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Ruspe in azione, giù due pezzi di storia

Demoliti la casa del mutilato e un capannone della fonderia. Chiesta la convocazione urgente del Consiglio comunale: è polemica. Maggioranza e opposizione ai ferri corti sulle ultime demolizioni. Il sindaco replica alle accuse: «Interventi necessari».

La casa del mutilato

La casa del mutilato

Dopo il documento del Pdl che accusa l’attuale amministrazione di cancellare la memoria storica del paese, si accende ancora la polemica questa volta intorno alla demolizione del capannone della fonderia. I consiglieri di minoranza Stefano Musanti, Nicola Garau, Angela Canargiu, Giorgio Olla e Fernando Usai hanno richiesto una convocazione urgente del consiglio comunale e vogliono che all’ordine del giorno venga messa la «Salvaguardia del patrimonio archeologico-industriale degli immobili dell’ex impianto della fonderia di San Gavino Monreale».

TESTIMONIANZE Una polemica nata all’indomani della demolizione dello scheletro del capannone della fonderia in cui venivano lavorati i metalli della miniera di Montevecchio. Per la minoranza si trattava di una importante testimonianza storica mentre per la maggioranza la demolizione era inevitabile dal momento che la struttura era pericolante.
Per il sindaco uscente Stefano Musanti San Gavino perde un importante pezzo di storia: «Il ministero dell’ambiente – rimarca – ha approvato il recupero dei fabbricati della fonderia mentre la Syndial, che si occupa della bonifica dell’area, ne chiedeva la demolizione senza che noi li autorizzassimo. Oggi, tutto è stato demolito privando San Gavino Monreale e la Sardegna di questa unica testimonianza. Mentre in tutto il mondo si valorizza a San Gavino da quattro mesi si demolisce, anche gli immobili vincolati dal Codice Urbani. Tutto questo è una follia».

REPLICA Insomma accuse pesanti all’indirizzo della nuova amministrazione contro cui avevano già puntato il dito anche gli esponenti del Pdl. Per questi ultimi la maggioranza dimentica le proprie radici, demolendo la vecchia «Casa del mutilato». Ma la replica non si fa attendere: «Il discorso della fonderia è basato – sottolinea il sindaco Gianni Cruccu – sulla decisione del ministero dell’ambiente, i manufatti che c’erano erano cosi inquinati che era impossibile recuperarli. Inoltre l’edificio dell’associazione invalidi non l’abbiamo fatto abbattere: si è sfaldato quando è stato messo in sicurezza dalla ditta incaricata, ma non è caduto per intero.L’edificio era molto degradato. Abbiamo chiamato la sovrintendenza per verificare se questo edificio degli anni ’60 può essere considerato storico».

LIBERTY Sulla stessa linea il vicesindaco Bruno Deidda: «Il caseggiato dell’associazione degli invalidi di guerra è caduto a causa di una trascuratezza decennale. Ai componenti del Popolo della Libertà chiedo chi ha smantellato il mercato stile liberty e che fine ha fatto il Monte granatico? Sono stati i loro antenati del Pdl a cancellare quella importante memoria storica».
Inoltre il sindaco Cruccu evidenzia che la precedente amministrazione aveva intimato ai proprietari di mettere in sicurezza la «casa del mutilato» e si impegnava ad intervenire entro 5 giorni se così non fosse stato: «Non abbiamo visto – rimarca il primo cittadino – nessun intervento di messa in sicurezza».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Lunedì 19 ottobre 2009

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