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Caseificio, venerdì sciopero dei lavoratori

I sindacati: «Violati gli accordi»

Caseificio

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C’è aria di mobilitazione tra i dipendenti del caseificio di San Gavino, di proprietà della società «Fattorie Girau». I lavoratori hanno proclamato lo sciopero generale per il 18 febbraio dopo essersi riuniti in assemblea. Il motivo sarebbe il mancato rispetto di un accordo sindacale. «L’azienda», spiega Gabriele Virdis, segretario provinciale della Flai Cgil, «alcuni mesi fa voleva mettere in mobilità 14 lavoratori, ma come sindacati abbiamo trovato l’accordo per far mettere 11 dipendenti in cassa integrazione ordinaria per 13 settimane. L’accordo, sottoscritto dalle Fattorie Girau, dalla Flai Cgil e dalla Fai Cisl, prevedeva che la società non avrebbe fatto nessuna assunzione nei reparti di produzione di formaggi, prodotti speciali, magazzino e produzione di ricotta. L’azienda ha portato nello stabilimento alcuni lavoratori di ditte esterne: è un comportamento non corretto perché se si proclama lo stato di crisi non si possono portare lavoratori di ditte esterne anche perché in questo caso si gioca al ribasso dei costi di produzione».

Sulla stessa linea Giuseppe Marroccu, segretario provinciale della Fai Cisl. «L’accordo sottoscritto», spiega, «prevede che nel settore in cui ci sono lavoratori messi in cassa integrazione non deve entrare nessun altro. Tuttavia sembrerebbe che l’azienda abbia messo altro personale nella produzione mentre avrebbe dovuto chiamare gli operai in casa integrazione. Il comportamento dell’azienda non è chiaro. Come sindacato vogliamo manifestare il disagio dei lavoratori. In precedenza ai dipendenti assunti a tempo indeterminato è stato proposto di diventare soci di cooperativa, ma non hanno accettato».

E l’azienda? Per Roberto Pirisi, uno dei proprietari dello stabilimento, non c’è nessuna intenzione di sostituire i lavoratori interni. «Abbiamo messo in cassa integrazione», spiega, «undici dipendenti. Questa settimana c’è stato un intervento di qualche operaio esterno, ma è dovuto ai malfunzionamenti negli impianti. Poi ci sono alcuni dipendenti in malattia ed altri che avevano ferie di due-tre mesi da fare. I lavoratori andati in cassa integrazione erano in esubero, in parte questo è dovuto ad una meccanizzazione della produzione e in parte al fatto che alcuni lavori svolti dai dipendenti sono fatti dalla proprietà. Ci deve essere la massima flessibilità: ogni tanto ci capita di adoperare lavoro esterno».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda del 14/02/2011

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