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giugno 2013
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Ore 8, riapre la fonderia

Scritto da Redazione il 20 febbraio 2013

Fine di un incubo, centoventi lavoratori oltrepassano i cancelli. I dipendenti: una speranza per tutto il territorio.

Fonderia di San Gavino Monreale

Fonderia di San Gavino Monreale

Non c’è il più il suono della sirena, ma dalle 8 di ieri i cancelli della fonderia sono di nuovo riaperti. Sono ritornati al lavoro i circa 70 dipendenti dello stabilimento di proprietà della Portovesme Srl cui si aggiungono gli oltre 50 lavoratori delle ditte esterne.

I DIPENDENTI Le nubi lasciano spazio ai raggi di sole e piano piano i dipendenti del gigante industriale del Medio Campidano, che a giugno compirà 81 anni, entrano nella fabbrica simbolo di tante lotte, sacrifici, ma anche del benessere di un territorio. È felicissimo Gabriele Canargiu, impiegato sangavinese: «Ho 58 anni, lavoro in fonderia da 33 anni. La riapertura dello stabilimento ha un profondo significato soprattutto in un contesto dove molte fabbriche hanno chiuso, speriamo bene anche per la Keller. L’amministratore delegato Carlo Lolliri ha mantenuto le promesse di riavvio della fabbrica». È sempre stato fiducioso anche Gianluca Cocco, 36 anni: «Lavoro qui dall’età di 21 anni. Il rientro al lavoro è un segnale di speranza, ho sempre creduto nella riapertura della fabbrica».

PIOMBO IN ARRIVO Tutti i reparti della fonderia sono pronti a funzionare al meglio e già domani dovrebbero arrivare da Portovesme i primi carichi di piombo: dalla sua raffinazione saranno poi ricavate discrete quantità d’argento e d’oro che costituiscono il business dello stabilimento sangavinese.

NUOVE ASSUNZIONI Lavora da tempo anche Bruno Piras: «Ci sono da 34 anni, ora spero in nuove assunzioni di giovani. quando c’è lavoro si ritorna alla normalità». Sulla stessa linea Giovanni Casula, che aveva già accarezzato il sogno della pensione: «Sono nato nel 1953: dovevo andare in mobilità e poi in pensione, ma con la riforma del lavoro dovrò aspettare il 2015».

DIGNITÀ Il rientro al lavoro è la fine di un incubo: «È una grande gioia – spiega Sergio Aru – ritornare in fabbrica, avevo 20 anni quando ho iniziato in fonderia». Il lavoro restituisce dignità: «Sono monoreddito – rimarca Pierpaolo Zanda – è una sicurezza per le famiglie. Dobbiamo dire che l’azienda è venuta incontro ai lavoratori: gli impianti sono stati ristrutturati e ammodernati». Tra i dipendenti storici c’è anche Raffaele Pittau: «Lavoro dal 1981, la mia allora fu una delle ultime assunzioni».

GIOVANI E ora i dipendenti delle imprese d’appalto sperano in una futura stabilizzazione come è successo ad alcuni degli attuali dipendenti. È il caso di Paolo Sebis, 40 anni, di San Gavino: «Ho lavorato per 8 anni nelle ditte esterne. Sono stato assunto nel 2009 e lavoro negli impianti». Nello stesso anno è stato assunto definitivamente anche il sangavinese Alessio Frau, 33 anni: «Ho lavorato per anni nelle ditte esterne ed ora sono all’interno della fonderia. Il ritorno al lavoro è un segnale importante anche perché nel Medio Campidano c’è una grossa crisi del settore industriale». Insomma un segno di speranza in un territorio che ora guarda al futuro con maggiore fiducia e soprattutto con il peso di più di cento buste paga.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

Assunzioni nella fonderia

Scritto da Redazione il 18 febbraio 2013

Martedì riapre la fabbrica dopo tre anni e mezzo. Nuovi lavoratori per la manutenzione, la mensa e le pulizie.

La fonderia di San Gavino

La fonderia di San Gavino

La soddisfazione dei vertici aziendali e dei sindacati. Resta qualche ora di cassa integrazione sino ad aprile. Prevista la lavorazione di 65 mila tonnellate di piombo al giorno.

Il conto alla rovescia è iniziato da tempo e martedì i cancelli della fonderia si riapriranno dopo tre anni e mezzo di cassa integrazione. Ai dipendenti dello stabilimento, che fa capo alla Portovesme Srl della multinazionale svizzera Glencore, si affiancheranno i lavoratori delle ditte d’appalto (Unicosmo e Dalmav) che curano la manutenzione degli impianti, mensa e pulizie.

