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Cresce in provincia il numero delle separazioni

Cresce in provincia il numero delle separazioni

Cresce in provincia il numero delle separazioni

«I dati di vari indicatori nazionali riferiti alla donna del Medio Campidano non sono meno allarmanti di quelli che, ogni giorno, leggiamo sui giornali o che vediamo alla televisione. Siamo al primo posto per la pillola del giorno dopo, al secondo per basso tasso di fertilità, al 118 su 120 province italiane per il boom di separazioni. I rimedi possono essere tanti. Partiamo dal principio evangelico: occorre riscoprire la donna come grembo ospitale». È l’appello di don Angelo Pittau, parroco di Guspini, all’incontro che si è tenuto a Sardara, al cineteatro delle terme. Il tema era: «I servizi territoriali e le agenzie educative come luoghi di prevenzione».

Terzo appuntamento per l’opera di sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne ed i minori, organizzato dalla cooperativa la Clessidra che gestisce lo sportello antiviolenza della Provincia. «Se poi volgiamo lo sguardo ai nostri ragazzi», ha proseguito don Pittau, «la situazione non è certo delle migliori: sono 170 i minorenni denunciati. La metà di Cagliari, nonostante la popolazione del Campidano sia nettamente inferiore». La presenza in sala di oltre 200 donne ha testimoniato la grande sensibilità della comunità nei confronti del problema. «Il nostro intento», ha detto l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Nicola Garau, «è aiutare le vittime, anche quelle inconsapevoli, ad uscire dallo stato di isolamento in cui si trovano. Solo attraverso lo scambio e il confronto si può assumere una reale consapevolezza della propria condizione e quindi trovare la forza di reagire e denunciare».

La nascita dello sportello pare abbia centrato l’obiettivo: giorno dopo giorno sono sempre di più le donne che rompono la catena del silenzio. «Quello che si chiede», ha precisato un’operatrice, Tiziana Mori, «è che tutti gli enti e tutte le associazioni si facciano parte attiva nel coordinare i centri antiviolenza, ma anche nella lotta per una norma che possa risarcire le vittime».
Lucia La Corte, del direttivo magistrati di famiglia, ha posto l’accento sui minori: «Il primo passo è collaborare con la famiglia. Senza affliggerla. Senza tormentarla. Chiediamo semplicemente il loro aiuto. Poi via a denunciare il fatto al tribunale. Guai far passare troppo tempo o far sentire il minore a più persone. Alla fine si corre il rischio che il piccolo dimentichi e le prove non siano più genuine».

Fonte: Santina Ravì, Unione Sarda del 29/03/2011

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