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San Gavino Monreale . Net

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Intervista agli Acustica PD

Scritto da Camilla il 30 luglio 2010

I file audio non sono quello che sembrano: Acustica PD.

La storia di questa intervista ha dell’incredibile. Il mio pc è stato posseduto da un file fantasma che scompariva e ricompariva a caso. Non è uno scherzo! Tra poco tempo a disposizione della sottoscritta e varie perdite del suddetto file, questa intervista esce con parecchi mesi di ritardo. Naturalmente mi scuso con i rispettabili interessati, ovvero gli Acustica PD (nelle persone di Efisio Porceddu e Fabrizio Serra), nostrani cantori votati alla causa del compianto Fabrizio De Andrè. La cosa curiosa è che la realizzazione (utopica) della presente è stata ostacolata dal fato fin dall’inizio, con iniziale improvvisa assenza della linea internet nella mia abitazione! In seguito è avvenuto di tutto, le sparizioni già citate, 20000 pagine di filosofia antica da preparare per imminente esame, e tanto altro ancora. Spero, però, che il mio ritardo divenga insignificante dinanzi alla bella chiaccherata che riporterò qua di seguito. La parola passa agli artisti. Buona lettura!

Gli Acustica PD

Gli Acustica PD

Ciao ragazzi, vi potete presentare al pubblico di San Gavino Monreale . Net, raccontandoci la storia del vostro progetto?

Efisio: Il nostro progetto nasce semplicemente dalla nostra passione per la musica, siamo tanti anni che suoniamo assieme, anche prima di questo progetto. Quindi entrambi veniamo da un ambito Metal. Poi io mi sono avvicinato a Fabrizio De Andrè per i fatti miei, iniziando a suonare le sue canzoni, poi quando si è sciolto il gruppo metal abbiamo deciso di iniziare questo progetto, trovandoci anche su questo piano, avendo gusti musicali affini. Quindi abbiamo deciso di imparare un repertorio a base di Fabrizio De Andrè, senza dimenticare altre influenze, come i Nomadi. Ad esempio inizialmente abbiamo suonato Giuseppe Festa, poi siamo passati ai Ratti delle Sabine. In ogni caso il filo conduttore è sempre De Andrè.

Fabrizio: Anch’io mi sono avvicinato al metal, e poi abbiamo proseguito con De Andrè. Insomma condivido tutto quello che ha detto lui. Le cose sono andate così.

Quindi questa decisione di fare esclusivamente cover di De Andrè, è nata semplicemente da una passione comune o c’è qualcos’altro che vi ha spinto verso questa strada?

Efisio: Non so, riteniamo che sia sicuramente il più grande poeta italiano, musicalmente parlando.

Fabrizio: Insieme a Nek!!!

(Seguono risate a profusione)

Efisio: Lo spessore artistico ci sembrava notevole, non di Nek!

Parliamo un attimo del passato, avete detto di aver avuto delle esperienze comuni in altri gruppi, volete parlarcene?

Efisio: Non so se qualcuno si ricorda dei vecchi Lord of Doom!

Io mi ricordo, e penso di non essere l’unica!

Efisio: Abbiamo suonato per 5 anni, o almeno io ci ho suonato per 5 anni. Quella esperienza ci ha fatto conoscere artisticamente, abbiamo iniziato a frequentarci appena io sono entrato a far parte della band.

Bene, ora passiamo alla curiosita che scturisce dal vostro nome. Cosa significa Acustica PD?

Efisio: Qualcuno ci ha detto Padova, qualcuno Piani Dorati, qualcuno ci ha detto anche P**** D** (in questo caso la censura è d’obbligo! Anche se il senso è chiaro! n.d.r.)

Fabrizio: Ma anche Poveri Due!!!

A me hanno detto anche Partito Democratico!

Efisio: Eh! Ci è stato detto anche quello!

Fabrizio: Potrebbe essere anche Progetto De Andrè.

