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Fonderia: il Consiglio Comunale schierato con i lavoratori

Maggioranza e opposizione: la Fonderia non deve chiudere. I problemi nascono dal ritardo nella concessione degli sgravi sull’energia.
In 110 rischiano di perdere il posto di lavoro. E il mondo della politica, senza distinzioni di colore, si mobilita per scongiurare il pericolo.

Il consiglio comunale di San Gavino ha raccolto il grido d’allarme dei 110 lavoratori della fonderia (di proprietà della Portovesme Srl) che da giugno si trovano in cassa integrazione con prospettive preoccupanti per il futuro. Infatti lo stabilimento di San Gavino, come quello di Portovesme, che fanno capo alla multinazionale svizzera Glencore sono al momento fermi perché l’azienda aspetta gli sconti energetici previsti che per ora non sono ancora stati adottati. «Condividiamo – sottolinea il sindaco Gianni Cruccu – la preoccupazione dei dipendenti della fonderia. Nel nostro territorio 110 posti di lavoro sono di fondamentale importanza. Facciamo nostro il documento dei lavoratori della fonderia. La settimana prossima convocheremo un consiglio comunale aperto al quale inviteremo l’amministratore delegato della Portovesme Srl Carlo Lolliri, i sindacati regionali, il consiglio provinciale e i sindaci del territorio. Abbiamo inviato un documento al presidente della Regione Ugo Cappellacci e all’assessore regionale all’Industria Giorgio La Spisa. Perdere 110 posti di lavoro sarebbe un dramma». Così in consiglio comunale è stato approvato con i voti della maggioranza e dell’opposizione un documento unitario a difesa dei posti di lavoro.

La situazione di incertezza è messa in evidenza dai dipendenti della fonderia: «Tutto ciò – rimarcano – è la conseguenza delle storiche problematiche sugli alti costi energetici e sulle carenze infrastrutturali: non sono state date risposte certe per eventuali autorizzazioni per un parco eolico. Inoltre la crisi internazionale per la Portovesme Srl ha costituito il crollo dei mercati dei metalli non ferrosi. La conseguenza per i lavoratori e in modo particolare per il Medio Campidano dove la crisi esiste da sempre è stata la fermata del forno Kivicet a Portovesme e della raffinazione termica e del ciclo argento a San Gavino».

La Portovesme Srl chiede da tempo di poter acquistare energia a tariffe agevolate e la creazione di un parco eolico destinato all’autoproduzione e all’autoconsumo. Ora sarà decisivo il vertice a Roma con il ministro Scaiola a Roma, ma nel frattempo il sindaco Gianni Cruccu lancia una proposta concreta: «Siamo in trattativa con una società di parchi eolici che potrebbe investire a San Gavino. Noi potremmo riversare un 30 per cento dell’energia prodotta per aiutare la fonderia e fare in modo che questa abbia l’energia a basso costo».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Giovedì 15 ottobre 2009

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