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Pazienti ricoverati in corsia

Scritto da Redazione il 16 maggio 2012

Situazione esplosiva in Medicina: letti sistemati nei corridoi. I sindacati: i malati hanno una sanità di serie B.

Pazienti ricoverati in corsia

Pazienti ricoverati in corsia

Corridoi affollati di letti dei pazienti. Uomini e donne messi quasi in fila separati in qualche caso solo da pochissimi metri. È questo quanto succede questi giorni nel reparto di Medicina, al terzo piano dell’ospedale di San Gavino. È una vera e propria emergenza e, oltre all’affollamento delle stanze (40 i posti letto in totale), lunedì pomeriggio c’erano nei corridoi del reparto tredici letti con i parenti dei pazienti costretti in spazi davvero angusti.

LA SITUAZIONE Così questo reparto dell’ospedale non solo non ha un posto libero nelle stanze, ma scoppia con una situazione che si ripete spesso nel fine settimana e nei mesi estivi. Insomma per molti pazienti solo un letto nell’andito con poco rispetto della privacy e il bagno più vicino nel corridoio. Per medici e infermieri è una corsa continua da un paziente all’altro. La notte poi la situazione peggiora perché per i 40 pazienti delle diverse stanze e per i 12 restanti in corsia c’è solo un medico di guardia con al massimo due-tre infermieri e due-tre operatori socio-sanitari in servizio.

IL MANAGER La situazione è critica, come conferma il direttore generale della Asl 6 Salvatore Piu: «Nel nostro presidio ospedaliero mancano i posti letto per la lungodegenza perché la Medicina dovrebbe avere solo i ricoveri per i casi acuti. Bisogna ricoverare i pazienti della lungodegenza in strutture alternative e non in quel reparto, com’è stato stabilito anche dalla conferenza sanitaria dell’ottobre 2011 in un piano strategico triennale che è stato votato anche dai sindaci. La struttura di Guspini, ad esempio, ha 20 posti letto per questi casi. È importante avere un nuovo ospedale destinato alle esigenze del territorio. In più abbiamo un alto indice di inappropriatezza dei ricoveri mentre il territorio dovrebbe fare più da filtro. Il paziente che sta nell’andito del reparto ha diritto ad avere una stanza e il bagno».

I SINDACATI Denunciano che i cittadini del Medio Campidano hanno una sanità di serie B: «Abbiamo bisogno di un nuovo ospedale – evidenzia Edoardo Bizzarro, segretario provinciale della Cisl – sulla vecchia struttura non si può intervenire. Dobbiamo garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini che invece sono costretti a spostarsi: è una situazione inammissibile e la carenza del personale non garantisce una prestazione efficace». Sulla stessa linea Caterina Cocco, segretario provinciale della Cgil funzione pubblica: «Non si può lavorare in questo modo e la situazione è drammatica sia per i pazienti che per il personale dell’ospedale. Fino a venerdì ci saranno i lavoratori della casa di cura di Guspini che danno una mano da settembre. Il personale è andato in pensione senza essere sostituito».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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L’ospedale di San Gavino rinascerà col fiocco verde

Scritto da Redazione il 13 maggio 2012
Il Grande Ospedale

Il Grande Ospedale

L’ospedale di San Gavino svolge un importante ruolo nel garantire la salute a tutti i cittadini campidanesi ma, pur essendo dotato di personale altamente qualificato, la struttura nel suo complesso risulta fatiscente, molti macchinari sono obsoleti, alcune attrezzature mediche andrebbero sostituite, ed infine il rapporto tra numero di posti letto disponibili e numero di abitanti potenziali da servire è più basso della media sarda. Del nuovo nosocomio sangavinese si è iniziato a parlare nel 2005, e nel 2008 la RAS (Regione Autonoma Sardegna) ha presentato il progetto definitivo, 95 milioni di investimento, che sarebbe dovuto andare in appalto nel 2009, per poi essere inaugurato nel 2012. Un ospedale moderno, da 250 posti letto (contro i 172 attuali), realizzato con caratteristiche e criteri innovativi, dotato di moderne tecnologie e di comfort necessari agli operatori per accogliere e assistere con cura le persone.