Efisio: Diciamo che un significato effettivamente, ce l’ha, però preferiamo che ognuno dia la sua libera interpretazione!

Fabrizio: Gli americani ci dicono pure Acustica Police Department!!!

Quali sono le vostre influenze musicali? Cosa ascoltate solitamente?

Efisio: Io ho iniziato da bambino ad ascoltare musica, con quello che passava in convento. Ora come ora, sicuramente, ascolto i chitarristi di fama mondiale, i solisti come Tommy Emmanuel, Paco de Lucia, Joe Satriani ecc. ecc. Questi mi spingono ad andare avanti, a continuare a suonare.

Altri generi?

Efisio: Non voglio fare la solita retorica dicendo che scolto di tutto, però effettivamente faccio prima a dire quello che non ascolto! Ad esempio la musica elettronica o il pop italiano, che neanche considero. Ma il pop generale, da Shakira al pop di stampo americano, non ascolto niente di tutto ciò che può passare in televisione diciamo. Preferisco il Popolare, non nel senso di largo consumo, ma nel senso del popolo!

Fabrizio: Io ho iniziato da bambino con i Litfiba, poi dopo il loro scioglimento ho iniziato ad ascoltare Metallica, Heavy Metal in generale. Prima dei Litfiba però ascoltavo la musica araba che davano in qualche frequenza dell’FM, ora non ricordo esattamente. Da lì è nata la passione per la musica etnica di tutto il mondo. Naturalmente oltre De Andrè ora ascolto molte cose. Nel mio lettore mp3 ora c’è, in 4 Gb, una canzone metal, una canzone folk ungherese, una di De Andrè, una di Branduardi e via di seguito. Come per Efisio, a parte pop ed elettronica ascolto un po’ di tutto, anche musica sacra! I canti gregoriani.

In generale come considerate il panorama musicale di San Gavino, e in generale della Sardegna?

Efisio: Per quello che possiamo sapere noi, lo vedo in fase di crescita. Adesso forse la punta di diamante, quelli che suonano più in giro sono i Nous Autres e i TerrorWay. Quindi già da questo punto di vista due band che girano la provincia e che hanno progetti importanti. Poi ci sono anche degli altri ragazzini che fanno della musica Hip Pop, se non sbaglio i Roba Disumana, anche loro non mi sono sembrati male suonando, nel loro genere comunque. Poi ci siamo noi e in generale un sacco di gente che suona privatamente. Penso che sia in crescita da un punto di vista musicale il nostro territorio. Poi mancano strutture, eventi e altro, ma è anche vero che le cose non nascono da un giorno all’altro, vanno create negli anni.

Fabrizio: Gruppi a San Gavino ce ne sono sempre stati, il fermento è sempre stato grande, purtroppo però è vero che non ci sono mai state manifestazioni decenti, che potessero mettere in risalto tutte queste band. Ma l’importante è che ci siano le band, mi piace il fatto che ci siano tante persone che suonano.

Efisio: C’è da aggiungere che oltre ai giovani che suonano in queste bands, a San Gavino c’è un ampio numero di professionisti, persone che sanno suonare veramente; possiamo ricordare Giuseppe Melis, Valentino Meloni, Marco Esu e altri che magari non conosco, però ce ne sono!!!

Corregetemi se sbaglio, ma finora non avete pubblicato niente. Esiste l’intenzione di farlo? O preferite continuare solo con l’attività live?

Efisio: Il problema è che la gestazione dei nostri pezzi è peggio della gestazione degli elefanti, che impiegano due anni a partorire! Suoniamo assieme dal 2003 e in fin dei conti abbiamo composto un solo pezzo, ci siamo sempre dedicati alle cover, a personalizzarle. Ma anche con le cover la fase di gestazione è molto lunga, per rinnovare un repertorio ci mettiamo anche un anno!

Ma c’è almeno l’intenzione di iniziare a produrre musica propria?

