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Primo bimbo nato nel 2010: Si chiama Javier, è festa in ospedale

Si chiama Javier Sanna il primo nato nel reparto di ostetricia dell’ospedale “Nostra Signora di Bonaria”. È un bel maschietto di 3 chili e 420 grammi di Arbus ed è figlio di Francesco e Sabrina Melis. Questa nascita avvenuta il primo giorno dell’anno alle ore 14.45 fa ben sperare per questo 2010.

Il piccolo Javier con la mamma

Il piccolo Javier con la mamma

Lo scorso anno, rispetto al passato, si è registrato un piccolo baby boom, una impennata di parti: 650 nati, ben 40 in più rispetto ai pupi nati nel 2008 e agli stessi dati del 2007 in cui il numero dei bebè si fermò a quota 604. Numeri importanti che sono il segno dell’alto indice di gradimento del reparto diretto dal primario Carlo Tomasi. «Oltre al territorio della Asl – spiega – stiamo allargando i confini anche fuori. C’è chi viene a partorire anche da Terralba, Mogoro, Uras, Marrubiu, San Nicolò d’Arcidano, Samatzai e Villasor. Inoltre c’è stato un buon recupero a Serramanna».

Il clima è di grande serenità nel reparto e tutto è a dimensione umana con il parto indolore che ora viene garantito 24 ore su 24: «È ben accettato dalle donne – rimarca Carlo Tomasie a molte future mamme questa opzione piace. Ora c’è un rapporto molto stretto con tutti i consultori e funziona da tempo l’assistenza domiciliare integrata puerperio (Adip). In pratica la paziente viene dimessa dall’ospedale e rimandata a casa dalla seconda giornata ma per tre giorni un’ostetrica la segue una o due ore. Nel caso di un parto cesareo, la mamma va via il terzo giorno, e, oltre all’assistenza dell’ostetrica, riceve anche quella del ginecologo. In questo modo si riducono i costi dell’assistenza ospedaliera che si aggirano sui 600-700 euro al giorno a posto letto».
Negli ultimi tempi nel reparto di ostetricia si respira un’aria multiculturale perché i nati provengono non solo dai centri del Medio Campidano, ma anche dalla Cina, dai paesi dell’Est come la Romania e l’Ucraina e soprattutto dal Nord Africa (in particolare da Marocco, Tunisia e Nigeria).

Da più di un anno le camere non sono più da quattro letti ma da tre ed è stata attivata la pratica del rooming-in: nella stanza a fianco della mamma c’è il bambino. «Questo fatto – aggiunge Tomasi – risponde ad un criterio di maggior umanizzazione del reparto. Il rooming-in piace alla mamme, ma in momenti di stanchezza il bimbo può essere messo al nido. Da tempo c’è la visita al reparto delle future mamme e un rapporto di stretta collaborazione con i consultori di San Gavino, Villacidro, Guspini, Sanluri e Serramanna».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Sabato 02 gennaio 2010

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