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Risultati per ‘Storia’ Category

La fonderia, museo dei 60 anni

Scritto da Redazione il 8 dicembre 2011

Apertura breve (appena due giorni) in attesa di completare la rassegna. Esposti macchinari e documenti sulla fabbrica-simbolo.

La fonderia, museo dei 60 anni

La fonderia, museo dei 60 anni

Grande folla a San Gavino per l’inaugurazione-lampo del Museo delle “Due Fonderie”: un’apertura breve, appena due giorni in attesa di completare la raccolta dei reperti sulla storia industriale della zona. Comunque sufficienti a offrire ai visitatori uno sguardo d’insieme molto accurato.
Nel vecchio stabile ristrutturato, alla presenza del sindaco, Gianni Cruccu, dell’assessore alla cultura, Cinzia Uda, è stata allestita l’esposizione di una vasta gamma di materiale. Finora sono stati raccolti trecento reperti (un numero, tuttavia, destinato a crescere) che raccontano una fetta di storia dell’età industriale di Villacidro prima, e di San Gavino poi.

REPERTI L’obiettivo principale della mostra è, infatti, quello di dare una testimonianza di quanto hanno lasciato le due fabbriche: «Il museo – hanno spiegato i promotori – si offre come principale chiave di lettura di esperienze vissute dagli operai in sessant’anni di storia».
Due antropologhe esperte nel settore, Maura Murru e Claudia Fenu dall’inizio dell’anno si sono prodigate a raccogliere tutto quanto può richiamare la vita della fabbrica-simbolo: oggetti comuni, macchinari, documenti cartacei di vario tipo ed entità, fotografie, testimonianze orali ricavate da interviste. In poche pparole tutto ciò che può tornare utile a offrire la ricostrizione di un percorso storico sulla fonderia. Un notevole contributo è stato dato dall’associazione Sa Moba Sarda che ha conservato e protetto molti oggetti, dalla Portovesrme srl di San Gavino, ma anche semplici cittadini hanno dato un valido contributo. Ogni oggetto è stato catalogato, ripulito, e dotato di una propria scheda di acquisizione, completa del nome del donatore. Diverse sono anche le tipologie di donazione che possono essere permanenti o in comodato d’uso secondo il volere dell’offerente.

IL SUPPORTO «Siamo molto soddisfatte del grande supporto offerto dai donatori, tuttavia mancano ancora settori come il periodo delle lotte sindacali e della vita lavorativa», hanno spiegato le antropologhe.
L’apertura temporanea aveva, infatti, l’intento di mostrare al pubblico a che punto sono i lavori di raccolta e di invitarlo alla campagna di acquisizione e consentire così l’apertura definita del museo, prevista alla fine del 2012.

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda

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La storia della fonderia in un museo

Scritto da Redazione il 16 novembre 2011
Comunicato Museo Due Fonderie

Comunicato Museo Due Fonderie

Sabato e domenica, nell’ambito del secondo weekend che chiuderà la ventunesima edizione sullo zafferano, sarà inaugurato, in via Montevecchio a San Gavino, il nuovo “Museo delle Due Fonderie”, allestito nello splendido edificio ristrutturato negli anni 2008 e 2009, arredato e dotato delle più avanzate attrezzature multimediali. Duecentocinquanta metri quadri di esposizione temporanea: una rassegna in continua evoluzione di svariati cimeli e preziosi documenti sul passato dell’antica fonderia di Villacidro e nei ricordi più recenti di tanti dipendenti che hanno lavorato in sessant’anni di vita dello stabilimento industriale, simbolo di San Gavino.

L’allestimento del museo è stato reso possibile grazie alle due antropologhe, Maura Murru e Claudia Fenu che, dall’inizio dell’anno, si sono occupate della campagna di acquisizione di materiali, impegnandosi nella ricerca di fonti documentarie, sia cartacee ma anche di quelle orali con interviste ai vari protagonisti nel mondo industriale sangavinese.

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda del 16/11/2011

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A fine mese sarà aperto il museo della fonderia

Scritto da Redazione il 3 novembre 2011

Nasce a San Gavino il “Museo delle due fonderie”, un’esposizione sui sessant’anni di storia dello stabilimento metallurgico.