Efisio: Molto dipende dalla mancanza di tempo sicuramente. Per creare bisogna suonare insieme, nel senso di stare in una stanza e iniziare a creare insieme, e quindi forse ci manca da un certo punto di vista il tempo di fare questo. Abbiamo un repertorio abbastanza vasto, circa 40 canzoni, e quindi sfruttiamo tutto il tempo che abbiamo a disposizione per allenarci su queste canzoni. Ma la vena artistica non ci manca, nel senso che abbiamo comunque delle idee, ma forse la questinone sarebbe solo il mettersi in gioco e tirare fuori qualcosa. Sopratutto per i testi, perché non sappiamo scrivere, si sente da come parliamo!!!

Fabrizio: Le idee ci sono, ma è il metterle in pratica la cosa difficile, ad esempio per quanto riguarda la metrica.

Efisio: Infatti l’unico testo che abbiamo non l’abbiamo scritto noi, ma la mia ragazza! Che per essere il primo che ha scritto, secondo me è un bellissimo testo.

Domanda di rito: progetti per il futuro?

Efisio: progetti per il futuro… oltre le prove dobbiamo deciderci e fare un giro per presentarci nei posti in cui è possibile suonare. Per ora non abbiamo fissato altri progetti.

Fabrizio: A parte la conquista del mondo!

L’intervista è finita. Volete fare un saluto ai lettori?

Efisio: Eh… Ciao!

Fabrizio: Attribuite nuovi significati al nome Acustica PD!

Si potrebbe fare un contest sul vostro nome.

Efisio: C’è un PD dentro ognuno di noi!

E anche fuori!!!

Camilla Fois

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Intervista ai The Made in Indonesia

Scritto da Camilla il 1 febbraio 2010

Pensavo fosse un Sabato come un altro, quando all’improvviso, con l’inganno sono riuscita ad infiltrarmi nel bunker\sala prove de The Made in Indonesia per intervistarli. Ma si sa, quando le rockstar fanno interviste controvoglia, il risultato può essere solo un delirio. Dopo un breve scambio di battute “l’intervista” può iniziare!

THE MADE IN INDONESIA

THE MADE IN INDONESIA

Iniziamo l’intervista con una breve storia de The Made in Indonesia. Presentatevi al pubblico.
The Mullah Erika: Noi siamo The Made in Indonesia. Niente, ci siamo formati nel lontano 1999, siamo nati dal parto cesareo di una vergine. Vabbè, non la sai la storia? E’ sempre la stessa! Se il pubblico vuole conoscere la storia va sul sito: www.themadeinindonesia.tk , nella pagina “biografia”, “storia del gruppo” o qualcosa del genere (sul sito la pagina esatta è “biografia del gruppo” n.d.a.). Perfetto, seconda domanda! (fragorose risate)

Quindi per la prima domanda vi rimandano al sito. Andiamo avanti. Sono ormai dieci anni (“orsono”, citazione di una canzone scritta dal chitarrista Rod Raner) che siete in attività, sicuramente è un traguardo. Come vivete questa sorta di “record”?
Carburo Alifatico: Essere il gruppo più longevo di San Gavino è un po’ come essere il gruppo meno longevo della Finlandia. E’ una sensazione bella però potrebbe esserci di meglio, ecco!

Come avete intenzione di festeggiare il decennale (con un anno di ritardo n.d.a.)?
The Mullah Erika: Come hai detto tu, con un anno di ritardo. Faremo il decennale più uno. Avrete nostre notizie prossimamente, l’anno scorso purtroppo non abbiamo organizzato un cazzo perché alla fine siamo rockstar a tempo perso. Altra domanda?

Il vostro genere musicale è incatalogabile, però sicuramente avete delle influenze alle spalle. Quali sono i gruppi che vi hanno ispirati?
Rod Raner: (rovistando il lettore con cui è stata fatta l’intervista) Io la tecnologia non la comprendo! Allora, a me hanno ispirato (arriva un suggerimento dal resto del gruppo) i Cordas et Cannas, i Ramones, i Sex Pistols, Maria Carta, i Clash, Marco Carta che in pratica è il figlio di Maria Carta, quindi spero che muoia anche lui al più presto e i Coatti di via Tagliamento. In pratica mi fanno domande retoriche. (Risate generali).

