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Risultati per marzo, 2011

Strade-disastro, colpa delle ferrovie

Scritto da Redazione il 31 marzo 2011

Braccio di ferro per i lavori mai ultimati attorno alla nuova stazione
Il Comune pronto a chiedere i danni per tutti gli incidenti

Strade-disastro, colpa delle ferrovie

Strade-disastro, colpa delle ferrovie

Incidenti nelle strade che portano alla stazione? Colpa dell’azienda- Ferrovie che non ha mantenuto gli inpegni. Lo sostiene il Comune di San Gavino, pronto a chiedere i danni costituendosi parte civile in caso di sinistri stradali. L’amministrazione è sul piede di guerra contro le Ferrovie dello Stato, in particolare la ditta (Saffer) che si è occupata della realizzazione della nuova stazione ferroviaria e di tutta l’area circostante. Negli ultimi anni, la dislocazione dello scalo, agli antipodi del paese, ha messo a dura prova tutta la cittadinanza che vive una situazione di completo disorientamento e pericolo. La rivoluzione paesaggistica ha generato veri e propri disagi ambientalistici, economici e sociali che non offrono una bella immagine del paese.

SERVIZI In primis il degrado urbano: gravemente insidiose, usate dai pedoni e studenti, sono le strade per raggiungere la stazione. Via Donizetti e Via Maria Carta sono tra le più pericolose: carenti di segnaletica, di marciapiedi e totalmente prive d’illuminazione. La stazione non dispone di nessun servizio pubblico: non esiste un punto ristoro, un’edicola e la biglietteria automatica è spesso fuori servizio. Per quanto concerne le strade extra urbane la situazione non cambia: il sistema di collegamento con strade comunali, provinciali e statali è in pessime condizioni perché, anch’esso, privo di sicurezza.
I lavori per lo spostamento della stazione hanno, inoltre, causato un grave dissesto idraulico. In cima a tutte queste mancanze, risalta lo scalo merci, mai utilizzato. L’amministrazione comunale, dopo diversi incontri a vuoto, si dice pronta a dare battaglia e prendere provvedimenti legali.
Ciò che ha scatenato l’ira funesta della Giunta l’ultima promessa, non mantenuta, di realizzare una rotatoria nell’incrocio tra la strada provinciale 62 San Gavino-Sardara e il collegamento con la 197 San Gavino-Sanluri: ribattezzato come un potenziale incrocio della morte.

SICUREZZA La soluzione della rotonda non solo migliorerebbe la viabilità rendendo più sicuro il raccordo tra i paesi confinanti, ma aprirebbe un varco in una zona periferica del paese, denominata S’Ibba Manna, a tutti gli agricoltori che si sono visti chiudere la strada per raggiungere i propri terreni e ora sono costretti a percorrere tratti più lunghi, pericolosi e privati.
Di fronte a questa lunga lista di disagi il Comune non può più attendere e lancia un ultimatum alla Rfi: in casi di incidenti di qualsiasi entità, si costituirà parte civile.

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Contributo per l’acquisto di libri di testo

Scritto da Redazione il 31 marzo 2011

CONTRIBUTO PER L’ ACQUISTO DI LIBRI DI TESTO (L.448/98) PER GLI STUDENTI ISCRITTI NELLA SCUOLA MEDIA INF. E NELLA SC. SECONDARIA SUPERIORE
-ANNO SCOLASTICO 2010/11-.

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«Non siamo noi i più poveri d’Italia»

Scritto da Redazione il 30 marzo 2011

Evasione e lavoro nero dietro i bassi redditi ufficiali Irpef. A Villacidro e Sanluri contestano i dati sul pagamento dell’Irpef che collocano i due capoluoghi in coda alla classifica nazionale del reddito medio dichiarato. La crisi economica è comunque grave.

VILLACIDRO Non sarà il paese di Bengodi ma non è neppure alla canna del gas. Villacidro non si rispecchia nel ritratto tracciato dal Sole 24 Ore che la colloca all’ultimo posto, tra i capoluoghi di provincia, nella classifica nazionale dei redditi medi in base alla contribuzione Irpef. «Crisi a parte, probabilmente ci sono anche sacche di evasione», commenta il sindaco Giovannina Orrù. A suo parere, quei diciassettemila euro medi l’anno non riflettono una realtà fatta, sì di disoccupazione e pensioni sociali, ma anche di gran belle case, auto di grossa cilindrata e un tenore di vita non proprio a livello di sussistenza.

