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Provincia del Medio Campidano: ora qualcuno vuole cancellarla

A sette anni dalla nascita giudizi contrastanti sui costi e l’utilità

Più o meno tutti d’accordo quando si trattava di farla nascere, la provincia del Medio Campidano. In sette anni l’unanimità si è dissolta. Adesso non sono pochi coloro che ne farebbero volentieri a meno. Il peso dei favorevoli e contrari si vedrà nella bilancia referendaria. Si dovrebbe votare il 10 giugno ma la data non è certa.

Provincia del Medio Campidano: ora qualcuno vuole cancellarla

Provincia del Medio Campidano: ora qualcuno vuole cancellarla

Ovviamente, ad augurare lunga vita alla Provincia è il presidente Fulvio Tocco (Pd). «Dal 2005 ad oggi – dice - ha dimostrato che averla vicina rianima il territorio anche in termini economici e occupazionali. La vecchia, quella di Cagliari, qui non è mai arrivata, e io lo so bene perché ero sindaco di Serrenti. Per trent’anni non si sono toccate le strade e dimenticate le scuole. Se oggi gli studenti non scioperano per le condizioni dei locali ci sarà pure una ragione».

Diametralmente opposta la valutazione di Giorgio Zucca (Fli), consigliere provinciale, fino al 2010, ed ex sindaco di Sardara dove ora è capo gruppo di minoranza. «Dall’interno ho visto gli sperperi e li ho denunciati con interrogazioni e mozioni. Abbondavano le consulenze dispendiose per progetti inutili, come l’allevamento dei gamberi, o ricerche fantasiose tipo quella sul ghiro sardo. Di fatto è solo una grande pro loco che ha affamato le pro loco vere tagliando dal bilancio i fondi ad esse destinati. Ci sono poi le assunzioni a tempo con costi esorbitanti. Vedi il capo di gabinetto che guadagnava più del presidente. Mantenere la struttura ha spese altissime, mentre sarebbe meglio destinare il personale ai comuni che arrancano per le carenze di organico. Pesano sui contribuenti anche i rimborsi delle spese di viaggio, quelli alle aziende per le assenze dei loro dipendenti consiglieri o assessori. Spero che le aboliscano tutte, vecchie e nuove. Perciò sarebbe meglio evitare di buttare un mare di quattrini per le elezioni a Cagliari prima ancora di sapere se il nuovo consiglio avrà ragion d’essere».

Fulvio Tocco nega la spesa tanto facile quanto inutile. «Dei nostri 135 dipendenti, 56 vengono dagli ex uffici dell’impiego. Consulenti non ne abbiamo. A parte le attività tradizionali, svolgiamo soprattutto un ruolo di stimolo delle attività produttive. Con il progetto Vivere la campagna abbiamo coinvolto 1344 aziende. Spendiamo un milione l’anno (200 mila euro vengono dai Comuni) e contiamo in un ritorno di produzione lorda vendibile tra i sei e gli otto milioni». Con un bilancio di trenta milioni, piuttosto che sugli interventi a pioggia, che portano voti ma non lavoro, la Giunta Tocco ha puntato sull’agricoltura, da sempre punto di forza della zona. Il che purtroppo non basta in una parte di Sardegna che ha visto, prima, la chiusura delle miniere e, dopo, il tracollo dell’industria arrivata promettendo lavoro e benessere. Nel pieno della crisi è nata la Provincia. «Le aspettative – osserva il sindaco di Guspini Rossella Pinna (Pd) – erano mal riposte e per questo vi è una certa delusione. Si pensava che avrebbe potuto incentivare il tanto atteso sviluppo ma così non è stato a causa del patto di stabilità che blocca la spesa. Tanto che ci sono 40 milioni in cassa ma non si possono utilizzare».

Come Zucca, anche lei conosce bene la Provincia dove è stata assessore fino a due anni fa. «Così com’è non ha un rapporto diretto con i cittadini e risulta sconosciuta ai più. Fatica perciò a veder riconosciuto il proprio ruolo. L’eventuale abolizione sarebbe comunque una grave perdita. Innanzitutto per la democrazia. Poi per il territorio che verrebbe privato di un riferimento e un catalizzatore istituzionale».

Senza tentennamenti l’anti abolizionismo del sindaco di Sanluri Alessandro Collu (Udc). «Con l’alibi del risanamento dei conti si vuole tagliare tutto. I costi da ridurre sono solo una scusa. Come ha dimostrato uno studio della Bocconi, cancellare le province, trasferendo il personale ai comuni e alle regioni, costerebbe più che tenerle in piedi. Il disegno è un altro. Dopo toccherebbe alla sede dell’Inps, a seguire quella dell’Agenzia delle entrate. Intanto, con un decreto ci hanno tolto i tre giudici di pace. Finirà che per tutto dovremo riandare a Cagliari. I cittadini non possono cogliere gli aspetti positivi di avere una provincia vicina perché è un ente al servizio di altri enti. Da sindaco, ho verificato che per qualsiasi problema il rapporto è immediato e la risposta celere. Non era così quando dipendevamo da Cagliari. Più le istituzioni sono grandi e lontane, più lento è il disbrigo delle pratiche come avviene ancora con la Regione. Purtroppo, come per tutte le cose, ci accorgiamo di averne bisogno solo quando ci mancano».

