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Risultati per la catagoria ‘Regione Sardegna’

La commissione vota: 4 Province

Scritto da Redazione il 14 novembre 2012

In Consiglio regionale primo atto della riforma, commissariamenti e stop elezioni, «no» dell’Ups

Province dell Sardegna

Province dell Sardegna

Il 28 febbraio saranno commissariate tutte le otto Province per poter tornare entro un anno alle quattro “storiche” di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, per le quali non ci saranno più elezioni popolari in quanto i futuri rappresentanti saranno sindaci del territorio. E’ quanto prevede, in estrema sintesi, la legge di riforma approvata ieri dalla commissione Autonomia del Consiglio regionale.

Il testo, sul quale ci sono già molte contestazioni, va ora all’esame del Consiglio delle autonomie e, dopo eventuali modifiche da parte della stessa commissione, sarà esaminato e votato dall’assemblea sarda. Quello di ieri non è stato un vero e proprio lavoro di riforma. A causa dei contrasti tra le forze politiche e per non essere accusata di ulteriori ritardi, la commissione ha votato, con poche modifiche, il testo baso, quello dei Riformatori, non esaminando le altre proposte di legge e gli emendamenti. In sostanza, la patata bollente è stata semplicemente trasferita all’aula di via Roma. Hanno votato contro Pd, Api e un esponente del Pdl, il gallurese Renato Lai.

Dopo l’abrogazione, con i referendum del 6 maggio, delle Province di Olbia-Tempio, Ogliastra, Carbonia-Iglesias e Medio Campidano, i nuovi enti intermedi dovranno avere un territorio di almeno 2.500 chilometri quadrati e una popolazione non inferiore ai 150 mila abitanti (mentre è di 350 mila abitanti il criterio fissato dal governo Monti). I Consigli provinciali saranno composti di un numero variabile di consiglieri (10, 15 o 20 a seconda della popolazione) numero degli abitanti) ieri (forse solo Cagliari) o di 15. Le funzioni saranno decise con un’altra legge. Nessuna norma è stata decisa per i Comuni, benché l’obiettivo fosse quello del riordino del sistema degli enti locali sardi.

«E’ la ragione più forte – ha detto Giampaolo Diana, capogruppo del Pd – che ci ha portato a votare contro. E’ un’occasione persa. Cosa serve una legge che non tocca le funzioni delle Province e non prende in considerazione i Comuni?La verità è che il centrodestra non ha né una maggioranza né un’idea di come si governa e di come si fanno le riforme».

L’Unione Province sarde si è già messa di traverso: «La durata in carica degli organi elettivi locali non è liberamente disponibile da parte della Regione», ha detto il presidente Roberto Deriu citando la sentenza 48 del 2003 della Corte costituzionale. «Sentenza – ha detto Deriu – che i legislatori sarebbero obbligati a conoscere e rispettare».

Matteo Sanna (Pdl) ha confermato che in aula ripresenterà sotto forma di emendamento la sua proposta per l’istituzione di una quinta Provincia, quella del Nord Est con capoluogo Olbia: «La Gallura non rinuncia alla sua autonomia».

Sulla stessa lunghezza d’onda altri due big galluresi del Pdl, il coordinatore Settimo Nizzi e l’ex presidente della Provincia Fedele Sanciu, secondo i quali «questa riforma è profondamente sbagliata». Soddisfatto invece Michele Cossa (Riformatori): «E’ un importante passo in avanti lungo la strada tracciata dai referendum».

Fonte: La Nuova Sardegna

Pubblicati gli elenchi provvisori per il corso di serricoltore

Scritto da Redazione il 20 settembre 2012
Pubblicati gli elenchi provvisori per il corso di serricoltore

Pubblicati gli elenchi provvisori per il corso di serricoltore

L’Assessorato del Lavoro della Regione Sardegna ha pubblicato gli elenchi provvisori degli aspiranti allievi alla frequenza del corso per serricoltore con sede a San Gavino (VS), suddivisi per utenti con età anagrafica inferiore ai 35 anni e superiore ai 18 anni, utenti età anagrafica superiore ai 35 anni e utenti esclusi.

Gli elenchi riguardano la riapertura termini del 3 agosto 2012 finalizzata alla copertura dei posti ancora vacanti.

Entro il 28 settembre 2012, i candidati potranno segnalare agli uffici del Crfp di Oristano eventuali errori materiali che derivano dall’imputazione dei dati e presentare richiesta di riesame.

