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«Noi a casa, altri con stipendi d’oro»

Lettera degli ex dipendenti dei centri servizi per il lavoro di San Gavino e Sanluri
Ma la Provincia replica: la responsabilità è della Regione. Anche il sindacato vuol conoscere le ragioni che bloccherebbero la riassunzione dei lavoratori disabili. Guadagnavano 600 euro al mese.

«Caro presidente, abbiamo bisogno di lavorare. Di sfamare le nostre famiglie. Lei rappresenta tutti i cittadini del Medio Campidano. Lei può fare uno sforzo per trovare i soldi e prolungare il progetto regionale lavor@bile che ci ha permesso di guadagnare qualcosa. La nostra busta paga di appena 600 euro è poco rispetto a quella di due collaborazioni esterne che percepiscono 7.400 euro al mese. Non crede che sia giustizia ridurre gli stipendi d’oro per accontentare chi dalla vita non ha avuto tanto?»

È un appello accorato quello dei lavoratori disabili mandati a casa dopo quasi due anni di attività all’interno del centro servizi per il lavoro di San Gavino e di Sanluri. «Da oltre un mese e mezzo», racconta Francesco Garau, «siamo legati ad un filo di speranza. Abbiamo chiesto aiuto al presidente Fulvio Tocco durante una seduta del Consiglio provinciale. La mezza promessa di reperire i fondi fra le pieghe del bilancio è caduta nel silenzio. Un’attesa che ci fa soffrire. Confidiamo in una risposta prima dell’avvio della campagna elettorale». La stessa risposta è attesa da Edoardo Bizzarro della Cisl. «Non possiamo», osserva il sindacalista, «continuare a rinviare il problema. Lunedì l’assessore provinciale dovrà darci una spiegazione formale. Solo allora sapremo come comportarci. Il caso va chiuso. I lavoratori hanno diritto di conoscere le motivazioni legate alla perdita del posto e le possibili vie d’uscita».

Per la Provincia le responsabilità sono della Regione. «Se arrivano i fondi», spiega l’assessore Velio Ortu, «siamo pronti a riassumere i sei disabili. Il progetto non è nostro. L’abbiamo solo subìto». E la questione rimbalza fra i banchi del Consiglio con un’interrogazione del gruppo di minoranza. «Occorre trovare una soluzione», sostiene Franco Atzori, «magari rivedere gli stipendi scandalosi di 7.500 euro al mese».

Fonte: Santina Ravì, Unione Sarda di Sabato 27 marzo 2010

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