livello nazionale e non solo. Non è possibile eliminare il materiale inquinante, intervenire per il risanamento e rimontare la struttura?».
Amareggiata è Rosaba Tola, pensionata: «I monumenti storici sono trascurati fino a quando crollano. Da una parte e dall’altro si è detto che siamo riuniti per il bene di San Gavino, ma sembrerebbe che si voglia sorprendere in fallo l’amministrazione». Un Consiglio terminato dopo quasi 5 ore di discussione con posizioni che tra minoranza e maggioranza rimangono distanti.
Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Lunedì 23 novembre 2009
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