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febbraio 2012
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Risultati per febbraio, 2010

Michelangelo Sanna

Michelangelo Sanna

L’ultima camicia nera boccia Emanuele Filiberto a Sanremo. A un soffio dai novant’anni nella sua casa-museo di San Gavino ha ricreato un mondo che esiste solo nei libri di storia. Michelangelo Sanna: traditi dai Savoia, nel ’46 votai per la Repubblica. I reperti sequestrati nella mia abitazione? Spiegherò tutto al processo.

Sul nespolo impolverato della ribattezzata piazza El Alamein spiega le ali solo un’aquila romana di pietra. A destra cipressi, un pollaio e il portainsegna col tricolore ammainato. Una Predappio calata nella campagna campidanese, al termine di uno sterrato buche e fango. «Qui, nella mia campagna, ogni domenica faccio l’alzabandiera», dice Michelangelo Sanna, l’ultimo fascista dichiarato. Non per modo di dire: «Nel 1943 ero volontario al fronte, gli americani mi catturarono in Nord Africa: finii nel campo di prigionia del Missouri. Venne un delegato di Badoglio per ordinarci di collaborare con gli Stati Uniti. “Siamo alleati”, si giustificò. Ci interrogarono uno per uno, risposi che non avrei eseguito l’ordine di un re traditore. Mi mandarono nel ”fascist’s criminal camp” del Texas. Non ho mai abiurato».
Nella seconda vita ha fatto il commerciante senza mai provare vergogna: «Perché avrei dovuto? Se me lo chiedono racconto tutto». A novant’anni ha imparato a prendersi il tempo che gli serve, soprattutto nella sua campagna-museo da cui un anno fa i carabinieri hanno portato via tre furgoni di reperti archeologici: «Mi hanno denunciato e sarò processato».
I suoi amici?
«Molti non ci sono più. Ero legato all’avvocato cagliaritano Alfredo Pazzaglia, mi difese nel 1946 davanti al tribunale militare. Ero accusato di rifiuto d’obbedienza. Mi assolsero. Amico di Endrich, l’ex podestà di Cagliari, ci vedevamo sempre nei raduni dei reduci, con noi il padre dell’avvocato Francesco Onnis, ex segretario del partito fascista di Nuoro».
Politico di riferimento?
«Non ce l’ho più».
Che idea s’è fatto di Fini?
«Mi scrisse tre lettere dopo la recensione di un mio libro comparsa sul Secolo d’Italia. Altri tempi. Ormai si batte per la poltrona rinnegando le sue idee.».
È rimasto a destra?
«Penso che non lo sappia neanche lui».
Lei chi vota?
«Nessuno, da anni».
Se le dicono fascista?
«Lo sono».
Non pensa che nel 2010 sia insensato?
«Il carattere dell’italiano è quello: quando le cose vanno bene stanno tutti da una parte, appena va male rinnegano senza scrupoli. Alberto Sordi ha fatto una rappresentazione degli italiani molto efficace».
Cosa rimpiange del Ventennio?
«Prendiamo San Gavino e la Sardegna. Nel 1932 Mussolini creò la fonderia con oltre mille posti di lavoro. Perché allora era possibile e adesso no?»
Forse perché era una dittatura?
«La Sardegna col fascismo fece un salto di qualità, nacquero tre nuove città: Carbonia, Arborea e Fertilia. Purtroppo la guerra interruppe la bonifica di Castiadas. Per trovare un salto di qualità simile bisogna risalire all’impero romano».
Non c’era la libertà, botte e olio di ricino.
«Oggi c’è libertà per la mafia, libertà di sparlare, di diffamare, di rubare. Quando c’è un eccesso del genere bisogna porsi qualche domanda».
Approvò le leggi razziali?
«Furono una necessità del momento. Molti degli ebrei perseguitati in Europa si riversarono in Italia».
I lager?
«Le guerre sono fatte anche di queste cose».
Cattolico?
«A modo mio. La Chiesa è sempre esistita, forse ci sarà sempre, però mi sembra che si occupi troppo di affari».
A Sanremo avrebbe votato per Emanuele Filiberto?
«Nel 1946 votai per la Repubblica».
Il periodo peggiore?
«Dal 1946 al ’48. Ero a Sardara, il mio paese, ma pensavo di vivere sulla luna. Tutti rivendicavano qualcosa e nessuno lavorava».
Italia irrimediabilmente corrotta?
«Guai se fosse così, saremmo come l’Abissinia. Vedo che l’Italia sta in piedi, quindi da qualche parte, ben nascoste, devono pur esserci le forze oneste».
Cos’è l’intolleranza?
«È una gran brutta cosa se anima i politici, perché hanno il potere di tradurla in atti concreti. È pericolosa anche se è il collante di un gruppo di privati cittadini che – statene sicuri – cercherà di attaccare lo Stato. Oggi quei gruppi passano sotto i nomi di mafia, ‘ndrangheta, camorra».
È vero che dietro il mito del maschio virile si nascondevano molti gay?
«Durante il fascismo gli omosessuali erano messi ai margini».
E secondo lei non era intolleranza?
«Chiamatela come credete. L’uomo aveva una funzione precisa, se non era adeguato veniva misconosciuto a livello sociale».
Sotto processo per i reperti archeologici: pentito?
«Di aver salvaguardato la storia?»
Quanti hanno il museo dentro casa?
«È un’abitudine consolidata. La gente ha paura di dire “ho trovato questo” perché sarebbe denunciata».
I tombaroli esistono ancora?
«Il Campidano è la loro patria. Dal 2004 al 2007 hanno sbancato cinque chilometri per la ferrovia di San Gavino e nessuno sapeva cosa c’era sotto terra. Ufficialmente non è stato trovato nulla, qualcuno ci crede?»