NUOVO LAVORO Ed è proprio qui che arriva una nuova iniezione di fiducia perché nelle ditte esterne ci saranno almeno 25 nuove assunzioni: tutti giovani e quasi tutti di San Gavino come ricorda Alessio Frau, 33 anni, che in fonderia lavora da quando aveva 21 anni: «Le nuove buste paga sono un fatto positivo e anche nello stabilimento sono stati fatti nuovi investimenti: tutto questo per il nostro territorio è oro colato. Ho iniziato a lavorare nel 2001 facendo la gavetta con ditte esterne, poi nel 2009 è arrivata l’assunzione a tempo indeterminato. Speriamo che i pensionamenti siano integrati dal nuovo personale».

RIAPERTURA La fonderia, gigante industriale aperto nel giugno del 1932, non sembra sentire il peso dei suoi 80 anni ed ora tutto è pronto per la ripartenza, come ricorda l’ingegnere Danilo Longu, responsabile dell’impianto: «Martedì arriverà il primo piombo da Portovesme – spiega – l’azienda ha sempre creduto nella valenza della fonderia di San Gavino facendo la manutenzione e ammodernando gli impianti».

IL PIOMBO «Ogni giorno – prosegue Longu- vengono lavorate circa 65-70 mila tonnellate di piombo. L’azienda è attenta al rispetto dell’ambiente e del territorio: ci sono dei nuovi punti di captazione e aspiratori». Dal piombo saranno poi raffinati metalli preziosi come l’argento e l’oro, il vero business della fonderia.

SPERANZA Per San Gavino e per il Medio Campidano un segnale di speranza: «Il riavvio della fonderia – rimarca Edoardo Bizzarro, segretario territoriale della Cisl - è di buon auspicio. Inoltre il fatto che le imprese d’appalto facciano delle assunzioni contribuisce a far muovere l’economia di un territorio. Come sindacato siamo pronti a difendere l’importanza strategica dell’industria nel territorio».

I SINDACATI È impegnato in prima linea al fianco dei lavoratori anche Gigi Marchionni, segretario territoriale della Fiom Cgil: «Le nuove assunzioni sono un segnale positivo: stiamo dando indicazioni per mandare il curriculum alle aziende. Speriamo che in futuro possano esserci assunzioni all’interno della fonderia: tutto il personale è rientrato al lavoro anche se rimarranno alcune ore di cassa integrazione fino ad aprile. L’arrivo di nuovo personale è di fondamentale importanza per sostituire chi deve andare in pensione. Siamo soddisfatti perché Carlo Lolliri, amministratore delegato della Portovesme Srl, ha mantenuto promesse e impegni».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

«Artigiani nella fonderia»

Scritto da Redazione il 6 febbraio 2013

Proposta dell’amministratore delegato: energia e locali gratis. Lolliri: lavorino l’oro e l’argento prodotti da noi. Soddisfazione di sindacati e artigiani locali. Il vescovo monsignor Dettori: «Ci troviamo di fronte ad una speranza nuova nell’ambito della crisi del nostro territorio».

Artigiani nella fonderia

Artigiani nella fonderia

Dare ad artigiani, orafi o cooperative locali la corrente elettrica, il gas e i locali gratuitamente per permettere la lavorazione dell’argento e dell’oro prodotti all’interno della fonderia dalla lavorazione del piombo. È questo quanto ha proposto Carlo Lolliri, amministratore delegato della Portovesme Srl cui fa campo anche lo stabilimento sangavinese (riaprirà il 15 febbraio). Lo ha fatto anche nell’ultima sua visita alla fonderia a margine della messa celebrata dal vescovo della diocesi di Ales-Terralba monsignor Giovanni Dettori. Insomma un’opportunità in più per permettere ai giovani di creare un posto di lavoro e avviare un’attività imprenditoriale quasi a costo zero.