FURBIZIE FISCALI A riprova di questa tesi, il sindaco cita le proteste dei suoi concittadini che mal tollerano le astuzie fiscali. «I redditi mediamente sono bassi ma ogni giorno sento contestazioni sui destinatari degli aiuti comunali. Molti esclusi se la prendono con i beneficiari delle agevolazioni: “Tizio dice di essere disoccupato – raccontano – ma ha il macchinone e lavorano in nero sia lui che la moglie”. Bisogna tener poi conto dell’agricoltura dove il sommerso non manca». Pare di capire che il titolo di capoluogo più povero d’Italia non sia del tutto meritato. «Ciò non toglie – precisa Orrù – che la situazione non è rosea. Ancora non ci siamo ripresi dal crollo della grande industria e le alternative stentano a decollare. Così ci sono giovani costretti a partire in cerca di lavoro, anche se non sono in grado di quantificare il fenomeno».

I DUE VOLTI DI SANLURI Nel gruppo di coda della contribuzione fiscale c’è anche Sanluri, con un imponibile di 18.745 euro. Il che la dice lunga sul benessere su base fiscale del Medio Campidano. Perché, pur terzultimo tra i capoluoghi, Sanluri risulta il Comune più “ricco” della provincia. «Le statistiche vanno interpretate andando oltre i numeri», osserva il sindaco Sandro Collu. «Il nostro ammontare Irpef risente del fatto che tanti abitano qui ma non hanno mai preso la residenza. Pertanto, le tasse le pagano altrove». Sottrazione di gettito dovuto all’alta concentrazione di servizi i cui dipendenti provengono da altri centri. Grande distribuzione, Inps, banche, tribunale, Asl, Ersat, Ispettorato forestale occupano un piccolo esercito di pendolari che vanno e vengono dai paesi vicini oppure stanno a Sanluri ma restano sconosciuti all’anagrafe comunale. La prova viene dall’edilizia. «Negli ultimi anni – dice Collu – sono state costruite milleduecento abitazioni ma i residenti non sono aumentati. Dato che gli appartamenti non sono vuoti, qualcuno ci deve pur abitare. Un’ulteriore conferma l’abbiamo dalla raccolta dei rifiuti. La quantità è troppo alta rispetto alla popolazione». Per rimpinguare le casse municipali, il Comune (cui va l’addizionale Irpef) intende incentivare la crescita dei residenti ufficiali. «Stiamo studiando il problema e presto lo affronteremo». In ogni caso, Collu non ha difficoltà ad ammettere che Sanluri non vive uno dei suoi periodi migliori. «Viviamo prevalentemente di servizi e commercio e avvertiamo il sensibile calo dei consumi». Il che innesca una sorta di effetto a catena restringendo gli anelli del reddito di tutti. «Tant’è – spiega Collu – che il numero delle attività è aumentato ma i fatturati sono calati».

Tabella IRPEF 2009

Tabella IRPEF 2009

SINDACATI SCETTICI Nella provincia, anche Guspini sale sul podio dei comuni a più alto reddito: terzo posto con 18.166 euro, 428 in meno di San Gavino che si colloca in seconda posizione. Medaglia di bronzo che suscita l’ironia amara del primo cittadino Rossella Pinna. «Se noi stiamo meglio degli altri, mi chiedo come se la passano loro. Qui la situazione è critica, i miei concittadini faticano a tirare avanti, la disoccupazione è altissima soprattutto tra i giovani».
Tempi duri a Guspini e non solo. «Il disagio è ovunque, tutti i settori vanno male. È innegabile una sofferenza economica che gli ammortizzatori sociali attenuano ben poco. Tutto ciò, comunque, non si traduce in una grave povertà diffusa. I dati pubblicati dal Sole non sono pertanto in linea col tenore di vita osservabile», sostiene Edoardo Bizzarro, segretario territoriale della Cisl. La pensa allo stesso modo il suo collega della Cgil, Efisio Lasio. «Sarà pur vero che siamo terra di cassa integrazione e pensioni minime, ma il primato assegnato dal Sole non mi convince. Se si va in giro e si guardano auto e case la situazione non sembra poi così disperata e si capisce che l’evasione non è norma ma neppure rara eccezione. Viceversa non si può dubitare della gravità della crisi che ha portato la disoccupazione al 27 per cento con un picco del 45 tra i giovani. Se si aggiungono i cassaintegrati, la fame di lavoro è veramente tanta».

TURRI PEGGIO DEGLI ALTRI Perfino in uno dei centri peggio messi del Medio Campidano non credono all’imponibile Irpef come metro di misura del disagio. «I disoccupati non ci mancano ma in ogni famiglia qualcuno ha uno stipendio», sottolinea Rita Cao, sindaco di Turri, 447 abitanti, penultimo centro della graduatoria provinciale con 14.564 euro di reddito medio, appena 174 in più del fanalino di coda Las Plassas. «La popolazione cala, i giovani vanno via per studiare o a caccia di una busta paga. Quelli che vogliono restare devono accontentarsi dell’assunzione per un solo mese l’anno nei cantieri comunali. Nulla praticamente, ma non possiamo fare molto. In bilancio destiniamo al lavoro il massimo possibile ma non riusciamo ad andare oltre i 60 o 65 mila euro».
Non è solo questione di Irpef, ma sono tempi duri.