The Mullah Erika: a me hanno influenzato gli stessi gruppi che hanno ispirato lui, più The Who, The Skiantos, che poi sono solo Skiantos, poi i Brutal Youth, i Catarrìa (si badi bene non i Catarìa) con doppia “r”, e poi….i Lords of Doom!

Carburo Alifatico: e anche le Mary’s Bluecake. Me le volevo scopare tutte e quattro, anche quello maschio.

Suggerimento: anche il batterista era maschio! Continua Carburo: a me sembravano tre femmine e un maschio! Però me le scopavo tutte! Ahahahahahahhahah!!!

(Viene stappata una bottiglia col botto, segue sorpresa generale!) Prossima domanda. Una vostra particolarità è l’aspetto scenico dei live, fornite uno spettacolo completo, sia musicale che visivo. Come mai avete fatto questa scelta? E da cosa derivano le vostre gag?
The Mullah Erika: Lo spettacolo visivo è dato soprattutto dalla nostra immensa… come si dice? “Beltà” oserei dire! Bellezza e sensualità, mista a humor e ampio movimento pelvico.

Carburo Alifatico: E non dimentichiamo una certa cultura cinematografica, in quanto la metà delle gag derivano o da citazioni di film o da citazioni di comici degli anni ’70, tipo Cochi e Renato.

The Mullah Erika: O da eccitazioni delle fans!

Carburo Alifatico: Naturalmente quando scivoliamo sui liquidi vaginali, è proprio dato dall’eccitazione delle fans!

Rod Raner: Causata dalla mia bellezza!

Parliamo dei testi. Siamo tra il demenziale e lo sfondo sociale, è uno strano connubio, ce ne volete parlare?
The Mullah Erika: Io sono il Mogol degli Indonesia! E non c’è niente di demenziale nella nostre canzoni, è un’etichetta che ci hanno appiccicato addosso. Le nostre sono solo canzoni di protesta, che riguardano il contesto socio-culturale in cui ci muoviamo, e basta, non c’è nulla di demenziale.

Neanche “Sordi e parfume” è demenziale?
The Mullah Erika: “Sordi e parfume” racconta momenti di vita vissuta, anche l’odore di ascella, comunque va contestato, come la malapolitica.

Carburo Alifatico: Ricordiamo che il vero nome del nostro genere è “M’incul Pop Preterintenzionale”, quindi questo dice tutto: c’è anche cultura storica, cultura politica, in pratica noi siamo un gruppo colto, ma mai sul fatto! Ecco!

In dieci anni avete avuto alcuni cambi di line-up.
Rod: Chi?

Ok, di formazione. Pensate che questa possa essere definitiva? Ma sopratutto che fina ha fatto The Leader?
The Mullah: In dieci anni abbiamo suonato dal vivo in almeno una quindicina di formazioni diverse, perché molti Indonesia suonano più strumenti quindi in caso di necessità siamo intercambiabili!!! Oltre gli attuali quattro membri (Mullah, Carburo, Rod e Staffilocheccons) ci fa piacere ricordare il batterista Gueffo Mazzabrutta con noi dal 2003 al 2008, il batterista Ennio Annio che per un anno dall’estate 2008 a quella 2009 ci ha accompagnati e Tziu Turnu fratello di Carburo, chitarrista dei Nous Autres, che spesso ha suonato la chitarra o il basso con noi… Per quanto riguarda The Leader, c’è da dire che lui è sempre con noi, nelle parole dei suoi testi e nelle note delle sue canzoni. Fa ancora parte del gruppo, però non si vede più di tanto in giro, non sta più suonando con noi. Infatti siamo qui per fare un appello al Leader: Leader…

Rod: Abarra abi sesi!

