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Il 6 maggio gli elettori saranno chiamati a votare 10 referendum regionali. Cinque riguardano proprio gli enti intermedi: quattro sono quesiti abrogativi che chiedono l’eliminazione di altrettante leggi regionali

Province, poltrone e sprechi

Province, poltrone e sprechi

Province e poltrone in Sardegna. Tradotto: casta. Qui il 6 maggio, gli elettori saranno chiamati a votare 10 referendum regionali. Cinque riguardano proprio gli enti intermedi: quattro sono quesiti abrogativi che chiedono l’eliminazione di altrettante leggi regionali che riguardano l’istituzione, arrivata nel 2004, di quattro nuove province: Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Sulcis-Iglesiente. Con altrettanti presidenti, giunte, consigli e uffici di corredo. Un quinto quesito, solo consultivo, propone addirittura la cancellazione di tutte le altre quattro, le province cosiddette “storiche”:Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari. E poi si chiede la riduzione dei consiglieri regionali da 80 a 50, far piazza pulita dei consigli di amministrazione degli enti regionali, l’elezione diretta del presidente della Regione, con l’obbligo delle primarie per tutte le coalizioni e la creazione di un’assemblea costituente per un nuovo Statuto sardo, tutti quesiti solo consultivi. A cui si aggiunge un altro abrogativo, molto popolare, sulla legge che fissa status e indennità dei consiglieri regionali.

Ma al primo posto restano sempre le province, vecchie e nuove: otto per un milione e 600mila abitanti, con il primato della più piccola d’Italia: Ogliastra, due capoluoghi e solo 58mila residenti. I promotori fanno capo a un Movimento referendario promosso da un partito, Riformatori sardi, ma che raggruppa esponenti trasversali: dal Pd alla Destra, fino a Sel passando per l’Udc di cui fa parte Umberto Oppus, primo cittadino di Mandas e direttore dell’Anci Sardegna (Associazione nazionale comuni italiani). E infatti tra i sostenitori, che in circa un mese e mezzo hanno raccolto 30mila firme, ci sono in prima fila tanti sindaci anche di piccoli e piccolissimi comuni: da Ballao a Bortigiadas, da Seulo a Escolca.

Una referendum anticasta, dunque. Anche se la definizione non piace tanto al leader del Movimento referendario Pierpaolo Vargiu (consigliere regionale dei Riformatori sardi). Vargiu è convinto che l’idea possa essere esportata al di là del Tirreno, fatte le dovute eccezioni, perché “attualmente la politica gode di una scarsissima popolarità, c’è bisogno di sobrietà. In questo modo la parte intelligente degli amministratori può rispondere a chi usa la bandiera dell’antipolitica che rischia di prendere il sopravvento in un momento di crisi terribile soprattutto per la Sardegna ma anche per il resto d’Italia dove le persone sono disgustate dagli sprechi e dalle spese inutili”. E continua: “La nostra è citata come regione canaglia per i costi della politica istituzionale. Abbiamo 8 province, 80 consiglieri regionali tanti quanto la Lombardia che ha però otto volte i nostri abitanti. Per non parlare dei cda degli enti dove si riciclano le seconde fila della politica. E le stesse province sono piccoli centri di potere, anche economico. Si sa…”.

In realtà il Consiglio sardo a ottobre ha già provato a tagliare gli scranni: da 80 a 60. È stata approvata una legge che per diventare esecutiva, dovrà passare al vaglio dei due rami del Parlamento, visto che si tratta di una revisione costituzionale che modifica lo Statuto sardo, a inizio marzo ha ricevuto l’ok della Commissione Affari Costituzionali del Senato. E in ogni caso anche per le province la cura dimagrante è già stata decisa dal governo Monti e in Sardegna il testo di riforma necessario per l’adeguamento è stato approvato dalla commissione regionale Autonomia. Si prevede il commissariamento degli enti intermedi, in linea con il resto d’Italia, con l’incongnita provincia Cagliari già amministrata dalla vice presidente facente funzioni, Angela Quaquero, dopo la decadenza a fine dicembre del presidente Graziano Milia (Pd) in seguito a una condanna per abuso d’ufficio da parte della corte di Cassazione per una vicenda legata al periodo in cui era sindaco di Quartu Sant’Elena.

