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Risultati per gennaio 10th, 2010

Aperta l’inchiesta: triplice omicidio

Scritto da admin il 10 gennaio 2010

Domani le autopsie per chiarire se Ugo e Manuela Lisci siano morti nel primo schianto o a causa dei successivi investimenti. Sotto accusa il conducente della Punto che ha ucciso tre persone.

MONASTIR Primi importanti sviluppi nell’inchiesta aperta dalla Procura di Cagliari sullo spaventoso incidente, avvenuto venerdì sera nei pressi del bivio per Monastir della Carlo Felice, in cui hanno perso la vita Ugo e Manuela Lisci, padre e figlia di San Gavino Monreale, e l’agricoltore di Nuraminis Aldo Erby.

INDAGATO I carabinieri di Dolianova hanno denunciato per triplice omicidio colposo Agostino Collu, 48 anni di Senorbì, l’autista della Grande Punto che sarebbe piombato sulle tre vittime che erano appena uscite dalle loro auto dopo un primo tamponamento a catena, catapultandole nella corsia opposta, oltre lo spartitraffico centrale, dove sono state nuovamente investite e straziate dalle auto dirette verso Cagliari.

Un'agghiacciante immagine dello spaventoso incidente di ieri in cui sono morte tre persone

Un'agghiacciante immagine dello spaventoso incidente di ieri in cui sono morte tre persone

LA PERIZIA Il pm titolare del fascicolo, Gilberto Ganassi, ha affidato al direttore della Motorizzazione civile di Cagliari, Francesco Marongiu, il difficile compito di chiarire la dinamica della carambola mortale. Il perito si è messo subito al lavoro, tanto che ieri ha eseguito un accurato sopralluogo sulla 131 accompagnato dai carabinieri di Monastir. Decisiva sarà inoltre la testimonianza di Mattia Lisci, 19 anni, che era sull’auto insieme al padre e alla sorella ed è miracolosamente scampato alla morte. Trasportato al Santissima Trinità dal 118, venerdì sera il sopravvissuto era sconvolto e non ricordava nulla, ma passato lo choc potrebbe contribuire a sciogliere i tanti punti ancora oscuri. Intanto, sempre ieri, nel cimitero di San Michele, il medico legale Roberto Demontis ha effettuato un primo esame esterno dei cadaveri.

OMISSIONE DI SOCCORSO Su un altro versante i militari stanno ancora tentando di scoprire chi fosse alla guida delle auto, almeno tre, che procedevano nella direzione opposta a quella in cui è avvenuto l’incidente e che hanno investito i corpi di Ugo e Manuela Lisci riversi sull’asfalto (non Erby, che i primi soccorritori hanno trovato ancora in vita). Solo uno dei conducenti, che era al volante di un Suv Mercedes, si è infatti fermato, anche se dopo centinaia di metri, per cui nei confronti degli altri, sempre che si riesca mai a identificarli, potrebbe scattare la denuncia per omissione di soccorso.

AUTOPSIE DECISIVE Al medico legale Roberto Demontis spetterà inoltre il compito, decisivo per l’inchiesta penale, di capire se il decesso dei Lisci sia stato causato dall’impatto con la prima auto guidata da Collu o dai successivi investimenti. Un dubbio che verrà chiarito solo dalle autopsie, che si svolgeranno domani nell’Istituto di medicina legale.

PRUDENZA INUTILE Intanto emergono ulteriori particolari su quanto avvenuto alle 19,22 di venerdì al chilometro 18 della Carlo Felice, mentre la pioggia cadeva copiosa riducendo al minimo la visibilità. Il primo scontro è avvenuto sulla corsia di sorpasso in direzione Sassari, quando la Fiat Punto dei Lisci ha tamponato la Citroen C2 con al volante Maria Caterina Tola, 55 anni di Samatzai, che era quasi ferma. Subito dopo è sopraggiunto sulla sua Fiat Punto, Aldo Erby, che non è riuscito a evitare lo scontro. Prima di uscire dall’auto, l’agricoltore di Nuramis ha indossato il giubbetto catarifrangente, poi è sceso e ha piazzato qualche metro più indietro il triangolo rosso di pericolo, che è stato recuperato e sequestrato dai carabinieri. Prudenza che non è però servita a evitare la tragedia: il conducente della Grande Punto non si è infatti accorto della presenza delle tre auto semidistrutte che ostruivano la corsia di sorpasso e ha travolto tutto e tutti.

I SOPRAVVISSUTI Gli unici a salvarsi sono stati Mattia Lisci e la Tola, che dolorante e terrorizzata, è rimasta sempre dentro la sua Citroen in attesa dei soccorsi. Oltre ovviamente ai tre occupanti della Grande Punto, Collu, la moglie e il figlio Mirko, medicati al San Giovanni di Dio per lievi ferite. Aldo Erby è stato invece soccorso da una dottoressa testimone della tragedia, ma è morto subito dopo essere stato caricato sull’ambulanza dei volontari di Nuraminis, che si trovava lì per caso.