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Ecco i nuovi raccoglitori di rifiuti

Scritto da admin il 27 febbraio 2010

Mai più cartacce e rifiuti di altro tipo per terra. È questo il senso della campagna di educazione ambientale che sarà lanciata dall’assessorato all’Ambiente guidato da Paolo Onnis.
«Ci sarà – spiega l’assessore – il posizionamento di raccoglitori di rifiuti in tutto il paese. In particolare nell’ex Area Melas troveranno posto i contenitori per le cicche delle sigarette e per le batterie esauste e i distributori di bustine per escrementi di animali». Ma il progetto non si conclude qui perché i contenitori saranno messi nelle zone strategiche del paese: «Ci saranno – aggiunge Paolo Onnis – anche i raccoglitori per il toner e le cartucce esauste. Abbiamo iniziato un nuovo rapporto di più stretta collaborazione con l’Eurogest, la ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Sabato 27 febbraio 2010

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Fondi per il rinnovamento di via Trento

Scritto da admin il 26 febbraio 2010

L’amministrazione comunale ha deciso di stanziare i finanziamenti necessari al rinnovamento di alcune strade del paese, come l’incrocio tra via Trento e via Parrocchia. In seguito al miglioramento e rinnovamento del manto stradale, e all’inserimento del lastricato e acciottolato della via Trento, avvenuto un paio di anni fa, alcune parti risultano ancora incomplete. L’incrocio, infatti, si presenta ancora pericoloso sia per pedoni sia per gli automobilisti. Il sindaco, Gianni Cruccu, ha spiegato che la sistemazione dell’incrocio appartiene a quella serie di lavori che entrano a far parte del nuovo assetto urbanistico e che sarà sistemato al più presto.

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda di Venerdì 26 febbraio 2010

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Fonderia di San Gavino

Fonderia di San Gavino

Rabbia e delusione per l’esclusione dai tavoli che hanno portato alla firma di un protocollo tra Regione e vertici aziendali per il rilancio della Portovesme Srl, cui fa capo la fonderia di San Gavino. Lo denunciano con forza i lavoratori da tempo in cassa integrazione e i sindacati dello storico stabilimento che a giugno compirà 78 anni. «Siamo stati completamente ignorati – rimarca Gigi Marchionni, segretario della Fiom Cigl del Medio Campidano – eppure al tavolo con il presidente Ugo Cappellacci e gli assessori regionali di Programmazione, Lavoro e Industria c’erano, oltre all’amministratore delegato della Portovesme Srl Carlo Lolliri, i segretari regionali e territoriali dei chimici del Sulcis di Cgil, Cisl e Uil, e la Rsu della fabbrica di Portoscuso. Non siamo stati coinvolti in nessun modo in questo accordo così importante, eppure siamo andati anche noi al presidio sotto il palazzo della Regione».

Di qui la richiesta unitaria da parte delle segreterie dei sindacati dei metalmeccanici del Medio Campidano (Fiom Cgil, Fsm Cisl e Uilm) di un incontro nello stabilimento di San Gavino con l’amministratore delegato Carlo Lolliri per fare chiarezza sulla situazione dal momento che non si conosce ancora la data di riapertura dell’impianto.
«I lavoratori, in cassa integrazione dal maggio scorso – aggiunge Gigi Marchionni – sono arrabbiati per come sono stati trattati: il loro futuro non si deve decidere a Portoscuso. Basterebbe che l’azienda sentisse i sindacati. Per la fonderia di San Gavino non hanno l’attenzione giusta né l’azienda, né la Regione. Chiediamo ai politici locali, provinciali e regionali che si diano una mossa senza aspettare le elezioni di primavera. Non se ne sta vedendo uno. Dopo l’incontro con l’ex assessore all’Industria non è successo niente, vogliamo vedere un impegno concreto».

