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Breve storia di San Gavino – Epoca Giudicale

Questo breve articolo, che non ha certo la pretesa di condensare in una sola pagina tutta le vicissitudini del nostro paese, si prefigge il solo scopo di fornire una “spolveratina” di storia, un piccolo passo verso la lettura di libri ben più forniti di nozioni storiche.

San Gavino era in origine solo un’agglomerato di case povere, stanziato accanto ad un vasto acquitrino. Ad oriente, poco distante, si trovava il piccolo villaggio di Nurazzeddu abitato da pastori e agricoltori. Nella parte opposta stava la chiesetta di San Gavino, annessa ad un monastero di monache benedettine, separata da una palude, chiamata Sa Piscina de Santu Engiu, dalla chiesa di S. Lucia (l’attuale convento) sede di monaci greci dell’ordine di San Basilio.

Le poche anime del villaggio videro un’ importante flusso migratorio attorno all’anno Mille, probabilmente a causa dell’ invasione degli arabi guidati da Mugahîd-al-Amiri. Le popolazioni di Ruinas Mannas e Ruineddas, temendo i saccheggi e la ferocia degli arabi, andarono ad ingrossare Nurazzeddu stanziandosi presso la chiesa di San Gavino; proprio da quest’ ultima pare venne preso il nome del nuovo villaggio in crescita.

In seguito San Gavino (chiamato anche San Gavini) entrò a far parte del Giudicato di Arborea, sotto la curatoria di Bonorzuli (o Bonorcili). Insieme al nostro paese c’ erano ovviamente altri villaggi dai nomi, almeno per noi sangavinesi moderni, strani o sconosciuti: Funtana de Urgo, Abbas, Sardera, Abbas de Ghonos, Pavillonis (o Pavillone), Ghonos de Montanna, Simula, Genesi, Gosphini, Taverna, Duraza, Serdis, Gargii, Mogoro, Terralba de Monte,Ghonos de Codina, Ghonos de Tremassas, Sersela, Abbes de Ghonnos, Cancella, Gulsue, Icca, Sey, S. Iuste, Abbate de Tamis, Baratuli, Austis, Aqua de Gonos, Architano. Nell’ elenco sono riportati solo i villaggi più grandi e importanti o almeno quelli citati nei registri della Diocesi di Terralba alla voce “Pagamento Decime”.

In quegli anni il territorio di San Gavino si presentava tagliato in due macro-zone: la divisione sancita dal corso del Flumini Mannu che separava, al confine con l’ agro di Gonnos, il territorio populare o communariu e con quello di Sardara, il territorio appartenente al rennu. Il primo era destinato ai servi  e agli abitanti liberi ed era sede di pascoli, coltivazioni (cereali, grano, orzo) o caccia. Il secondo comprendeva vaste aree boscose e probabilmente anche il castello di Monreale.

Il centro del paese era attraversata dalla principale strada carovaniera che da Cagliari andava a Nord. Essa era chiamata, nel tratto Sud, Bia de Casteddu, e all’ opposto Bia de Oristanis. 

Grazie alla sua posizione, l’ incrocio con la più importante arteria commerciale, la disposizione di grandi terreni per coltivare e pascolare, San Gavino divenne uno dei centri più importanti della curatoria.

Già dai primi anni del 1200 i Pisani si erano stabiliti in alcuni nodi commerciali dell’ isola, specialmente nella Marmilla e nell’ Arborea. Essi vi rimasero per quasi un secolo facendo crescere, con il loro pressante fiscalismo e prepotenza, un progressivo odio nelle popolazioni locali. Attorno al 1323 si scatenò quindi una furiosa rivolta che portò i Pisani, vistosi trucidati in gran numero, a lasciare l’ isola. 

Subito dopo la cacciata dei Pisani si ebbe una crescita del sistema produttivo che portò San Gavino ad assumere la nomina di bidda manna nonostante la terribile ondata di peste del 300 e la guerra nazionale contro gli Aragonesi. Oltre ai vasti terreni per la produzione cerealicola si affiancarono le coltivazioni di zafferano e di melone che proiettarono San Gavino dalla dimensione economica insulare quella continentale.

Prima della definitiva caduta del giudicato è altresì possibile dire che San Gavino divenne in breve la villa più grande dopo Oristano, e la più importante tra il circondario.

 

Fonti:

Sa Bidda De Santu ‘Engiu di A. Casti, Celt Editrice.

Appunti Storici su San Gavino Monreale di M.G. Loddo, G.B. Mallica, M.G. Mallica, G. Spiga, pubblicazione a cura della cooperativa “Curatoria di Bonorzuli”.

A breve seguiranno “San Gavino – Epoca Post Giudicale” e “Il Territorio Sangavinese in epoca nuragica e romana

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