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Padre condannato a 14 anni per abusi sulla figlia

Torbida vicenda rievocata in Tribunale. Il difensore presenta appello contro la sentenza.
La vittima ha raccontato di aver subito violenza fin da quando aveva sette anni. Anche un suo amico ha parlato di abusi. I giudici hanno condannato l’imputato anche al pagamento di duecentomila euro di provvisionale. L’appello del difensore.

Il tribunale di Cagliari

Il tribunale di Cagliari

Quattordici anni di reclusione e duecentomila euro di risarcimento provvisionale. È la pena a dir poco esemplare inflitta ieri dal Tribunale di Cagliari a un padre di San Gavino Monreale accusato di aver costretto la figlia a ogni genere di violenze, stuprandola brutalmente sin da quando aveva appena sette anni. Abusi irripetibili, andati avanti per un intero lustro e che poi, molto più recentemente, l’uomo avrebbe ripetuto su un diciassettenne amico della figlia, obbligandolo a un rapporto orale nel retrobottega di un negozio del paese.

I VIAGGI IN NAVE Una sentenza accolta con rabbia dall’avvocato difensore Alfonso Olla, secondo cui nel processo sarebbe invece emersa chiaramente l’inattendibilità della ragazzina e dell’amico. I giudici della corte presieduta da Claudio Gatti però sono stati di diverso avviso e hanno assolto l’imputato solo dai capi d’imputazioni relativi agli episodi delle violenze in nave. La figlia, oggi quasi diciottenne, aveva infatti raccontato di quando, nell’estate del 2001, lei, il padre e il fratellino avevano fatto un viaggio a Parigi. Lì, nella cuccetta del traghetto, secondo la sua versione, si era consumato una dei tanti stupri subiti in quel periodo. La stessa cosa – sempre stando al racconto della vittima – era avvenuta anche l’estate precedente. L’imputato però aveva conservato i biglietti di quei viaggi e li ha portati in aula: in Francia lui e la figlia erano andati in aereo e non in nave. Dunque nessun abuso poteva essersi consumato nella cuccetta, come aveva invece raccontato la figlia. Una prova inoppugnabile, che non ha però salvato l’uomo dalla condanna per tutti gli altri episodi di violenza di cui, secondo la sentenza dei giudici, si è macchiato.

LA VICENDA La torbida storia venne a galla il 26 maggio del 2008, quando la ragazzina, ormai sedicenne, adolescente ribelle con qualche disturbo nel comportamento, si confidò con lo psicologo che la seguiva. A lui raccontò degli abusi subiti dal padre sin da quando era niente più che una bimba. Veri e propri stupri, iniziati nel 2000, subito dopo la separazione dei genitori, e proseguiti sino al 2005. Ogni volta che restavano soli il padre ne approfittava, costringendola a sottostare alle sue voglie più turpi, senza che lei trovasse mai la forza e il coraggio per ribellarsi. Da lì scattò l’inchiesta a cui subito si aggiunse la denuncia del diciassettenne: proprio in quel 2008 – raccontò agli inquirenti – l’imputato lo aveva portato con una scusa nel retrobottega di un negozio e lo aveva costretto a subire un rapporto sessuale orale.

L’ARRESTO Quando i carabinieri si convinsero di aver trovato i riscontri al racconto dei due ragazzi, inviarono un’informativa alla procura di Cagliari che chiese e ottenne l’arresto dell’uomo, che è tuttora ristretto in carcere. Così, nel settembre di due anni fa, i militari si presentarono a casa sua e gli strinsero le manette ai polsi. Lui da subito gridò al complotto, sostenendo che i figli (anche il maschietto aveva infatti confermato il viaggio in nave mai avvenuto) ce l’avevano con lui perché cercava di riportarli sulla retta via. In aula però, sia la figlia (tutelata dall’avvocato Carmen Loi) che l’amico, avevano ripetuto per filo e per segno le accuse, tracciando uno scenario di uno squallore inimmaginabile. Nel corso del processo inoltre l’avvocato Olla aveva chiesto per ben due volte la ricusazione del collegio, che a suo avviso, nel rigettare un’istanza di scarcerazione, aveva in qualche modo anticipato il verdetto di colpevolezza. Tutto inutile. Ieri i giudici hanno deciso per la condanna, affibbiando al suo assistito una pena leggermente inferiore ai sedici anni e mezzo chiesti dal pm Giancarlo Moi.

IL DIFENSORE «Si tratta di un verdetto di una mostrosuità mai vista – è stato il commento del legale della difesa – l’accusatrice è inattendibile perché è stato dimostrato che ha mentito quando ha raccontato dei falsi viaggi in nave, come si fa a crederle per tutto il resto basandosi solo sulle sue parole?». Scontato che ora la partita si trasferirà in appello.

Fonte: Massimo Ledda, Unione Sarda di Venerdì 19 marzo 2010

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