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«Un Consiglio ogni 4 mesi»

Scritto da Redazione il 9 maggio 2012

Protestano maggioranza e opposizione: ora basta. Il sindaco non replica, il vice difende la squadra di governo.

Municipio di San Gavino

Municipio di San Gavino

È polemica tra maggioranza e minoranza sull’attività svolta dall’amministrazione comunale. Secondo i consiglieri di minoranza il segno più evidente di immobilismo è il fatto che da gennaio ad oggi, in oltre 4 mesi è stato convocato un solo consiglio comunale, il cui costo è di 16 euro a consigliere (272 euro in tutto). Duro l’atto di accusa dell’ex sindaco Stefano Musanti, ora consigliere di minoranza: «Questa amministrazione naviga a vista ed è priva di idee. Non è stato promosso e portato in questi anni in consiglio comunale nessun nuovo progetto per San Gavino: si naviga a vista. Ad ottobre abbiamo chiesto la convocazione di un Consiglio aspetto sul Pai (piano di assetto idrogeologico), ma questa richiesta è stata bocciata nell’ultimo consiglio comunale: è stato un ulteriore atto di arroganza».

IL SINDACO Gianni Cruccu da parte sua preferisce non rilasciare dichiarazioni: «Non voglio dire niente, è un gioco al massacro. Ne va di mezzo il paese perché si rappresenta un’immagine negativa». Intanto ribatte alle accuse di Musanti il vice sindaco Bruno Deidda: «L’attività prodotta dalla Giunta – rimarca – non si misura con il numero e le delibere dei consigli comunali. Le delibere di Giunta sono numerose e ci riuniamo tutti i giorni dal lunedì al giovedì. Per il 16 maggio abbiamo convocato un consiglio comunale aperto sul Piano di assetto idrogeologico perché vogliamo dare una informazione alla cittadinanza, poi ci sarà la riunione per l’approvazione del bilancio comunale. L’attività di lavoro si svolge attraverso le delibere di Giunta, abbiamo ridotto i consigli perché aspettiamo il bilancio e prima di questo c’è da sistemare il patto di stabilità. Le richieste della minoranza? Spesso pretestuose e non produttive».

I CONSIGLIERI Assai critico è il consigliere di maggioranza Franco Serrenti: «Il numero dei consigli comunali rispecchia l’attività del sindaco, della Giunta e della maggioranza. Se ci sono numerosi consigli comunali significa che c’è una forte attività che coglie i risultati, altrimenti vuol dire che questa attività manca. Non ci sono idee e risultati: la crisi di questa maggioranza è palese: L’attività è scarsa e scadente. Credo che il Consiglio convocato a maggio sia stato imposto dal prefetto». Spara a zero il consigliere di minoranza Angela Canargiu: «Se andiamo ad esaminare la situazione dell’amministrazione comunale possiamo notare che è praticamente immobile sia dal punto di vista della programmazione sia per quanto riguarda l’attività amministrativa, esclusa l’ordinaria gestione. Ormai sono trascorsi più di quattro mesi dall’inizio di questo 2012 e il Consiglio Comunale si è riunito una sola volta senza deliberare alcunché in merito ai programmi da attuare e che ancora non è stato approvato il bilancio comunale per l’anno in corso; viene quasi da chiedersi se abbiamo o no un’amministrazione».

Fonte: Gigi Pittau , Unione Sarda

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La Sardegna entro l’estate ha bisogno di risorse reperibili dal taglio della spesa pubblica. E’ necessario garantire il salvamento a mare e la pulizia delle spiagge.
Tocco: Prima di prendere ogni decisione ho il dovere di ascoltare, in settimana, le forze politiche che mi hanno sostenuto in questa straordinaria esperienza al servizio del territorio.