The Mullah: Leader torna tra noi, manifestati!

Nella vostra band ci sono, oltre ai componenti veri e propri, anche altre persone che orbitano nel vostro mondo, come per sempio il coreografo. Chi sono questi individui? E che ruolo hanno?
Carburo: Sono tutte persone che hanno rapporti di parentela con i “membri”!

Risposte secche a domande secche:

E’ vero che Rod è il miglior chitarrista punk del paese?
Rod: Certo!

Mullah: Autoproclamatosi!

Carburo: nessun’altro ha mai voluto usurpare il suo titolo.

E’ vero che il Mullah è il Casanova del gruppo?
Carburo: Questo la dice lunga sulla foltezza delle nostre attività erotiche.

Rod: Se contiamo anche il sesso a pagamento, si!

E’ vero che Carburo ha una storia d’amore col Panzerotto?
Mullah: Si, infatti il Panzerotto è ripieno.

Rod: Si di s…..

Carburo:Si, ma ultimamente stiamo vivendo un momento di crisi, infatti l’ho scritto anche su Facebook, abbiamo una relazione complicata.

E’ vero che Staffilocheccons è la peripatetica del gruppo?
Staffilocheccons: Si, è vero, sono sodomizzato da tutti loro.

Vi prego, svelateci la storia e i segreti del Panzerotto!
Carburo: E’ stata un’idea del Leader personificarlo.

Mullah: La personificazione del panzerotto è un’idea di The Leader, praticamente il panzerotto rappresenta lo stato di raviolo della donna incinta, perché la donna, essendo incinta, è ripiena come un panzerotto. Quindi il panzerotto, cioè il bambino è “sa matza” dopo il parto.

Carburo:E’ anche la personificazione della nostra paura più grande, cioè mettere incinta le fans.

Rod: …di 12 anni!

Il nuovo “membro” del gruppo, Staffiloccheccons, è entrato recentemente nella band. Ma è stato scelto dopo dei provini, come in “X factor” oppure è stato trovato in mezzo alla strada?
Staffiloccheccons: Penso trovato in mezzo alla strada.

Mullah: Da Felino!

Carburo: Però Mara Maionchi ha detto “Cazzoooooooooooo!” e l’abbiamo preso.

Staffiloccheccons:Sono ancora sotto esame!

Bene ora potete fare un saluto ai fans e ai lettori di San Gavino Monreale . Net
Mullah: Ciao Simone!

Rod: Ciao Simo!

Carburo: Ciao crastulo.it!

Staffiloccheccons: Ciao!

Rod:Ora poniamo una domanda all’intervistatrice. E’ finita l’intervista?

Si è finita.
Rod: Ecco va bene, possiamo provare.

La nostra (eroica) inviata Camilla Fois

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Samhain: Halloween in Sardegna

Scritto da Camilla il 30 ottobre 2009

Oggi si chiama Halloween, importazione anglosassone prima e americana poi (denominazione acquisita dopo la cristianizzazione di praticamente tutte le feste pagane). Il nome Halloween viene dalla locuzione All hollows’ eve, in cui arcaicamente hollow significava “santo”, per cui può essere tradotto con la vigilia di tutti i santi. Ma Halloween, ha un altro nome, molto più appropriato: Samhain (si pronuncia sow-in), che indica una festa pagana presente con diversi nomi in varie culture, ma nata tra le popolazioni celtiche. La domanda sorge spontanea, cosa ha a che vedere con la Sardegna? La risposta è semplice: tutto!

