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Manca il lavoro, il paese si spopola

La ripresa dell’emigrazione è coincisa con la grave crisi della fonderia. In 25 anni persi 1300 abitanti, poche possibilità per i giovani .
I residenti al 31 dicembre 2010 erano 8960: non si scendeva al di sotto dei novemila abitanti dal 1971. La speranza nel nuovo ospedale.

Manca il lavoro, il paese si spopola

Manca il lavoro, il paese si spopola

I giovani se ne vanno perché manca il lavoro e il paese si spopola. È il dato che emerge dal movimento della popolazione degli ultimi 25 anni in cui si sono persi più di 1300 abitanti. Come se un intero quartiere di San Gavino avesse messo le ruote e si fosse trasferito altrove. I residenti nel Comune campidanese al 31 dicembre 2010 erano 8960: non si scendeva al di sotto dei novemila abitanti dal lontano 1971.

IL RECORD Per 40 anni consecutivi la popolazione di San Gavino aveva sempre superato questa soglia arrivando al record storico di 10327 abitanti nel 1990. Poi l’inesorabile discesa verso il basso, coincisa con il progressivo declino della fonderia che, negli anni Cinquanta e Sessanta, assicurava migliaia di buste paga, ed ancora nei primi anni Ottanta aveva più di 500 dipendenti mentre oggi, i lavoratori rimasti (meno di 100), sono in cassa integrazione.

L’EMORRAGIA Continua l’emorragia in un paese che negli anni Trenta aveva visto in poco tempo un aumento vertiginoso della popolazione proprio grazie all’apertura di questa fabbrica. Ma ora, da più di vent’anni a questa parte, il discorso si è invertito e da San Gavino continuano a partire giovani e non in cerca di quel lavoro che spesso resta solo un miraggio in Sardegna.

EMIGRATI Lo scorso anno gli emigrati sono stati 157 rispetto ai 109 immigrati e così negli anni precedenti, con la sola eccezione del 2005 in cui il numero degli immigrati (139) ha superato di sei unità il numero degli emigrati. «Mi sono trasferito da anni in Veneto», racconta Francesco, uno dei tanti giovani emigrati, «perché a San Gavino non riuscivo a trovare un lavoro. Spero di ritornarci un giorno, ma senza un’occupazione non è possibile».

LE NASCITE Anche le nascite sono in calo: 64 i bebè venuti alla luce nel 2010, 5 in meno rispetto al 2008. Niente a che vedere con il baby boom degli anni ’50, ’60 e ’70 dove si viaggiava ad una media di 200 nati all’anno. Molte speranze sono ora riposte nella costruzione del nuovo ospedale da 200 posti, che potrebbe dare impulso e soprattutto lavoro alle piccole imprese locali di artigiani che vivono sulla propria pelle gli effetti della crisi, ingigantita dal fatto che per tutta una serie di vincoli (quelli del centro storico e del piano di assetto idrogeologico) non è possibile costruire o fare ristrutturazioni in buona parte del paese. Una speranza in parte tradita passava per lo scalo merci della ferrovia, costato diversi milioni di euro e mai entrato in funzione.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda del 03/03/2011

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