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«Maltrattamenti in ospedale»

La denuncia: mio marito sporco e senza cibo. Esposto presentato ai carabinieri dalla moglie di un malato grave ricoverato a San Gavino.

«Stava cadendo dal letto, nessuno l’aveva imboccato per colazione e ripulito dopo la notte: non è questo il modo di assistere un paziente grave», denuncia Rosangela Floris ai militari dell’Arma.

Esposto presentato ai carabinieri dalla moglie di un malato grave ricoverato a San Gavino

Esposto presentato ai carabinieri dalla moglie di un malato grave ricoverato a San Gavino

Il catetere staccato, la sacca delle urine piena, i pannoloni sporchi. Rannicchiato in uno spazio troppo piccolo perché lui, Piero Santamaria, 60 anni, genovese sposato con Rosangela Floris (51 anni, ex commerciante, di Arbus), è alto quasi due metri. Stava piano piano scivolando a terra, anche a causa della spalliera sollevata, del letto senza protezioni laterali e del lenzuolo plastificato vista la sua incontinenza. E poi quella colazione ancora sul comodino perché nessuno l’ha imboccato.

MALTRATTAMENTO In queste condizioni la moglie ha trovato il marito malato di una patologia rara e devastante, per certi versi simile alla Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Perché anche l’atrofia cerebellare piano piano paralizza il malato, non gli consente di mangiare, muoversi, parlare.
«Ho provato a protestare – dichiara Rosangela Floris – dopo essere rimasta dietro la porta del reparto per un’ora e mezzo, alla fine ho firmato la cartella clinica, ho riportato Piero a casa mia ad Arbus e ho presentato una denuncia ai carabinieri di San Gavino. Non si trattano così i malati, questa non è assistenza, è maltrattamento».

LA MALATTIA Rosangela Floris è abituata a lottare da anni. «Mio marito si è ammalato nel 1989. Lavorava in banca, io gestivo un negozio a Genova, ho dovuto chiudere bottega per poter assistere lui e per seguire le nostre due figlie». Piano piano si è ritrovata costretta a scoprire tutte le sfaccettature dell’assistenza sanitaria nazionale. «Le eccellenze ci sono a Genova come a San Gavino, ma purtroppo anche i casi di malasanità sia negli ospedali liguri sia in quelli sardi. Quest’estate a San Gavino il dieci agosto i medici del Pronto soccorso hanno salvato la vita a Piero. Prima la diagnosi immediata, infarto del miocardio, poi il trasferimento d’urgenza a Oristano, dove ho trovato altre persone splendide e con un’altissima professionalità: l’intervento al cuore è perfettamente riuscito».

IL RICOVERO Ma quando Piero Santamaria è tornato a casa, dopo qualche giorno ha accusato un altro malore: «L’ho riportato in ospedale a San Gavino – prosegue la moglie Rosangela – ed è stato ricoverato il due settembre nel reparto di Medicina. Il primo giorno è andato tutto bene: nella cartella clinica i medici hanno scritto che mio marito non è autosufficiente, che deve essere accudito per mangiare, che deve essere pulito perché si sporca. Mi è stato concesso di imboccarlo, di cambiargli il pannolone. Ma l’indomani non mi hanno fatto entrare nel reparto: porta chiusa. E quando sono riuscita a intrufolarmi, l’ho trovato in quelle condizioni: sporco, in bilico nel letto senza protezioni, rannicchiato e soprattutto terrorizzato».

LA DENUNCIA La scelta di presentare una denuncia formale ai carabinieri nasce dalla rabbia, certo, ma anche da altro: «Avrei voluto che certi fatti non fossero mai accaduti e vorrei che non succedessero mai più: i malati bisogna trattarli nei dovuti modi», dichiara Rosangela Floris.
Questa ovviamente è la sua versione dei fatti. La replica da parte dell’Asl di Sanluri e della direzione dell’ospedale è improntata alla massima cautela e arriva attraverso l’ufficio pubbliche relazioni: «Non abbiamo ricevuto ancora nessuna comunicazione ufficiale da parte della Compagnia dei carabinieri di Villacidro».
Fonti dell’Arma assicurano comunque che negli ultimi due anni sono aumentate le segnalazioni di presunti casi di malasanità che si sarebbero verificati nell’ospedale di San Gavino.

Fonte: Paolo Carta, Unione Sarda di Sabato 11 settembre 2010

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