Ossa di morto

Ossa di morto

Di sicuro è un argomento ancora in discussione presso gli storici e gli studiosi in generale, ma le tante somiglianze tra sardi e celti sono troppe per essere ignorate. Non mi sembra sia appropriato scendere nello specifico, ad ogni modo celti e sardi è molto probabile che discendano da uno stesso ceppo comune, pensiamo ad esempio ai calendari molto simili, le feste che cadono gli stessi giorni, i complessi megalitici e gli strumenti musicali. Al di là delle dispute storiche, è chiaro che Samhain è fortemente radicata nel nostro territorio. Ma facciamo un salto indietro, per spiegare meglio, nella cultura pagana, e celtica in particolare, l’anno era suddiviso in due parti: quella luminosa, governata dalla Dea Madre in cui la natura era rigogliosa; e quella oscura, governata dal Dio Cornuto (forse Cernunnos) in cui tutto si assopiva in attesa del ritorno della Dea. Il 31 Ottobre era il giorno di passaggio dalla parte luminosa alla parte oscura. La Dea iniziava il suo riposo e il Dio prendeva le redini del ciclo naturale, inoltre in questa notte la sottile linea che separa il mondo dei vivi da quello dei morti si auto-sospende, di modo che i vivi possano rendere omaggio ai cari estinti. Come la maggior parte delle feste pagane, anche Samhain era legata al raccolto e ai campi ( in un complesso religioso basato sulla circolarità e i riti di nascita e morte, la rinascita era prevista solo per la Dea, il Dio moriva sempre per fare posto alla Madre, identificata con la natura ed il controllo del caos), infatti le offerte ai morti erano necessarie per assicurarsi un buon raccolto nei mesi successivi. In Sardegna era sicuramente molto radicato il culto della Grande Madre (raffigurata ricorrentemente nell’arte nuragica e pre-nuragica) e le nostre antiche feste erano legate ad ella. In concomitanza con la fine di Ottobre (ricordiamoci che è la ricorrenza di una sorta di capodanno) era, e in alcune zone è tuttora, molto diffusa una festa che cambia nome e usi a seconda della zona a cui si fa riferimento. Può essere “is animeddas”, “su mortu, mortu” o “is sonadas”. Sono feste molto simili tra loro, ma anche molto intricate e con varianti derivanti dai mores paesani. Il “modus operandi” è però lo stesso: i bambini girovagano per il paese e bussano alle porte chiedendo delle offerte per le loro anime ( o animette). Le formule di richiesta sono varie, per esempio: “su mortu mortu”, “seus benius po is animeddas” o “is panixeddas po is animeddas”. In cambio ricevevano frutta secca e dolci fatti in casa. Un’altra usanza diffusa pressoché in tutta la regione era quella della cena frugale, da consumarsi il 31 notte, momento conviviale e di unione per tutta la famiglia, con una particolarità: in tavola restavano i cibi e le bevande (sopratutto avanzi) per i morti. Infatti era credenza comune che i morti tornassero nel mondo dei vivi per fare visita e per consumare un pasto di buon auspicio.

A proposito di ricorrenze dei cari defunti…dal libro: “La Marmilla attraverso le sue storie e le sue leggende” di Albertina Piras e Antonio Sanna

Ossa di morto

Ossa di morto

“…la cena per le anime che silenziosamente in quella notte tornavano sulla terra per visitare le loro case… Il pasto consisteva generalmente in un piatto di maccheroni fatti a mano, col pollice, senza l’uso di strumenti di legno, rame o ferro. Accompagnato da un bel bicchiere colmo di vino, era il pasto per i defunti. Non si usavano posate sul tavolo, che potevano essere sconosciute a seconda del tempo in cui le anime avevano vissuto sulla terra. Non si metteva nemmeno il coltello, che pur vantando lontana esistenza, poteva essere un pericolo, poiché le anime innervosite avrebbero potuto farne cattivo uso.”

Ancora oggi si usa preparare dei dolci tipici : le ossa di morto (is ossus de mottus), buonissimi biscotti alle mandorle con la forma di ossa.
Insomma, le tradizioni non ci mancano! E allora riscopriamole assieme e quest’anno portiamo i bambini a fare su mortu mortu e non l’americano dolcetto o scherzetto!
Buon Samhain a tutti!!