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Una canzone per San Gavino Monreale – Clandestino

Scritto da Redazione il 30 marzo 2011

Avevamo inaugurato la piccola rubrica musicale “Una canzone per San Gavino Monreale” diversi mesi fa, sperando nei vostri contributi e suggerimenti. E’ difficile in tempi normali trovare una canzone che calzi al nostro paese. In questi giorni però, dato l’argomento delle discussioni nelle piazze (virtuali e non) di San Gavino Monreale, è fin troppo facile dedicare (anzi, dedicarci) una canzone particolare. Al di là delle discussioni e delle idee che ognuno di noi ha in merito (i commenti li lasciamo a voi), questa canzone la dedichiamo oggi al nostro paese, spaccato ideologicamente in due dalle notizie che filtrano attraverso i media e le fonti non ufficiali.

Solo vado con la mia pena, sola va la mia condanna
correre é il mio destino perché non porto documenti
.


Vado solo con la mia pena
da sola va la mia condanna
correre é il mio destino
per fregare la legge.
Perso nel cuore
della grande Babilonia
mi chiamano Il Clandestino
perché non porto documenti.
In una città del nord
me ne andai a lavorare
la mia vita la lasciai
tra Ceuta e Gibilterra.
Sono una razza nel mare
un fantasma nella città
la mia vita va proibita
dice l’autorità.
Solo vado con la mia pena
sola va la mia condanna
correre é il mio destino
perché non porto documenti
perso nel cuore
della grande Babilonia
mi chiamano Il Clandestino
sono il fuorilegge.
Manonegra clandestina
peruviano clandestino
africano clandestino
marijuana illegale.
Algerino clandestino
nigeriano clandestino
boliviano clandestino
marijuana illegale

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Trasferta-rifiuti, diktat in forse

Scritto da Redazione il 30 marzo 2011

I sindaci in missione a Cagliari incontrano il Prefetto e la commissione Ambiente regionale.
Pressing per il rinvio, confermata la protesta.

 Trasferta-rifiuti, diktat in forse

Trasferta-rifiuti, diktat in forse

Il rinvio potrebbe arrivare l’ultimo nell’ultimo giorno utile, prima che i Comuni del Medio Campidano siano obbligati a trasferire i rifiuti dalla discarica di Villacidro all’inceneritore del Tecnocasic a Macchiareddu. Ieri a tarda sera, dopo un vertice durato quasi quattro ore con i sindaci dei 28 comuni in rivolta, la commissione ambiente del Consiglio regionale ha deciso che chiederà all’unanimità di spostare la data, già fissata per questo venerdì. Poco dopo le 20, conclusa la riunione, è stato il sindaco di Sanluri, Alessandro Collu, a chiarire i dettagli del vertice. «Siamo molto soddisfatti», ha detto, «l’unanimità della commissione ambiente chiederà un rinvio dell’applicazione del provvedimento, almeno al primo luglio. Questo per avere il tempo necessario di comprendere le pesanti ricadute sul nostro territorio. Ovviamente, la commissione non ha potere di rinviare, ma lo proporrà all’assessorato che poi deve farlo».
Una mezza fumata bianca, che stempera gli animi, ma che comunque non annulla la convocazione straordinaria dei consigli comunali dei vari centri della provincia, prevista per oggi alle 16 lungo la statale Carlo Felice, nei pressi del bivio per Villasanta. Una convocazione che, proprio a causa delle tensioni degli ultimi giorni, si temeva potesse sfociare in una clamorosa protesta dei sindaci.

SUMMIT E già ieri mattina, dopo l’incontro in Consiglio regionale coi capigruppo di maggioranza e opposizione che si era tenuto nei giorni scorsi, il comitato degli amministratori del Medio Campidano, con la fascia al collo, avevano portato la protesta in Prefettura, chiedendo un intervento e una mediazione del prefetto Giovanni Balsamo. «Il prefetto ci ha promesso che farà presente la questione alla Regione», ha riferito Collu, «ma si tratta di una decisione esclusivamente politica. Per noi è impossibile essere pronti per venerdì, non ci sono nemmeno i mezzi sufficienti per poter garantire il servizio di trasporto. La proroga è indispensabile“.
Al pomeriggio, poi, la delegazione dei sindaci e un gran numero di operai delle ditte specializzate nel conferimento, ma anche tanti cittadini, sono tornati a Cagliari a manifestare sotto il palazzo del Consiglio regionale, mentre all’interno la commissione ambiente ha incontrato sia l’assessore Giorgio Oppi che, dopo, i sindaci.

