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«Fonderia riaperta nel 2013»

Scritto da Redazione il 25 marzo 2012

L’annuncio dell’amministratore delegato Carlo Lolliri. Marchionni (Cgil): adesso è fondamentale trovare un accordo con l’Enel.

Fonderia riaperta nel 2013

Fonderia riaperta nel 2013

Dopo alcuni anni di cassa integrazione i dipendenti della fonderia potranno tornare a lavoro. Per l’esattezza lo stabilimento sangavinese, che fa capo alla Portovesme Srl di proprietà della multinazionale svizzera della Glencore, riaprirà nel marzo del 2013.

LA DATA Lo annuncia l’amministratore delegato dell’azienda Carlo Lolliri: «A San Gavino ci sarà una riconversione del ciclo piombo. I lavori iniziati il primo gennaio 2012 proseguono secondo le tabelle progettuali. Ad ultimazione il ciclo piombo sarà riconvertito attraverso una nuova tipologia di processo (denominata Cdf) che consentirà l’utilizzo di materiali diversificati. Gli impianti di Portovesme saranno completati e avviati entro il gennaio 2013 e conseguentemente entreranno in produzione anche quelli di San Gavino».

REAZIONI Insomma si tratta di una boccata d’ossigeno per circa 130 lavoratori della fonderia tra dipendenti diretti e ditte d’appalto in un territorio diventato ormai il cimitero della grande industria come ricorda Gigi Marchionni, segretario territoriale della Fiom Cgil: «La situazione è positiva perché l’azienda farà 20 milioni di investimenti per la linea piombo suddivisi tra Portoscuso e San Gavino. La questione importante per l’azienda è trovare un accordo con l’Enel, che in Sardegna produce più del fabbisogno necessario, per la riduzione dei costi dell’energia. Questo permetterà di avviare la produzione entro il marzo del 2013. In questi due ultimi anni è stato migliorato lo stabilimento sangavinese e l’occupazione è stata mantenuta: rientreranno in fabbrica sette unità lavorative che non possono andare in pensione con la riforma Monti. Puntiamo all’aumento dell’occupazione in un territorio che è alla fame e sappiamo che questo dipende dall’abbassamento dei costi dell’energia e vogliamo che la Regione lavori in questo senso per dare agevolazioni alle aziende».

PREPARATIVI Intanto a San Gavino lo stabilimento si prepara alla ripartenza e la cassa integrazione è stata ridotta da 10 giorni a 6 per gli operai e da 6 giorni a 3 per gli impiegati: «Abbiamo fatto capire all’amministratore delegato – conclude Gigi Marchionni – che San Gavino era produttiva con un’alta professionalità dei lavoratori e non doveva chiudere. Dalla fonderia parte un messaggio che dà speranza agli altri stabilimenti del Medio Campidano».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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Vincolati?

Scritto da Redazione il 21 marzo 2012

È iniziato tutto per gioco: ma se prendessi la cartina di San Gavino e indicassi qualche punto a caso, scommettiamo che sarà difficile trovare un punto senza vincoli per l’edilizia? Così è stato.

PUC San Gavino Monreale

PUC San Gavino Monreale

A questo punto chiediamoci quali siano questi vincoli e la loro “natura”. Il più importante è stato istituito nel 2005 e blocca sì e no mezzo paese, è il P.A.I. Piano di Assetto Idrogeologico, che nella foto è rappresentato, nel più alto grado di pericolosità, da quelle tre strisce rosse “orizzontali”. In queste zone è concesso solamente apportare agli immobili le manutenzioni di tipo ordinario e straordinario, nient’altro. Nelle zone con grado di pericolosità inferiore si può intervenire previo studio di compatibilità idraulica da inviare al Genio Civile con tempi burocratici di approvazione che vanno dai 6 mesi in sù.

Le tre strisce coincidono col percorso del Rio Pardu, un fiume senza acqua, con via Monreale, zona storicamente soggetta ad allagamenti, e l’ultima va da via Po sino a via Nuraci.

Altro vincolo importante, che tanto sta a cuore ai sangavinesi è quello del Centro Storico, in grigio (al centro) nella cartina: se non copre metà paese, poco ci manca. Per vent’anni questa zona è restata in attesa del suo destino e solo nel 2000 è stato approvato il piano particolareggiato secondo i criteri dettati dalla Regione.

Con l’avvento del Piano Paesaggistico Regionale i Comuni dovevano presentare un adeguamento a questo nuovo strumento ma, dopo vari tentativi e tanti soldi spesi, la maggior parte del centro storico sangavinese è bloccato. A oggi però ci sono degli studi per risolvere il problema e si aspettano buone notizie, visto che è ancora impossibile ristrutturare. Sempre a proposito di centro storico, nel nostro Comune non si è potuto applicare il Piano Casa Regionale 1 in quanto il Consiglio Comunale non ha provveduto ai necessari adempimenti da dichiarare con apposita delibera e si corre il rischio, per gli stessi motivi, di non poter applicare neanche il Piano Casa 2 attualmente in vigore.

