Reperti dimenticati, tesoro sotto chiave
Le scoperte di quaranta anni fa aspettano ancora un museo: più di cinquemila “pezzi” nuragici e punici venuti alla luce in periferia.
Il Comune ha trovato una sistemazione provvisoria. Ma non è mai riuscito a aprire un museo archeologico. Problemi di finanziamento.
Queste straordinarie scoperte furono rinvenute nella periferia del paese, in località Funt’e canna, tra gli anni ’60 e ’70, da Michele Sanna, veterano di guerra e appassionato d’archeologia. «Da scavi profondi – spiega Sanna – sono affiorati resti del periodo nuragico e punico». Ne sono risultati 5226: un’enormità in un territorio così ristretto.
PERIODO NURAGICO «Si tratta – spiega – di materiale d’uso domestico come macine nuragiche. Sono affiorati anche oggetti più grandi, risalenti al periodo nuragico, e 23 insediamenti completamente rasi al suolo durante scontri coi romani del 215 a.C.».
Durante la precedente amministrazione, il nucleo dei carabinieri di Sassari, specializzato nella tutela dei beni culturali, intervenne, su richiesta della Sovrintendenza, e e fece una denuncia alla magistratura. Questa sequestrò tutto il materiale e chiese al sindaco di allora, Stefano Musanti, se aveva l’interesse a mantenere questi resti. Il sindaco, accolse subito la richiesta, sostenendo che aveva tutto l’interesse a custodirli. «L’amministrazione – sostiene Musanti- fece il possibile affinché tutto il materiale rimanesse in paese, altrimenti sarebbe finito in qualche deposito della sovrintendenza».
EX SINDACO Musanti decise di custodirli in due zone del paese. Oggi alcuni sono protetti dentro delle vetrine in una sala del palazzo comunale. Quelli più ingombranti sono invece conservati, dietro una porta sigillata, al centro d’aggregazione sociale nell’attesa del censimento e della catalogazione.
Sanna e Musanti, confidano ora in una maggiore partecipazione da parte della nuova giunta.
GLI IMMOBILI Dal canto suo il sindaco della nuova giunta, Gianni Cruccu, ha mostrato interesse per i ritrovamenti archeologici. Già da qualche tempo si sta, infatti, interessando per l’acquisizione d’immobili che abbiano un ampio cortile per collocare, non solo i reperti di piccole dimensioni, ma anche quelli ingombranti. «Abbiamo in mente – spiega – alcuni edifici che hanno tutte le proprietà essenziali per l’esposizione di tali reperti. Tuttavia i finanziamenti devono essere disposti dalla Regione attraverso delle gare d’appalto. Faremo il possibile affinché siano finanziati tali progetti e che questi reperti abbiano una giusta e consona collocazione».
Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda di Martedì 27 aprile 2010
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