Sull’estensione dei referendum anti-casta al resto d’Italia nutre molti dubbi il professor Paolo Caretti che insegna Diritto costituzionale all’Università di Firenze: “I quesiti consultivi hanno, come sempre, un valore soprattutto politico, di pressione. Diverso il caso di quelli abrogativi: dipende tutto dalle competenze specifiche che in Sardegna ci sono visto che sono stati già stati dichiarati ammissibili questi quesiti”. E aggiunge: “Nelle regioni a statuto ordinario la creazione e la soppressione delle province è una competenza dello Stato, così come è scritto nella Costituzione. Non si può pensare di fare un referendum così per fare e disfare, ci sono procedure speciali: la Regione Toscana, per esempio, non potrebbe chiedere la cancellazione della provincia di Prato, istituita dieci anni fa dallo Stato”. Tecnicamente, quindi, resta una questione locale: “Non è nemmeno certo- spiega infine Caretti- che nelle altre Regioni a Statuto speciale si possa procedere, dipende dai rispetti ordinamenti e pure dalle leggi attuative”.

Sul piede di guerra i presidenti delle province, vecchie e nuove. A suon di carte e di conti. Due settimane fa l’Ups (Unione province sarde) guidata da Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro, ha impugnato davanti al Tar il decreto con cui il governatore Cappellacci ha indetto i referendum. Secondo i legali delle province le leggi che stanno alla base della loro istituzione non possono essere abrogate via referendum e, non solo, il decreto sarebbe illegittimo perché adottato in forza di una legge (n. 20 del ’57) che si basa sull’art. 32 dello Statuto sardo, che ormai non esiste più, cancellato dalla legge costituzionale 2 del 2001. “Per questo- ha spiegato Deriu- viene meno la base giuridica”. Per Vargiu e i sostenitori del Movimento referenderario si tratta solo di “Paura del voto. Con il referendum mettiamo la penna in mano a chi tutti i giorni si lamenta per strada o sul web, via Facebook”.

Le province non mollano e dopo il ricorso agli avvocati hanno anche presentato un dossier sui costi delle poltrone e un confronto tra Regione e Province. Una vera lotta per la sopravvivenza insomma. Secondo i dati presentati da Deriu lo sperpero di denaro pubblico è in gran parte della Regione che costerebbe 104 milioni di euro l’anno tra giunta (dodici assessori più il presidente) e ottanta consiglieri. Mentre le Province sarde, con otto presidenti, 58 assessori e 204 consiglieri si fermano a 6,5 milioni. Inoltre secondo l’Ups con il trasferimento di competenze dalla Regione alle Province c’è stato un risparmio di 32,5 milioni di euro, mentre con lo svolgimento di funzioni delegate o trasferite dallo Stato si sono tagliati 47,5 milioni. Ma il punto su cui si battono i promotori del referendum è l’utilità degli enti intermedi le cui spese, comunque, vanno per il 70 per cento a coprire spese correnti, secondo uno studio realizzato dalla Bocconi sempre per l’Ups. Si occupano soprattutto di strade e edilizia scolastica: ma è in dubbio soprattutto la percezione del cittadino. “Le competenze, poi- insistono ancora dal Movimento pro referendum- potrebbero essere distribuite tra comuni associati per area, come già succede per la gestione dei rifiuti in alcune parti della Sardegna”.

Ma il vero problema, come sempre, sarà il quorum. Tranne per il nucleare da più di dieci anni nell’isola i quesiti referendari non riescono a raggiungere la soglia di validità pari al 33,3 per cento, un terzo degli aventi diritto. Qualche giorno fa è poi saltata l’ipotesi di accorpamento con le elezioni amministrative in 65 comuni, che saranno il 20 e 21 maggio: un’occasione persa, anche secondo il presidente della Regione Cappellacci. Niente election day, dunque, un solo giorno di voto al posto di due, oltre al traino mancato. In consiglio regionale il gruppo misto si è messo di traverso all’apposito disegno di legge: “Lo scorso anno per il nucleare la legge è stata fatta in venti minuti- dice Vargiu del Movimento referendario- ma questa volta non c’è stato nulla da fare e si spendono due volte soldi pubblici. La gente andrà comunque a votare, ne sono convinto”. Staremo a vedere. Nel 2003, anche in quel caso a maggio, in Sardegna, per la consultazione sulle nuove province si era raggiunto uno scarso 15,77 per cento. Nel frattempo dal presidente Deriu arriva la promessa di un’operazione-trasparenza: “Presto on line tutti gli stipendi della provincia di Nuoro, una sorta di anagrafe degli eletti” e nella provincia del Sulcis-Iglesiente, terra di disoccupati e cassintegrati a febbraio hanno già tagliato le retribuzioni dei dirigenti: una media del 23 per cento sul massimo contrattuale di 45mila euro l’anno. Si salvi chi può, insomma.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Il bilancio delle trasferte fatte in Italia e all’estero

