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Terreni, la beffa dell’IMU

Scritto da Redazione il 6 dicembre 2012

Non è stata accolta dal Governo Monti la proposta della Regione Nessuna esenzione per gli agricoltori in difficoltà.

Terreni, la beffa dell'IMU

Terreni, la beffa dell’IMU

«Si paga l’Imu sui terreni agricoli?». La domanda rimbalza negli uffici tributi di Serramanna, Samassi, Serrenti e di diversi altri Comuni del Medio Campidano e della Sardegna. In quei paesi, 45 in tutto, che erano inseriti nell’elenco (allegato al decreto firmato a luglio dall’assessore regionale dell’Agricoltura Oscar Cherchi) delle aree svantaggiate che si aggiungevano a quelli di montagna e collina già esenti dall’applicazione dell’Ici prima e dell’Imu poi. Il decreto di Cherchi, era stato da subito, doveva essere recepito dal Governo Monti. A tutt’oggi non è ancora avvenuto.

LA BEFFA Imu sì o Imu no? A risolvere il quesito è il capo di gabinetto dell’assessorato regionale, Giampaolo Satta. «Abbiamo cercato in tutti i modi di sensibilizzare il Governo, ma il nostro lavoro non è stato sufficiente ad ottenere gli effetti sperati».

Insomma, tutto come prima: l’Imu sui terreni agricoli a Serramanna, Samassi, Serrenti e anche a Sanluri, San Gavino, Pabillonis e Segariu , si paga. «A questo punto, a pochi giorni dalla scadenza del versamento del saldo, penso proprio di si», dice ancora il braccio destro dell’assessore Cherchi.

IL SALDO Per i contribuenti, proprietari di terreni agricoli, dopo l’acconto di giugno scatta l’appuntamento, sgradito, col saldo da versare entro il 17 dicembre. «Pagheremo l’Imu ed è un’altra tegola sul mondo agricolo in forte crisi», afferma Priamo Picci, coltivatore di Serramanna, esponente di spicco della Coldiretti regionale. A luglio, qualche giorno dopo l’atto dell’assessorato dell’Agricoltura, le reazioni erano tutte improntate alla soddisfazione. «Niente Imu sui terreni? Sarebbe un bel risparmio per le aziende, in un momento di crisi nera del comparto», era stata la posizione di Francesco Setzu, imprenditore agricolo di Samassi. Più prudente era stato il sindaco di Sanluri, Alessandro Collu. «Sarebbe una grande notizia ma occorre leggere bene il decreto: in realtà si chiede allo Stato di accettare questa decisione».

LA DELUSIONE I fatti, a qualche mese di distanza, sembrano dargli ragione. L’Imu sui terreni agricoli si paga regolarmente. «Non avevo dubbi: la Regione deve smetterla di fare spot, di prendere decisioni su competenze dello Stato. Se in Regione sono convinti che quei Comuni sono svantaggiati, come ha voluto dire col decreto, metta lei i soldi per l’Imu: stiamo parlando di 45 Comuni, basta un milione di euro», dichiara oggi il sindaco di Sanluri salutando la fine dell’illusione.

UNIONE EUROPEA «Speriamo che per il 2013 il Governo recepisca le intenzioni della giunta regionale», interviene Annarita Corda, assessore del Comune di Serrenti. Ma la speranza è davvero legata a un filo sottile, a leggere le parole del capo di gabinetto Satta: «Potrebbe configurarsi un aiuto per gli agricoltori che l’Unione europea potrebbe bloccare».

La cultura del “magna magna”

Scritto da Redazione il 24 novembre 2012
La cultura del “magna magna”

La cultura del “magna magna”

Dopo i proclami degli anni scorsi, dopo aver subito continuamente slogan sull’importanza della “cultura” per il rilancio del territorio e soprattutto dopo aver visto spuntare come funghi associazioni culturali di ogni genere, ci si appresta a vivere un autunno stranamente silenzioso. Ci eravamo abituati a un periodo pre-sagre autunnali ben più chiassoso e con toni da campagna elettorale. L’anno passato c’era aria di rivoluzione, con eventi e proclami: “il vento sta cambiando”, dicevano. E ci eravamo illusi, innocentemente, che davvero così fosse.