Fulvio Tocco

Fulvio Tocco

Con i referendum del 6 maggio i cittadini hanno espresso una chiara volontà che noi abbiamo il preciso dovere di considerare. La richiesta è di un’amministrazione pubblica più sobria, meno costosa e capace di recuperare risorse che consentano un possibile riavvio dell’economia. Il cittadino e l’impresa misurano ogni scelta, valutano ogni euro da spendere, cercano di non lasciare nulla al caso. Ma sarebbe bene fare analizzare la situazione, prima di superare il punto di non ritorno sotto il profilo economico, sociale e democratico, per poi ripartire nuovamente. Chiedo al presidente Cappellacci se ha già in mente le soluzioni per le emergenze del territorio a cui rispondeva l’ente provincia come il salvamento a mare e la pulizia delle spiagge.

Le nuove province possono anche saltare ma i problemi per il comune di Arbus, il suo mare e le spiagge rimangono. O si aprono i cordoni del patto di stabilità o si rischia di non uscire indenni dall’estate. E’ chiaro che è stato fatto molto per far ricadere la responsabilità di questa crisi sulle province, ma le cose non stanno esattamente così. Non possiamo continuare a nasconderci il fatto che ci sono enti molto più costosi. Così come le province sono state indebolite dai tagli del governo centrale e della regione, e soprattutto, dalla prepotente norma del patto di stabilità, introdotta da Tremonti, che ha impedito l’uso delle risorse proprie degli enti assoggettati per le opere pubbliche e i servizi. Faccio un esempio: come sarà il salvamento a mare 2012 in mancanza delle necessarie risorse finanziarie? Nel Medio Campidano è stato garantito sino ad ora, sarà ancora così in futuro? Sarà possibile ripetere il progetto Vivere la Campagna? Sarà possibile parlare della forza delle biodiversità? Sarà possibile continuare la manutenzione delle scuole e delle strade?

Se nella nostra regione si voleva cambiare e riformare era necessario agire in maniera diversa. Questo è il motivo per cui, prima di presentare le mie dimissioni, ho deciso di confrontarmi con i partiti che hanno sostenuto la giunta provinciale. Non possiamo continuare ad essere governati male o a non essere governati. Perché in politica e nelle istituzioni tutto diventa difficile, anche le cose semplici. Faremmo meglio a ripartire dall’economia domestica. Quanto abbiamo fatto sul fronte del rigore era necessario, con una attività improntata su un idea di provincia delle regole e sull’uso virtuoso del territorio come motore di sviluppo. Ma negli ultimi tre anni non c’è stato nessun confronto interistituzionale su questi temi. Ma il vuoto ulteriore che si è venuto a creare può realmente far collassare il sistema regione.

Il voto dei cittadini finalizzato al risparmio va esaminato anche sotto questo profilo. Quando manca il lavoro è giustificato anche il voto di protesta. Oggi come oggi chiunque, tranne pochi eletti, vive momenti molto difficili e c’è quindi necessità di qualche speranza per il futuro, da individuare in poche scelte concrete. Questo dovrebbe essere chiamata a fare la Politica, in maniera chiara e veloce. La Sardegna entro l’estate ha bisogno di risorse reperibili dal taglio della spesa pubblica, dal taglio vero ai costi della politica, dal recupero dell’evasione. Risorse da canalizzare in poche fondamentali direzioni: coltivazione totale della campagna e riavvio degli appalti pubblici.

Ciò che mi dispiace è abbandonare il territorio in un momento in cui sta per essere finanziato il Piano per il prelievo dei cervi dell’areale arburese verso la Toscana e la Corsica, sta per essere stampato il catalogo dei siti Unesco che vede il Medio Campidano con i suoi beni culturali a fianco della maestosa Reggia di Caserta e di altre bellezze italiane.

Inoltre, mi dispiace non aver visto in tutti questi anni la Regione sarda affianco della provincia e del suo lavoro, in particolare del progetto Vivere la Campagna che ha dimostrato di avere una forza strategica enorme, con dei ritorni straordinari sugli investimenti. Continuo a pensare che si deve ripartire da tutto questo per poter dare risposte sul tema lavoro, del rilancio del sistema produttivo, ai giovani. Che si riparta dalle piccole cose, ma che si facciano. Se l’intento è serio queste cose si possono fare anche su un’altra dimensione provinciale.