Quando nei giorni scorsi il responsabile dell’area finanziaria della Provincia, Mariano Cabua, invitava i consiglieri a «spese oculate», al «massimo rigore», a «rispettare una sobrietà assoluta», è molto probabile che si riferisse a certe spese di dubbia utilità. Ad iniziare dai viaggi. Quelli dei consiglieri e degli assessori, cui pare piaccia parecchio andare in missione, soprattutto all’estero.

Le spese per i viaggi dei consiglieri e assessori provinciali

Le spese per i viaggi dei consiglieri e assessori provinciali

LE TRASFERTE Viaggiano per promuovere il territorio, senza troppo badare all’esborso di denaro pubblico. E così, mentre nel 2011 i viaggi degli italiani si sono ridotti del 15 per cento, gli amministratori provinciali hanno continuato ad allungare la lista di mobilità. A volte da soli, altre in compagnia, hanno visitato ben 11 destinazioni: Oslo, Berlino, Libano, Mosca, Sofia, Lucca, Siena, Treviso, Reggio Emilia, Roma, Milano. Primo posto indiscusso è del presidente del Consiglio, Fabrizio Collu. Da gennaio a dicembre ha percorso migliaia e migliaia di chilometri per una spesa complessiva di 3.534 euro. Secondo posto al consigliere Massimo Sanna: un rimborso di 3.136 euro per due seminari nella capitale, sullo stato economico e giuridico degli amministratori e sul patto di stabilità, a Berlino per il Salone del turismo. Terzo posto per Gino Deias con 2.147 euro per imparare a gestire i siti web istituzionali. A ruota il collega Emanuele Lilliu, nella doppia veste di sindaco di Barumini, 1.443 euro per due missioni sulle città d’arte. Poi l’elenco dei più sparagnini. Matteo Castangia e Alessandro Serra per la fiera internazionale di Mosca, ospiti nello stand della Regione per 3.418 euro. Andrea Mura, a Roma per un corso di formazione di 2.400 euro. A scuola nella capitale anche due donne: Daiana Cara ed Elena Fadda per mille euro di spesa. Chiudono la lista Antonio Meloni ad Oslo alla fiera del Reiseliv con 820 euro e Dario Piras a Roma con 600 euro.

GLI ASSESSORI E se i consiglieri sono pronti a preparare la valigia, non sono da meno gli assessori. Fiere, difesa della Keller e delle Provincia contro il decreto Monti, problema rifiuti, beni culturali e rassegna del maiale, sono le ragioni che hanno portato in viaggio 4 dei 6 componenti l’esecutivo. E per non smentire la disponibilità a muoversi per l’Europa, si prenota spesso lo stesso capo di gabinetto, Giulio Matzeu.

LE ECCEZIONI Carlo Tomasi, Giorgio Danza e Nicola Cau, sui banchi da 7 anni, non si sono mai mossi. «I viaggi», dice Tomasi che fa parte della maggioranza, «sono utili per far conoscere il territorio e acquisire conoscenze. L’importante è non esagerare, soprattutto in un periodo di crisi». Cau, della minoranza: «Personalmente non ho ritenuto opportuno viaggiare. Si tratta di scelte individuali».

Fonte: Santina Ravì, Unione Sarda

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«Abbiamo risparmiato sulla trasferta a Roma»
Nell’articolo riportato sull’Unione Sarda di sabato si fa riferimento alle spese sostenute dai consiglieri nel corso del 2011. Le cifre indicate non corrispondono alle cifre esattamente liquidate e realmente sostenute. Le consigliere provinciali Elena Fadda, del Partito Democratico e Daiana Cara, del Popolo delle Libertà, il 21 e il 22 gennaio 2011 hanno partecipato al “Corso FORMAL per Amministratrici Provinciali”. Le spese complessive sostenute ammontano a 193 euro ciascuna (non mille ciascuna), comprensive di biglietti aerei, andata e ritorno, e taxi. A titolo informativo ricordiamo che le spese reali si sono rivelate minori rispetto a quelle preventivate, non rilevabili né dagli impegni di spesa né dalle liquidazioni, ma che abbiamo regolarmente restituito.