Fonte: Unione Sarda di Domenica 10 gennaio 2010

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«Ho visto morire papà e Manuela»

Scritto da admin il 10 gennaio 2010

Mattia Lisci, 19 anni, parla della strage sulla Carlo Felice.

«Ho sentito Manuela urlare, credevo per lo spavento, sono sceso e lei era sull’asfalto nell’altra corsia. Poi, una dopo l’altra, due auto le sono passate sopra». Vivo, sopravvissuto, per miracolo, Mattia Lisci. Testimone dell’orrore, di quei pochi minuti di venerdì sera che hanno trasformato la 131 in inferno e la felicità in tragedia. Era contento di riabbracciare la sorella che non vedeva da circa due anni. Ma la gioia è durata poco, appena il tempo di percorrere la strada di ritorno dall’aeroporto di Elmas a San Gavino, fino al diciottesimo chilometro della Carlo Felice. Quel che è successo dopo non potrà mai dimenticarlo.
Ha solo diciannove anni, Mattia, ma la sequenza di paura e morte gli resterà impressa nelle mente fino all’ultimo dei suoi giorni. Lui la racconta seduto accanto al camino, a casa della zia materna in via Sauro a San Gavino, non molto lontano da via Pascoli dove viveva con il padre Ugo. Ha un’aria esile, viso magro, allungato, da adolescenza prolungata. Parla battendo ininterrottamente il piede destro e pigiando sul touch screen del cellulare per rispondere ai tanti messaggi: condoglianze, affetto, solidarietà via Sms.

«Con papà siamo andati ad Elmas a prendere Manuela. Doveva arrivare alle 19,15 ma il volo della Ryanair è atterrato con dieci minuti d’anticipo. Quando siamo giunti all’aeroporto lei era già fuori e ci aspettava con i bagagli. Si è seduta davanti e io dietro sulla Punto, acquistata dieci anni fa ma tenuta con molta cura. Viaggiavamo sulla 131 a bassa velocità, come sempre perché non ho mai visto mio padre superare i novanta all’ora. A un certo momento, ci siamo ritrovati davanti un’auto ferma a sinistra, nella corsia di sorpasso. Papa ha subito frenato ma pioveva molto e gli pneumatici hanno slittato sull’asfalto bagnato. Un piccolo tamponamento, niente di grave. Papà non se l’è presa, ha tirato un sospiro ed è sceso immediatamente con Manuela per vedere se la signora al volante dell’altra macchina stesse bene»
Padre e Figlia stanno parlando con Maria Caterina Tola quando sopraggiunge un’altra vettura che non riesce a evitare la Punto e la tampona. «Manuela ha aperto lo sportello e mi ha chiesto come stavo. “Bene – le ho detto – non ti preoccupare”. Pochi istanti e ho sentito il suo urlo». Lei, il padre e il conducente, Aldo Erby di Nuramins, della seconda vettura coinvolta nel tamponamento a catena erano stati travolti da un Grande Punto con a bordo una famiglia di Senorbì, e scaraventati nella corsia opposta della Carlo Felice. La pioggia e il buio hanno impedito che due automobilisti diretti verso Cagliari vedessero i corpi a terra e così due auto li hanno travolti.

Manuela era più di una sorella. «Mi ha cresciuto lei perché a cinque anni ho perso mia madre». Lei aveva quindici anni in più del fratellino e gli è rimasta accanto fino a quando ha potuto. «Poi è partita per cercare lavoro e mio padre è andato in pensione per potersi occupare meglio di me. Era molto affettuoso e comprensivo. Certo, quando sbagliavo mi rimproverava e aveva ragione. Ma abbiamo sempre parlato. Ragionava, non era autoritario. Ci teneva molto che mi diplomassi. Nonostante avessi perso due anni e fossi in ritardo negli studi non ha voluto che lasciassi la scuola». Ora Mattia frequenta la terza classe del corso di informatica all’Istituto tecnico industriale di Guspini.

Ugo Lisci e la moglie, Veneranda morta nel 1996 all’età di 51 anni, hanno avuto quattro figli. Tranne Mattia, tutti si sono trasferiti sulla Penisola. Nicola, il maggiore, 39 anni, è sposato e vive a Mantova con la famiglia. Barbara, 38 anni, abita a Trento dove lavora e sta per laurearsi. Manuela e il marito si erano conosciuti e sposati, tre anni fa, a Verona. Lei lavorava per un’azienda commerciale ma a novembre le era scaduto il contratto. Così, passate le feste di fine anno, ha deciso di venire a trovare il padre e il fratello. «Mercoledì sarebbe dovuta ripartire», ricorda Mattia.
Il ragazzo aspetta ora l’arrivo di Nicola e Barbara. «Adesso saranno loro a occuparsi di lui», dice la zia. Mattia ha bisogno di molto affetto, di un grande aiuto. Non per dimenticare ma per ricordare soffrendo il meno possibile.

Fonte: Stefano Lenza, Unione Sarda di Domenica 10 gennaio 2010

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