Questi vincoli potrebbero bastare, ma da qualche anno a San Gavino ne è presente un altro, quello relativo alla Fonderia (o ex Fonderia?). Insomma nella foto è quel semicerchio nero con raggio di 1 km che si vede in alto a sinistra, come dire, se qualche terreno si era salvato dai vincoli, eccone un altro! Questo è meno restrittivo dei due precedenti, ma di per se basta per svalutare economicamente certi possedimenti.

Come risolvere questa situazione? Il P.A.I. è un vincolo a quanto pare troppo esteso per il territorio di San Gavino, forse non c’era bisogno di bloccare mezzo paese per un rischio che pare molto minore. Per risolverlo si parla anche di una deviazione del Rio Pardu, un’opera sicuramente più costosa di quanto utile di per sé per risolvere un problema che forse realmente non c’è. Quei soldi non sarebbe meglio investirli nella realizzazione di una nuova rete fognaria? L’edificazione fuori dal centro urbano sta deturpando le campagne? Ma perché allora il vincolo è così esteso? Forse c’è stata una sottovalutazione dei problemi che avrebbe creato? Forse non c’è stata abbastanza competenza al momento della scelta? Forse in quel periodo era necessario attingere a quei finanziamenti?

Questo non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai. L’unica cosa che sappiamo è che l’edilizia sangavinese è ferma da troppo tempo e con loro si son fermati anche coloro che fanno progetti, coloro che vendono materiali edili, arredamenti, bagni, lampadari, ecc. Insomma, tutto ciò che serve per la casa. Per farsi una casa dunque, o si cambia paese o si va a vivere nelle campagne di San Gavino. Certo, a meno che a qualcuno non venga in mente di mettere un vincolo anche su quello…

Fonte: Luca Fois, Comprendo

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La fonderia, museo dei 60 anni

Scritto da Redazione il 8 dicembre 2011

Apertura breve (appena due giorni) in attesa di completare la rassegna. Esposti macchinari e documenti sulla fabbrica-simbolo.

La fonderia, museo dei 60 anni

La fonderia, museo dei 60 anni

Grande folla a San Gavino per l’inaugurazione-lampo del Museo delle “Due Fonderie”: un’apertura breve, appena due giorni in attesa di completare la raccolta dei reperti sulla storia industriale della zona. Comunque sufficienti a offrire ai visitatori uno sguardo d’insieme molto accurato.
Nel vecchio stabile ristrutturato, alla presenza del sindaco, Gianni Cruccu, dell’assessore alla cultura, Cinzia Uda, è stata allestita l’esposizione di una vasta gamma di materiale. Finora sono stati raccolti trecento reperti (un numero, tuttavia, destinato a crescere) che raccontano una fetta di storia dell’età industriale di Villacidro prima, e di San Gavino poi.

REPERTI L’obiettivo principale della mostra è, infatti, quello di dare una testimonianza di quanto hanno lasciato le due fabbriche: «Il museo – hanno spiegato i promotori – si offre come principale chiave di lettura di esperienze vissute dagli operai in sessant’anni di storia».
Due antropologhe esperte nel settore, Maura Murru e Claudia Fenu dall’inizio dell’anno si sono prodigate a raccogliere tutto quanto può richiamare la vita della fabbrica-simbolo: oggetti comuni, macchinari, documenti cartacei di vario tipo ed entità, fotografie, testimonianze orali ricavate da interviste. In poche pparole tutto ciò che può tornare utile a offrire la ricostrizione di un percorso storico sulla fonderia. Un notevole contributo è stato dato dall’associazione Sa Moba Sarda che ha conservato e protetto molti oggetti, dalla Portovesrme srl di San Gavino, ma anche semplici cittadini hanno dato un valido contributo. Ogni oggetto è stato catalogato, ripulito, e dotato di una propria scheda di acquisizione, completa del nome del donatore. Diverse sono anche le tipologie di donazione che possono essere permanenti o in comodato d’uso secondo il volere dell’offerente.

IL SUPPORTO «Siamo molto soddisfatte del grande supporto offerto dai donatori, tuttavia mancano ancora settori come il periodo delle lotte sindacali e della vita lavorativa», hanno spiegato le antropologhe.
L’apertura temporanea aveva, infatti, l’intento di mostrare al pubblico a che punto sono i lavori di raccolta e di invitarlo alla campagna di acquisizione e consentire così l’apertura definita del museo, prevista alla fine del 2012.