Museo Due Fonderie - Prima Assemblea pubblica

Museo Due Fonderie - Prima Assemblea pubblica

Il 19 e il 20 novembre nel nuovo complesso, in via Montevecchio a San Gavino, tutto il materiale, finora raccolto, sarà fruibile al pubblico. L’allestimento tuttavia non sarà definivo ma sarà sempre in continua evoluzione. Si tratta infatti di una sorta di Work in progress, espressione inglese che significa “lavori in corso” e che più si presta alla descrizione di questo progetto destinato ad offrire un grande impatto culturale e un importante percorso storico in tutto il Medio Campidano.

Consisterà in una apertura momentanea che permetterà ai visitatori di capire a che punto è la fase di allestimento e un invito a partecipare all’acquisizione. «Abbiamo previsto due giornate di apertura momentanea – spiega l’assessore alla cultura, Cinzia Uda – per far conoscere al pubblico cosa finora è stato realizzato, quindi tutto il materiale che si è riusciti a raccogliere in questa prima fase e in che modo è stato recuperato».

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda di Giovedì 03 novembre 2011

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Il mistero dei “paras arestis”

Scritto da Redazione il 11 ottobre 2011
Statua di Cristo

Statua di Cristo

Nel numero 17 di Comprendo, un lettore sangavinese ci aveva richiesto delle informazioni riguardo alla storia di una statua, visibile sulla strada che da San Gavino porta a Guspini. Ebbene, grazie al prezioso contributo di Pino Argiolas (che ci ha gentilmente indicato la via, prestandoci il libro “Evaristo Madeddu – Epistolario di un uomo Singolare“) siamo riusciti a ricostruire parte dell’intensa storia di quelli che tutti chiamavano “paras arestis“, ossia i “frati di campagna”, che abitarono in un casolare adiacente alla scultura attorno agli anni ‘40.

In realtà non si trattava di un vero e proprio ordine religioso: era una congrega dei cosiddetti “Evaristiani”. Essi prendevano il nome da Evaristo Madeddu, il fondatore dell’omonimo movimento laico, che diede vita ad una serie di case-famiglia per orfani, malati e giovani disagiati. In queste comunità Madeddu predicava i valori evangelici e invitava alla virtù e alla preghiera delle persone che apparentemente non avrebbero avuto alcun futuro. La comunità sangavinese nacque nell’agosto del 1935 e, come tutte le altre filiali sparse per il territorio tra Cagliari e Oristano, si prendeva cura sia dei problemi spirituali del paese, sia di quelli materiali, spesso intercedendo presso il Comune per risolvere diatribe tra i cittadini e le istituzioni.

Evaristo Madeddu

Evaristo Madeddu

In verità Evaristo Madeddu fu fortemente avversato da parte del clero dell’epoca: il movimento Evaristiano raccolse parecchi proseliti e consensi tra la gente, non spesso ben digeriti dai parroci locali, che vedevano ridimensionati il proprio potere e influenza. Il successo di tale movimento riuscì addirittura a scatenare una polemica fortissima tra l’Arcivescovo di Cagliari, Mons. Piovella, che lo avversarva, e l’Arcivescovo di Oristano Mons. Delrio, che invece aveva preso a cuore l’opera Evaristiana. La diatriba ebbe fine nel 1965 quando il movimento Evaristiano ottenne finalmente il “Riconoscimento Canonico” dalla Diocesi di Oristano e nel 1966 il “Riconoscimento Giuridico” da parte del Presidente della Repubblica Saragat.

Evaristo Madeddu è scomparso proprio nel 1966, dopo una vita dedicata interamente alle sue comunità: ma il suo lavoro e la sua dedizione gli sono sopravvissuti; tutt’oggi ci sono delle comunità attive a Serramanna, Arbatax, Villasimius, Putzu Idu e Donigala Fenugheddu. Questa, in breve, è la storia della “statua misteriosa” e dei “paras arestis“. Speriamo di aver soddisfatto la curiosità dei nostri lettori!

Fonte: Simone Usai, Comprendo

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Correva l’anno 1949

Scritto da Redazione il 4 agosto 2011
Correva l'anno 1949

Cliccando sulla foto si può visualizzare e salvare la foto in alta risoluzione: potete stamparla in casa o da un fotografo e conservarla per ricordo, se vi riconoscete o riconoscete qualcuno in questo scatto.