Sulla stessa linea anche Marco Angioni, segretario della Fsm Cisl: «Il fatto che non stiamo stati inviati ad un tavolo così importante che riguarda San Gavino – denuncia – ci ha infastidito. È mancato tutto un territorio e la nostra presenza sarebbe stata doverosa. Attendiamo l’incontro con l’azienda per definire la riapertura di San Gavino. Oggi, dopo questo accordo, ci sono le condizioni per il riavvio degli impianti». Una mancanza di attenzione condivisa anche da Edoardo Bizzarro, segretario territoriale della Cisl: «Siamo vivamente preoccupati perché non si sa quando la fonderia riaprirà al di là della crisi internazionale. Non sappiamo nulla da parte dell’azienda».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Giovedì 25 febbraio 2010

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Il problema industriale

Scritto da admin il 24 febbraio 2010

Abbiamo scovato un articolo dell’Unione Sarda risalente a circa 70 anni fa. Parla della fonderia di San Gavino Monreale e delle potenzialità dell’industria sarda.
Ci deve far riflettere un passaggio fondamentale dell’articolo “E perché impianti similari non si moltiplicano, date le risorse dei numerosi giacimenti metalliferi ormai passati dallo stato di pura ricerca a quello di sfruttamento industriale? Il perché fondamentale è uno: il costo dell’energia elettrica. Gli impianti metallurgici poggiano oggi in gran parte sulla elettrometallurgia e si affermano di conseguenza là dove il fattore essenziale, l’energia elettrica, ha costi bassi e disponibilità larghissime, così come per il passato lo sviluppo industriale si estese dove l’abbondanza dei corsi d’acqua forniva l’alimento delle ruote idrauliche.

Sono passati 70 anni e il problema è sempre lo stesso. Nessuna delle amministrazioni regionali o nazionali è riuscita a porre rimedi (che non fossero “tamponi” momentanei) al problema energetico sardo. Adesso l’attenzione dei media è concentrata sulla crisi Alcoa e sui problemi a Portovesme (da sempre legato a San Gavino per il trasporto dei minerali).
Ma sia ben chiaro a tutti noi che non è di certo un problema con cui ci siamo svegliati all’improvviso in questi anni. Già nel 1939 la Sardegna aveva questo problema e nessuno è mai riuscito a risolverlo. Questione di possibilità o di volontà?

Dalla pag. 3 dell’”Unione Sarda”, 4 Novembre 1939.

Dal giorno in cui lo sguardo indagatore del Duce si è posato sul complesso della ricchezza potenziale offerta dal suolo e dal sottosuolo della Sardegna, quest’isola generosa, che pareva destinata a perpetuare la vita pastorale ed un interesse precipuamente folcloristico, ha finalmente iniziato l’agognata marcia verso la realizzazione delle sue possibilità industriali.
Il problema autarchico ha trovato in Sardegna risorse insperate, sia perché le volute ricerche hanno messo in luce materie prime che si ritenevano inesistenti nella nostra Nazione, sia perché si sono intensificate le estrazioni dei minerali già noti ma che continuavano a giacere ignorati perché giudicati poco convenienti, dato che il mercato estero li possedeva, magari attraverso braccia italiane, belli e scielti su vagoni nei grandi porti tirreni ed adriatici. Basta oggi correre lungo le arterie stradali sarde per notare ovunque il lavoro ferrente che squarcia il secolare silenzio pesante su molteplici piaghe. Sono teorie di autocarri rombanti che trasportano i più svariati materiali o masse di minerali verso i porti: sono sciolte di operai che rincasano o si avviano sorridenti al lavoro; sono carri agricoli colmi di prodotti che si dirigono verso nuovi centri di consumo.