Leggiamo su Wikipedia: “Le associazioni culturali, in genere apolitiche, apartitiche e senza scopo di lucro, sono associazioni costituite da volontari che si dedicano principalmente alla divulgazione e valorizzazione culturale. Data la gratuità con cui le attività sono svolte sarebbe più corretto definirle associazioni di volontariato culturale”. Bene, ma allora perché queste associazioni spesso “spariscono” dal panorama provinciale quando non ci sono fondi a cui attingere? Perché viene a mancare l’entusiasmo quando c’è da fare volontariato senza scopo di lucro?

Sia chiaro, è giustissimo che ognuno sia un po’ choosy e decida come impiegare il proprio tempo e le proprie risorse. Nessuna azienda e nessun libero professionista lavora gratis! Ecco, questo è il punto: questo ragionamento si applica benissimo alle società con Partita IVA, ma stride con il concetto di “associazione culturale”: viene quasi il sospetto che alcune vengano fondate solo ed esclusivamente per attingere a fondi pubblici, piuttosto che per creare un movimento culturale e sociale sul territorio.

Soldi, soldi, soldi! La cultura passa in secondo piano?

Soldi, soldi, soldi! La cultura passa in secondo piano?

E questo (legittimo) sospetto nasce quando si fanno confronti tra annate di vacche grasse e vacche magre: quando ci sono soldi, una fila di volenterosi si impegna e riempe le nostre bacheche di facebook con frasi epiche e aforismi sull’impegno civico; quando non ci sono soldi, invece, assistiamo ad un assordante (e imbarazzante) silenzio.

Questo è un po’ lo specchio dell’Italia del “magna magna”. Diciamocelo chiaramente, in tanti hanno la bella pensata di sfruttare una delle falle delle leggi italiane, fondando associazioni – piuttosto che società di persone o cooperative – per fare impresa senza avere i doveri e gli oneri legislativi e soprattutto senza pagare tasse. Del resto, non si può tassare la cultura. Ma si potrebbe – anzi, si dovrebbe – impedire ai furbetti di nascondere attività imprenditoriali dietro falso nome, non pensate?

Fonte: Manolo Aresti, Comprendo

«Il concorso per i diplomi delle badanti è da rifare»

Scritto da Redazione il 14 novembre 2012
Il concorso per i diplomi delle badanti è da rifare

Il concorso per i diplomi delle badanti è da rifare

Dopo aver letto sul sito della Provincia l’avviso del corso per il rilascio di un attestato alle badanti e, dopo aver sentito le lamentele degli esclusi, i consiglieri provinciale di minoranza del Medio Campidano, «ritenendo che siano apparsi evidenti profili di illegittimità», hanno condiviso di indirizzare al presidente Fulvio Tocco la richiesta di revoca in autotutela dello stesso corso.

«Nell’avviso», spiega il primo firmatario, Gianni Lampis, «si indicava l’orario del protocollo della Provincia per la consegna delle domande di partecipazione. Per l’esattezza dalle 10 alle 13 dal lunedì al venerdì ed il martedì dalle 15 alle 17. Ordine di arrivo come unico requisito per essere ammessi alle prove di selezione. Di fatto poi, nell’elenco della graduatoria definitiva, l’orario non è stato rispettato e sono state accolte domande fuori dal tempo previsto, a partire dalle 7.59».

Spiega Tocco: «Il progetto Sap, dell’agenzia formativa Exfor, prevede azioni volte a verificare e validare le competenze maturate dalle lavoratrici nel campo dell’assistenza familiare, che nulla hanno a che fare con la Provincia. Ci siamo limitati ad accogliere le domande, favorendo il diritto di accesso ai cittadini, che in caso contrario si sarebbero dovuti recare a Cagliari».

Pronta la replica della minoranza. «Ammesso che il progetto sia di competenza di un altro ente», aggiunge Lampis, «la Provincia si era fatta carico comunque di accogliere le domande e, nel rispetto dei principi di uguaglianza e d’imparzialità, avrebbe dovuto vigilare sulla correttezza delle procedure. A questo punto si ravvisano le motivazioni per annullare e rifare un nuovo bando».

Fonte: Unione Sarda

La commissione vota: 4 Province

Scritto da Redazione il 14 novembre 2012

In Consiglio regionale primo atto della riforma, commissariamenti e stop elezioni, «no» dell’Ups

Province dell Sardegna

Province dell Sardegna

Il 28 febbraio saranno commissariate tutte le otto Province per poter tornare entro un anno alle quattro “storiche” di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, per le quali non ci saranno più elezioni popolari in quanto i futuri rappresentanti saranno sindaci del territorio. E’ quanto prevede, in estrema sintesi, la legge di riforma approvata ieri dalla commissione Autonomia del Consiglio regionale.

