Mattia Lisci, 19 anni, parla della strage sulla Carlo Felice.
«Ho sentito Manuela urlare, credevo per lo spavento, sono sceso e lei era sull’asfalto nell’altra corsia. Poi, una dopo l’altra, due auto le sono passate sopra». Vivo, sopravvissuto, per miracolo, Mattia Lisci. Testimone dell’orrore, di quei pochi minuti di venerdì sera che hanno trasformato la 131 in inferno e la felicità in tragedia. Era contento di riabbracciare la sorella che non vedeva da circa due anni. Ma la gioia è durata poco, appena il tempo di percorrere la strada di ritorno dall’aeroporto di Elmas a San Gavino, fino al diciottesimo chilometro della Carlo Felice. Quel che è successo dopo non potrà mai dimenticarlo.
Ha solo diciannove anni, Mattia, ma la sequenza di paura e morte gli resterà impressa nelle mente fino all’ultimo dei suoi giorni. Lui la racconta seduto accanto al camino, a casa della zia materna in via Sauro a San Gavino, non molto lontano da via Pascoli dove viveva con il padre Ugo. Ha un’aria esile, viso magro, allungato, da adolescenza prolungata. Parla battendo ininterrottamente il piede destro e pigiando sul touch screen del cellulare per rispondere ai tanti messaggi: condoglianze, affetto, solidarietà via Sms.
«Con papà siamo andati ad Elmas a prendere Manuela. Doveva arrivare alle 19,15 ma il volo della Ryanair è atterrato con dieci minuti d’anticipo. Quando siamo giunti all’aeroporto lei era già fuori e ci aspettava con i bagagli. Si è seduta davanti e io dietro sulla Punto, acquistata dieci anni fa ma tenuta con molta cura. Viaggiavamo sulla 131 a bassa velocità, come sempre perché non ho mai visto mio padre superare i novanta all’ora. A un certo momento, ci siamo ritrovati davanti un’auto ferma a sinistra, nella corsia di sorpasso. Papa ha subito frenato ma pioveva molto e gli pneumatici hanno slittato sull’asfalto bagnato. Un piccolo tamponamento, niente di grave. Papà non se l’è presa, ha tirato un sospiro ed è sceso immediatamente con Manuela per vedere se la signora al volante dell’altra macchina stesse bene»
Padre e Figlia stanno parlando con Maria Caterina Tola quando sopraggiunge un’altra vettura che non riesce a evitare la Punto e la tampona. «Manuela ha aperto lo sportello e mi ha chiesto come stavo. “Bene – le ho detto – non ti preoccupare”. Pochi istanti e ho sentito il suo urlo». Lei, il padre e il conducente, Aldo Erby di Nuramins, della seconda vettura coinvolta nel tamponamento a catena erano stati travolti da un Grande Punto con a bordo una famiglia di Senorbì, e scaraventati nella corsia opposta della Carlo Felice. La pioggia e il buio hanno impedito che due automobilisti diretti verso Cagliari vedessero i corpi a terra e così due auto li hanno travolti.
Manuela era più di una sorella. «Mi ha cresciuto lei perché a cinque anni ho perso mia madre». Lei aveva quindici anni in più del fratellino e gli è rimasta accanto fino a quando ha potuto. «Poi è partita per cercare lavoro e mio padre è andato in pensione per potersi occupare meglio di me. Era molto affettuoso e comprensivo. Certo, quando sbagliavo mi rimproverava e aveva ragione. Ma abbiamo sempre parlato. Ragionava, non era autoritario. Ci teneva molto che mi diplomassi. Nonostante avessi perso due anni e fossi in ritardo negli studi non ha voluto che lasciassi la scuola». Ora Mattia frequenta la terza classe del corso di informatica all’Istituto tecnico industriale di Guspini.
Ugo Lisci e la moglie, Veneranda morta nel 1996 all’età di 51 anni, hanno avuto quattro figli. Tranne Mattia, tutti si sono trasferiti sulla Penisola. Nicola, il maggiore, 39 anni, è sposato e vive a Mantova con la famiglia. Barbara, 38 anni, abita a Trento dove lavora e sta per laurearsi. Manuela e il marito si erano conosciuti e sposati, tre anni fa, a Verona. Lei lavorava per un’azienda commerciale ma a novembre le era scaduto il contratto. Così, passate le feste di fine anno, ha deciso di venire a trovare il padre e il fratello. «Mercoledì sarebbe dovuta ripartire», ricorda Mattia.
Il ragazzo aspetta ora l’arrivo di Nicola e Barbara. «Adesso saranno loro a occuparsi di lui», dice la zia. Mattia ha bisogno di molto affetto, di un grande aiuto. Non per dimenticare ma per ricordare soffrendo il meno possibile.
Fonte: Stefano Lenza, Unione Sarda di Domenica 10 gennaio 2010
Articoli correlati:
- Aperta l’inchiesta: triplice omicidio
- Schianto sulla Carlo Felice: 3 morti e 15 feriti
- Due delle vittime dello schianto erano sangavinesi