Gianni Cruccu, sindaco di San Gavino (indipendente di centro sinistra), può essere considerato un pentito. «Sono stato un sostenitore della prim’ora. Oggi che si chiedono sacrifici a tutti, penso che le province siano diventate un costo inutile e insostenibile». L’alternativa? «Il futuro sono le unioni dei comuni che già facciamo a costo zero». Rossella Pinna non crede invece alle sante alleanze municipali per la gestione dei servizi. «Non vedo con quali mezzi potrebbero operare, visti i continui tagli e il patto di stabilità che lega le mani agli enti locali. Guspini, ad esempio, dovrebbe farsi carico di due istituti superiori (professionale e tecnico industriale) senza poter contare sulle economie di scala della Provincia negli appalti delle manutenzioni. E le strade? Ciascuno cura il suo tratto? Una follia, ne verrebbe fuori un’arlecchinata. Idem per la vigilanza ambientale».

Al di là delle architetture istituzionali, ci sono anche ragioni più concrete che hanno spinto Cruccu a un ripensamento. «Quando mi battevo per l’istituzione, pensavo a una provincia policentrica. Tutti i servizi, invece, sono concentrati a Sanluri. Anche se i capoluoghi sono due, Villacidro non conta nulla. San Gavino è stata dimenticata nonostante abbia scuole, ospedale, ferrovie».
Il doppio capoluogo, caratteristica di tutte le nuove quattro province appare assurdo ai più. Non la pensa così Rossella Pinna. «È una scelta dettata dalla convenienza. I locali di Villacidro sono comunali e non costano nulla. A Sanluri è gratis solo la sede della presidenza (ex caserma dei carabinieri)». Sarà vero. La spartizione delle sedi è però una costante isolana. Così faldoni vanno e vengono tra Olbia e Tempio, Lanusei e Tortolì, Carbonia e Iglesias e, appunto, Villacidro e Sanluri.

Fonte: Stefano Lenza, Unione Sarda


SINDACATI. Parlano i segretari del Medio Campidano di Cgil e Cisl, critiche al doppio capoluogo e ai campanilismi
«Serve la manutenzione straordinaria»
Così com’è non va bene e per rilanciarla bisogna sottoporla a una cura dimagrante

Li ha delusi, e non poco, ma i sindacati del Medio Campidano credono ancora nella Provincia. Sono stati in prima fila nella lotta per la sua istituzione e ora propongono una sorta di manutenzione straordinaria. A dire il vero, il segretario della Cgil, Efisio Lasio, vede di buon occhio anche un intervento più radicale, cioè l’abolizione. Ma subito chiarisce che la sua è una valutazione personale mentre quella ufficiale scaturirà dal confronto interno. Di «snellimento e riduzione» parla invece il suo collega della Cisl, Edoardo Bizzarro.

«Noi ci siamo battuti – ricorda Lasio – per avere dentro anche la Trexenta che invece non è stata inclusa. Così il nuovo ente ha circa centomila abitanti. Rispetto a quelli sperati, i cambiamenti sono stati scarsi, giusto un po’ di manutenzione in più per scuole e strade, tutta roba per cui non serve un nuovo ente. Per il resto si è visto un maggiore impegno nell’agricoltura con il programma Vivere la Campagna di cui molto si parla ma i cui benefici economici sono tutti da dimostrare».
Bizzarro la ritiene «ancora utile rispetto ai bisogni dei cittadini». Solo, però a certe condizioni. «Alla luce degli avvenuti cambiamenti e del momento particolare che vive il Paese, pensiamo che andrebbe ridotta all’essenziale, la nostra come tutte. La cancellazione in se è un falso problema. Sarebbe invece necessario non intervenire qua e là ma ridisegnare interamente l’architettura istituzionale dello Stato. Serve un disegno organico e non una frammentazione dei cambiamenti».

Sia la Cgil che la Cisl sottolineano lo sbilanciamento tra le aspettative e i risultati ottenuti. Anche se, osservano, sette anni di vita forse non bastano e il progetto può considerarsi in parte incompiuto. Non giustificazioni ma presa d’atto di limiti nell’azione amministrativa e politica. «La Provincia – osserva Bizzarro – non si è saputa dare un’identità soffre ancora di troppi campanilismi e scarseggia la coesione, anche perché i comuni si uniscono per zone e programmano parallelamente per conto loro». Sia lui che Lasio giudicano invece i risparmi un falso problema. «Non so quali potrebbero essere – osserva il segretario della Cgil - mentre resta da capire come verrebbero distribuiti gli attuali finanziamenti». Il rappresentante della Cisl è piuttosto critico rispetto al doppio capoluogo. «Non è certo una scelta razionale ma piuttosto il frutto di accordi di equilibrio territoriale che non ha senso come molte altre cose retaggio di una cultura localistica che ha fatto il suo tempo e va superata».

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