Consulta i documenti

Le domande di accesso agli atti e di segnalazione errori e/o chiarimenti dovranno essere presentate per iscritto.

«Espropri a prezzi maggiorati»

Scritto da Redazione il 8 agosto 2012

Via libera del Cipe a 32 milioni. La classificazione passa da agricola a zona servizi.
Il manager dell’Asl: così pagheremo tutti i terreni per il nuovo ospedale.

Salvatore Piu

Salvatore Piu

Fumata bianca per il nuovo ospedale di san Gavino. Salvo imprevisti entro il mese di settembre ci saranno tutti i soldi (78 milioni di euro) per la realizzazione della nuova struttura. Intanto una delibera del Cipe assegna 541 milioni di euro alla Sardegna e di questi una parte a San Gavino: «Nella delibera – rimarca il direttore generale della Asl Salvatore Piu – si assegnano 32 milioni di euro per la ristrutturazione dell’ospedale, ma farò fare una rettifica, già condivisa col presidente Cappellacci e l’assessore De Francisci. Gli altri 46 saranno deliberati dalla giunta regionale non appena sarà approvata in consiglio regionale la rete ospedaliera già passata in commissione sanitaria. In tutto avremo 78 milioni di euro cui bisognerà aggiungere gli arredi e le nuove tecnologie che otterremo con un project financing».

Dopo tante parole si spera che questa sia la volta buona: «Non appena il consiglio regionale approverà la rete ospedaliera, partirò con gli espropri che saranno pagati non appena arriveranno i soldi. Bisognerà adeguare i prezzi dei terreni che avevano una valutazione agricola e non di zona servizi. I posti letto saranno 200 mentre il vecchio ospedale funzionerà come una casa della salute. Le lungodegenze saranno a Villacidro, Villamar e Guspini che speriamo di recuperare».

Fiducioso l’assessore provinciale alla sanità Nicola Garau: «La battaglia per il nuovo nosocomio non è ancora finita, ma è un bel passo avanti, anche se dobbiamo aspettare ancora gli altri 46 milioni di euro». Intanto arriveranno altri soldi nel Medio Campidano, come evidenzia il consigliere regionale del Pdl Sisinnio Piras: «Per la messa in sicurezza dei vari presidi territoriali della Asl ci sono 2,5 milioni di euro inseriti nella delibera Cipe. Per le bonifiche dell’area mineraria di Montevecchio ben 40 milioni e 9 per le bonifiche di Santa Miali a Furtei».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

PNessuna cancellazione calata dall’alto in Sardegna senza una riforma dello Statuto autonomistico, la legge costituzionale dell’Isola che ne prevede tre: Cagliari, Sassari e Nuoro.

Palazzo della Provincia di Cagliari

Palazzo della Provincia di Cagliari

Anche i referendum regionali dello scorso 6 maggio non hanno avuto l’effetto di cancellare questi tre enti che possono essere modificati solo in forza di una revisione costituzionale da parte del Parlamento con due letture per ciascuna camera. A spiegare l’effetto in Sardegna del riordino deciso dal Cdm, sono gli esperti giuristi incaricati dal Consiglio regionale di illustrare i possibili effetti dell’abrogazione delle Province nell’Isola dopo la consultazione referendaria.

Se si pensa ai quattro enti storici, a rischio, semmai, ci sarebbe solo la Provincia di Oristano, che è nata con legge ordinaria dello Stato e non ha quindi quella garanzia costituzionale che salvaguardia Cagliari, Sassari e Nuoro Per queste tre Province lo Statuto, invece, prevede l’insoppressibilità anche rispetto a decreti ministeriali o leggi ordinarie.

Se si prendono tulle le otto Province, invece, verrebbero cancellate anche Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Olbia Tempio e Ogliastra, istituite dieci anni fa con legge regionale ma non previste dallo Statuto. Inoltre la Regione ha competenza primaria in materia di Enti locali, limitata solo da eventuali norme di legge che prevedano una riforma economico-sociale e questo non mi sembra il caso in questione.

Nel frattempo, la legge di riordino degli Enti locali sta per approdare in commissione Riforme del Consiglio regionale: dopo i referendum regionali che hanno abrogato le circoscrizioni provinciali e le nuove quattro province sarde, gli attuali otto enti sono infatti in regime di proroga sino al 18 febbraio.