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda

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Fonderia chiusa, ladri in azione

Scritto da Redazione il 3 dicembre 2011
La fonderia di San Gavino

La fonderia di San Gavino

Un furto di alcune lastre metalliche si è verificato nella fonderia di San Gavino che fa capo alla Portovesme Srl. Un episodio per il quale è stata presentata una denuncia ai carabinieri che hanno aperto le indagini sul caso. I materiali portati via dallo storico stabilimento non superano il valore di mille euro, ma c’è molta preoccupazione tra i dipendenti dello stabilimento chiuso da quasi due anni e mezzo e costretti alla cassa integrazione con tante incognite all’orizzonte.

Il furto è avvenuto nella notte con ignoti che si sono introdotti nell’area dello stabilimento che hanno danneggiato un muro di una costruzione per poi portare via le lastre metalliche. In ogni caso alla fonderia, che si trova in un’area periferica del paese, c’è un servizio di vigilanza continua per preservare tutti i capannoni dello stabilimento.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda del 3/12/2011

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La storia della fonderia in un museo

Scritto da Redazione il 16 novembre 2011
Comunicato Museo Due Fonderie

Comunicato Museo Due Fonderie

Sabato e domenica, nell’ambito del secondo weekend che chiuderà la ventunesima edizione sullo zafferano, sarà inaugurato, in via Montevecchio a San Gavino, il nuovo “Museo delle Due Fonderie”, allestito nello splendido edificio ristrutturato negli anni 2008 e 2009, arredato e dotato delle più avanzate attrezzature multimediali. Duecentocinquanta metri quadri di esposizione temporanea: una rassegna in continua evoluzione di svariati cimeli e preziosi documenti sul passato dell’antica fonderia di Villacidro e nei ricordi più recenti di tanti dipendenti che hanno lavorato in sessant’anni di vita dello stabilimento industriale, simbolo di San Gavino.

L’allestimento del museo è stato reso possibile grazie alle due antropologhe, Maura Murru e Claudia Fenu che, dall’inizio dell’anno, si sono occupate della campagna di acquisizione di materiali, impegnandosi nella ricerca di fonti documentarie, sia cartacee ma anche di quelle orali con interviste ai vari protagonisti nel mondo industriale sangavinese.

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda del 16/11/2011

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A fine mese sarà aperto il museo della fonderia

Scritto da Redazione il 3 novembre 2011

Nasce a San Gavino il “Museo delle due fonderie”, un’esposizione sui sessant’anni di storia dello stabilimento metallurgico.

Museo Due Fonderie - Prima Assemblea pubblica

Museo Due Fonderie - Prima Assemblea pubblica

Il 19 e il 20 novembre nel nuovo complesso, in via Montevecchio a San Gavino, tutto il materiale, finora raccolto, sarà fruibile al pubblico. L’allestimento tuttavia non sarà definivo ma sarà sempre in continua evoluzione. Si tratta infatti di una sorta di Work in progress, espressione inglese che significa “lavori in corso” e che più si presta alla descrizione di questo progetto destinato ad offrire un grande impatto culturale e un importante percorso storico in tutto il Medio Campidano.

Consisterà in una apertura momentanea che permetterà ai visitatori di capire a che punto è la fase di allestimento e un invito a partecipare all’acquisizione. «Abbiamo previsto due giornate di apertura momentanea – spiega l’assessore alla cultura, Cinzia Uda – per far conoscere al pubblico cosa finora è stato realizzato, quindi tutto il materiale che si è riusciti a raccogliere in questa prima fase e in che modo è stato recuperato».

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda di Giovedì 03 novembre 2011

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Parco con vista sulla fonderia

Scritto da Redazione il 25 ottobre 2011

L’amministrazione comunale assegna diciannove ettari all’Anpana. Bonifiche e rimboschimento previsti a Funt’e canna.
In mezzo al bosco sarà creata un’area attrezzata per famiglie. In programma spazi per la sosta dei camper e per praticare il tiro con l’arco.

Parco con vista sulla fonderia

Parco con vista sulla fonderia

Un’area di 19 ettari in località Funtan’e canna è stata affidata dall’amministrazione comunale all’associazione nazionale protezione animali Natura Ambiente (A.N.P.A.N.A.), che ha una sua sezione nel Medio Campidano. «L’obiettivo – spiega il presidente Gianni Palombo – è realizzare un grande parco a servizio di tutta la cittadinanza. Nei 5 ettari, già coperti dal bosco, metteremo un’area attrezzata per famiglie che vogliono fare un pic-nic o trascorrere qualche ora in tranquillità. Inoltre in tutto il parco saranno creati percorsi per le biciclette e per chi vuole passeggiare o correre».

Insomma sarà un grande parco verde per San Gavino che dista non più di 500 metri dalla fonderia: «Tutti gli ettari saranno bonificati dalle discariche e verrà fatto un ulteriore rimboschimento. Ci sarà spazio per la sosta camper ma anche per sport come il tiro con l’arco con un’associazione locale o per la “guerra simulata”. Chiederemo i finanziamenti alla Provincia e alla Regione».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Martedì 25 ottobre 2011

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