Fonderia chiusa, Municipio occupato dai dipendenti
Dopo l’accordo con la Regione per la costruzione della centrale eolica e la concessione di energia a tariffe agevolate, tutto lasciava pensare ad una prossima riapertura dello stabilimento. «Con la soluzione di queste grandi vertenze di cui l’azienda ha sempre fatto il proprio cavallo di battaglia – aggiunge Antonello Corona, della Fsm Cisl – ci aspettavamo una graduale procedura per il completo riavvio degli impianti nei tempi tecnici previsti. Invece con un comunicato firmato dall’amministratore delegato unico, Carlo Lolliri, l’azienda ci ha comunicato che a causa della condizioni di mercato non favorevoli, l’intera linea del piombo necessita di un ulteriore prolungamento della cassa integrazione straordinaria per un altro anno».
Da parte di dipendenti della fonderia c’è il dubbio che l’azienda non abbia un interesse al riavvio della produzione: «Siamo fortemente convinti che un impianto rimasto inattivo per due anni – evidenzia Anselmo Collu della Uilm - abbia grosse difficoltà al riavvio per motivi tecnici ed economici. È possibile per i 110 dipendenti ottenere per due anni la cassa integrazione lasciando il proprio destino alla solita frase che l’amministratore delegato della Portovesme Srl continua a proporre nelle varie comunicazioni con i lavoratori: Lo stabilimento riaprirà quando ci saranno le condizioni di mercato favorevoli . E se queste non si verificheranno, noi cosa faremo visto che per decenni abbiamo sempre lavorato in fonderia?».
Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Giovedì 11 marzo 2010
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