Il testo, sul quale ci sono già molte contestazioni, va ora all’esame del Consiglio delle autonomie e, dopo eventuali modifiche da parte della stessa commissione, sarà esaminato e votato dall’assemblea sarda. Quello di ieri non è stato un vero e proprio lavoro di riforma. A causa dei contrasti tra le forze politiche e per non essere accusata di ulteriori ritardi, la commissione ha votato, con poche modifiche, il testo baso, quello dei Riformatori, non esaminando le altre proposte di legge e gli emendamenti. In sostanza, la patata bollente è stata semplicemente trasferita all’aula di via Roma. Hanno votato contro Pd, Api e un esponente del Pdl, il gallurese Renato Lai.

Dopo l’abrogazione, con i referendum del 6 maggio, delle Province di Olbia-Tempio, Ogliastra, Carbonia-Iglesias e Medio Campidano, i nuovi enti intermedi dovranno avere un territorio di almeno 2.500 chilometri quadrati e una popolazione non inferiore ai 150 mila abitanti (mentre è di 350 mila abitanti il criterio fissato dal governo Monti). I Consigli provinciali saranno composti di un numero variabile di consiglieri (10, 15 o 20 a seconda della popolazione) numero degli abitanti) ieri (forse solo Cagliari) o di 15. Le funzioni saranno decise con un’altra legge. Nessuna norma è stata decisa per i Comuni, benché l’obiettivo fosse quello del riordino del sistema degli enti locali sardi.

«E’ la ragione più forte – ha detto Giampaolo Diana, capogruppo del Pd – che ci ha portato a votare contro. E’ un’occasione persa. Cosa serve una legge che non tocca le funzioni delle Province e non prende in considerazione i Comuni?La verità è che il centrodestra non ha né una maggioranza né un’idea di come si governa e di come si fanno le riforme».

L’Unione Province sarde si è già messa di traverso: «La durata in carica degli organi elettivi locali non è liberamente disponibile da parte della Regione», ha detto il presidente Roberto Deriu citando la sentenza 48 del 2003 della Corte costituzionale. «Sentenza – ha detto Deriu – che i legislatori sarebbero obbligati a conoscere e rispettare».

Matteo Sanna (Pdl) ha confermato che in aula ripresenterà sotto forma di emendamento la sua proposta per l’istituzione di una quinta Provincia, quella del Nord Est con capoluogo Olbia: «La Gallura non rinuncia alla sua autonomia».

Sulla stessa lunghezza d’onda altri due big galluresi del Pdl, il coordinatore Settimo Nizzi e l’ex presidente della Provincia Fedele Sanciu, secondo i quali «questa riforma è profondamente sbagliata». Soddisfatto invece Michele Cossa (Riformatori): «E’ un importante passo in avanti lungo la strada tracciata dai referendum».

Fonte: La Nuova Sardegna

Raccolta firme per Referendum Art.18 e Art.8

Scritto da Redazione il 18 ottobre 2012

COMUNICATO STAMPA RACCOLTA FIRME REFERENDUM ART. 18 E ART 8 L 148/2011

QUESTO VENERDI’ MATTINA, FATE LA SPESA E REGALATECI UNA FIRMA PER IL LAVORO!
VENITE A FIRMARE AL MERCATINO DI SAN GAVINO-FRONTE PIAZZALE OSPEDALE

Raccolta firme per Referendum

Raccolta firme per Referendum

Venerdì 19 Ottobre dalle ore 9:30 presso il piazzale del parcheggio dell’Ospedale di San Gavino Monreale, fronte Mercatino settimanale, il circolo “O. Belvedere – B. Marongiu” di Rifondazione Comunista di San Gavino, comincia la raccolta delle firme per i referendum relativi all’abrogazione dell’articolo 8 della legge 14 settembre 2011 n°148 risalente al governo Berlusconi e delle modificazioni introdotte dal governo Monti all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

L’articolo 8 permette di derogare dai contratti nazionali di lavoro tramite accordi sindacali raggiunti in sede aziendale anche solo da alcuni sindacati di comodo. In virtù di quell’articolo la stessa Fiom è stata esclusa dalla stessa agibilità sindacale entro la Fiat. Mai superfluo ricordare l’importanza fondamentale dell’art. 18 quale norma di protezione del lavoratore nonché architrave di tutto il sistema lavoristico italiano.