Fonte: Elena Fadda e Daiana Cara, Unione Sarda

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Provincia, spese nel mirino

Scritto da Redazione il 25 marzo 2012

Tocco: l’Ente ha fatto della sobrietà un modello di comportamento
L’opposizione: inopportuni i costi per le consulenze.

Provincia, spese nel mirino

Provincia, spese nel mirino

Ci sono i contributi per gli asparagi, per le api, per i viaggi, per l’università dell’Arizona, per le consulenze esterne. Dopo la lettera d’invito al risparmio da parte del responsabile dell’area finanziaria, Mariano Cabua, la minoranza punta la lente d’ingrandimento sulle spese “inopportune” della Provincia del Medio Campidano. Nel mirino, questa volta, gli incarichi di consulenza, collaborazione, progettazione: quasi 500 mila euro fra quelli assegnati direttamente dall’Ente e quelli della Regione per il centro servizi del lavoro.

RISPARMIO «Non so se le consulenze siano troppe, ma so che questo è un periodo storico in cui bisogna risparmiare», dice il consigliere Agostino Pilia. Aggiunge: «In ogni caso l’organico è al completo. Eppure da novembre 2011 a marzo 2012, nel pieno della crisi, limitatamente all’ufficio tecnico, accanto ad incarichi necessari ce ne sono molti altri assegnati senza previa verifica dell’esistenza di professionalità interne. In tutto 100 mila euro per la bonifica dell’amianto, l’adeguamento di un laboratorio linguistico, la verifica degli impianti termici, progetti di educazione ambientale».
Sottolinea il costo di 38 mila euro per l’affitto di un gruppo elettrogeno nel caseggiato della presidenza, di 50 mila euro di contributi a 28 apicoltori, 9 mila a 4 contadini per la valorizzazione dell’asparago, 15 mila per manifestazioni folcloristiche e altrettanti per l’acquisto di 10 cellulari per il controllo della Processionaria del pino.

LO STUDIO Rincara la dose Gianni Lampis: «Si sono spesi 20 mila euro per uno studio di gamberi nello stagno di Marceddì e tutto è rimasto sulla carta». E poi ci sono i viaggi in tutta Europa per oltre 20 mila euro. Il più girovago è il presidente del Consiglio, Fabrizio Collu. «Si tratta di spostamenti», spiega Collu, «di rappresentanza istituzionale. Sono stato a Sofia per la presentazione del sistema turistico locale, in Libano per un gemellaggio, a Milano e a Berlino per promuovere il territorio. A volte anche per sostituire chi si fa avanti per partire e poi rinuncia con le scuse più disparate, come il timore di lasciare la moglie da sola».

LA MAGGIORANZA Voce opposta dalla maggioranza. «Inutile ripetere cose dette e ridette», sostiene Elena Fadda. «Da un confronto fra il 2009 e il 2011 emergere come le spese per le missioni siano diminuite. Quelle del Consiglio sono passate da 18.267 a 11.258 euro. Della Giunta da 44.681 a 28.365 euro».

IL PRESIDENTE Mentre il presidente Fulvio Tocco, muto in Consiglio nel corso della discussione sulle spese e sui risparmi, diventa un fiume in piena in un comunicato. «Questa Provincia», scrive Tocco, «ha fatto della sobrietà un modello di comportamento. Ci stiamo distinguendo sullo scenario nazionale per essere sobri, innovativi e veloci. Un Ente che utilizza i risparmi per progetti agro-eco-ambientali. Inoltre i nostri dirigenti sono i meno pagati fra tutte le Province».