Fonte: Unione Sarda online

Vergognatevi e tornatevene a casa

Scritto da Redazione il 18 giugno 2012
Bregungia!

Bregungia!

Vergognatevi e tornatevene a casa. Avete guadagnato fin troppo. Ogni vostra più piccola indennità è pari allo stipendio mensile di un comune mortale sardo che lavora otto ore al giorno! Rappresentate il punto più basso della elaborazione politica nel nostro Paese. Siete al vertice della regione più povera, meno abitata, più vessata della nazione. Avete ridotto la nostra terra a un verminaio di accordi sottobanco, di finte contrapposizioni, di accorti riposizionamenti. Ma non so se sia più offensivo questo ignorare sapendo di ignorare o il fatto che mille, duemila, euro vi paiono cosa da poco mentre potrebbero sistemare le economie di molte delle famiglie che vivono in Sardegna sotto la soglia della povertà.

Sono le stesse famiglie che siete stati chiamati a tutelare, che avete solennemente giurato di tutelare; le stesse famiglie che vi pagano lo stipendio, che vi concedono quei privilegi di cui vi siete illusi di avere diritto divino. Ebbene: quel diritto non è divino, dipende da tutti noi. Come vi abbiamo eletto, quindi assunto, possiamo licenziarvi. Perché avete dimenticato che voi siete i nostri dipendenti non i nostri padroni. Voi raccontate una storia che non vi vede mai responsabili: non c’eravate, e se c’eravate dormivate; non avevate capito, eravate altrove. Mentre votavate qualcosa vi hanno infilato qualcos’altro. Vi siete distratti. Non avete capito. Vi hanno ingannato. Ma allora se siete così distratti, ignoranti, ingenui, che cosa ci state a fare nella stanza dei bottoni?

Buona parte di voi se fosse dipendente di un’azienda sarebbe già stato licenziato da tempo. Buona parte di voi considera risibile l’onore assoluto che vi è stato fatto di permettervi di rappresentarci. Ora è tempo che cominciate a rispondere della vostra insipienza, astuzia, malafede. Avete guadagnato tanto che potreste permettervi di finirla gratis questa legislatura e invece, nottetempo, provate a riprendervi quanto un consultazione democratica vi ha tolto. Vergognatevi e tornatevene a casa. E non permettetevi di parlare di antipolitica perché l’antipolitica si oppone alla politica, ma voi con la politica non avete niente a che fare! Vergognatevi e tornatevene a casa!

Fonte: Marcello Fois, Sardegna Democratica

L’Ufficio regionale del referendum ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare consultivo sull’indipendenza della Sardegna presentata dal movimento Malu Entu guidato da ‘Doddore’ Meloni.

Doddore Meloni

Doddore Meloni

Il quesito (“Sei d’accordo, in base al diritto internazionale delle Nazioni Unite, al raggiungimento della libertà del popolo sardo, con l’Indipendenza?“) è stato ritenuto illegittimo in quanto la materia su cui verte non può costituire oggetto di referendum consultivo, che pur non essendo vincolante, appare tale da prospettare modifiche normative in termini inammissibili sull’ordine costituzionale e politico del Paese.

L’Ufficio, presieduto dal direttore generale della presidenza Gabriella Massidda, ha ritenuto che la richiesta violasse manifestamente i limiti previsti dalla legge e, specificamente, contrastasse con l’ordinamento generale e i principi fondanti la Repubblica Italiana, di cui la Regione Sardegna è parte integrante, alla luce dell’interesse esclusivo dello Stato, tutelato costituzionalmente, essendo rivolta a discuterne il carattere unitario e indivisibile. Tale principio è sancito nell’art. 5 della Costituzione (“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali“) nonché nello Statuto speciale per la Sardegna il cui art. 1 afferma che “La Sardegna con le sue isole è costituita in Regione autonoma fornita di personalità giuridica entro l’unità politica della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione e secondo il presente Statuto“.

Province tutte a rischio

Scritto da Redazione il 12 maggio 2012

Cancellati anche i confini territoriali dei quattro enti superstiti. E la Giunta ammette: «Forte incertezza legislativa, provvederemo».

