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Un museo sulla fonderia con le foto d’epoca e i ricordi

L’iniziativa è del Comune: «La fabbrica ha cambiato il destino del nostro paese facendolo conoscere in tutto il mondo».

Fumaiolo della fonderia di San Gavino

Fumaiolo della fonderia di San Gavino

Un museo dedicato alla storia della fonderia per evitare che vengano disperse testimonianze, documenti e immagini di una fabbrica che entrò in funzione nel lontano 1932. È questa l’iniziativa dell’amministrazione comunale intenzionata a preservare i ricordi di una fabbrica che ha cambiato la storia di San Gavino Monreale, trasformandolo da centro agricolo a paese industriale, e del territorio.

LA SCELTA Lo evidenzia il vicesindaco Bruno Deidda: «Questo museo intende conservare la memoria storica e vogliamo realizzarlo con il contributo di tutti i cittadini. Facciamo affidamento ai ricordi e alla sensibilità degli ex dipendenti non solo di San Gavino, ma di tutto il territorio. Sappiamo che ci sono molte tesi di laurea sull’argomento, fotografie, libri e materiale audiovisivo. La fonderia ha fatto conoscere il nome di San Gavino in tutta Italia e non solo».

I LAVORATORI Il Comune vuole mantenere vivo il ricordo della fatica e dell’impegno dei tanti che hanno lavorato nella fonderia che a San Gavino ha portato tanto benessere e sviluppo, favorendo in pochi decenni il raddoppio della popolazione residente. Il luogo che ospiterà tutti questi cimeli ha un’alta valenza perché era la stazione di partenza del trenino verso la miniera di Montevecchio. Inoltre è inserito nel parco letterario “Giuseppe Dessì” e ha già il nome di museo delle due fonderie perché lo scrittore villacidrese nei suoi romanzi cita l’antica fonderia di Villacidro, facendo riferimento a quella di San Gavino.

I RACCONTI L’idea è quello di un museo vivo e aperto come evidenzia l’assessore alla cultura Paola Vanzo: «Vogliamo ricostruire la memoria storica attraverso il racconto delle persone che ci hanno lavorato e che hanno passato una vita dentro quella fabbrica. Due antropologhe stanno studiando il progetto».
Ancora oggi i ricordi degli anni d’oro della fonderia, che superò anche i 600 dipendenti, sono vivi in chi ci ha lavorato e soprattutto a San Gavino quasi tutti hanno avuto amici o parenti impiegati in quella fabbrica nata per volontà dell’ingegner Giovanni Sartori (direttore del complesso minero-metallurgico di Monteponi) che nel marzo del 1930 parlò per la prima volta della possibilità di costruire una fonderia di piombo a San Gavino per valorizzare le produzioni minerarie di Montevecchio.

POLO MINERARIO Così le due più grandi realtà minerarie sarde del momento, la Monteponi e la Montevecchio costituirono il 17 giugno 1930 la “Società Italiana del Piombo” per la costruzione di una fonderia progettata dall’ingegner Rolandi. Negli anni Sessanta era ancora attiva la linea del trenino delle miniere che arrivava fino a Montevecchio.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Giovedì 22 ottobre 2009

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