REAZIONI La proposta è stata recepita positivamente dai lavoratori e dai sindacati: «È un’opportunità concreta – spiega Alessio Frau, 33 anni, della segreteria territoriale della Fiom Cgil, assunto in fonderia del 2009 – l’amministratore delegato ha fatto questa proposta già da tempo. Nella nostra zona ogni posto di lavoro è importantissimo». Sulla stessa linea Marco Angioni, segretario territoriale della Fsm Cisl: «L’azienda ha sempre dichiarato la sua disponibilità per gli artigiani locali e questo dimostra attenzione verso il territorio. È vero che non è un buon momento per chi lavora l’oro vista la crisi che porta la gente a vendere i preziosi soprattutto quando lo stipendio non permette di arrivare a fine mese».

È un’opportunità anche per il vescovo della diocesi monsignor Giovanni Dettori: «Ci troviamo di fronte ad una speranza nuova nell’ambito della crisi del nostro territorio, se andranno avanti possibilità come questa ci sarà un orientamento tra i giovani ad avere iniziative personali e di gruppo, per promuovere prodotti che possono essere appetibili».

GLI ARTIGIANI La possibilità viene accolta con entusiasmo, come spiega Luca Congia, artista-orafo sangavinese di 34 anni: «La proposta è abbastanza interessante, ho anche l’idea di attivare un corso per i ragazzi del paese per massimo 10-12 persone proprio nella lavorazione dell’argento, dell’oro e dell’ossidiana. Mi potrei occupare della progettazione insieme ad Alessio Orrù, un artista-scultore di San Gavino ora emigrato a Lille, in Francia. La Regione, che ha già svolto corsi del genere, potrebbe prestarci i macchinari e tutte le attrezzature necessarie per questo corso. Al momento lavoro ad Oristano in un’azienda che opera nel settore dell’alta gioielleria».

LA RIAPERTURA Intanto alla fonderia tutto è pronto per la riapertura del 15 febbraio e una volta che la produzione andrà a pieno regime dal piombo verranno ricavate ogni anno 150 tonnellate d’argento e circa 100 chili d’oro. Insomma i preziosi costituiscono il vero business della fonderia e ora dalla lavorazione sul posto potrebbero nascere nuovi posti di lavoro per contrastare la disoccupazione giovanile.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

All’Unicosmo 25 operai senza stipendio

Scritto da Redazione il 26 gennaio 2013
Fonderia di San Gavino Monreale

Fonderia di San Gavino Monreale

Sono da 10 mesi senza stipendio i 25 lavoratori della ditta Unicosmo che cura la manutenzione degli impianti della fonderia di San Gavino che riaprirà il 15 febbraio. Colpa della mancata concessione della cassa integrazione in deroga che sta creando forti preoccupazioni e disagi tra i lavoratori che dal mese di marzo non ricevono nessuna remunerazione.

Le segreterie provinciali di Fiom Cgil, Fsm-Cisl e Uilm si sono subito mobilitate e hanno già da tempo chiesto un incontro all’assessorato regionale al Lavoro vista la gravità della situazione. Dice Gigi Marchionni, segretario territoriale della Fiom Cgil: «L’Unicosmo sta aumentando il proprio personale e noi non vogliamo che un’azienda sana venga messa in difficoltà dal mancato pagamento della cassa integrazione di questi lavoratori che sono quasi tutti a reddito unico e con famiglia. L’assessore al Lavoro Liori aveva garantito il proprio impegno, ma ad oggi i dipendenti di questa ditta non hanno visto i soldi. Abbiamo chiesto l’incontro alla Regione alla fine di settembre, ma per ora non ci è stata data nessuna risposta. È assurdo che venga messa in difficoltà un’azienda sana: come organizzazione sindacale non possiamo permettere una situazione del genere soprattutto ora che ci sono grandi prospettive per la fonderia».

E per questi lavoratori, (la maggior parte sono di San Gavino, ma anche di altri paesi come Villacidro e Lunamatrona), la situazione si fa difficile anche perché l’assegno della cassa integrazione è di appena 700-800 euro e c’è chi in questi mesi ha accumulato diversi debiti per portare avanti la famiglia o pagare il mutuo della casa. «I lavoratori – conclude il sindacalista Gigi Marchionni - ci mettono pressione e noi chiediamo alla Regione di battere un colpo e mantenere gli impegni presi. Siamo pronti alla mobilitazione per salvare un’azienda che sta ripartendo».

Intanto alla fonderia, che fa capo alla Portovesme Srl, è iniziato il conto alla rovescia per la riapertura e pian piano i dipendenti stanno lavorando.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

«Al lavoro il 15 febbraio»

Scritto da Redazione il 27 dicembre 2012

Il responsabile della fonderia: pronti a riaprire. Le reazioni degli operai che si preparano a tornare in fabbrica.