Cercare fotografie nei vecchi album di famiglia può riservare delle sorprese inaspettate. A volte, le foto ormai ingiallite rispondono a delle domande, altre volte invece nascondono dei misteri o delle curiosità che non si riesce a risolvere da soli. Così può capitare di imbattersi in uno scatto che ritrae tanti giovani in divisa da calcio, con una data annotata sul retro: “1949“. E pensi a come doveva essere diversa la vita 62 anni fa rispetto a quella di oggi. Ti chiedi cosa sognassero allora quei ragazzi che, come noi oggi, inseguivano un pallone di cuoio sui campi di San Gavino. Ci si chiede come siano effettivamente andate le loro vite; e se nell’ultimo torneo di calcio magari abbiamo giocato insieme ad uno dei loro nipoti. Sono domande che potrebbero rimanere senza risposta. Per fortuna lavorando a Comprendo ho l’occasione di fare le stesse domande a tutti i nostri lettori: può darsi che qualcuno riconosca se stesso nella foto, o magari riesca a riconoscere un parente. Inizio io, raccontandovi chi era il primo giocatore accovacciato a sinistra. Correva l’anno 1949, quel ragazzo si chiamava Antonio Usai, ed era mio nonno. Chissà se oggi qualcuno conserva ancora la passione che animava i “campioni“ di allora.

Fonte: Simone Usai, Comprendo del 23/07/2011

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Eleonora d'Arborea

Eleonora d'Arborea

Gli attivisti di ProgReS Progetu Repùblica della regione Campidanu in occasione del 602° anniversario de “Sa Battalla de Seddori” ed in concomitanza con la commemorazione della stessa che si svolge in questi giorni a Sanluri intendono denunciare l’inadeguatezza dei restauri e la scarsa valorizzazione di uno dei più importanti monumenti architettonici risalenti all’epoca Giudicale Arborense presenti sul nostro territorio: l’abside della chiesa di San Gavino Martire in San Gavino Monreale.

Nonostante l’elevatissima importanza storica, la rarità assoluta delle opere ed un restauro relativamente recente le sculture rappresentanti Eleonora d’Arborea e suo padre Mariano IV scolpite nei peducci pensili della volta a crociera nell’abside della chiesa, pur essendo in buono stato di conservazione sono oltraggiate e sminuite nella loro importanza dal posizionamento infelice e poco consono di cavi elettrici e di fari per l’illuminazione dell’altare e dell’abside medievale.

Le sculture presenti nel complesso, raffiguranti i Giudici di Arborea Mariano IV ed Ugone III, la Reggente del Giudicato Eleonora e suo marito Brancaleone Doria, furono individuate nella prima metà degli anni ottanta dal Professor Francesco Cesare Casula e sono una delle rarissime rappresentazioni degli Arborea risalenti al periodo Giudicale.

Mariano IV

Mariano IV

L’unicità di quello che ormai è conosciuto come “Il Pantheon degli Arborea” è dovuta alla sistematica distruzione di effigi, stemmi e simboli Arborensi perpetrata dagli invasori catalano aragonesi dopo la sconfitta dei Sardi a Sanluri nel 1409, questo fa della raffigurazione di Eleonora l’unica rappresentazione d’epoca di uno dei personaggi più importanti dell’intera storia nazionale Sarda.

Ci si ritrova quindi nella situazione in cui gli elementi che dovrebbero essere al centro dell’interesse storico ed artistico dell’intero complesso, quelli che dovrebbero attrarre l’attenzione e che potrebbero fungere da fulcro identitario non solo per la città di San Gavino ma per tutti i Sardi, sono invece relegati a ricoprire un ruolo marginale e di scarso interesse contribuendo in maniera nulla alla valorizzazione del monumento stesso.

Invitiamo pertanto le autorità territoriali competenti, la soprintendenza del ministero dei beni culturali e la diocesi ad impegnarsi per risolvere una situazione indecorosa nei confronti sia del patrimonio artistico che di quello storico culturale di tutti i Sardi.
I “riflettori” dovrebbero essere puntati sulle effigi di Eleonora e Mariano IV e non deturparne la visione compiendo l’ennesimo sfregio alla storia della Sardegna.

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