Fonte: Santina Ravì, Unione Sarda

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Il presidente Fulvio Tocco nega gli sprechi della Provincia

Scritto da Redazione il 23 marzo 2012

Nella Provincia del Medio Campidano non ci sono sprechi e dal contenimento della spesa si raccolgono le risorse per portare avanti progetti produttivi in collaborazione diretta con le amministrazioni comunali

Provincia del Medio Campidano

Provincia del Medio Campidano

C’è un limite a tutto, anche alla disinformazione. Il presidente Kennedy amava ripetere che una notizia non vera detta cinque volte, per l’opinione pubblica diventa vera.
Per esempio, l’articolo di oggi sulla L’Unione Sarda, pagina 30 della cronaca dedicata al MEDIO CAMPIDANO, titolato La Provincia? Troppe spese parrebbe costruito più per creare discredito su un ente prossimo a giudizio referendario che a descrivere fatti con riscontri oggettivi.

Nello stesso articolo si parla di “Pranzi, cene, convegni, viaggi, eventi, brochure, rappresentanza e soprattutto consulenze”. Ma di che si parla? Su quali riscontri oggettivi e atti si basano queste fantasiose descrizioni?

Nella pubblica amministrazione i soldi vengono impegnati tramite i fondi stanziati in bilancio, e noi questi sprechi scritti in bilancio non li vediamo perché non ci sono. Questa provincia ha fatto invece della sobrietà un suo modello di comportamento. Invito l’articolista, quindi, non solo ad amplificare alcune stonature e detrazioni di alcuni consiglieri della minoranza, ma a ad impegnarsi per una maggiore oggettività. Per esempio su personale, staff e dirigenti, sono pronto a confrontarmi con chiunque dati alla mano. Recentemente, per esempio, è stato accertato che i dirigenti del Medio Campidano sono i meno pagati fra tutte le Province sarde. Mica male per una provincia degli sprechi…

Mi dispiace far rilevare che la stampa sta dando addosso all’ente provincia per dimostrare che gli sprechi della pubblica amministrazione si annidano negli enti intermedi. Purtroppo per chi ha coniato questi messaggi populisti, l’ente provincia è quello che costa meno del sistema italiano col 4% delle somme analizzate.

Troppe le notizie riportate senza una regolare verifica, una volta siamo stati accusati dell’acquisto di un cane da tartufo, recentemente Mario Giordano, in un suo recente libro dal titolo emblematico “Spudorati”, ci ha attribuito l’organizzazione della sagra del Salmone. Recentemente siamo stati accusati di aver speso 50 mila euro per la presenza alla fiera campionaria di Cagliari. Ora si parla di tante altre spese senza che ci sia una puntuale verifica delle stesse, frutto forse di informazioni e suggestioni di parte o di una poco approfondita conoscenza della formazione della spesa pubblica.

Ora diciamo basta con l’informazione finalizzata a mettere in cattiva luce l’ente provincia che si sta distinguendo sullo scenario nazionale per essere tra quelli sobri, innovativi e veloci. Un ente che riesce a risparmiare risorse per poi utilizzarle per proggetti a carattere agro-eco-ambientali finalizzati alla produzione della ricchezza locale.

Ma anche per dimostrare che l’ente intermedio è di gran luna meno costoso dell’ente regione che si mangia quasi l’80% delle pubbliche risorse inerenti il sistema. La provincia costa solo il 4% e riesce pure ad avere una tempistica, ormai testata che il sistema regione, se ben più costoso, non riuscirà mai a sostenere.

Fulvio Tocco – Presidente della Provincia del Medio Campidano

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La Provincia? Troppe spese

Scritto da Redazione il 23 marzo 2012

Viaggi e consulenze, Cabua tuona: «Più sobrietà». Animato dibattito in Consiglio dopo la denuncia di un funzionario.

Fulvio Tocco

Fulvio Tocco

Pranzi, cene, convegni, viaggi, eventi, brochure, rappresentanza e soprattutto consulenze. Un pozzo senza fondo di spese nella Provincia del Medio Campidano, ben rappresentato dal caso dell’aggiornamento del sito web, affidato di recente a un operatore esterno per 30 mila euro. E poi gli oltre 20 mila euro di viaggi, quasi tre mila per spedizioni in Russia e Libano.

SOBRIETÀ Adesso, prendendo alla lettera la circolare del premier Mario Monti sui risparmi, si arriva al dunque: «Basta agli sprechi», da adesso in poi «spese oculate». L’invito questa volta al «massimo rigore» nel «rispettare» e nel «far rispettare» una «sobrietà assoluta» è del dirigente dell’area finanziaria della Provincia, Mariano Cabua. In una nota inviata al presidente del Consiglio, Fabrizio Collu, scrive: «In considerazione che l’Ente sarà sottoposto al controllo della Corte dei Conti, sarebbe il caso di adottare comportamenti ispirati alla sobrietà e rivedere gli atti gestionali non più sostenibili per l’integrità economica e finanziaria».