Fonderia di San Gavino Monreale

Fonderia di San Gavino Monreale

Adesso è ufficiale: la fonderia riaprirà i cancelli il 15 febbraio 2013. Lo ha annunciato al termine della tradizionale messa di Natale nella storica fabbrica aperta nel 1932 Carlo Lolliri, amministratore delegato della Portovesme Srl cui fa capo lo stabilimento sangavinese di proprietà della multinazionale svizzera della Glencore. Per i dipendenti è stato un Natale di ottimismo e di speranza e ora tutto è pronto per la ripartenza, come ricorda l’ingegnere Danilo Longu, responsabile della fabbrica di San Gavino: «L’impianto Kivcet di Portovesme è stato riammodernato e ripartirà il 5 febbraio. Non appena ci sarà il piombo prodotto dal nuovo impianto sarà trasportato alla fonderia. Ogni anno la produzione annuale di piombo è di circa 65-70mila tonnellate. A San Gavino avviene il recupero dei metalli preziosi come l’argento e l’oro».

PROSPETTIVE Insomma si allontana l’incubo della cassa integrazione per i 75 dipendenti dello stabilimento, cui si aggiungono circa 50 delle ditte esterne: «Da gennaio – aggiunge Danilo Longu – questo provvedimento sarà ridotto fino alla ripresa delle operazioni di riavvio della produzione. Inoltre l’impianto lavora nel rispetto della salute dei lavoratori e dell’ambiente: per salvaguardarlo ci saranno anche nuovi aspiratori e punti di captazione».

REAZIONI La fonderia darà un contributo a far ripartire l’economia locale e del territorio, come ricorda Alessio Frau, 33 anni, di San Gavino: «Sono stato l’ultimo ad essere assunto nel 2009. La riapertura è un segnale importante anche perché nel Medio Campidano c’è una grave crisi del settore industriale. La speranza è che ora ci siano altre assunzioni e non va dimenticato che la fonderia crea un piccolo indotto anche per i materiali che vengono acquistati sul posto. Per me questa fabbrica ha anche un valore affettivo: mio padre Gianfranco ha lavorato qui per 40 anni. Ho pensato tante volte di partire per cercare lavoro e capisco le sofferenze di tanti giovani costretti ad emigrare». Spera in nuove assunzioni anche Pierpaolo Zanda, dipendente da 32 anni: «Sono importanti per dare un ricambio alla fabbrica».

E tra i pensionati sono sempre vivi i ricordi degli anni in fabbrica e delle battaglie sindacali: «Sono stato assunto in fonderia – spiega Gigi Matta, 82 anni di San Gavino - a 16 anni e mezzo il 16 ottobre 1946. Mio padre era morto in fabbrica per un incidente sul lavoro ho iniziato giovanissimo nel reparto meccanico. Nel 1949 ho vissuto la vicenda dello sciopero che coinvolgeva la miniera di Montevecchio e altre aziende minerarie sarde. Sono andato in pensione il 31 dicembre 1981».

I SINDACATI «Le infrastrutture – spiega Gigi Marchionni, segretario territoriale della Fiom Cgil – vanno migliorate». Sulla stessa linea Edoardo Bizzarro, segretario provinciale della Cisl: «L’agricoltura non basta. L’industria va difesa e vanno create le opportunità per chi vuole investire nel territorio». Insomma questo gigante industriale rimane il simbolo dell’industria in un territorio martoriato dalla crisi economica.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

«Ritroveremo la dignità»

Scritto da Redazione il 21 dicembre 2012

Per 75 lavoratori della fabbrica i cancelli riapriranno nel 2013. Oggi in fonderia la messa di Natale con il vescovo.

La fonderia di San Gavino Monreale

La fonderia di San Gavino Monreale

Dopo tre anni e mezzo di cassa integrazione, dal prossimo anno i cancelli della fonderia si riapriranno. E sarà questa volta un Natale di speranza per la riapertura dello stabilimento di proprietà della Portovesme Srl che fa capo alla multinazionale svizzera della Glencore. Ritorneranno al lavoro 75 dipendenti a cui si aggiungono circa 50 lavoratori delle ditte esterne. È un’iniezione di fiducia anche per l’intero comparto dell’industria del Medio Campidano che sta affrontando anche altre difficili vertenze.

