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Rifiuti, maxi bollette per chi vende a casa la frutta e la verdura

Banco di frutta e vedura

Banco di frutta e vedura

Vendono frutta e verdura dei loro orti nelle proprie abitazioni e di recente si sono visti arrivare una maxi bolletta dei rifiuti solidi urbani come se si trattasse di vere e proprie attività commerciali. È successo ad alcuni produttori storici di San Gavino: «Mi è arrivata – spiega Martino Curreli, una delle persone colpite dalla stangata – la Tarsu dal 2006 ad oggi con una tariffa molto più alta di quella che si paga per le abitazioni. Inoltre dovrei effettuare tutti i pagamenti, per un totale di oltre 500 euro, entro 60 giorni. Contesto questa sanzione perché sono un produttore agricolo e non dovrei pagarla. Inoltre il settore vive già un pesante stato di crisi: questa è la mazzata finale. Io non apro tutti i giorni, ma solo quando ho a disposizione della merce. In questo modo il Comune mi sta obbligando a chiudere oppure a mettermi per la strada. Mi hanno mandato il pagamento come se i metri quadrati del magazzino fossero quelli di un’attività commerciale, eppure so che in altri paesi questo non succede grazie ad un apposito regolamento». Sulla stessa linea Maria Laura Schirru che vende frutta e verdura da quasi 40 anni: «Questa tassa è ingiusta – spiega – dovrei pagare quasi mille euro, ma chiedo di essere esonerata perché non buttiamo nessun tipo di rifiuto: con gli scarti diamo da mangiare a galline e conigli. Mio marito da tre anni non lavora: con questa crisi non sono in grado di pagare questa tassa. L’unica alternativa è la chiusura dell’attività».

Di qui una interpellanza sul problema presentata al sindaco Gianni Cruccu dai cinque consiglieri di minoranza, Stefano Musanti, Nando Usai, Angela Canargiu, Nicola Garau e Giorgio Olla: «Da un’indagine effettuata nella nostra provincia, chi esercita una filiera corta vendendo direttamente i propri prodotti ha l’esenzione della Tarsu in quanto utilizzano locali di proprietà già gravati dalla stessa tassa. Chiediamo al sindaco di adottare tutti gli atti necessari a impedire un ulteriore aggravio nei confronti di questa categoria».
Immediata la risposta del sindaco Gianni Cruccu: «Il Comune non può predisporre regolamenti contro le leggi nazionale. La normativa prevede che si debba pagare la Tarsu per le attività di commercio. Ho provato con gli uffici comunali a vedere se c’era la possibilità di non far pagare la tassa e se poteva essere tolta la multa».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Mercoledì 03 novembre 2010

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