LA REPLICA Un richiamo non gradito dal presidente Fulvio Tocco che se da un lato giustifica «l’angoscia dei dirigenti per tenere fede ai pagamenti», dall’altro richiama il responsabile al suo dovere e lo invita in futuro ad «astenersi da comunicazioni che non rientrano nelle sue competenze».

IL DIBATTITO E la problematica, con una mozione del consigliere Agostino Pila, arriva a Villacidro, nell’aula consiliare di via Parrocchia. «Da anni», ricorda Pilia, «la minoranza denuncia le spese pazze di questa Provincia. Somme ingenti spesi per il superfluo a discapito dei servizi utili. Un esempio per tutti: quasi 100 mila euro per quintali di brochure, cartine e pubblicazioni, fra l’altro per arricchire le tipografie fuori Provincia. O anche per le tante consulenze esterne. Altro che crescita e sviluppo».

L’ACCUSA Rincara la dose Gino Deias. «È vergognoso che una Provincia povera, anzi la più povera fra tutte, spenda 200 mila euro per lo staff di presidenza, più della metà per il capo di gabinetto. Politica di lacrime e sangue per la povera gente, posti al caldo per chi occupa certe poltrone anche nel bilancio 2012, temo». E Nicola Cau, ribadisce: «Lode e merito al dirigente e al suo senso di responsabilità. Condivido i tagli ad iniziare dai collaboratori che affiancano l’ufficio tecnico per 50 mila euro, visto che l’organico è al completo e che le figure esterne chiamate sono sempre le stesse e di fatto svolgono ordinaria amministrazione».

Nessuno scandalo per il presidente del Consiglio, Collu: «Non c’è sperpero di denaro pubblico, per i viaggi i consiglieri hanno speso una cifra modesta: 10 mila euro».

Fonte: Santina Ravì, Unione Sarda

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Poveri e mazziati

Scritto da Redazione il 23 marzo 2012
Tipografia

Tipografia

La Provincia del Medio Campidano è una delle province più povere d’Italia. Il dato non lascia perplessi. Le aziende chiudono e i disoccupati aumentano. La Provincia, guidata dal presidente Fulvio Tocco, è in prima linea per combattere la povertà: anche nei giorni scorsi è arrivata in redazione una nota stampa il cui titolo era emblematico: “Il lavoro in Sardegna non c’è”. È vero, non c’è, e si fa davvero poco per crearne di nuovo. Ma noi siamo sempre attenti e ci piace dire le cose come stanno.

La nostra Provincia, che si riempie la bocca di tante buone parole, il poco lavoro che può dare lo distribuisce anche fuori dai propri confini, nonostante le professionalità siano presenti anche all’interno di questo territorio. L’ultimo episodio è legato alle spese sostenute dall’Ente per il convegno “Uniti per il rilancio dell’ippica”, che si è svolto a Villacidro. Ebbene, leggendo la determina 16 del 15 febbraio del 2012, osserviamo con stupore quanto segue:

“Considerato che :
Si rende necessario provvedere all’organizzazione dell’evento e alla promozione onde consentirne la massima divulgazione per la realizzazione delle finalità dell’iniziativa,
dato atto che:
- occorre provvedere alla realizzazione del relativo materiale promozionale,
- allo scopo di affidare il servizio in oggetto è stata realizzata un’indagine di mercato;
- che, su richiesta, alla procedura di affidamento in argomento è stato attribuito il seguente n. CIG Z82039E57D;
ritenuto pertanto:
- di dover affidare il servizio in argomento relativo a materiali tipografici vari (manifesti, locandine) alla ditta Nuove Grafiche Puddu s.r.l – via del progresso 6, 09040 Ortacesus.”

L’impegno è di poco superiore ai 500 euro. Come vedete i pochi soldi disponibili che si sarebbero potuti tranquillamente far circolare nella nostra Provincia finiscono in Provincia di Cagliari. La Provincia del Medio Campidano sicuramente ha agito in maniera legale, ma forse sarebbe stato più giusto realizzare l’indagine di mercato solo con aziende presenti in uno dei territori più poveri d’Italia. 500 euro non salvano un’azienda, ma sarebbe stato un segno di coerenza nei confronti di quanto si afferma in riunioni, convegni o comunicati stampa. La nostra Provincia ha anche tante aziende tipografiche e degli ottimi professionisti, e non solo tanti allevatori, agricoltori o porcari.

