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lunedì, 21 Settembre 2020

Referendum sull’acqua pubblica del Medio Campidano

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Logo del comitato
Logo del comitato
In questi ultime settimane è nato e si è mobilitato sul nostro territorio un Comitato promotore del referendum sull’acqua pubblica del Medio Campidano. Questo gruppo ha l’obiettivo di costituire un comitato che organizzi la raccolta di firme per il referendum per l’acqua pubblica nei comuni del Medio Campidano.

Riportiamo il manifesto programmatico di questo comitato, e di seguito un articolo comparso su alcuni quotidiani (davvero troppo pochi per poterci definire “un paese civile” non asservito al padrone). Dato che la nostra testata online non ha alcuna intenzione di far passare sotto silenzio una questione così importante, sottoponiamo il problema dell’importanza dell’acqua pubblica anche alla vostra attenzione.

Perché un referendum?
Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.

Perché tre quesiti?
Perché vogliamo eliminare tutte le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizzazione dell’acqua.
Perché vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

Cosa vogliamo?
Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni. Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa.
Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Dai referendum un nuovo scenario
Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti, comporterebbe, per l’affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione. Verrebbero di conseguenza poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini.
E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Più di centomila firme per riprendersi l’acqua in meno di 48 ore!

Più di centomila firme nelle prime 48 ore di raccolta. Più del doppio dell’obiettivo che il comitato promotore dei tre referendum per l’acqua pubblica s’era prefisso. Inutile cercare la notizia sulle testate più blasonate. E’ un successo dovuto al tam-tam tra la rete e i mezzi di informazione non omologati. Ovunque siano stati issati i gazebo, tra sabato e domenica, si sono registrate code di cittadini decisi a liberare l’acqua dal mercato e dal profitto. Per sempre. La coincidenza della festa della Liberazione è stata quanto mai suggestiva: la resistenza, oggi, è resistenza al liberismo e si comincia dai beni comuni. Un discorso pubblico cominciato con i forum sociali e che sembrava essersi perso nel declino della sinistra. Invece rispunta, come la vecchia talpa.

Lo «straordinario risultato – commenta Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della sinistra – è stato reso possibile dall’impegno di migliaia di comitati e associazioni e dall’impegno dei partiti della sinistra di alternativa. Se continuerà così, il risultato obbligherà il governo a cambiare la sua agenda politica tutta tesa alle privatizzazioni e a scaricare i costi della crisi sugli strati sociali più deboli. I partiti politici debbono saper ascoltare la società se vogliamo sul serio battere Berlusconi». Ma dal quadro politico giungono segnali contraddittori. Se i socialisti di Nencini arrivano a dire che «non si possono fare profitti a ogni costo su un bene primario come l’acqua e per questo i socialisti sosterranno in ogni comune la raccolta di firme per un referendum contro la privatizzazione delle reti idriche promossa dal Forum dell’Acqua, Bene Comune», il dipietrista Donadi approfitta dell’anniversario di Chernobyl e del proclama Putin Berlusconi per lanciare il referendum antinucleare ma non fa menzione dell’ambiguo quesito (darebbe libertà di scelta ai comuni) sull’acqua che il suo leader maximo non ha voluto ritirare.
Diecimila firme solo a Roma, Frosinone ha già raggiunto l’obiettivo finale, la Liguria è a metà, la Puglia ne ha raccolte 20mila e Pescara, teatro di una enorme vertenza sull’acqua dai primi anni del secolo ha visto firmare già mille cittadini.

Tutto ciò al termine di una settimana che ha registrato l’approvazione alla Provincia di napoli di un ordine del giorno (16 a 14 e 1 astenuto) presentato da Tommaso Sodano, capogruppo della Federazione della sinistra, in cui si riconosce l’acqua come diritto umano e bene pubblico comune la cui gestione è priva di rilevanza economica. Un modo per provare a scardinare il decreto Ronchi che stabilisce la road map della privatizzazione obbligatoria e definitiva del servizio idrico. Là dove già si toccano con mano gli effetti della privatizzazione, sembra più generalizzato l’afflusso ai gazebo. Un voto storico del nuovo consiglio comunale di Aprilia, dopo sei anni di reti idriche nelle mani di una società mista partecipata dalla multinazionale francese Veolia, ha appena rimesso in discussione la gestione degli impianti di quella importante città del Lazio. Ad Arezzo (altra disastrosa esperienza pilota) di privatizzazione ha firmato anche il sindaco del Pd, Fanfani, assieme a un migliaio di suoi concittadini che hanno partecipato all’avvio della campagna assieme al missionario comboniano Alex Zanotelli. Sul fronte opposto va preso atto della scalata di Caltagirone in Acea dove il palazzinaro romano supera il 10% e scavalca i francesi di Gdf-Suez candidandosi a divenire partner strategico del Campidoglio. Caltagirone possiede un paio di grandi quotidiani e alcune tv. Capito perché centomila persone che firmano per l’acqua pubblica fanno meno notizia di un uovo a Polverini?

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