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Industria verso lo smantellamento

In Sardegna peggiora la situazione economica: oltre diecimila occupati in meno.
Assente l’azione programmatica delle Istituzioni. Ignorate le vertenze del Medio Campidano.

Fonderia di San Gavino

Fonderia di San Gavino

Continua a peggiorare la situazione economica ed occupazionale della Sardegna. Siamo sempre di fronte ad una crescita zero. Centinaia di imprese ricorrono alla cassa integrazione, migliaia di lavoratori rischiano il posto di lavoro e così dilaga la condizione di povertà.
Queste considerazioni emergono dall’esame dei dati della crisi, riferiti al secondo trimestre 2010: un calo dell’occupazione di oltre diecimila unità, diecimila occupati in meno in agricoltura e quattordicimila in meno nel settore industriale. Nel settore dei servizi si verifica invece un aumento del numero dei lavoratori, quattordicimila occupati in più rispetto allo stesso periodo, con un conguaglio negativo di diecimila occupati. A crescere sono principalmente il lavoro autonomo e le posizioni di lavoro precarie e quelle stagionali.
Se l’occupazione è in calo, viceversa, la disoccupazione è in forte aumento superando il tasso del 13,3 per cento, il più alto, insieme a quello della Campania, tra le regioni italiane.
Queste sono le conseguenze legate alle difficoltà in cui si dibattono i settori produttivi regionali, dal minero-metallurgico, al chimico, al tessile, a quello manifatturiero più in generale.
In Sardegna la situazione risulta ulteriormente acuita per l’assenza di correttivi che riguardano la inadeguatezza delle infrastrutture esistenti, la mancata soluzione dell’alto costo dell’energia, il mancato decollo degli accordi firmati per il rilancio di questi settori.

Manifestazioni sindacali

Manifestazioni sindacali

I ritardi accumulati sugli interventi indispensabili per sostenere il processo produttivo isolano hanno creato una situazione molto delicata.
Su tutto il tessuto produttivo pesa l’assenza di un’azione programmatica e di indirizzo sia da parte della Regione che da parte del Governo. Di questo passo si andrà incontro al completo smantellamento dell’industria in Sardegna, con conseguenze gravissime per l’economia isolana, perché non può esserci sviluppo economico e sociale senza una valida attività industriale. All’interno dei Sindacati e dei lavoratori, c’è piena consapevolezza della necessità di continuare a difendere l’industria e continuare a battersi per allargare la sua base produttiva.
Occorre incentivare le pressioni nei confronti del Governo e della Regione, non solo per respingere i tentativi di chiusura degli impianti, ma per cercare di allargare le attività, in primo luogo, quelle che sono suscettibili di sviluppo. A queste vanno aggiunte tutte quelle che, nel recente passato, avevano il compito di ricreare un tessuto produttivo in sostituzione di tante attività che sono state smantellate. E’ il caso per esempio dei territori ex minerari o di quelli che, per ragioni di scelte politiche ed economiche, hanno dovuto abbandonare esperienze, soprattutto, quelle chimiche.
All’interno di questo problema si inserisce, con dignità e con forti ragioni, il territorio della provincia del Medio Campidano che, agli inizi degli anni novanta, aveva fatto la scelta della chiusura dell’attività mineraria e tessil-chimica per una serie di nuove iniziative produttive, per lo più legate alle risorse locali, per creare un nuovo tessuto produttivo e nuove opportunità di lavoro.
Dopo venti anni il bilancio è decisamente negativo, e le poche iniziative industriali esistenti rischiano di scomparire, lasciando un vero deserto ed un cimitero di vecchi capannoni industriali.
Nonostante ulteriori impegni, assunti dalle Giunte regionali e dal Governo, che in questi anni si sono alternati, poco o niente è stato realizzato.

Occorre che il Sindacato Provinciale unitariamente, così come ha sempre operato, rilanci l’iniziativa per conquistare spazi adeguati e legittimi all’interno delle piattaforme regionali, sia confederali che settoriali. La preoccupazione è che i problemi del Medio Campidano vengano sottovalutati di fronte alle grandi e rumorose mobilitazioni fatte da territori che, per tante ragioni, riescono a monopolizzare anche la contestazione ed attirare maggiormente l’attenzione dei politici e spesso, ahimè!, anche del Sindacato.
Vertenze, come “Nuova Keller Elettromeccanica”, “ex-Nuova Scaini”, “Ceramica Mediterranea”, “Fonderia San Gavino”, ma anche i progetti per la riconversione delle Miniere di Montevecchio, hanno pari dignità alle grandi vertenze che, da tempo, occupano gli spazi dei mezzi di comunicazione, e per questo pretendono pari attenzione ed impegno da parte della Giunta regionale e del Governo.

Fonte: Sergio Concas, Il Nuovo Cammino

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