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Intervista ai Terrorway

Foto del live

Foto da un live

Non è una novità che il nostro ridente paesiello sforni da ormai molti anni talentuosi musicisti e band valide. Per questo motivo ci sembra una buona iniziativa supportarle e dare loro dello spazio, anche per fornire una maggiore visibilità alla nostra arte. Il campanilismo può essere anche un bene!
Allora cediamo subito la la parola ai Terrorway; Ivan Fois, chitarrista della band, risponderà alle nostre domande.

Ciao ragazzi, parlateci meglio del vostro gruppo: chi sono i TerrorWay, come vi siete formati? E con quali obiettivi avete deciso di unirvi? Raccontateci una breve storia della vostra formazione per presentarvi al pubblico.
Ciao, noi ci siamo formati esattamente nel febbraio-marzo 2009 che sono i mesi in cui Giovanni Serra ( il nostro attuale bassista ) ha deciso di entrare a far parte della band, prima formata solo da Anselmo Mascia alla voce, Ivan Fois alla chitarra e Cosma Secchi alla batteria.
Ho indicato questo come periodo della nostra formazione [completa] dato che prima eravamo solo in tre e non riuscivamo proprio a trovare il bassista adatto al nuovo progetto, pur avendone provati diversi; non nascondo che la situazione stava iniziando a pesarci parecchio…Poi è arrivato Giovy: ed ecco a voi i TERRORWAY!
Non abbiamo deciso [a tavolino] di unirci ma ci siamo semplicemente ritrovati dopo un po’ di anni, ciascuno di noi con svariate esperienze musicali alle spalle. Non bisogna infatti dimenticare che sia con Memo che con Giovanni ci sono state delle esperienze musicali in passato
con bands chiamate “4 pounds’left” e “Katarsis” con cui purtroppo non eravamo riusciti a tirar su dei progetti musicali a lungo termine per un serie di svariati motivi.

Quali sono i gruppi o i generi principali ai quali vi ispirate, o che tutto sommato vanno a costituire il vostro background?
Il background musicale di ognuno di noi varia da componente a componente, questa non è una risposta scontata ma è una cosa che corrisponde al vero. Mi spiego meglio: io e Cosma veniamo da un’esperienza comune con i Cataria ( la nostra band precedente ) in cui era molto forte l’impronta di un gruppo come i Meshuggah, e che ci è rimasta per così dire ‘attaccata’ nonostante si sia migliorati sia tecnicamente che a livello compositivo rispetto a quel periodo.
Per quanto riguarda Memo e Giovanni il discorso è diverso in quanto il primo ha, diciamo, degli ascolti simili ai nostri (nonostante ascolti e possa cantare veramente di tutto), per cui non è stato difficile intendersi sulla strada che si voleva percorrere; ma con Giovanni ci è voluto un lavoro più lungo perché pur ascoltando anche lui moltissimo metal, all’inizio gli riusciva difficile assimilare i nostri tempi e la nostra pesantezza sonora. Questo vuol dire che lui è venuto incontro a noi e viceversa, noi ci siamo ‘ammorbiditi’: non tanto rispetto al genere, quanto rispetto alla struttura dei brani che ora è più assimilabile e intuitiva, pur non essendo mai scontata.
Oggi posso affermare che i Terrorway sono un miscuglio tra sonorità di gruppi quali i Lamb of God, i Meshuggah e i Pantera, ma che pur avendo queste influenze sono anche molto personali nel concepire i loro brani.

