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Stiamo lavorando per la fonderia: non deve chiudere

La fonderia di San Gavino Monreale

La fonderia di San Gavino Monreale

La fonderia di San Gavino non chiuderà i battenti dopo 77 anni di vita. Al contrario, ci sono le premesse per una prossima riapertura di questa fabbrica che occupa 120 dipendenti anche se non è stata ancora indicata una data. Parola di Carlo Lolliri, amministratore delegato della Portvesme Srl, cui fa capo lo stabilimento sangavinese: «La nostra proprietà – spiega – sta facendo tutto quanto nelle sue possibilità per garantire il futuro produttivo del polo integrato Portovesme-San Gavino».
Il numero uno della società giura di voler mantenere le promesse fatte ai lavoratori e agli amministratori in occasione di un recente Consiglio comunale al teatro di San Gavino. «I nostri tecnici – aggiunge – stanno studiando soluzioni alternative nei processi produttivi del piombo. Contemporaneamente si è dato mandato all’acquisto di macchinari e materiali che potranno consentire la ripartenza di San Gavino appena si presenteranno le condizioni favorevoli di mercato».

Da parte dei sindacati c’è un moderato ottimismo, come spiega Gigi Marchionni, segretario territoriale della Fiom Cgil: «L’amministratore delegato ha sempre mantenuto le sue promesse: confidiamo che il mercato consenta al più presto il riavvio dell’impianto. L’acquisto del materiale è un segnale in tal senso e anche i lavori della ristrutturazione dei forni per la colata del piombo, perché quando l’impianto si ferma il mattone si rovina e va sostituito. Auspichiamo che si arrivi a realizzare l’impianto eolico e a ridurre i costi per consentire all’azienda di essere competitiva a livello europeo. La Fiom metalmeccanici sa di doversi impegnare perché la fonderia riapra: San Gavino e i lavoratori sono un valore aggiunto per la Portovesme srl».

Speranze anche per i dipendenti in cassa integrazione: «È positivo – spiega Pier Paolo Zanda di Gonnosfanadiga – il fatto che si compri il materiale per i forni. Ho 52 anni e lavoro in fonderia da 29. Se questa fabbrica chiudesse non saprei cosa fare. Sono sposato: ho moglie e due figli, sto pagando il mutuo della casa. Tra prestito bancario, energia elettrica, acqua e spazzatura non rimane niente». Intanto i sindacati si aspettano un impegno maggiore della politica: «Deve dare risposte al malessere della gente – aggiunge Gigi Marchionni – non deve aspettare il gesto eclatante dei lavoratori».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Domenica 13 dicembre 2009

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