Camilla Fois

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Comunicato dell’Associazione Culturale

Scritto da Camilla il 17 settembre 2009

Comunicato dell’Associazione Culturale

Li 16/09/2009

Con la presente, si intende comunicare l’avviamento di un’iniziativa da parte di un gruppo di giovani sangavinesi volta alla creazione di una nuova associazione culturale.
L’obbiettivo è quello di favorire l’incontro socio-culturale tra le persone, di promuovere uno scambio di idee continuo, di mantenere viva la voglia di fare per il nostro paese e di organizzare eventi eterogenei. Con ciò si vorrebbe dare nuova veste alla vita culturale di San Gavino, con il diretto coinvolgimento dei giovani in un sistema collaborativo, volto al miglioramento del nostro ambiente sociale.
Nell’istituzione della nuova associazione non dovrà essere presente alcuno spettro politico, ma solo tanta forza di volontà in funzione di un risveglio generale della cittadina; essendo un progetto aperto e votato al rispetto e alla collaborazione tra individui, sarà rivolto a chiunque vorrà assistere e partecipare alle iniziative. Detta associazione non avrà scopi di lucro ma sarà indirizzata all’acquisizione e allo sviluppo di spazi sociali destinati a tutti. A tal proposito, ci pare significativo il nostro coinvolgimento nella realizzazione de “La città dei giovani”, progetto a cui teniamo particolarmente e che è nato dalle nostre menti, su richiesta e con l’aiuto del precedente assessorato alle politiche giovanili. Questo progetto è sopravvissuto al cambio di amministrazione e speriamo vivamente che rimanga intatto sino alla fine, coinvolgendoci direttamente in un autogestione totale degli spazi e dei tempi, al fine di mantenere inalterato lo spirito con cui l’iniziativa ha preso piede, nonché di garantire una funzionalità mirata all’utilizzo specifico dei giovani.
La nostra speranza è che il progetto, data la sua importanza per la comunità, accolga consensi e appoggi da parte della cittadinanza e dell’amministrazione.

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Terrorway + Soulost live @Calypso

Scritto da Camilla il 12 agosto 2009

Ormai siamo in piena estate, il caldo è asfissiante e non si può restare dentro casa. Meta notturna i chioschi del Poetto, anche per noi temerari sangavinesi. Inoltre da quest’anno c’è un rinnovato punto di ritrovo per tutti gli amanti del Rock e del Metal: il Calypso. Il chiosco è carino, la musica è di ottimo livello tutte le sere della settimana, e il servizio offerto dai gestori è ottimo. Ci troviamo bene in questo luogo, è chiaro. La notte del 4 Agosto, poi, siamo ancora più invogliati a dirigerci verso il lungomare sopracitato, suona una band di nostri compaesani: i Terrorway (la presentazione la rimando all’intervista in arrivo tra poco tempo su questo sito). Il vento è forte e alto, ma questo non fa demordere i nostri che vediamo salire sul palco intorno alle 23:15. Non vi è una grande presenza di pubblico, ma tutti i presenti aspettano loro, e questo aiuta a far salire la tensione nell’aria.

Foto del live

Foto del live

Foto del live

Foto del live

Si accendono le luci e parte il ritmo martellante di “her last breath”, canzone diretta e tagliente come poche. Il primo impatto è devastante, il groove della band è quasi tangibile i vocals sono brevi e concisi, ma l’estensione arriva nei momenti giusti. Il giusto plauso va dato all’assolo dal sapore orientale eseguito perfettamente. Il live continua con quella che a mio parere è la canzone meglio riuscita dei Terrorway, “survivalist istinct”. Un perfetto connubio di brutalità e melodia. Ottimi i vocals clean, e la base ritmica che si rincorre per tutta la canzone, trasportando il pubblico nel pieno delle proprie composizioni. Terza canzone del live set è una cover “mouth for war” dei Pantera acclamata dai fans ed eseguita con maestria. Si procede con “art of discernement” e “standing in line” entrambe ben suonate ed accattivanti, aiutate da tempi dispari laceranti. Segue “substance of the way”, il cavallo di battaglia dei Terrorway, che scorre liscia e trasportante. L’impressione di tutti non può che essere favorevole per questi ragazzi, tanto che il pubblico chiede a gran voce il bis. Un plauso particolare va alla presenza scenica di Memo che riesce a coinvolgere tutti i presenti.