- L’inefficienza della vecchia classe politica sarda.
I soldi però sono spariti, volatilizzati. Nel 2010 il progetto è stato rimaneggiato e si è passati dai 250 posti letto previsti a 200, con un investimento di circa 76 milioni di euro, dei quali 46 milioni disponibili. Infine il decreto del 28 Settembre 2011 revoca i 42 milioni per la costruzione dell’ospedale, da parte del ministero della salute di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, perchè la RAS non ha proceduto all’aggiudicazione dei lavori entro i termini di legge. La giunta regionale e la maggioranza che la sostiene sono quindi i principali responsabili della mancata realizzazione dell’ospedale. Sorprende constatare l’inefficiente gestione di un settore importante come la sanità: la salute dei sardi merita maggiori attenzioni, mentre invece la politica è concentrata a cercare di auto-referenziarsi attraverso una gestione clientelare dei soldi pubblici, anzichè garantire servizi efficienti ai cittadini sardi.

- Il debito dello stato italiano nei confronti dei Sardi.
La celerità con cui lo stato italiano ha recuperato il finanziamento per l’ospedale non risulta di certo appropriata, se paragonata alla misera velocità che lo stesso stato adopera quando si tratta di restituire ai Sardi i soldi che indebitamente trattiene, dopo averli riscossi tramite l’agenzia delle entrate. Lo stato centrale italiano, infatti, da anni dimentica che i soldi delle tasse dei Sardi, frutto del nostro lavoro, per via della legge costituzionale che istituisce lo statuto sardo dovrebbero in gran parte rientrare nelle casse Sarde (in base all’articolo 8 dello statuto che riguarda la quota di gettito fiscale spettante alla Sardegna). In pratica noi continuiamo a pagare le tasse all’agenzia delle entrate italiana, che però sistematicamente dimentica che l’80% dell’IVA, il 3/4 dell’IRPEF, e tanti altri soldi pagati in Sardegna, devono rientrare qui: ormai lo stato italiano ha accumulato per via della sua “distrazione” un debito nei confronti della regione Sardegna di circa 10 miliardi di euro. Lo stato italiano non rispetta nemmeno l’accordo di programma con il quale il primo ministro italiano Prodi si impegnò a restituire il 50% del debito a partire dal 2010, e tutto questo nonostante diverse istituzioni organiche allo stato italiano si siano espresse a favore delle legittime richieste sarde.

- Gestire i nostri soldi, ottenere la nostra sovranità fiscale: come avere il nostro ospedale.
Gli attivisti di ProgReS Progetu Repùblica sono convinti che le risorse pubbliche dei cittadini debbano essere impegnate sul territorio, e per questo sono favorevoli e sostengono l’iniziativa del comitato Fiocco Verde, che raccoglie le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di una Agenzia Sarda delle Entrate. Con questa proposta si eviterà che lo stato italiano sottragga ai Sardi ciò che per legge ci appartiene, e sarà finalmente possibile raccogliere le nostre tasse sul territorio tramite la nostra agenzia – così come tra l’altro già accade per esempio in Sicilia – per girare allo stato italiano solo la percentuale di tasse che effettivamente gli spetta. In questo modo non dovremo più essere economicamente ostaggi dello stato italiano, che concede o meno finanziamenti, che poi spariscono per via dell’inettitudine degli amministratori sardi.

- Firma per la proposta di legge del comitato Fiocco Verde.
I militanti di ProgReS Progetu Repùblica si sono impegnati nella raccolta di migliaia di firme in tutto il territorio sardo: una volta raggiunte le 15000 firme, la legge verrà vagliata dall’assemblea sarda, e ci permetterà coi nostri soldi di ricostruire il nostro futuro. In Campidano oltre mille persone hanno già firmato la proposta di legge per l’istituzione dell’Agenzia Sarda delle Entrate: con la nostra sovranità fiscale saremo liberi di gestire i nostri soldi per le nostre esigenze, potremo far rinascere il nostro ospedale, finanziare strade, scuole ed infrastrutture, rilanciare la nostra economia.

SI PUO’ FIRMARE PER IL FIOCCO VERDE SOTTOSCRIVENDO LA PROPOSTA DI LEGGE NEI SEGUENTI COMUNI DEL CAMPIDANO:

SAN GAVINO MONREALE – SANLURI – GUSPINI – PABILLONIS

I moduli per le firme si trovano negli uffici anagrafe comunali.
Occorre esibire un documento d’identità per la registrazione della firma.

Il testo integrale della proposta di legge da sottoscrivere può essere scaricato in formato pdf al link:
http://fioccoverde.net/wp-content/uploads/2011/09/Fiocco-Verde-Proposta-di-Legge-Agenzia-Sarda-delle-Entrate.pdf

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Ospedale, espropri nel 2012

Scritto da Redazione il 29 aprile 2012

L’assessore De Francisci prende l’impegno per i lavori a San Gavino. Pronti 2 milioni per la casa di cura di Guspini.

Simona De Francisci

Simona De Francisci

Il nuovo ospedale di San Gavino si farà. Il Centro di riabilitazione Santa Maria Assunta di Guspini sarà salvato. Simona De Francisci, assessore regionale della Sanità, lo ha confermato ieri negli incontri con gli operatori sanitari di alcuni centri del Medio Campidano. Accompagnata dal direttore generale della Asl 6, Salvatore Piu, dai sindaci locali e dai consiglieri regionali del territorio, ha voluto conoscere da vicino eccellenze e problemi della sanità del Medio Campidano, con sopralluoghi alle terme di Sardara, all’ospedale di San Gavino, alla Casa della salute di Villacidro, al centro riabilitativo di Guspini. Breve sopralluogo anche nell’azienda suinicola Mamusa di Villacidro e alla Comunità Betania di Guspini.

RETE OSPEDALIERA Il Medio Campidano è un territorio strategico nel Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera per le strutture sanitarie e la centralità dell’ospedale di San Gavino. «Questa è una realtà dove l’offerta sanitaria – ha spiegato l’assessore – risponde bene all’esigenza di poter contare su strutture sparse nei vari centri della provincia con un ospedale che, nonostante le tante criticità, funziona ed è un punto di riferimento per i cittadini».

IMPEGNO SULL’OSPEDALE L’assessore, incontrando i rappresentanti del “Comitato per il nuovo ospedale”, ha annunciato che i lavori per il primo lotto del nuovo complesso (178 posti letto) partiranno a breve, il finanziamento di 46 milioni di euro è già a disposizione. «L’impegno per la nuova struttura non è mai venuto meno – ha ribadito Simona De Francisci - e dialoghiamo con la Asl costantemente per perseguire un obiettivo molto atteso dai centri del Medio Campidano». E ha annunciato che la Regione è al lavoro su altri fronti per garantire l’arrivo di nuove risorse finanziarie. Già a fine anno si dovrebbe procedere agli espropri. Nell’immediato, visitando il reparto di Ginecologia e ostetricia e accogliendo le richieste del personale sanitario, ha aggiunto che sarà operativo il servizio di Pediatria 24 ore al giorno.

SANTA MARIA ASSUNTA A Guspini ha incontrato gli operatori sanitari e ascoltato le testimonianze dei familiari dei pazienti della Centro di riabilitazione Santa Maria Assunta, preoccupati per il futuro della struttura sanitaria. «La Regione non può comprarlo perché non è a norma. Come soluzione percorribile attualmente, e per garantire la continuità e il rilancio del servizio, il centro sarà affidato in comodato d’uso gratuito all’Asl 6, che con una spesa di un milione e mezzo o due interverrà per metterlo in sicurezza. Solo allora la Regione valuterà se acquisirlo o farlo acquistare da un privato», ha sottolineato l’assessore. Contestualmente, è al lavoro una task force di tecnici Asl per predisporre una bozza di atto che, vista la complessità e gli enti coinvolti (Fondazione Guspini per la vita, Comune, istituti bancari e Asl), a breve sarà condivisa con tutte le parti.

Fonte: Gian Paolo Pusceddu, Unione Sarda

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Medio Campidano modello di integrazione tra servizi nel territorio e ospedale

Medio Campidano modello di integrazione tra servizi nel territorio e ospedale

Il Medio Campidano come integrazione modello tra capillari strutture sanitarie del territorio e centralità strategica dell’ospedale, secondo quanto prevedono il Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera approvato dalla Giunta Cappellacci l’anno scorso e le disposizioni nazionali. Oggi l’assessore della Sanità Simona De Francisci, durante un’intera giornata dedicata alla provincia, ha voluto conoscere da vicino eccellenze e problematiche della sanità di questo territorio, con sopralluoghi all’ospedale di San Gavino, alla Casa della salute di Villacidro, al centro riabilitativo di Guspini e alle terme di Sardara. Breve sopralluogo anche in un’azienda suinicola di Villacidro. L’assessore era accompagnata dal direttore generale della Asl 6, Salvatore Piu, dai sindaci locali e dai consiglieri regionali del territorio di maggioranza e opposizione. “Questa è una realtà dove l’offerta sanitaria – ha spiegato l’assessore – risponde bene all’esigenza di poter contare su strutture sparse nei vari centri della provincia con un ospedale che, nonostante le tante criticità, funziona ed è un punto di riferimento per i cittadini”.

SAN GAVINO, IMPEGNO SULL’OSPEDALE. A proposito del nosocomio di San Gavino (178 posti letto), l’assessore ha annunciato che i lavori per il primo lotto del nuovo complesso partiranno a breve. Nell’immediato, visitando il reparto di Ginecologia e ostetricia e accogliendo le richieste del personale sanitario, ha aggiunto che sarà operativo il servizio di Pediatria 24 ore al giorno. “L’impegno per la nuova struttura non è mai venuto meno – ha ribadito l’assessore De Francisci – e dialoghiamo con la Asl costantemente per perseguire un obiettivo molto atteso dai centri del Medio Campidano. Nel frattempo, rivolgo un grande plauso a tutto il personale, medici, infermieri e amministrativi, che ogni giorno garantiscono un servizio di qualità pur in una struttura logisticamente carente come altre, purtroppo, in Sardegna”. L’assessore ha poi confermato, incontrando i rappresentanti del Comitato per il nuovo ospedale, che la Regione è al lavoro su altri fronti per garantire l’arrivo di nuove risorse finanziarie.

VILLACIDRO, L’ESEMPIO DELLA CASA DELLA SALUTE. Tappa successiva alla Casa della salute di Villacidro, “esempio di sanità che funziona, a misura d’uomo e che ben si inquadra in quei servizi sanitari che ogni territorio deve esprimere, perché poi si facilita anche il lavoro negli ospedali”, ha detto la De Francisci. A proposito di sanità da potenziare, a breve saranno inaugurati altri due centri, a Lunamatrona e Serramanna.

GUSPINI, S.M. ASSUNTA IN COMODATO ALLA ASL. Nel pomeriggio tappa anche a Guspini, prima alla Comunità Betania e poi al Centro di riabilitazione Santa Maria Assunta, dove l’assessore ha incontrato gli operatori e ascoltato le testimonianze dei familiari dei pazienti. Come soluzione percorribile attualmente, e per garantire la continuità e il rilancio del servizio, la struttura sarà affidata in comodato alla Asl 6, in attesa di intervenire per la sua messa in sicurezza su vari fronti. Contestualmente, è al lavoro una task force di tecnici Asl per predisporre una bozza di atto che, vista la complessità e gli enti coinvolti (Fondazione, Comune, istituti bancari e Asl), a breve sarà condivisa con tutte le parti.

SARDARA, PUNTARE ANCHE SU TURISMO SANITARIO. In mattinata l’assessore aveva fatto tappa alle terme di Sardara. “Sensibilizzeremo i medici per incoraggiare anche le cure termali, efficaci contro diverse patologie, e dall’altra mi farò promotore di un incontro con l’assessore del Turismo Crisponi per valutare insieme la valorizzazione del turismo sanitario anche in manifestazioni di punta come la Bit di Milano”.

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Ospedale, la Regione tentenna

Scritto da Redazione il 18 aprile 2012
Progetto per il nuovo ospedale

Progetto per il nuovo ospedale

«Il nuovo ospedale doveva essere inaugurato nel 2012, se ne parla dal 2006, ma per ora ci sono solo parole». È quanto rimarca l’assessore provinciale alla Sanità Nicola Garau che ai proclami preferisce fatti concreti: «Vogliamo sapere – aggiunge – dove sono i soldi per l’ospedale visto che la Regione dice di avere i fondi. Vogliamo vedere i documenti che accertano quello che si dice».

Il paradosso è che l’area è stata individuata da tempo, ma non è ancora acquisita nonostante le ripetute rassicurazioni che arrivano in coincidenza di elezioni provinciali e regionali. «L’appalto del nuovo ospedale – evidenzia l’assessore provinciale – si sarebbe potuto fare almeno per il primo lotto funzionale perché c’erano i fondi. C’è stata troppa indecisione da parte della Regione. C’erano in cassa 46 milioni di euro e i restanti si sarebbero potuti trovare con un mutuo o un project financing. Chiediamo di capire che cosa vuole fare la Regione che ha 300 milioni per l’edilizia ospedaliera».

Di qui la richiesta che l’assessore regionale alla Sanità venga nel territorio a parlare con i sindaci nella conferenza sanitaria. «L’ospedale – conclude Garau - non serve solo al nostro territorio, ma anche l’alta Marmilla e non solo. D’estate poi tra coste, nuraghi e terme ci sono tanti turisti».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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Cani smarriti?

Scritto da Redazione il 29 marzo 2012

Riceviamo e diffondiamo le foto di due cani (probabilmente) smarriti dai propri padroni.

Sono due cani che una nostra iscritta si è trovata davanti a casa, in via Lazio, a San Gavino. Successivamente sono stati avvistati nel parcheggio dell’ospedale. Sono due animali molto belli, ben curati e molto docili.

Foto 1

Foto 1

Foto 2

Foto 2

Se riconoscete i cani nella foto contattate i padroni, oppure aiutateci diffondendo le foto sulle vostre bacheche: più siamo e più probabilità avremo di far ritrovare la strada di casa ai nostri amici a quattro zampe!

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«Perché Romina è morta?»

Scritto da Redazione il 17 marzo 2012

Il magistrato vorrebbe il proscioglimento dei tre medici indagati. Giovanni Schiavi: mi opporrò alla richiesta del PM.

Giovanni Schiavi

Giovanni Schiavi

Un dramma nel dramma, un incubo. Così Giovanni Schiavi definisce la richiesta di proscioglimento dei tre medici che seguirono sua moglie Romina Vargiu, morta durante il parto all’ospedale di San Gavino. Lui non cerca vendetta, non ha rancori, è deluso e amareggiato, ma non sorpreso: «Me lo aspettavo, è sempre un problema dire di chi è la colpa, però così vanno le cose», dichiara con voce rotta per l’emozione. Adesso col suo avvocato studieranno cosa fare «ma ci opporremo di certo a questa richiesta d’archiviazione, sarebbe un’ulteriore disgrazia in aggiunta a quello che è già successo».

DOCCIA FREDDA Ha appena letto sul giornale che la morte di sua moglie sarebbe frutto di un evento imprevedibile: «Le casualità sono altre, non sono d’accordo con le conclusioni del pm, la sua attenzione si è concentrata sul momento del parto, ma tredici giorni prima era successo qualcosa di grave e l’indagine sarebbe dovuta partire da lì», afferma Schiavi, ricordando che il 6 maggio scorso Romina ebbe un’emorragia. «Fu un segnale che non doveva essere sottovalutata, invece non le fecero neppure un’ecografia, nessuna visita approfondita, come posso credere alla fatalità? Ero vicino a mia moglie, so tutto quello che è successo, lo sanno anche i suoi genitori e i miei, eppure il pubblico ministero non ci ha mai ascoltato».

IL DOLORE Giovanni Schiavi racconta quei giorni come fosse oggi, a tratti si pente di quello che il dolore e la rabbia gli fanno pronunciare: «Meglio che stia zitto, l’unica volta che ho parlato mi hanno denunciato. Ma non mi hanno rubato un motorino sotto casa, è morta mia moglie, la madre della nostra bambina», ribadisce precisando che «c’era un’indagine in corso, con tre persone coinvolte, sarebbe stato del tutto naturale sentire i familiari, la verità è che non abbiamo mai conosciuto neppure i risultati dell’autopsia».

LA FIGLIA Quasi normale che il marito di Romina Vargiu viva il risultato dell’inchiesta come «un ulteriore dolore, una presa in giro, non nascondo di averla presa molto male, chiedo solo giustizia e con me la chiedono anche i genitori e i fratelli di mia moglie, i suoi amici». Tutte le energie di Schiavi sono però dedicate ad Aurora, la bambina che Romina ha dato alla luce quel tragico 19 maggio: «Devo pensare a mia figlia, a portare il pane a casa», spiega raccontando di essersi trasferito ad Oristano per riavviare la sua attività. «I miei genitori sono rimasti in Sardegna per aiutarmi e ogni volta che posso porto Aurora a Villacidro, dai nonni materni».

Alla tensione di Schiavi si contrappone la serenità dell’Asl di Sanluri: «Nessun commento, attendiamo fiduciosi la sentenza».

Fonte: Simone Nonnis, Unione Sarda

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