L’ASSESSORE «È andata male la nostra prima istanza» ha riferito Ennio Cabiddu, sindaco di Samassi, «volevamo confrontarci in contradditorio con l’assessore Oppi davanti alla commissione. Noi riteniamo assolutamente scandalosa la coincidenza di questa decisione di conferire al Cacip con l’avvio della differenziata a Cagliari, così come consideriamo non valido il piano dei rifiuti, approvato dal presidente Soru dimissionario, il 20 dicembre 2008, senza consultare la commissione regionale ambiente e, peggio ancora, senza passare in Consiglio regionale». Poco dopo, la fumata bianca: con l’impegno della commissione di chiedere all’assessorato uno slittamento della data d’inizio del conferimento al Tecnocasic.

RICORSO Nei giorni scorsi, invece, era arrivata la bocciatura del Tar Sardegna al ricorso presentato dal Consorzio industriale del Medio Campidano, assieme ai Comuni di Villacidro, Arbus, Gonnosfanadiga, Guspini, Srrenti, Sanluri e San Gavino Monreale. «Per il nostro territorio è una sciagura», aveva ribadito Giorgio Zucca, sindaco di Sardara: «una scelta non concertata che vuol dire, conti alla mano, un aumento della spesa che sfiora il quaranta per cento».
In prima fila anche i sindaci di Furtei e Gonnosfanadiga, Luciano Cau e Nino Zanda, ma anche Giovanna Orrù (Villacidro), Franco Atzori (Arbus) e Rossella Pinna (Guspini).
Il Medio Campidano è al quinto posto in Italia nella raccolta differenziata e al primo nell’Isola. Col trasferimento del conferimento, alcuni centri avrebbero dovuto sobbarcarsi la spesa di trasporto per quasi cento chilometri.

Fonte: Francesco Pinna, Unione Sarda del 30 Marzo 2011

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Cresce in provincia il numero delle separazioni

Scritto da Redazione il 29 marzo 2011

Cresce in provincia il numero delle separazioni

Cresce in provincia il numero delle separazioni

«I dati di vari indicatori nazionali riferiti alla donna del Medio Campidano non sono meno allarmanti di quelli che, ogni giorno, leggiamo sui giornali o che vediamo alla televisione. Siamo al primo posto per la pillola del giorno dopo, al secondo per basso tasso di fertilità, al 118 su 120 province italiane per il boom di separazioni. I rimedi possono essere tanti. Partiamo dal principio evangelico: occorre riscoprire la donna come grembo ospitale». È l’appello di don Angelo Pittau, parroco di Guspini, all’incontro che si è tenuto a Sardara, al cineteatro delle terme. Il tema era: «I servizi territoriali e le agenzie educative come luoghi di prevenzione».

Terzo appuntamento per l’opera di sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne ed i minori, organizzato dalla cooperativa la Clessidra che gestisce lo sportello antiviolenza della Provincia. «Se poi volgiamo lo sguardo ai nostri ragazzi», ha proseguito don Pittau, «la situazione non è certo delle migliori: sono 170 i minorenni denunciati. La metà di Cagliari, nonostante la popolazione del Campidano sia nettamente inferiore». La presenza in sala di oltre 200 donne ha testimoniato la grande sensibilità della comunità nei confronti del problema. «Il nostro intento», ha detto l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Nicola Garau, «è aiutare le vittime, anche quelle inconsapevoli, ad uscire dallo stato di isolamento in cui si trovano. Solo attraverso lo scambio e il confronto si può assumere una reale consapevolezza della propria condizione e quindi trovare la forza di reagire e denunciare».

La nascita dello sportello pare abbia centrato l’obiettivo: giorno dopo giorno sono sempre di più le donne che rompono la catena del silenzio. «Quello che si chiede», ha precisato un’operatrice, Tiziana Mori, «è che tutti gli enti e tutte le associazioni si facciano parte attiva nel coordinare i centri antiviolenza, ma anche nella lotta per una norma che possa risarcire le vittime».
Lucia La Corte, del direttivo magistrati di famiglia, ha posto l’accento sui minori: «Il primo passo è collaborare con la famiglia. Senza affliggerla. Senza tormentarla. Chiediamo semplicemente il loro aiuto. Poi via a denunciare il fatto al tribunale. Guai far passare troppo tempo o far sentire il minore a più persone. Alla fine si corre il rischio che il piccolo dimentichi e le prove non siano più genuine».

Fonte: Santina Ravì, Unione Sarda del 29/03/2011

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