#
Monumenti Aperti Tutto l'Anno | San Gavino Monreale Mappa dei Murales Sangavinesi

Resta in contatto con San Gavino Monreale . Net!

RSS FeedYoutube

Cure ai clandestini nell’ambulatorio fondato dal prete

«La salute non deve essere legata a una carta d’identità o a una residenza, è un diritto che non può essere negato a nessuno». Lo sostiene don Giorgio Lixi, parroco della chiesa di Santa Teresa e direttore dell’ufficio diocesano della pastorale della salute che, assieme a un folto gruppo di volontari, si è posto l’obiettivo di aiutare persone, senza fissa dimora, che necessitano di cure sanitarie, negate dalla legge in quanto non regolarmente iscritti all’anagrafe.
Da sette mesi don Giorgio ha fondato un ambulatorio destinato a queste persone, grazie al supporto della diocesi di Ales, all’aiuto di volontari (medici e non) e al finanziamento silenzioso di enti che hanno offerto varie attrezzature. In questo modo ha potuto dar vita a un progetto nel pieno spirito della solidarietà verso coloro che vivono questo disagio.

Don Lixi

Don Lixi

Don Lixi segue l’ufficio pastorale della salute fin dalla sua nascita, dal 2005: è un organismo che ha lo scopo di umanizzare la sofferenza. Per la Diocesi il prelato si occupa di persone diversamente abili, fuori dalle strutture di cura, e offre un valido aiuto alle famiglie, permettendo loro di interagire con il mondo esterno. Oltre all’opera di volontariato, offre anche un servizio di ambulatorio rivolto a tutti coloro che non usufruiscono del servizio sanitario nazionale. Si tratta di extracomunitari non regolari, o di chi ha perso la residenza, uomini, donne e bambini che ufficiosamente non esistono per le istituzioni. «Tutte queste persone possono rivolgersi a noi – spiega la segretaria dell’ufficio, Carla Scanu – nella sede di via Pascoli 6, il martedì, mercoledì e venerdì dalle 16 alle 18, oppure contattando il recapito telefonico 340 4011522.»

Il gruppo è formato da otto medici volontari, ognuno con una propria specializzazione, che si sono resi disponibili per offrire il loro servizio. Per motivi di sicurezza e di legge, devono, come i pazienti stessi, mantenere il più stretto riserbo. «Sono specialisti che esercitano fuori dall’ospedale di San Gavino – specifica don Lixi – ma che appartengono alla diocesi di Ales».
Regola del progetto è quindi la massima privacy sia per i medici sia per i pazienti che si rivolgono al centro. «Gli assistiti hanno un contatto con noi solo quando lo decidono – spiega Carla Scanu – a quel punto il medico sarà avvertito e potrà agire. I dati saranno sempre riservati e protetti».

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda di Sabato 13 novembre 2010

Lascia un commento