A breve verrà promossa dal Coordinamento Provinciale Referendario del Medio Campidano un’iniziativa pubblica di presentazione dei quesiti che coinvolgerà tutte forze politiche che sostengono i referendum nel nostro territorio. Chiediamo pertanto ai cittadini, sangavinesi e non, di sostenere quest’importante battaglia con la propria firma.

Stazione, nuove pensiline

Scritto da Redazione il 15 ottobre 2012

È stato approvato il progetto da un milione e mezzo di euro. I pendolari avranno un riparo dal sole e dalla pioggia.

Stazione, nuove pensiline

Stazione, nuove pensiline

Mai più sotto la pioggia o sotto il sole cocente della calda estate sangavinese. Nell’area della nuova stazione ferroviaria saranno create le nuove pensiline per i pendolari e nascerà un centro intermodale che permetterà lo scambio tra gli autobus provenienti dai diversi paesi del Medio Campidano e i treni diretti a Cagliari e Oristano.

L’opera, finanziata dalla Regione, prevede una spesa di un milione e mezzo di euro. Il progetto definitivo è stato vistato dalla giunta comunale. Il Consiglio aveva già da tempo approvato la variante urbanistica finalizzata all’esproprio dei terreni sui quali saranno creati almeno altri centri posti auto che si aggiungeranno a quelli attuali, insufficienti a contenere le vetture dei 1400 pendolari che ogni giorno prendono il treno per Cagliari oppure Oristano. Così sarà risolto il problema della sosta che qualche volta ha visto multate le auto dei pendolari parcheggiate a ridosso delle rotonde o in curva. Il progetto ha visto la partecipazione dei tecnici del Comune, mentre l’ingegnere Sergio Lai ha coordinato il progetto.

La nuova stazione di San Gavino vuole avere una importanza centrale nel sistema dei trasporti del Medio Campidano. Ora la speranza è che al più presto venga aperto il bar per consentire ai pendolari di prendersi un caffè e l’edicola per l’acquisto di un quotidiano o di un qualsiasi altro giornale.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

Virus del Nilo, esami okay

Scritto da Redazione il 30 agosto 2012
Febbre del Nilo

Febbre del Nilo

Nessun allarme per la febbre del Nilo nel Medio Campidano, almeno fino ad oggi. Nei giorni scorsi, nel territorio di Sardara è stata trovata una cornacchia grigia positiva al virus, che si aggiunge alle quattro che oltre due mesi fa furono recuperate a Guspini , Sanluri e Villacidro . A darne conferma è il Servizio veterinario di sanità animale dell’Asl 6 di Sanluri, che da oltre un anno sta monitorando tutto il territorio provinciale.

«Un’importantissima attività di sorveglianza si espleta sugli animali stanziali sinantropici, che vengono sottoposti a sorveglianza attiva mediante prelievi ed analisi per individuare precocemente la ripresa della circolazione virale», afferma Augusto Malica del servizio veterinario.

Nell’estate del 2011, a Sanluri e a Gonnosfanadiga, due cavalli risultavano positivi alla febbre del Nilo, per cui furono abbattuti. Da allora l’attività di sorveglianza è stata intensificata, soprattutto nella fase del passaggio del virus dagli uccelli ai mammiferi, passaggio a rischio anche per l’uomo. Sono stati messi sotto controllo trentasei equidi sentinella, cavalli e asini che pascolano nelle diverse zone del Medio Campidano. Su questi asini e cavalli, i veterinari della Asl 6 effettuano, nel periodo di maggior rischio che va da maggio ad ottobre, diversi prelievi di sangue, per individuare il più precocemente possibile il passaggio del virus dai volatili ai mammiferi e quindi prevedere il rischio dell’insorgenza della malattia, oltre che nei cavalli, anche nell’uomo.

«Particolarmente rassicuranti appaiono i primi risultati sugli equidi sottoposti a sorveglianza, che evidenziano la bassissima positività anticorporale, e questo indica la scarsa circolazione virale nel Medio Campidano», affermano al servizio veterinario dell’Asl 6.

Fonte: Gian Paolo Pusceddu, Unione Sarda