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Rissa per la birra al Felix, prima condanna

Rito abbreviato per un imputato, gli altri due a processo. Accusa: lesioni.

Rissa per la birra al Felix, prima condanna

Rissa per la birra al Felix, prima condanna

L’avvocato Stefano Altea ha optato per scindere, d’accordo con i suoi clienti, le posizioni di Diego Paderi, studente, e di Matteo Figus, cameriere, da quelle di Andrea Figus, operaio, tutti e tre ventenni di San Gavino, che i carabinieri della Compagnia di Villacidro avevano arrestato domenica mattina a Guspini con l’accusa di rissa. Accusa che il pubblico ministero ha variato in lesioni lievi. Mentre per i primi due è stato scelto di procedere al dibattimento «in modo da poter dimostrare, con le garanzie del contradditorio, la loro assoluta estraneità ai fatti, per Andrea Figus è stato chiesto il rito abbreviato» ha affermato l’avvocato.

Verso le 6 di domenica mattina, nel piazzale antistante la discoteca Felix, nell’area artigianale di Guspini, al termine di una nottata di baldoria, è scoppiata una rissa, che ha coinvolto una decina di persone. Nella colluttazione è rimasto ferito Alessio Montis, 20 anni di San Gavino, colpito al viso con un coccio di bottiglia di birra da Filippo Bido 22 anni, muratore di Terralba. Dopo diverse ore di indagine i carabinieri accusarono i cinque giovani di rissa.

«Andrea Figus, pur essendo estraneo ai fatti come Matteo Figus e Diego Paderi, date le fortissime contraddizioni, logiche e fattuali, presenti nelle prove raccolte dall’accusa, ha scelto il rito abbreviato per dimostrare la sua innocenza e, soprattutto, evitare lo stress, dallo stesso ritenuto insopportabile, che i tempi lunghi del processo penale comporta», ha affermato l’avvocato Altea. Nel dibattimento il legale ha cercato di dimostrare le contradditorietà dell’apparato accusatorio, ma il giudice Gabriella Muscas ha condannato il suo assistito a due mesi di reclusione con la condizionale, quindi pena sospesa in quanto incensurato. «Ora – ha sottolineato Stefano Altea – impugneremo immediatamente la sentenza di condanna».

Fonte: Gian Paolo Pusceddu, Unione Sarda di Venerdì 19 novembre 2010

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