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martedì, Luglio 7 2020

La “Provincia Verde” brucia

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Da “Provincia Verde” a “Provincia Nera”. Nera come il lutto, nera come il terreno bruciato dopo il passaggio del fuoco, nera come la rabbia di tutte le persone che hanno visto la propria terra straziata dalle fiamme per l’ennesima volta. Circa 300 ettari andati in fumo nel giro della sola giornata del 26 Agosto. Le cronache e le foto pubblicate in tempo reale su internet da tanti turisti ci hanno ampiamente descritto la portata della devastazione. Ora è il momento di farci delle domande. Sì, perché è evidente che qualcosa non ha funzionato nella “macchina antincendio” della nostra Provincia. Abbiamo ricevuto lettere, letto testimonianze di tante persone, ascoltato i volontari della Protezione Civile.

Le fiamme che hanno divorato 300 ettari di bosco lungo tutta la Costa Verde
Le fiamme che hanno divorato 300 ettari di bosco lungo tutta la Costa Verde

Diversi documenti in nostro possesso convergono su un punto: le forze spiegate in campo per la lotta al fuoco erano insufficienti, per non dire imbarazzanti, in una regione a rischio come la Sardegna. Fare la lista delle inadeguatezze è un compito lungo e ingrato. Partiamo dalla clamorosa assenza degli aerei: i Canadair tutti impegnati altrove (anche in Albania!) lasciando sguarnita la nostra regione nella settimana più calda dell’estate. Questa è follia allo stato puro! Senza aerei gli interventi con i mezzi di terra diventano difficili, se non pericolosi, per gli uomini impegnati, che rischiano di essere accerchiati dal fuoco in ogni istante e devono macinare chilometri per rifornire d’acqua le A.P.S. (auto pompa serbatoio). Voi direte “ma in campagna ci sono i vasconi pieni d’acqua per riempire le autocisterne“: non sempre è così, alcuni sono rotti e vuoti da anni. Ma non dovrebbero esserci le autobotti per le emergenze? Anche in questo caso le informazioni sono diverse: saranno parcheggiate a Cagliari? Saranno lasciate ferme ad invecchiare? E se adesso sentite montare la rabbia dentro di voi, pensate come deve essere stato frustrante, per i volontari, essere apostrofati di malo modo da allevatori e agricoltori (preoccupati per le proprie aziende), ma anche da alcuni esponenti dell’Ente Forestale che lamentavano lo scarso numero di volontari all’opera.

Volontari che hanno dato cuore e anima tutto il giorno, utilizzando mezzi e attrezzature a volte di fortuna, e che hanno finito la giornata di lavoro alle sei del mattino del giorno successivo, a differenza degli uomini della Forestale, obbligati a smontare alle 20, con i fuochi ancora vivi, come prevede il piano regionale antincendi. Fortunatamente c’è chi ha ignorato il richiamo e ha continuato quella lotta impari con il fuoco, per tutta la notte, avvalendosi anche dei mezzi dei Vigili del Fuoco (giunti da Ales, Cagliari e Sanluri), seppur grandi e inadatti alle operazioni di montagna.

E allora l’unica domanda che viene in mente è “perché?”. Perché ogni anno ci troviamo impreparati? Perché il coordinamento è insufficiente? Perché i vari enti preposti pensano più spesso a rimbalzarsi le responsabilità che a collaborare attivamente? Perché le istituzioni non investono i nostri soldi nella tutela del territorio? Queste sono le nostre domande. E poi un’ultima: perché non si riesce quasi mai a scoprire il motivo che spinge i piromani ad appiccare i fuochi nei nostri boschi? Le indagini in corso sono tante, forse solo la certezza di una pena severa e duratura potrebbe darci la possibilità di prevenire questo male, piuttosto che curarlo.

Fonte: Simone Usai, Comprendo del 08 Settembre 2011

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