I Terrorway hanno le potenzialità per andare molto lontano. Il loro è un metal moderno con echi di StrappingYoungLad e vecchi Meshuggah, ma anche il passato non gli scivola addosso, riportando alla luce influenze thrash e sopratutto dei grandi Pantera. Come miscela non è niente male. Una realtà da tenere d’occhio in futuro. Se dovessi dare un voto, sarebbe un 9 meritato pienamente.

Foto del live

Foto del live

Foto del live

Foto del live

Camilla Fois

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Mitici anni ’70

Scritto da Camilla il 9 agosto 2009

Gli anni passano in fretta e noi continuiamo a ripeterci che c’è tempo. C’è ancora tempo. Ma questo è errato, è una convinzione comune e molti di noi hanno imparato, a loro spese, che non è così. In un “piccolo” paese come San Gavino è facile percepire il tempo che ci scorre davanti, ci sorpassa e infine ci doppia. Molti di noi hanno perso dei cari, e dopo questi avvenimenti tutto prende una luce nuova. Iniziamo ad attaccarci ad ogni cosa materiale che abbia a che vedere col nostro caro estinto e a volte sembra che solo la ricerca di tali cose abbia importanza. Troppo spesso ci dimentichiamo di una cosa molto importante, c’è qualcosa di più profondo e intimamente più valido della ricerca delle “cose” : i ricordi in esse racchiusi. Ricordi che possono essere legati agli anni passati, a oggetti, a una dimora, alla vita. Foto, maglie, video, tutto può suscitare in noi dei ricordi. Vi sono i ricordi incorporei, quelli che scaturiscono direttamente dal nostro subconscio, e poi vi è la memoria materiale, quella che scaturisce dalle cose. Questa è la memoria più travolgente che coinvolge tutti i nostri sensi (basti pensare agli odori o ai suoni che ci possono portare alla mente immagini che spesso pensiamo di aver seppellito). Qualche tempo fa, è stato regalato alla mia famiglia, da degli amici, un video girato negli anni settanta in paese.

Questo video è una testimonianza della vita sangavinese negli anni ’70, ivi è presente mio padre, scomparso ormai da quattro anni, con degli amici, mentre si divertono, giocano e girano per il paese. Immaginiamo di cambiare gli abiti e potrebbe essere un qualsiasi gruppo di amici in qualsiasi epoca. Ma non è così. L’impronta è chiara, sono gli anni ’70 e i protagonisti sono un gruppo di amici che hanno passeggiato per quelle strade proprio in quegli anni e con delle speranze, dei sogni e tutta la vita davanti. Una cosa è chiara, l’amicizia e l’amore superano la morte. Quei sogni e quelle speranze sono mutati, sono cresciuti e per alcuni sono morti, ma la vita è così, ti dà tanto e ti toglie altrettanto. Ma cosa resta immutato? La risposta è chiara, l’amore, l’amicizia, i sentimenti restano immutati. Tutto può cambiare nelle nostre vite, ma i sentimenti ci martellano continuamente e ci ricordano che siamo vivi, che dopo di noi resteranno le nostre gesta, le nostre avventure, il nostro amore.
Le persone che non ci sono più hanno lasciato un segno indelebile nella nostra mente, nella nostra vita, nel continuum del nostro tempo. Le loro azioni continuano a parlare e ad esistere. Basta guardarsi attorno e lasciarsi avvolgere dal magico etere delle epoche. La memoria materiale c’è,e ci sarà sempre, porterà per noi il fardello del dolore e della gioia, ma sta a noi riconoscerla e amarla, servirci di lei. Abbandonatevi ai ricordi.

Camilla Fois

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