Si lavora alacremente per mettere in valore tutto quanto questa Isola offre tre suolo e sottosuolo, pervasa dalla volontà di legarsi più saldamente alle altre regioni d’Italia in una solida attività di scambi che, elevandone il proprio tenore economico, la ponga tra i fattori più attivi della vittoria autarchica nazionale. Il grandioso bacino carbonifero di Carbonia (già trascurato come quelli antraciferi dell’interno, appena delibati) deve essere considerato, agli effetti dell’economia isola il vero bene dell’isola possiede, in quanto da esso e per esso si potrà trarre quella conveniente forza motrice, senza la quale l’industrializzazione della Sardegna non potrà mai affermarsi in pieno. Se invero osserviamo quanto avviene nei nostri porti e nelle cale delle coste sarde, vediamo che moltissimi prodotti della nostra industria metallurgica e che si chiamano: Porto Marghera, Cortone, Sesto San Giovanni, Cogoleto, ect. Alla logia considerazione che alcuni di questi minerali, come ad esempio i ferrosi, debbano percorrere molta strada prima di giungere ai valorizzanti forni elettrici, con spese di trasporto, di carichi e di scarichi che incidono sul costo finale del prodotto mentre aumentano nel contempo i costi della manutenzione stradali, se ne impone un’altra che riguarda strettamente lo sviluppo economico locale. Tale sviluppo si vede infatti sbarrato nelle altrui iniziative che, fuori dell’Isola, realizzano dei processi di trasformazione e di metallizzazione del minerale sardo margini di guadagno più lucrosi di quelli consentiti all’industria estrattiva. Si ha cosi da un lato un maggior costo dei prodotti agli effetti nazionali e dall’altro una inadeguata valorizzazione dell’isola, che invece ha in se tutte le possibilità per alimentare una efficiente industria metallurgica e dare lavoro in forma più evoluta a tanti suoi figli: chi può ignorare il benessere alimentato nella zona di San Gavino della Società Italiana del Piombo e dello Zinco con l’esercizio della sua imponente Fonderia? E perché impianti similari non si moltiplicano, date le risorse dei numerosi giacimenti metalliferi ormai passati dallo stato di pura ricerca a quello di sfruttamento industriale? Il perché fondamentale è uno: il costo dell’energia elettrica. Gli impianti metallurgici poggiano oggi in gran parte sulla elettrometallurgia e si affermano di conseguenza là dove il fattore essenziale, l’energia elettrica, ha costi bassi e disponibilità larghissime, così come per il passato lo sviluppo industriale si estese dove l’abbondanza dei corsi d’acqua forniva l’alimento delle ruote idrauliche.

Allo stato odierno dei fatti, la Sardigna ha la possibilità di offrire all’industria importanti quantitativi di energia elettrica, che però non possono essere disponibili a prezzi adeguati per l’esercizio industriale degli stabilimenti metallurgici. Gli impianti di produzione di energia elettrica oggi esistenti in sardigna rappresentano una potenza di 140.000 KW; non tutta questa potenza è però regime di erogazione.

Armando Secchi

Ringraziamo la Biblioteca comunale di San Gavino Monreale per il materiale messo a disposizione per le nostre ricerche.

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Illuminazione pubblica al risparmio

Scritto da admin il 23 febbraio 2010

Per le amministrazioni è necessario ridurre i costi e garantire un’illuminazione efficiente grazie ai fari di moderna generazione. Nei paesi nuove lampadine per una bolletta più leggera. La Regione investe in tutti i Comuni per migliorare il rapporto energetico.

Illuminazione fotovoltaica

Illuminazione fotovoltaica

Anche nei centri abitati del Medio Campidano presto nuove lampadine per ridurre l’inquinamento luminoso e far risparmiare alle casse dei municipi. L’assessorato regionale all’Ambiente ha finanziato diciannove progetti di altrettante amministrazioni della Provincia per rinnovare gli impianti dell’illuminazione pubblica. La somma totale concessa al territorio provinciale è di tre milioni e 568 mila euro. L’assessorato regionale prima aveva messo a disposizione degli interventi in tutta la Sardegna 20 milioni di euro. Ma con una delibera della Giunta presieduta dal governatore Ugo Cappellacci ha deciso di estendere il finanziamento a tutti i progetti ritenuti ammissibili nella graduatoria.

La Regione ha stilato una graduatoria. dei Comuni. Quello meglio piazzato del Medio Campidano è Lunamatrona : 230 mila euro serviranno per adottare lampade per il risparmio energetico ma ridurre anche l’inquinamento luminoso provocato da questi impianti. Al secondo posto Segariu, al quale andranno 288 mila euro e Collinas con 295 mila euro. Poi Furtei con 122 mila euro e Setzu con 74 mila euro. Tredici mila euro è invece la somma assegnata all’amministrazione di Sardara e 300 mila euro a quella di Guspini. Ancora il municipio di Tuili riceverà nelle sue casse 278 mila euro, mentre le casse comunali di Serrenti ed Arbus rispettivamente 184 mila euro e 235 mila euro. Quindi 57 mila euro al Comune di Villanovaforru, 282 mila a Gonnosfanadiga, 194 mila a Villacidro, 89 mila a Las Plassas e 257 mila euro a Samassi . Infine 90 mila euro per l’impianto di illuminazione del centro urbano di Sanluri, 105 mila per Gesturi , 189 mila per Villamar e 279 mila euro per San Gavino Monreale.

Martedì 23 febbraio 2010

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