L’ATTESA «Lavoro in fonderia», spiega Pierpaolo Zanda, «da 32 anni. Sono sposato con due figli entrambi disoccupati. Siamo rimasti per oltre tre anni in cassa integrazione e ora ritroviamo la nostra dignità rientrando a lavoro. L’azienda ha creduto nella professionalità e nella realtà di San Gavino. Ora speriamo in nuove assunzioni per dare un ricambio generazionale alla fabbrica».

I SINDACATI In questi anni hanno svolto un ruolo fondamentale i sindacati, come ricorda Gigi Marchionni, segretario territoriale della Fiom Cgil: «Abbiamo lavorato in quest’ottica per il riavvio della produzione. Le ore di cassa integrazione stanno diminuendo in maniera drastica. Adesso abbiamo l’esigenza di un confronto continuo. La riapertura di questa industria è un segnale di speranza per questo territorio in cui ci sono tante professionalità. È importante che le infrastrutture vengano migliorate». Sulla stessa linea Edoardo Bizzarro, segretario provinciale della Cisl: «Questa della fonderia è una boccata di ossigeno e una speranza per altre realtà imprenditoriali come la Keller. L’industria va rafforzata e difesa nel nostro territorio. Ben venga il settore agricolo, ma non siamo per una monocultura».

IL PENSIONATO La fonderia, che quest’anno ha compiuto 80 anni, ha cambiato il volto di San Gavino. In questo gigante industriale hanno lavorato intere generazione come ricorda Tore Angei, ora pensionato: «Ho lavorato in fonderia 35 anni fino al 2003, ed ora c’è ancora mio fratello. Mio nonno Salvatore Caboni ha iniziato a costruire le fondamenta dello stabilimento. Poi ci ha lavorato mio padre fino al 1975, mentre io sono stato assunto 4 anni prima. Per me la fonderia ha rappresentato il benessere per il paese e ha creato un notevole indotto a tantissime attività commerciali. L’amministratore delegato Carlo Lolliri ha tenuto fede ai suoi impegni, ricordando che, con lui, la fonderia sarebbe rimasta sempre aperta. Questa industria va difesa e valorizzata». Ed oggi alle 15 il vescovo della diocesi di Ales-Terralba Giovanni Dettori, celebrerà la messa di Natale in fonderia.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

Comune, guerra alle discariche

Scritto da Redazione il 18 ottobre 2012

Multe e controlli dei vigili per non vanificare gli effetti della raccolta differenziata. L’assessore: «Tolleranza zero per chi abbandona rifiuti in campagna».

Comune, guerra alle discariche

Comune, guerra alle discariche

Nessuna tolleranza contro chi inquina le periferie di San Gavino. È allarme per il fenomeno delle discariche abusive che si presenta in molte campagne con un crescente ammasso di ferrivecchi, computer, televisori e lavatrici. Ecco perché l’assessore all’ambiente Paolo Onnis lancia una crociata contro chi contribuisce al degrado del territorio. «Abbandonare i rifiuti è un fatto di grave inciviltà perché, oltretutto, il ritiro è gratuito. Potenzieremo i controlli nei punti critici. Intanto abbiamo avuto una grande partecipazione dei cittadini e delle associazioni nella giornata ecologica. La risposta è stata molto positiva da parte delle scuole e un ringraziamento particolare va ai componenti dell’associazione Delfino».

Una giornata che è servita a sensibilizzare e responsabilizzare tutti e che ha visto protagonisti gli studenti. In particole la terza C del liceo delle Scienze umane, guidata dalla professoressa Aurelia Cocco, ha pulito l’area intorno al parcheggio dell’ospedale. «Troppe volte i nostri occhi vedono ammassi di rifiuti abbandonati nelle strade e nelle campagne, uno scempio ambientale che rivela non solo il poco rispetto per l’ambiente ma anche l’incapacità di comprendere l’importanza del proprio patrimonio naturalistico e storico», afferma Onnis.

Insomma, non ci sarà più nessuna tolleranza verso chi contribuisce al degrado. «Useremo il pugno di ferro, con ordinanze e multe salate. I controlli dei vigili e di alcune associazioni ambientali saranno intensificati per non vanificare gli sforzi dei cittadini che fanno la raccolta differenziata», conclude l’assessore. Tra le aree a rischio c’è Funtana e’canna, bonificata alcuni anni fa per la presenza di amianto con una spesa di 16 mila euro, e i terreni vicino alla fonderia. Non manca il degrado anche intorno alle strade di accesso al paese.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda