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Referendum Sardegna 2012: il quorum è a rischio

Scritto da Redazione il 4 maggio 2012

10 Referendum in Sardegna, la decisione in mano ai cittadini per decidere, nei primi 5, l’abolizione delle Province; tema scottante su cui il Tar della Sardegna aveva dichiarato di non poter decidere per incompetenza. Perchè non si è fatta pubblicità ai 10 referendum che i cittadini della Sardegna andranno a votare il prossimo 6 maggio?

Referendum Sardegna 2012

Referendum Sardegna 2012

Abolizione Province sarde?
Quindi l’Unione delle Province Sarde però non vuole i primi 4 quesiti del referendum ed ha presentato un ricorso (respinto), non il primo, contro i quattro referendum previsti per il 6 maggio.
Il referendum, in parte consultivo, in parte abrogativo, presenterà nei primi 4 quesiti posti alla decisione dei cittadini l’abolizione delle province di Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Olgiastra, Olbia-Tempio.
Le quattro province in questione sono effettive dal 2005 anche se sono nate nel 2001.
Il quinto quesito, invece consultivo, chiede ai cittadini dell’Isola se si vogliono abolire le province di Nuoro, Cagliari, Sassari e Oristano.

Altre 4 schede referendarie.
Le schede 6 e 7 presentano due quesiti consultivi che chiedono la riscrittura della parte dello Statuto Sardo che riguarda l’Assemblea Costituente eletta e l’elezione diretta del Presidente regionale.
L’ottavo quesito chiede ai cittadini di esprimersi sull’abrogazione della legge che assegna un’indennità dell’ 80% ai Consiglieri Regionali.
La nona scheda incece chiede di scegliere o meno l’abolizione del CdA dell’Agenzia della Regione; il decimo quesito invece vuole ridurre i consiglieri regionali da 80 a 50.
Ora la decisione è quindi in mano ai cittadini sardi, ma la notizia non è stata diffusa dai media, ne’ tanto meno dalla rete; scarsi anche i dibattiti e i forum presenti in rete al riguardo.
La preoccupazione maggiore del Movimento Referendario Sardo è che del tema si sia parlato poco perchè non desta l’attenzione generale, essendo una questione che riguarda strettamente la regione Sardegna e non il resto d’Italia.

Scarse notizie, perchè?
Ma un’altra ipotesi della scarsa diffusione delle notizie è che forse c’è molta incertezza riguardo al voto a causa dell’opposizione per i primi 5 quesiti dell’Unione delle Province Sarde, che vorrebbe evitare che i cittadini si esprimano sull’abolizione delle Province, e che quindi la stessa Unione abbia potuto boicottare la diffusione delle informazioni.
La mancanza di informazioni, di diffusione dei contenuti delle schede referendarie rischia di non far raggiungere il quorum al referendum (che come ricordiamo, almeno per quelli abrogativi è necessario) che andrebbe a toccare oltre alle Province, anche poltrone che verrebbero tagliate e sprechi che verrebbero ridotti.
Che sia questo il motivo per cui non si pubblicizza?

Fonte: Patrizia del Pidio, Investire Oggi

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Ospedale, la Regione tentenna

Scritto da Redazione il 18 aprile 2012
Progetto per il nuovo ospedale

Progetto per il nuovo ospedale

«Il nuovo ospedale doveva essere inaugurato nel 2012, se ne parla dal 2006, ma per ora ci sono solo parole». È quanto rimarca l’assessore provinciale alla Sanità Nicola Garau che ai proclami preferisce fatti concreti: «Vogliamo sapere – aggiunge – dove sono i soldi per l’ospedale visto che la Regione dice di avere i fondi. Vogliamo vedere i documenti che accertano quello che si dice».

Il paradosso è che l’area è stata individuata da tempo, ma non è ancora acquisita nonostante le ripetute rassicurazioni che arrivano in coincidenza di elezioni provinciali e regionali. «L’appalto del nuovo ospedale – evidenzia l’assessore provinciale – si sarebbe potuto fare almeno per il primo lotto funzionale perché c’erano i fondi. C’è stata troppa indecisione da parte della Regione. C’erano in cassa 46 milioni di euro e i restanti si sarebbero potuti trovare con un mutuo o un project financing. Chiediamo di capire che cosa vuole fare la Regione che ha 300 milioni per l’edilizia ospedaliera».

Di qui la richiesta che l’assessore regionale alla Sanità venga nel territorio a parlare con i sindaci nella conferenza sanitaria. «L’ospedale – conclude Garau - non serve solo al nostro territorio, ma anche l’alta Marmilla e non solo. D’estate poi tra coste, nuraghi e terme ci sono tanti turisti».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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Andrea Prato manda in scena l’onorevole Sciupone: «Contro la casta»

Il fronte del Sì lancia l'appello: «Votare per cambiare la Sardegna»

Il fronte del Sì lancia l'appello: «Votare per cambiare la Sardegna»

Preoccupato dalla totale assenza della classe politica nel dibattito sui referendum, a tre settimane dal voto, il movimento referendario “Sardegna Sì Cambia” manda in campo “L’onorevole Sciupone”. Il personaggio è il protagonista di uno spettacolo teatrale che, su iniziativa del movimento, andrà in scena a Nuoro, Sassari e Cagliari, e viene proposto come simbolo della casta che usa l’arma del silenzio per difendere i propri privilegi e boicottare il referendum attraverso il quale i sardi, il 6 maggio, saranno chiamati a pronunciarsi su 10 temi di grande rilevanza. Tra questi, la riduzione del numero dei consiglieri regionali da 80 a 50, la cancellazione delle Province, la legge che stabilisce le indennità dei consiglieri stessi, tanto per ricordarne alcuni.

L’INIZIATIVA L’obiettivo dei promotori, che ieri hanno denunciato la congiura del silenzio nel corso di una conferenza stampa, è quello di ridurre drasticamente i costi della politica, tanto più insopportabili nel momento in cui i cittadini sono chiamati a fare grandi sacrifici. Consapevole di quanto sia difficile e impopolare, in questo momento, fare una campagna per il “no”, la casta tace e spera che i sardi dimentichino l’appuntamento del 6 maggio. «Il fatto che non sia stato costituito un comitato per il no», afferma Pierpaolo Vargiu, del movimento, «significa che una certa politica sta cercando di evitare che il referendum raggiunga il quorum». E che questo sia l’obiettivo, dicono i referendari, è confermato dalla decisione della Regione di non approvare quella legge che avrebbe consentito l’election day, accorpando in un’unica data il voto per le amministrative e quello per il referendum. Mandando in scena lo spettacolo teatrale che ha per protagonista “L’onorevole Sciupone”, i referendari cercano di smascherare con l’arma della satira un avversario invisibile e silenzioso e sollecitare la massima partecipazione dei cittadini al voto del 6 maggio. «Sciupone rappresenta una buona parte della classe politica che oggi amministra la Sardegna», dice Andrea Prato, ex assessore regionale all’Agricoltura, che con l’associazione culturale “Í pratici” ha messo in piedi la pièce. «Un politico che pensa ai propri interessi e che vuole che i 7 miliardi di bilancio regionale vengano utilizzati per tutelare i privilegi della casta. Un personaggio che non vuole che la Sardegna cambi», dice ancora Prato.

APPELLO AL VOTO «Il nostro avversario è ben presente e radicato», spiega dal suo canto Massimo Fantola, leader del movimento, «ma non mostra la faccia, non esprime le sue ragioni, non vuole costituire il fronte del no. Per questo motivo abbiamo inventato l’onorevole Sciupone, che dice quello che il Palazzo non ha il coraggio di dire». Fermo restando che, naturalmente, non tutti i politici sono come Sciupone, i referendari invitano tutti i cittadini a recarsi alle urne il 6 maggio prossimo perché, come sottolinea Prato, «oggi più che mai la Sardegna ha bisogno di un cambio di rotta». Lo spettacolo imperniato sull’onorevole Sciupone avrà come protagonisti Benito Urgu, Janet De Virdis, Carlo Valle e Alessandro Pili, e andrà in scena all’Eliseo di Nuoro, il 21 aprile, al Verdi di Sassari, il 3 maggio, e alla Fiera di Cagliari, il giorno dopo.

Fonte: Mauro Madeddu, Unione Sarda

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[Ricette Sangavinesi] Su coccoi de Pasca

Scritto da Redazione il 6 aprile 2012

Si avvicina la Pasqua, e vi proponiamo una ricetta per il pane tradizionale che si può trovare sulle nostre tavole in questi giorni di festa. Un particolare coccoi che ricorda i pranzi di famiglia e le tavolate imbandite dalle nostre nonne…

INGREDIENTI: 1 kg di Semola fine, 30 g di lievito madre (su fromentu), Acqua, Uova, Sale

Su coccoi de Pasca

Su coccoi de Pasca

PREPARAZIONE
Prima di fare il pane preparate su fromentu (un pezzo di pasta utilizzata per il fare il pane la volta precedente) facendolo ammorbidire nell’acqua tiepida. Lavoratelo aggiungendo un pizzico di sale e lasciatelo riposare sommerso di farina in un cesto coperto con un telo. Successivamente impastate la semola con l’acqua salata e calda. Aggiungete all’impasto il lievito sciolto e lavorate vigorosamente per amalgamare con cura la pasta. L’operazione seguente è quella più dura, cioè di distendere, spianare e battere la pasta con le mani su un piano preferibilmente in legno. Per fare questo aiutatevi con l’acqua tiepida fino ad ottenere un composto morbido ed elastico.

Di seguito lavorate la pasta dentro i recipienti di terracotta, manipolandola con i pugni chiusi e premendola. Lasciatela riposare dentro un recipiente di terracotta coperta con un telo. A fermentazione ultimata lavoratatela ancora una volta finché è pronta per essere modellata. Preparate i pani, fatte il buco al centro, metteteci l’uovo e fatte le decorazioni a vostro piacimento . Dopo aver confezionato i pani li ricoprite con un telo e fateli riposare per almeno due ore. Intanto preparate il forno, quando è pronto per la cottura, infornate e fatte cuocere a 250° per circa tre quarti d’ora.

Fonte: Ricette di Sardegna

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Perché non ci parlano (ancora) dei Referendum?

Scritto da Redazione il 1 marzo 2012
Perché non ci parlano (ancora) dei Referendum?

Perché non ci parlano (ancora) dei Referendum?

A distanza di meno di un anno dai referendum sul nucleare, la Sardegna sarà chiamata nuovamente alle urne per ben dieci quesiti (consultivi e abrogativi) che potrebbero riscrivere gli assetti politici e amministrativi della nostra regione. E ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un silenzio assordante da parte della stampa e dei media locali. Perché? Questa volta la risposta è ancora più semplice: ci sono tanti, troppi interessi da salvaguardare. E troppe poltrone messe in discussione. Sarà forse per questo che non abbiamo sentito una parola spesa da chi ci governa? Ma andiamo a verificare di cosa si tratta.

Referendum per l’abolizione dell’Ente Provincia.
Si tratta di quattro referendum abrogativi (sono quattro le leggi regionali che devono essere abrogate per cancellare le nuove Province “regionali”) e di un referendum consultivo, che dichiara la volontà popolare di abrogazione anche delle quattro province storiche.

Referendum abrogativo della legge regionale che determina “indennità e status dei consiglieri regionali”.
Si tratterebbe di rivedere le indennità dei nostri politici regionali e di adattarle agli standard europei, con un pensiero rivolto ai tempi di crisi: tagli e risparmi da una classe dirigente che per prima dovrebbe dare il buon esempio e “stringere la cinghia“.

Referendum consultivo per l’abrogazione del voto segreto in Consiglio Regionale.
Si partirebbe dal presupposto che non avendo competenze in materia etica e di coscienza personale, non ci sarebbe necessità di un voto segreto in Consiglio Regionale, che viene spesso utilizzato per non far sapere agli elettori come votano i propri rappresentanti in ambito amministrativo.

Referendum consultivo per l’elezione diretta del Presidente della Regione, previa scelta delle candidature tramite le “elezioni primarie”.
Rispetto alla situazione attuale, verrebbe introdotta l’obbligatorietà delle elezioni primarie per la scelta dei candidati Presidenti, evitando candidature provenienti “da Roma“.

Referendum consultivo per la riscrittura dello Statuto Sardo tramite l’Assemblea Costituente.
Questo referendum mira alla costituzione di un’Assemblea Costituente per regolare, con nuove norme, il rapporto della Regione Autonoma Sardegna con lo Stato Italiano.

Si capisce, senza doverci girare attorno, che questi referendum minano alla base gli interessi dei partiti. L’abolizione delle candidature libere dei Presidenti della Regione, l’abolizione delle province (e dei conseguenti consigli di amministrazione), la riduzione del numero dei consiglieri regionali e delle relative indennità: la “casta” mira a conservare i propri privilegi e preme sui mezzi di informazione locale per non parlare di questi referendum. In barba ai principi democratici di partecipazione popolare grazie ai quali sono stati eletti. Si parla di un abbinamento del voto referendario alle elezioni amministrative del 6 Maggio 2012, che porterebbe un notevole risparmio di soldi pubblici. Invece, come era prevedibile, il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha firmato nei giorni scorsi il decreto per l’indizione delle consultazioni, prevista per il 10 Giugno 2012. Chissà come mai questa scelta. Magari ci sono state delle pressioni per puntare – come al solito, e in barba ai principi democratici – al mancato raggiungimento del quorum?

Fonte: Simone Usai, Comprendo

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Valeria Gentile

Valeria Gentile

Sono andata via di casa a diciannove anni, dopo il diploma linguistico e qualche dramma familiare in valigia. Ho vissuto a Firenze per laurearmi in Media e Giornalismo, ho vissuto due anni a Roma collaborando con festival, riviste, agenzie di comunicazione, case editrici. Ho viaggiato come reporter in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia. Ho dormito e mangiato per terra con i bambini in Senegal, mi sono lavata nei bagni delle palestre abruzzesi con le donne terremotate delle tendopoli. Ho girato da sola nell’infinita metropolitana di Tokyo, ho passato i checkpoint israeliani a Ramallah, ho scalato col vento gelido di gennaio la Grande Muraglia Cinese. Sono salita su mulini olandesi e torri taiwanesi, sono entrata nella pancia dell’enorme Buddha di bronzo sulla costa giapponese, ho assistito ai lanci dai tetti di soldati mangiatori di serpenti in Libano, ho guidato una zattera di bambù sul fiume Li.

Ho ventisei anni. Si potrebbe dire che io sia coraggiosa. Ma ancora più di questo, sono sarda. Ogni giorno della vita è una lotta in cui le mie radici sono alleati e nemici, armi e talloni d’achille. Sono tornata per scelta a vivere nella mia isola perché tutto il mondo non basta a contenere l’amore e la gratitudine che provo verso questa terra. Credo nella vita e nel mio futuro perché la Sardegna mi insegna ogni giorno i suoi miracoli senza vergognarsi di essere onnipotente.

Finché poi arriva un giorno in cui metti tutto in discussione. Arriva un super resort di lusso fondato da milanesi e altri italiani, che sulla mia isola ricopre venticinque ettari di parco in cui ci sono ventun ristoranti di lusso, quattordici bar, otto alberghi cinque stelle più diverse suites e qualche centinaio di bungalow, nonché children city, leisure land, sport academy, discoteca, spiaggia privata e tanto altro, dove una notte per una persona non costa meno di seicento euro. Arriva proprio quando meno me lo aspetto, mi contatta tramite Linkedin, mi offre un lavoro di gestione della comunicazione online e offline. Il che vuol dire comunicati stampa, fotografie, video, gestione della presenza e della reputazione sul web.

Passo il primo colloquio telefonico, la Media Relations & Events Manager mi adora e “caldeggia la mia candidatura”. Passo anche il secondo colloquio in carne ed ossa, quello con il Sales & Marketing Executive Manager. Mi dice che ho un curriculum anomalo, che “mi sono fatta il mazzo” e mi porta a farmi conoscere al General Director che è anche socio, ai piani alti insomma, dove si parla a voce bassa e si tiene anche la testa, bassa. Primo e secondo colloquio, poi test individuale per il percorso di selezione, ma i manager ormai mi presentano dicendo “lei è, si occuperà di”. Ma non si accorgono che loro non hanno passato il mio, di colloquio. Il luxury resort numero uno mi contatta via Linkedin, mi offre un lavoro, mi scomoda, mi prepara a lasciare tutto quello che ho per trasferirmi a vivere dentro il resort, a non avere mai un giorno o un’ora libera, per fare la comunicatrice tuttofare, in un’industria dello svago di lusso che è una gabbia d’oro finto, in cambio di un contratto a progetto di sei mesi per settecento euro al mese.

E allora ripenso alle nuove tendenze del futuro che vogliamo, il futuro sostenibile di cui tanto ci riempiamo la bocca. Ripenso alla manifestazione della Consulta dei Movimenti di stamattina a Nuoro dove Gavino Sale ha detto una cosa semplice e vera: noi sardi siamo poveri perché regaliamo le nostre ricchezze. Ripenso alle mie amiche laureate che lavano scale per cinquanta euro alla settimana, alle sette donne che hanno fatto lo sciopero della fame, ai padri che non sanno come dare da mangiare ai figli per colpa delle trame marce di questo sistema mortificante. In loro onore e in loro nome, in nome della loro dignità, io rifiuto l’offerta e vado avanti, a testa alta. Rifiuto, declino, non accetto, respingo, boccio, dico di no, a questi signori tristi che hanno perso completamente ogni contatto con la realtà. Ho ventisei anni. Si potrebbe dire che io sia coraggiosa. Ma ancora più di questo, sono sarda.

Fonte: Valeria Gentile – valigiablu.it

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Domani i blocchi stradali anche in Sardegna

Scritto da Redazione il 23 gennaio 2012

Presidi alla Saras, sulla 130 e sulla 131.

Domani i blocchi stradali anche in Sardegna

Domani i blocchi stradali anche in Sardegna

Entra nel vivo anche in Sardegna la protesta del “movimento dei forconi”. Domani previsti blocchi sulla 130 all’altezza di Villamassargia e presidi davanti alla Saras, al Bricoman e sulla 131. L’incontro con i manifestanti è previsto alle 7 alla Corte del Sole. Per i cagliaritani l’appuntamento invece è al presidio di piazzale trento. I promotori sperano di coinvolgere nella mobilitazione anche molti autotrasportatori.

Saranno manifestazioni pacifiche ma non dureranno solo un giorno, il percorso è lungo”, dicono gli organizzatori. Sempre domani, alle 10.30 a Tramatza, si riunisce anche il Movimento dei pastori sardi per organizzare nuove iniziative di rivendicazione per il popolo delle campagne e decidere se e in quale modalita’ aderire alla mobilitazione delle partite IVA, degli anti Equitalia, degli artigiani e commercianti liberi.

Fonte: Radio Press

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