Province tutte a rischio

Province tutte a rischio

Porto Cervo, il pezzo di Sardegna più noto al mondo: comune di Arzachena, provincia di? Non si sa. Prima era Sassari, ora Olbia-Tempio. Ma appena apparirà sul Bollettino ufficiale della Regione l’esito dei referendum, la provincia Gallura non esisterà più. E non è automatico il ritorno con Sassari. Dopo il voto, Arzachena non fa più parte di nessuna circoscrizione provinciale.

L’ALLARME E così Isili, Villacidro, Iglesias e tutti i cento comuni degli enti abrogati. Ma non solo: l’allarme si estende anche alle quattro province superstiti. Perché è stato abrogato anche l’atto che definiva le circoscrizioni territoriali, elencando i comuni di ogni provincia. Adesso non c’è più una norma simile. Paradossalmente, non sta scritto da nessuna parte che Cagliari sia in provincia di Cagliari. «È così», conferma Giulio Steri, avvocato dello Stato nonché capogruppo Udc, che già tre giorni fa avvertiva: «È difficile che rivivano le province vecchie». Anche perché resta valida la legge del 2003 che spostava da una parte all’altra vari comuni. Per l’assessore regionale agli Enti locali, Nicola Rassu, «è innegabile che gli esiti delle urne abbiano determinato una forte incertezza legislativa. Perciò l’assessorato sta affinando il testo di un disegno di legge verso un nuovo assetto territoriale». Una prima proposta sarà pronta «a giorni».

I PRESIDENTI SUPERSTITI «È stata minata l’esistenza di tutte le province», riflette il nuorese Roberto Deriu: «Io oggi presiedo un ente che non sa qual è il suo territorio. Ma se a un ente territoriale togli il territorio, possiamo dire che esiste?». Si dirà: sofismi di chi ha presentato ricorsi di ogni tipo contro i referendum. Ma da Oristano anche Massimiliano De Seneen, tutt’altra famiglia politica (Pdl anziché Pd), afferma che «i timori di un effetto di trascinamento sono fondati. L’abolizione delle nuove province potrebbe mettere a repentaglio le vecchie. Il territorio è un elemento cardine per l’esistenza degli enti».
«Di certo non possono essere i quattro consigli provinciali “storici” a rappresentare territori che non li hanno eletti», fa notare la presidente cagliaritana Angela Quaquero: «Se poi una norma ci assegnerà le funzioni degli enti soppressi, ce ne faremo carico. Ma senza quella norma non si può: potremmo anche essere chiamati a risponderne dalla Corte dei Conti». Alessandra Giudici (Sassari) se la prende col governatore Ugo Cappellacci: «Visto che ha speso soldi pubblici per gli spot della Regione pro-referendum, dovrebbe avere pronta la soluzione. Invece vediamo la solita superficialità. Non si riesce a parlare con la Giunta, non so cosa dire ai dipendenti. Un caos». «Si va verso la paralisi amministrativa», conclude Deriu: «Chi si azzarderà a compiere atti di governo di territori che non si sa a chi appartengono?».

IL CONSIGLIO Serve di certo una legge: in attesa del parere dei quattro supergiuristi incaricati dalla presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, la commissione Autonomia lavora ai collegi elettorali. Anch’essi erano definiti in riferimento alle Province: perciò ieri l’organismo guidato dal sardista Paolo Maninchedda ha accelerato i lavori sulle nuove regole per l’elezione del Consiglio. Non è escluso che si ricreino otto collegi, ma con un elenco puntuale dei comuni.

REAZIONI Secondo il Movimento referendario, l’immagine di una «Sardegna nel caos» è solo «la melassa della vecchia politica. La casta fatica a prendere atto del voto». Se poi c’è da legiferare, «il Consiglio è pagato per questo». È d’accordo il leader dei Riformatori, Michele Cossa: «La lacuna normativa è connaturata allo strumento referendario. Il Consiglio faccia ciò che gli compete. E comunque i sardi non si sono espressi contro le nuove province, ma per il taglio di tutte e otto».
Nel Pdl i consiglieri regionali degli enti abrogati parlano di «numerose criticità» da risolvere per legge. Per Roberto Capelli (Api), il «cambiamento» chiesto dai sardi si soddisfa con «la chiusura anticipata di una fallimentare legislatura» e l’elezione di una nuova classe dirigente: Capelli si dice pronto a non ricandidarsi e a «proporre mozione di sfiducia a Cappellacci, sempre che si riesca a rintracciarlo per notificargliela».

Fonte: Giuseppe Meloni, Unione sarda