Fulvio Tocco

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I sardi cancellano le quattro Province meteora

Scritto da Redazione il 8 maggio 2012

Dopo il voto cambia la geografia istituzionale. Via da subito le quattro Province di recente istituzione per le quali si dovrà trovare necessariamente una gestione transitoria. Il Consiglio regionale dovrà decidere in tempi rapidi la sorte dei contratti dei dipendenti delle circoscrizioni amministrative e degli Enti che il Referendum ha cancellato.

I sardi cancellano le quattro Province meteora

I sardi cancellano le quattro Province meteora

Spariscono dalla geografia istituzionale della Sardegna il Medio Campidano, il Sulcis, la Gallura e l’Ogliastra, e il Consiglio regionale dovrà decidere in fretta cosa ne sarà dei contratti in essere – che difficilmente potranno passare in toto ai Comuni o alle Unioni dei comuni – dei dipendenti, che rischiano di vedersi spalmati tra Regione, amministrazioni locali e vecchie Province, e delle società in house, per le quali il pericolo è essere messe in liquidazione se non trasferite agli enti restanti. Il tutto in attesa di una riforma regionale o nazionale che vorrebbe svuotare di competenze e di atti gestionali le Province, facendole diventare organismo di secondo livello con funzioni di coordinamento tra i Comuni.

Le Province storiche (Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari) rimarranno al proprio posto, perché il quesito referendario, seppure abbiano vinto i Sì con il 67% dei voti validi, era solo consultivo: per una vera riforma degli enti “storici” occorre una norma costituzionale con la doppia lettura in Parlamento. E proprio il Senato ha già dato il via libera, in prima lettura, alla riforma dello Statuto sardo che prevede di fissare a 60 il numero dei consiglieri regionali. Oggi i sardi, con uno dei 10 referendum, hanno chiesto che il Consiglio sia composto al massimo da 50 componenti, e i tempi potrebbero slittare. A questo si aggiunge che, se si andasse a votare anticipatamente per il Consiglio regionale, la legge elettorale attuale riporterebbe in Aula almeno 80 consiglieri.

Gli elettori hanno anche eliminato la norma che disciplina l’equiparazione degli emolumenti del singolo consigliere regionale all’80% di quelli dei componenti del Parlamento. Dovrà essere l’Aula di via Roma a dettare le nuove norme decidendo quale sarà il nuovo ‘compensò. L’Assemblea sarda, infine, che durante la discussione sulla Finanziaria 2012 ha già bocciato un emendamento sul tema, dovrà dire la propria sull’eliminazione dei Consigli di amministrazione di enti e agenzie regionali. Il referendum è consultivo e quindi non vincolante per definire i nuovi assetti degli enti strumentali.

Fonte: Unione Sarda Online

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«Asfaltate la strada trappola»

Scritto da Redazione il 7 maggio 2012
Strade-disastro, colpa delle ferrovie

Strade-disastro, colpa delle ferrovie

È una strada trappola con buche e rotonde ormai inesistenti che causano ripetuti danneggiamenti alle auto. Una situazione che si ripete da alcuni anni nel tratto di strada a ridosso della nuova ferrovia che porta alla stazione da una parte e dall’altra alla Statale 197. Tra il 2011 e il 2012 una decina di persone si sono recate al Comune per lamentare danni subiti alle auto in questa via e da qui sono state indirizzate alla Rfi-Safferr, la società che gestisce la strada cantiere che ogni giorno diventa più pericolosa. La situazione è invece migliorata nelle altre vie del paese grazie ai lavori degli ultimi anni che hanno permesso il rifacimento di molte strade o il rattoppo di voragini.