Detto questo, cosa caratterizza la vostra musica? Quali sono gli aspetti musicali che sottolineate maggiormente?
La nostra musica può essere definita “Polymetric metal” perché nei nostri brani facciamo largo uso di ‘polimetrie’. Capisco che per chi non è musicista il concetto magari non sia tanto chiaro (anzi a volte non è chiaro neanche a molti musicisti) ma è molto semplice: noi concepiamo la musica come qualcosa di ‘circolare’ ovvero i nostri brani sono costituiti da un circolo di battute sempre diverse ma che si chiudono ad un certo punto creando un blocco che poi si ripete sempre uguale. Questa è una polimetria nel vero senso del termine, più battute diverse che formano un blocco che si ripete sempre uguale o con qualche variazione (il nostro brano Survivalist Incstinct rende bene l’idea di ciò che sto dicendo); oltre a questo aspetto, che è prettamente tecnico, c’è però anche quello emozionale che nel nostro caso consiste nel fatto che il brano sembra ‘girarti attorno’ chiudendo così il cerchio di cui parlavo prima.
Vorrei sottolineare una cosa che purtroppo sto riscontrando ultimamente negli ambienti musicali, sopratutto metal, e cioè che da molte persone l’aspetto emozionale della musica viene messo in secondo piano a favore dell’aspetto tecnico, ma questo è un grave errore che rischia di uccidere la musica. Quando fai arte l’emozione è tutto e la tecnica ti serve per poter rendere in musica tutto quello che pensi e che provi come individuo, non per far vedere che sei bravo
suonando! Ecco, questo aspetto bisognerebbe riscoprirlo e i Terrorway quando compongono un brano pensano soprattutto a questo che è l’elemento principale del nostro songwriting.

C’è un concept dietro ai TerrorWay?
Non c’è alcun concept dietro ai Terrorway, pur essendo i nostri testi legati da un unico filo conduttore.

E ora domanda marzulliana: cosa sono i Terrorway per voi, e voi per i Terrorway?
Ovviamente il discorso cambia se fai ad ognuno di noi questa domanda: avrai quattro risposte diverse; io ti posso solo dire che per noi i Terrorway sono la valvola di sfogo. C’è chi per sfogarsi picchia qualcuno per strada o compie omicidi, mentre noi le nostre energie negative le scarichiamo proponendo una musica così violenta. Noi per i Terrorway siamo invece la linfa vitale: senza di noi non esisterebbero i Terrorway, perché da noi vengono nutriti e con noi acquistano un senso ed esistono.

Ci sono dei legami con le vostre esperienze passate?
Ci sono sempre dei legami con le esperienze passate dal momento che siamo esseri umani e che ogni cosa che facciamo nella vita ci segna in un modo o nell’altro…
Il fatto che ci siamo ritrovati con Memo e Giovanni dopo più di 5 anni in cui non si suonava assieme ci lega per forza anche a quel periodo; poi, l’esperienza precedente con i Cataria ci ha segnato ulteriormente ed è stata importante nonostante non siamo riusciti a portarla avanti per vari motivi. Aggiungo che io, essendo un nostalgico, sono sempre e comunque legato al passato proprio per carattere.

I vostri testi sono in inglese. Come mai questa scelta? C’è un rapporto tra i testi e il genere che fate?
I testi sono in inglese perché questa lingua non ti limita al solo pubblico italiano ma ti pone in un certo senso anche di fronte a un pubblico più vasto. Poi, nel nostro genere, risulta essere molto più musicale rispetto alla nostra lingua madre, non abbiamo mai avuto dubbi al riguardo: la nostra musica doveva contenere testi in inglese. A questo bisogna aggiungere che abbiamo un cantante che l’inglese lo conosce perfettamente e che quindi può scrivere i testi direttamente utilizzando questa lingua consentendoci di non cadere nell’errore che fanno molti gruppi (soprattutto italiani) quando traducono i loro testi dall’italiano all’inglese, ricadendo in certi errori non tanto grammaticali ma proprio di ‘uso’ della lingua, magari ricorrendo a termini obsoleti o non usati nel linguaggio quotidiano.

