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Maturità, boom di non ammessi

Più severità dei docenti nella valutazione delle materie e condizioni di disagio sociale e familiare: secondo i presidi sono le cause del record di esclusi dagli esami di maturità. Va meglio nei licei e nei tecnici, un disastro negli istituti professionali.
Medie record negli 8 istituti. Caso limite a Villamar: 12 studenti su 17 esclusi dal test di diploma. Insufficienze e abbandoni: fuori un ragazzo su 5.

Studenti in classe

Studenti in classe

Novatuno esclusi dal test di diploma su 566 studenti. Grosso modo uno su cinque dovrà restare a casa mentre i compagni afffronteranno le prove: il sedici per cento degli studenti iscritti al quinto anno delle scuole superiori della provincia non è stato ammesso agli esami di maturità, con punte anche del 64 per cento in qualche istituto professionale. E’ il quadro che emerge dagli scrutini delle classi quinte degli otto istituti superiori. Gli scenari non sono però omogenei: mentre nei licei la maggior parte ha frequentato regolarmente le lezioni ed il prossimo 22 giugno siederà sui banchi per affrontare la maturità, nei professionali e nei tecnici il numero dei bocciati è stato molto più alto rispetto alla percentuale del 6,1 per cento prevista dal ministero della pubblica Istruzione.

Spicca il caso dell’istituto alberghiero di Villamar, dove su una classe di 17 alunni ben 12 dovranno ripetere l’anno. Tutta colpa della riforma del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che ha imposto agli studenti la sufficienza in tutte le materie, contrariamente allo scorso anno che bastava solo la media del 6?.
«Con le disposizioni ministeriali», spiega il preside Giancarlo Vinci, «sicuramente c’è stato un maggiore numero di non ammessi, ma abbiamo cercato di analizzare situazione per situazione. Solo in qualche caso è mancato l’interesse e l’impegno, per lo più sono state le numerose assenze a compromettere l’ammissione. Ragazzi che, per ragioni diverse, non hanno mai partecipato a stage formativi e negli ultimi mesi sono proprio scomparsi senza motivi». Per Antonio Macchis, dirigente del liceo classico Emanuele Piga di Villacidro, in questa sconfitta, il rigore imposto dalla Gelmini ha giocato la sua parte. Osserva: «Una cosa è certa: se il consiglio di classe non farà falsi, se opererà in maniera seria, dovrà necessariamente penalizzare chi arriva alla vigilia del diploma con carenze gravi. Perchè un 5 e mezzo che diventa 6 ci può stare, con un 5 non si boccia nessuno, ma un 2 o anche un 4 non darà mai il lascia passare per l’esame di maturità. L’unico dato positivo è che gli studenti si sono dati da fare per evitare che una sola negatività potesse compromettere la promozione».

Salvatore Mannu, vicepreside dell’istituto pedagogico Emilio Lussu di San Gavino, è convinto che le cause dell’insuccesso siano tante. «A incidere, più che il 6 in tutte le discipline, sono soprattutto le problematiche sociali del territorio. Alunni, ad anno scolastico inoltrato, costretti a seguire le famiglie in cerca di un lavoro».

La pensa allo stesso modo Gianni Pirastu, capo dell’istituto professionale Alessandro Volta di Guspini. «L’adeguamento alla norma Gelmini – ricorda – è partito dal primo giorno di scuola. Abbiamo martellato i ragazzi dall’inizio dell’anno: senza tutte le sufficienze non si passa. Un percorso didattico che ha permesso agli insegnanti, in sede di scrutini di operare con l’equilibrio di sempre. Il dramma vero, per le professionali, è l’abbandono dei libri cammin facendo. Alla base situazioni familiari non facili in una terra dove la povertà la fa da padrona e dove gli stessi ragazzi faticano ad inserirsi».

Fonte: Santina Ravì, Unione Sarda di Mercoledì 16 giugno 2010

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