Così se nel 2009 le richieste di risarcimenti presentate al Comune erano circa 20 (la maggior parte nella strada della fonderia), dal 2010 c’è stato un calo vertiginoso delle richieste di risarcimento e quest’anno le domande presentate per i danni nelle strade sono state quattro e una riguarda i danni subiti nella strada delle ferrovie. «Qui - denuncia Gianni Palombo – con l’auto ho centrato tre grandi voragini nell’asfalto con quasi mille euro di danni alle sospensioni. Mi chiedo chi abbia progettato la strada. Ho scritto al Comune e mi è stato risposto che la competenza è della Safferr cui ora spedirò una lettera con raccomandata di richiesta danni».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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Referendum anti-casta, oggi la parola agli elettori

Scritto da Redazione il 6 maggio 2012

Seggi aperti dalle 7 alle 22. I promotori puntano al 33%: 493.455 voti. Guerra sulle Province, test politico per Cappellacci.

Referendum anti-casta, oggi la parola agli elettori

Referendum anti-casta, oggi la parola agli elettori

Oggi, mentre nel resto d’Italia si vota per i Comuni, in Sardegna è la giornata dei dieci referendum «anti casta». Un appuntamento che arriva nella fase più acuta della crisi dei partiti e che ha diversi significati politici. Intanto misurerà l’umore dei cittadini nei confronti del Palazzo e inoltre sarà un test sul presidente della Regione, Ugo Cappellacci, che col passare delle settimane è diventato sempre di più il vero sponsor del movimento referendario.

Seggi e quorum. Si vota dalle 7 alle 22. Lo spoglio avverrà lunedì e in giornata ci sarà la proclamazione dei risultati. I sardi chiamati alle urne sono un milione 480.366. Perché i referendum siano validi devono superare, ciascuno, il 33 per cento dei votanti: il quorum è fissato a 493.455 elettori.

Province in bilico. L’attenzione maggiore si è concentrata sui cinque quesiti che riguardano le Province: quattro sono abrogativi e puntano a cancellare Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias, il quinto è consultivo sulla proposta di abolire anche gli enti intermedi storici di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano (su questi la competenza è statale).

Le Province sono nel mirino da tempo e non solo nell’isola. Il governo Monti le ha trasformate in enti elettivi di secondo grado (elezioni affidate ai consigli comunali) abolendo le giunte. Riforma in stand by. Il consiglio regionale ha all’ordine del giorno la riforma delle Province. Il dibattito è stato sospeso in attesa del voto: il pronunciamento dei sardi sarà decisivo. Se oggi dovessero vincere i Sì all’abolizione, la Regione dovrebbe rivedere l’intero sistema amministrativo scegliendo direttamente la strada delle Unioni dei Comuni per il coordinamento territoriale. Se invece non dovesse essere raggiunto il quorum, i sostenitori delle otto Province riprenderebbero fiato.

La crisi del 2010. Due anni fa le elezioni provinciali hanno fatto registrare il record negativo di affluenza alle urne anche nei nuovi enti intermedi nati col voto del 2005. E’ da quel dato che i referendari devono aver preso spunto per organizzare prima la raccolta delle firme e quindi l’appuntamento di oggi. Non c’è dubbio, infatti, che anche a causa del mancato riordino dell’intero sistema amministrativo, le Province abbiano perso smalto agli occhi dei cittadini rispetto al protagonismo dei sindaci (dotati di sempre maggiori poteri anche se non di risorse finanziarie) e del crescente strapotere di una Regione sempre più accentratrice. Il precedente del 2003. Nove anni fa, sempre di maggio, i sardi erano stati chiamati alle urne per pronunciarsi sull’istituzione delle nuove Province ancora non elettoralmente non nate. Ma il movimento referendario capeggiato dall’imprenditore Gianni Onorato si fermò a un modesto 15,77 per cento di affluenza alle urne. Non era stato sostenuto neanche da un partito, ancora tutti favorevoli, senza eccezione, all’isola divisa in otto.

Gli altri quesiti. La politica romana, distratta dai temi generali e dalle elezioni comunali, non ha usato la Sardegna come test nazionale sull’umore degli elettori nei confronti dei costi della politica. I referendum sono di grande interesse: il taglio dei consiglieri regionali da 80 a 50 (la riforma punta a 60), l’abolizione delle indennità ai politici, l’eliminazione dei cda di enti e agenzie regionali, l’istituzione di un’assemblea costituente per riformare lo statuto di autonomia, l’obbligo delle primarie per la scelta dei candidati alla presidenza della Regione. Insomma, tutti temi di strettissima attualità politica.

