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Stuprata dal padre per cinque anni: «Ha detto la verità»

Tribunale

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«Per tutta la durata del processo la difesa ha tentato di screditare in ogni modo la mia assistita, dipingendola falsamente come una poco di buono e gettandole addosso montagne di fango, addirittura sostenendo che avesse problemi comportamentali. I giudici, che hanno seguito con attenzione ogni fase delle udienze a porte chiuse, l’hanno invece ritenuta totalmente attendibile e sincera, per questo non si può accettare in alcun modo che certi attacchi vengano ora riproposti sulla stampa».
Questa la precisazione dell’avvocato Daniela Loi, legale della ragazzina di San Gavino Monreale violentata dal padre sin da quando era una bambina, dopo la sentenza del Tribunale di Cagliari che giovedì ha condannato l’uomo a 14 anni di carcere e centomila euro di risarcimento provvisionale. Un verdetto pesantissimo, che ieri l’avvocato difensore Alfonso Olla aveva definito «mostruoso», sostenendo come «dal dibattimento è emerso che la figlia ha mentito quando ha parlato di abusi subiti in nave (episodi per i quali l’uomo è stato assolto ndr ), per cui non si capisce come si possa considerare credibile per tutto il resto».

Dichiarazioni che hanno convinto il legale dell’adolescente a replicare duramente: «La mia assistita – dice l’avvocato Loi – è stata sentita una prima volta in incidente probatorio e ha fornito una ricostruzione dei fatti precisa e puntuale, superando l’imbarazzo e la vergogna di parlare di situazioni che hanno segnato per sempre la sua esistenza. Poi è stata esaminata anche in aula e ha ribadito per filo e per segno le stesse cose che aveva detto precedentemente. I giudici hanno tenuto conto della coerenza delle sue dichiarazioni, giudicandola non solo attendibile ma anche sincera. Dal canto suo la Procura ha svolto un’indagine seria e pignolissima, non tralasciando nulla. Senza dimenticare infine che il padre era accusato di aver molestato anche un altro ragazzino, amico del figlio, e una coetanea della figlia, che pur non essendosi costituiti parte civile sono venuti in aula e hanno confermato gli abusi subiti ad opera dell’imputato, che è stato condannato anche per questi episodi». Concetti che l’avvocato Daniela Loi sottolinea con forza, «perché – è la sua conclusione – è necessario ristabilire la verità in una vicenda dolorosa, che noi come parte civile avremmo preferito rimanesse confinata dentro il processo penale, ma che la difesa dell’imputato ha invece voluto trasformare in un contro-processo mediatico».

Fonte: Massimo Ledda, Unione Sarda di Sabato 20 marzo 2010

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