Come considerate l’ambiente musicale (metal in particolare) del medio campidano o sardo in generale?
Questa è una bella domanda. Potrei darti la risposta di routine dicendo cioè che tutti i gruppi sono bravissimi e che c’è una grande scena qui in Sardegna; ma purtroppo non è così, non tutti i gruppi sono all’altezza di una più vasta scena internazionale e in più noi siamo indietro sia per quanto riguarda l’utilizzo delle attrezzature (di registrazione e anche per i concerti), sia a livello di mentalità.
La cosiddetta invidia tra gruppi è ancora molto presente e radicata purtroppo. Io credo che se ognuno pensasse al suo progetto senza farsi per forza i cazzi degli altri, innanzitutto riuscirebbe meglio in quello che fa potendosi concentrare solo su quello che più conta quando fai musica, e cioè fare brani, registrare album e fare concerti.
Per quanto ci riguarda noi pensiamo solo a produrre e del resto sinceramente ce ne freghiamo.Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio nel senso che ci sono anche delle band valide e con la giusta mentalità (penso ai Chaoswave, ma anche agli Intrazione o ai Coma che sono già molto attivi pur essendo molto giovani e anche molte altre band); in ogni caso, bisognerà uscire da questo modo di pensare se si vuole nei prossimi anni avere una scena veramente competitiva a livello metal.

Avete recentemente pubblicato un brano su una compilation americana “Kill City Vol.17”: sicuramente è un’esperienza importante per voi. Raccontateci com’è andata tutta la questione.
La storia è semplicemente questa: la scorsa estate ho iniziato a fare un po’ di pubblicità tramite Myspace per promuovere il gruppo che stava compiendo allora i suoi primi passi con le prime esibizioni dal vivo, e abbiamo deciso così di registrare due brani nuovi e metterli direttamente sullo space. Uno di questi intitolato Her Last Breath ha riscosso subito dei commenti positivi soprattutto da parte degli utenti americani e allora siamo stati contattati prima da una radio (Metalmonthly.com) che ci ha chiesto il brano per una trasmissione radio (Diabolus Templum) e poi da un’ etichetta, la 272 records, che ci ha proposto di partecipare a questa compilation in cui il nostro brano sarebbe stato uno dei singoli e avrebbe girato (come tuttora fa) in un sacco di trasmissioni radio che, lo ricordo, in America sono molto più seguite che non qui da noi. Così è nata la collaborazione che continua ancora oggi.

Progetti per il futuro? Avete live imminenti o album in cantiere?
Attualmente abbiamo appena finito di registrare il nostro primo Ep che si intitolerà Absolute: conterrà 5 brani (tra cui anche quello già presente su Kill City ma rivisitato un pochino) e ora si trova in fase di mixaggio. Uscirà intorno alla metà di marzo in tiratura limitatta di 1000 copie.
Questo Ep sarà destinato alla vendita ma anche e soprattutto per cercare un’etichetta discografica nuova (la 272 records promuove infatti solo compilation e il nostro contratto è stato firmato per un solo brano) che ci permetta di far uscire il nostro primo album entro, speriamo, la fine del 2010.
Su quest’ultimo stiamo già lavorando e abbiamo delineato già due brani che suoneranno un po’ diversi rispetto a quelli che potrete sentire tra poco sull’Ep Absolute, sia perché siamo sempre in evoluzione come band, sia perché stiamo sperimentando nuove soluzioni anche con accordature diverse.
Un altro obbiettivo su cui siamo già lavorando è quello di fare alcune date al più presto sia in Italia che all’estero, ma riguardo a ciò daremo tutte le informazioni sul nostro Myspace e sulla nostra pagina di Facebook [http://www.facebook.com/group.php?gid=107825810435] non appena avremo notizie più certe.

Una frase o un commento per i vostri fan, avete carta bianca.
Innanzitutto li ringraziamo per il supporto continuo che ci offrono e gli ricordiamo, per chi ancora non ci ha visto dal vivo, che Giovedì 28 gennaio suoneremo al Bowling Pub stella d’Oriente di Iglesias e che sono tutti invitati per venirci a vedere. Ricordate di visitare sempre il nostro Myspace all’indirizzo: www.myspace.com/terrorwayofficial perchè da ora in poi ci saranno sempre notizie in continuo aggiornamento.
Un ciao a tutti.

Camilla Fois & La Bes


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