Test per Cappellacci. Cavalcando i referendum in maniera determinata per rilanciarsi, il governatore è diventato il protagonista del fronte del Sì, più ancora dei Riformatori, che si sono dovuti mischiare al trasversale movimento promotore. Se scatterà il quorum, il successo sarà di Cappellacci. Ma in caso di sconfitta pagherà il prezzo maggiore. Ed è anche per questo che i partiti di opposizione e pure il suo Pdl hanno preferito non impegnarsi.

La via giudiziaria. Se dovessero vincere i Sì, l’Unione Province sarde, che considera illegittimi i referendum, riprenderà la battaglia chiedendo al tribunale di Cagliari di pronunciarsi nel merito del ricorso (sinora è stata bocciata solo la richiesta di sospendere il voto. C’è, in questo, l’obiettivo politico di Roberto Deriu, presidente nuorese dell’Ups: ha difeso le Province più di tutti e quindi sarebbe lui il vincitore se non dovesse scattare il quorum.

Verifica sul web. Su Facebook e Twitter i sostenitori del Sì hanno scatenato una battaglia molto intensa, come mai si era visto per un appuntamento politico sardo. La mobilitazione contribuirà al raggiungimento del quorum? È quindi un test anche per le nuove forme di partecipazione politica.

Fonte: La Nuova Sardegna

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San Gavino sia dei cittadini!

Scritto da Redazione il 3 maggio 2012
Petizione pubblica

Petizione pubblica

Riceviamo e pubblichiamo una petizione pubblica per il ripristino dei giorni di apertura al pubblico degli uffici comunali, ridotti in virtù di una politica di risparmio e contenimento dei costi della pubblica amministrazione.
Chi volesse votare, può farlo cliccando qui.

PETIZIONE PER IL RIPRISTINO DELL’APERTURA AL PUBBLICO DEGLI UFFICI COMUNALI SANGAVINESI PRECEDENTE LA DELIBERA n. 13/2012

Al Sindaco di San Gavino Monreale

Noi, Cittadini Sangavinesi sottoscrittori della presente petizione popolare, in osservanza dell’art. 36 comma 1 e art. 38 dello Statuto Comunale di San Gavino Monreale, approvato con deliberazione del consiglio comunale in data 12/10/2006, i quali specificano le indicazioni del d.lgs. 267/2000 ( Testo Unico degli Enti Locali ) che all’art. 8 comma 3 prevede possano i cittadini presentare petizioni per “promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi” chiediamo:

Il TEMPESTIVO RIPRISTINO DEGLI ORARI E GIORNI DI APERTURA DEGLI UFFICI COMUNALI, DAL LUNEDI’ AL VENERDI’, precedenti la deliberazione di Giunta Comunale n. 13/2012 che prevede l’apertura degli uffici al pubblico nei soli giorni di Lunedì, Mercoledì e Venerdì.

Riteniamo le recenti scelte dell’Amministrazione Comunale Sangavinese in materia di accesso alla macchina amministrativa, seppur all’interno di una cornice normativa definita da un’interpretazione restrittiva e giurisprudenziale delle normative sull’autonomia locale, completamente carenti di ogni proporzionalità tra l’esigenza di garantire l’efficienza degli uffici e quella dell’adeguato accesso dei cittadini agli stessi.
Chiediamo pertanto l’analisi tempestiva della presente petizione ai fini del ripristino della situazione antecedente.

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Monumenti Aperti a San Gavino

Scritto da Redazione il 2 maggio 2012
Monumenti Aperti

Monumenti Aperti

Il 26 e il 27 Maggio 2012, per la prima volta a San Gavino Monreale, si svolgerà la manifestazione culturale “Monumenti Aperti”, evento a carattere regionale, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del patrimonio artistico culturale locale. L’Amministrazione Comunale, aderendo al circuito regionale, aprirà nelle giornate di sabato 26 (dalle ore 16,00 alle 20,00) e domenica 27 (dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00) i siti di interesse storico artistico e i monumenti presenti a San Gavino Monreale.