Fonte: Fausto Orrù, Comprendo

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La rivincita dei prodotti locali

Scritto da Redazione il 9 marzo 2012

Li utilizzano con successo in cinque mense scolastiche. A quattro anni dal primo progetto di Provincia, Asl, Laore, Asl e fattorie didattiche.

La rivincita dei prodotti locali

La rivincita dei prodotti locali

Sono passati quattro anni, da quando la Provincia del Medio Campidano, l’Agenzia Laore, la rete delle fattorie didattiche e l’Asl 6 di Sanluri hanno avviato il progetto “Satu po imparai”. Riservato agli alunni delle scuole dell’infanzia, elementari e medie, si poneva diversi obiettivi, tra cui quello di educare le nuove generazioni ad una corretta alimentazione, far conoscere e consumare i prodotti tipici del territorio.

IL PROGETTO «È finalizzato a recuperare, conservare e valorizzare il rilevante patrimonio di saperi e produzioni agroalimentari tipiche che caratterizza un territorio a vocazione rurale come il Medio Campidano con percorsi educativi finalizzati all’acquisizione di comportamenti alimentari consapevoli che promuovono gli acquisti a filiera corta», ha affermato Antonio Maccioni, dirigente del servizio multifunzionalità dell’impresa agricola dell’Agenzia Laore, che ieri mattina nei locali del Centro di aggregazione sociale di Pabillonis ha presentato la linea di produzione della pasta di grano duro, coltivato, raccolto e trasformato in Sardegna. E oggi si cominciano a vedere i primi risultati. Da quest’anno scolastico, infatti, nelle mense scolastiche di Gonnosfanadiga, Lunamatrona, Pabillonis, Samassi e Villamar si utilizzano solo produzioni agroalimentari tradizionali.

Sono state bandite le merendine, la mortadella, il salame e le focacce per far posto alla pasta (prodotta dal Consorzio agrario di Sardegna), allo zafferano, all’olio extravergine, al riso di San Gavino, al miele, la frutta, le carni, le uova e i prodotti caseari. L’unico prodotto della Penisola che ancora è presente nel menu è il parmigiano grattugiato. «Ma con la collaborazione dei caseari fra poco lo sostituiremo con un buon formaggio sardo da grattugiare», sottolinea Marina Donatini, responsabile del Sian dell’Asl 6. «Le mense scolastiche diventano quindi luogo di divulgazione della conoscenza delle produzioni agroalimentari sarde a chilometro zero e a marchio di qualità e importante strumento di diffusione di comportamenti alimentari per i nostri figli», ha aggiunto Gianluigi Piano, assessore provinciale alla Pubblica istruzione, «dall’alimentazione dipende la salute dei bambini e degli adulti del futuro».

L’ECONOMIA «A guadagnarne è anche il settore agricolo». E i numeri gli danno ragione. A beneficiare dell’iniziativa sono in particolare i quattordici produttori agricoli che forniscono i prodotti alle cinque mense. Si consumano oltre cinquemila chili di pasta, centinaia di chili di carne, di frutta e verdura, di riso, oltre a formaggi e uova. Tre i gestori delle mense, che hanno anche il compito di organizzare gli incontri con i genitori per far conoscere la qualità dei prodotti utilizzati per i menu di ogni giorno. Nelle mense è stata bandita la plastica, infatti si usano piatti di ceramica e bicchieri di vetro. «Con la collaborazione di Abbanoa e lo stretto controllo della Asl viene data l’acqua di rubinetto», ha aggiunto Antonio Maccioni. Sono 3.670 gli alunni che usufruiscono del servizio mensa, per un giro di affari che sfiora i 3 milioni di euro. Il costo a pasto varia da scuola a scuola e da paese a paese, passando da 3,37 per i bambini dell’infanzia ai 6 euro per i ragazzi delle medie. Numeri che spiegano l’importanza dell’iniziativa e che spingono ad un prezzo unico per tutte le sedi di 4,30 euro.

Fonte: Gian Paolo Pusceddu, Unione Sarda

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