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Il motore dell’edilizia è in panne

Piano idrogeologico: troppi vincoli, imprese ko. Ora si spera nello sblocco dell’attività nel centro storico. Flessione dei residenti.
L’attività edilizia è bloccata. Da anni a San Gavino è vietato costruire nuove abitazioni o ristrutturare quelle esistenti. I vincoli del Piano di assetto idrogeologico congelano il paese, molti giovani sono costretti a trovare casa da altre parti.

Il motore dell'edilizia è in panne

Il motore dell'edilizia è in panne

Tutto fermo. L’attività edilizia, motore dell’economia di San Gavino, è ormai bloccata da anni per i vincoli del piano di assetto idrogeologico, per le restrizioni imposte intorno alla fonderia nel raggio di un chilometro e per il mancato adeguamento del piano del centro storico al piano paesaggistico regionale. I tempi della burocrazia e della politica sono troppo lunghi e molti cittadini che attendono di poter costruire o avviare una ristrutturazione hanno perso le speranze. E intanto i rivenditori di materiali edili ed elettrici hanno visto diminuire il loro giro d’affari con le imprese locali che sono in profonda crisi e c’è già chi ha dovuto mandare a casa uno o più dipendenti.
Lo rimarca con forza Graziano Corona, titolare di un’impresa edile: «La situazione è critica, dall’inizio dell’anno ho lavorato solo un mese. Non mi era mai successo: sono stato sempre impegnato, quest’anno ho fatto solo qualche piccolo lavoro e mi è stato chiesto un solo preventivo. Ogni estate facevo almeno due rifacimenti di tetti mentre ora siamo proprio fermi: avevo sempre due-tre dipendenti, ma ora con la mancanza di lavoro li ho dovuti licenziare. I giovani che vogliono costruire stanno andando fuori dal paese e anche chi ha acquistato un terreno un tempo edificabile in zona Ziviriu ora non può costruire a causa delle restrizioni del Pai».

ECONOMIA FERMA Sulla stessa linea Tomas Aru, un altro imprenditore edile: «Questi vincoli – rimarca – hanno fermato l’economia del paese. Ad essere colpito non è solo il settore edile, ma anche chi fornisce materiale edile ed elettrico. Il lavoro è molto diminuito e la burocrazia non ci dà una mano se si pensa che per avere l’autorizzazione a rifare una copertura bisogna aspettare anche 60 giorni. Avevo quattro dipendenti, ora solo uno».
Di qui un appello agli amministratori affinché si diano da fare per risolvere i problemi che frenano lo sviluppo del paese: «È un dovere della politica – aggiunge Aru – sbloccare questo stato di cose. Molta gente ha comprato il terreno per realizzarsi la casa, ma non può farlo».

IL PAESE SI SPOPOLA Così il paese si spopola e se un tempo gli abitanti erano quasi undicimila, ora il dato si ferma a circa novemila. Della crisi risentono anche i progettisti: «L’attività – sottolinea l’ingegnere Simona Corona – è diminuita. Le persone sono scoraggiate». Ed ora si aspetta con ansia lo sblocco del centro storico con il piano che dovrà essere di nuovo approvato dal Consiglio comunale dal momento che la Regione ha chiesto delle integrazioni.

LE POLEMICHE Per il primo cittadino uscente Stefano Musanti, ora consigliere di minoranza, era prevedibile che il piano sarebbe stato bocciato: «Vanno messi tutti i dati che mancano, le schede sono incomplete, bisogna aggiornarle con tutti i dati reali. Mancano – sostiene – i numeri reali e la schedatura deve essere conforme alla formattazione della scheda che ha dato la Regione. A San Gavino era stato attivato un laboratorio sulla mobilità urbana con l’Università di Cagliari che poi è stato lasciato perdere dall’attuale amministrazione. Se questo laboratorio fosse stato portato avanti il piano sarebbe stato approvato dalla Regione».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Giovedì 19 agosto 2010

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