Saranno, infatti, visitabili:

  • la Chiesa parrocchiale di Santa Chiara, dove si può ammirare l’altare principale di marmo policromo, autentico gioiello ad opera dell’artista Michelino Spazzi;
  • la Chiesa di San Gavino Martire, considerata il pantheon dei Giudici d’Arborea per le effigi ritraenti gli ultimi esponenti del casato dei Bas-Serra, unici ritratti rinvenuti dei regnanti del Giudicato;
  • la Chiesa di Santa Croce risalente al XVI secolo, custodita e curata dall’antica e omonima confraternita che, tutti gli anni, rievoca fedelmente le tradizioni del triduo pasquale;
  • il Convento di Santa Lucia, edificato nel IX secolo e abitato da monaci bizantini, poi dai monaci benedettini e successivamente dai padri francescani. Si caratterizza per la presenza di due lapidi situate una nel chiostro e l’altra nella sacrestia: elementi che portano a credere che il convento fu eretto in una zona cimiteriale;
  • la Casa Museo “Dona Maxima”, che deve il suo nome all’ultima proprietaria Massima Orrù, è la tipica casa campidanese con ampio cortile contornato da un porticato ad archi (sa Lolla). Contiene un’esposizione permanente di costumi tradizionali, arnesi ed utensili tipici della cultura contadina e artigianale del passato;
  • l’Archivio Storico, riordinato tra il 2004 e il 2006, è stato aperto al pubblico per la prima volta nel settembre 2010, custodisce e conserva i documenti dell’Amministrazione Comunale dal 1743 al 1967.

Nuova apertura, dopo quella avvenuta lo scorso mese di novembre, per il Museo e Centro di Documentazione “Due Fonderie”, che conserva le testimonianze cartacee, audiovisive e oggettistica varia relativa alla storia delle fonderie di Villacidro e di San Gavino Monreale.

Monumenti Aperti

Monumenti Aperti

Per l’occasione i turisti verranno accompagnati da guide turistiche speciali: gli studenti dell’Istituto Comprensivo Statale (Classi III A e III D della Scuola Secondaria Primo Grado), del Liceo Scientifico Statale “G. Marconi” (Classi IV B, V B, III D, IV D e V D) e del Liceo Psico Pedagogico (Classe III A) e del Liceo Linguistico – “E. Lussu”.
Gli alunni saranno supportati dalle numerose associazioni culturali e di volontariato locali che parteciperanno alla manifestazione.

Oltre a far conoscere i monumenti locali, questa iniziativa offrirà ai visitatori l’opportunità di partecipare a due percorsi tematici: l’Itinerario dello Zafferano e l’Itinerario del Carnevale, entrambi finalizzati alla promozione delle tradizioni della cultura sangavinese.

Non mancheranno gli eventi collaterali:

  • nella Casa Museo “Dona Maxima” verrà allestita la Mostra fotografica “Un tuffo nel passato”, con le foto dell’archivio dell’Associazione “Sa Moba Sarda” e dell’azienda FotoStudio Altea;
  • gli “Anziani Sempre Giovani” presso la loro sede di Via Convento, organizzeranno un’iniziativa enogastronomica;
  • un’esposizione di giovani pittori e scultori locali dal titolo “Artisti in Mostra”;
  • la Rassegna musicale “Cori di Maggio”  del “Coro Polifonico Sangavinese”;
  • il Concerto della Banda Musicale “Città di San Gavino Monreale”, che si svolgerà in Piazza Marconi.

Sempre nella Piazza Marconi verrà allestito un Info Point, in cui sarà possibile acquisire materiale informativo sui monumenti adottati, sui punti di ristoro che verranno appositamente allestiti e sui ristoranti che presenteranno un gustoso menù a base di prodotti tipici locali.

Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi all’Ufficio Cultura e Politiche del Lavoro del Comune di San Gavino Monreale, sito al secondo piano del Palazzo Comunale in Via Trento, 2 tel. 070/93749205 email: mon.apertisangavino@tiscali.it.

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