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sabato, Giugno 6 2020

Incendi, cementificazione e speculazione edilizia

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Analizziamo brevemente il processo di “revisione” del piano paesaggistico regionale.

Cappellacci
Cappellacci
Prima di tutto le ragioni del metodo: il presidente della Regione ha messo in moto un sistema ecumenico nel quale affida ai Comuni le proposte cambiamento dello strumento di pianificazione territoriale. Per usare le sue parole: “Vogliamo un processo partecipativo con il territorio, per intraprendere una riflessione condivisa“. La cornice filosofica di questo processo Cappellacci l’ha già anticipata in campagna elettorale. Il corollario è condensato in un’affermazione estremamente esplicita, che il presidente ha ribadito nei giorni scorsi nella conferenza stampa preparatoria alle conferenze territoriali che comunciano oggi: “Bisogna riaccendere la fiammella dell’edilizia per riavviare lo sviluppo economico nella nostra regione“. Dunque, si riparte dalle ragioni del cemento.

Il Piano paesaggistico non più quindi come strumento di tutela ambientale, ma come contenitore di un’edificazione possibile nella fascia costiera. Un messaggio che era passato in campagna elettorale e che ha sicuramente attecchito, vista la risposta inequivocabile delle urne: il centrodestra ha infatti vinto in 67 dei 72 comuni costieri della Sardegna. L’interpretazione di questo dato non è poi tanto difficile: è la restaurazione di un concetto abbastanza discutibile, anche sul piano economico, secondo il quale la proliferazione del mattone è la molla dell’economia. Non importa se economisti di indubbia autorevolezza hanno bocciato questo teorema, parlando di crescita nel breve periodo, ma investimento nefasto nel ciclo economico di medio e lungo periodo. Si “consuma” la risorsa primaria, cioè l’ambiente, arrivando così a un fatale deprezzamento del capitale immobiliare. Il ciclo virtuoso del turismo, in uno scenario di forte concorrenza internazionale, va verso un pericoloso rallentamento. In estrema sintesi, si dà ossigeno al comparto edilizio attivo sulle seconde case.

Ora, tralasciamo ulteriori dettagli tecnici e limitiamoci ad osservare i numeri di questo 2009, in cui Cappellacci ha vinto le elezioni col suo cavallo di battaglia “Abbattiamo il Piano Paesaggistico di Soru”, e in cui la Sardegna è nuovamente tornata agli onori delle cronache (nere) per gli incendi e per i morti a causa del fuoco.

Che i fuochi avessero origine dolosa l’abbiamo sostenuto da subito, e tra i giornali del periodo troviamo ulteriori conferme documentate.

Giorgio Oppi, assessore all’ambiente della Sardegna: “È vero che c’è stato un caldo eccezionale, ma un’escursione in tre giorni di 14 gradi non basta a spiegare: sembra che dietro ci sia una strategia; diversi incendi sono partiti contemporaneamente.”

Certo non ci sono (ancora) le prove che ci sia un’unica mano dietro queste “coincidenze”. Ma in ogni caso è lecito affermare che la riforma della giunta Cappellacci ha rilanciato gli speculatori edilizi (teniamolo a mente, spesso non sono nemmeno sardi) che hanno subito approfittato per spianarsi la strada in vista dell’abbattimento dei limiti per le costruzioni sulla costa.

“Il venti per cento di incendi è scoppiato vicino alle coste: Arzachena, Loiri, Budoni. In questo caso il sospetto che dietro le fiamme ci siano i cementificatori è giustificato. Il fuoco per chiedere agli amministratori comunali e regionali mani libere per costruire non solo sulle coste ma nelle immediate vicinanze. Il sospetto però si scontra contro una contraddizione logica. Gli amministratori di Arzachena, infatti, dove il centro destra supera il 60 per cento dei consensi elettorali, non hanno alcun bisogno di essere «convinti» con il fuoco. Per loro che si debba costruire il più possibile è un impegno programmatico. Ugo Cappellacci, poi, su quell’impegno ci ha pure vinto le ultime regionali. Appena eletto il leader Pdl ha detto che tra i primi obiettivi della sua giunta ci sarebbe stato lo smantellamento del sistema di tutela del paesaggio messo in piedi da Renato Soru”.

Compatrioti sardi, direi che è tempo di smettere di guardare le bandiere dei partiti nazionali, e iniziare a pensare alla nostra terra, che viene rovinata ogni giorno da questi signori in doppiopetto manovrati dall’alto.
Finchè saremo così ciechi da difendere ad oltranza le scelte sbagliate di chi abbiamo votato, saremo sempre vittime di soprusi e ingiustizie. Dimostriamo, per una volta, di amare davvero la nostra terra, e apriamo gli occhi.

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